La realtà oltre sé stessi
di Carlo Barbera
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Ogni atomo possiede un centro solare attorno al quale orbitano gli elettroni. Ogni uomo possiede un centro solare attorno al quale manifesta se stesso e il suo mondo.
C’era qualche dubbio sul fatto che fossimo Dei?
Gesù, Buddha, molti altri non ne avevano affatto.
Camminare sull’acqua può essere una cosa molto semplice se si comprende perfettamente che questa realtà è virtuale e come tale modificabile prendendo completa coscienza di quel centro solare, sorgente della proiezione olografica cosmica che stabilisce, all’interno di noi, l’ordine e l’evoluzione della nostra singola esistenza.
Esso è la chiave per modificare le linee portanti della nostra proiezione e rendere la nostra vita un inferno, tanto quanto un paradiso.
Con la più grande consapevolezza di questo centro di divinità e solarità interno, con piena coscienza della sua natura ed identificandoci in esso possiamo manifestare la nostra esistenza al massimo potenziale della sua espressione.
Identificandoci nei cinque sensi fisici delimitiamo il nostro sé relativamente al mondo sensibile e restiamo intrappolati nel dualismo di accettazione o rifiuto, di speranza e paura. Di conseguenza percepiamo solo ciò che i nostri occhi riescono a vedere e, quel che è peggio, interpretiamo la realtà riempiendone il tanto temuto vuoto con i più disparati contenuti.
È curioso notare come diverse creature possano vedere la medesima cosa in modo radicalmente differente.
Quindi, pur essendo in noi presente la sorgente stessa della proiezione cosmica, la nostra mente separata si pone come filtro tra la realtà e la potenziale chiara visione della sua natura originale e perfetta.
Altro non resta da fare che detergere il più possibile questo specchio, rendere puro il cristallo della nostra mente, così come viene descritto dalla antica saggezza himalayana.
Oppure, lasciando decantare l’acqua torbida le impurità si depositano sul fondo e l’acqua riacquisisce la sua natura originariamente limpida e pura.
Se la mente è come uno specchio al centro della creazione essa crea il paradiso o l’inferno, riflettendo immagini pure ed originali o deformate e corrotte dagli offuscamenti dello specchio. Sperimentare per credere. Quando rendiamo la nostra mente simile ad uno specchio limpido, perfettamente vuoto e riflettente, è come se i due lobi del cervello, abitualmente separati si intersecassero, creando quel punto mediano di incontro che diviene porta dimensionale aperta sulla realtà non duale, uno specchio vuoto totalmente presente e consapevole che esercita il suo sentire, o riflettere, rispetto ad una unica estasiante materia universale. Che si libera da sé e da sé si manifesta.
In quel momento siamo ben identificati con la sorgente solare della proiezione, dentro di noi, fuori di noi, forse né fuori né dentro, forse che il fuori e il dentro sono la stessa cosa, come se il sopra è come il sotto ed il sotto come il sopra. Sì. Pare di sì. Per il miracolo della cosa una.
Da questo punto di vista sembra che non ci sia differenza fra le cose e che io sia tutto e tutto sia io.
Il centro solare della proiezione, è dunque uno specchio e, in definitiva, la nostra realtà è all’incirca una immagine riflessa di qualcos’altro, che si potrà forse definire, secondo lo stesso principio, immagine riflessa della nostra realtà. Inoltre, se come penso possa essere accettato da tutti, questo mondo è bellissimo e anche noi, perché no, siamo fantastici, se ci separiamo, questa volta sì, dagli offuscamenti che ottenebrano la nostra pura presenza, rifletteremo senza alcuno sforzo ciò che siamo in origine, forse ciò che siamo sempre stati. Che abbiamo solo dimenticato di essere. Che abbiamo urgenza di ricordare per non combinare guai ulteriori a questa Terra, perché gira e rigira li combiniamo a noi stessi.
Ecco perché identificandoci con la nostra solare presenza nel vuoto specchio perfettamente puro e riflettente della nostra mente originaria, insediandoci nel centro dell’Uno senza secondo, avremo coscienza di ciò che non muta e che trascende ogni separazione.
Stare nel mezzo permette allora di essere l’uno e l’altro o, se si vuole, l’uno e non l’altro.
Ecco cosa significa "Contatto".
E in definitiva, aprendo questa porta dimensionale, andremo a prendere contatto essenzialmente con noi stessi, con quella parte di noi, visto che la nostra metà vive dominata dalla morte e dalla ignoranza, quella parte di noi che vive nell’immortalità e nella saggezza.
Queste parole le potete leggere ovunque. Sulle pieghe della vostra pelle, nei sassi sul sentiero, nelle foglie, nel cielo, sulla bocca di ciascuno di noi.
L’importante è che esse siano a beneficio di tutti.