
L'OPINIONE: INTERSPAZI

Umano, non umano, disumano, sovrumano
di Giannandrea Iacobucci
Mi accade talvolta, in qualche mio discorso infervorato, consegnando all'interlocutore qualcosa di sentitamente mio, di trovare, alla fine delle mie affermazioni, uno o più astanti, in profondo, appassionato disaccordo con me. Normale, direte! Fa parte del processo dialettico e informativo messo a punto ed evolutosi, dalle prime forme di vita elementare e primordiale, dal protozoo, per interagire con l'esterno (Omeostasi si chiama in Biologia), perfezionato e reso più complesso dall'Uomo adattandolo alle sue attuali complesse esigenze di scambio. No! Mi accade talvolta che, in quell'attimo (anche di una certa durata) che precede la risposta, io rifletta-prenda coscienza più che sul quesito in sé, o sull'obiezione del contraddittorio, sulla "natura" stessa dell'obiezione, del ragionamento, di quella confricazione intellettuale di natura diversa dalla mia. Insomma, un'altra presa di coscienza "esterna a me", introduce un dualismo che definisce la mia "alterità". Ed è sempre fascinoso, e sorprendente ogni volta in maniera diversa, scoprire pensieri prodotti da altri percorsi, approcci, metodologie, da altri tipi di intelligenza; pensieri con forme diverse. Momento magico perciò, sospeso e gravido di coscienza di esistere; luogo (quel momento), ove per davvero e con chiarezza ancora una volta disegno e definisco (per sottrazione) la mia Identità dall'intorno. Io, definisco la mia identità attraverso il riconoscere l'altro-da-me. Come uomo, come appartenente alla specie "Homo sapiens" (e seguenti), mi definisco e mi riconosco attraverso la presa di coscienza dell'Alterità, o dell'Alienità; definisco insomma l'Umano attraverso il Non Umano, lo sconosciuto (e viceversa). L'UFOLOGIA che è (anche) scienza dell'alterità, da sempre contenitore di "oggetti non identificati", non conosciuti ed inconoscibili per ora (nella loro sostanza ideologica). Ma perché le premesse e i distinguo? Quale esigenza ci obbliga a questi ragionamenti? Perché la "Nostra" è luogo di attraversamenti complessi, di carattere oggettivo, cioè fenomenologico (l'evento in sé) e di carattere soggettivo (quello che riesco a percepire, come ordino gli eventi, che senso do loro) e cioè di tutto quel "corpus", che di solito viene chiamato teoria e che si forma intorno/per/a causa del dato oggettivo. In tal senso, un "upgrade", un incremento di punti di osservazione della Materia in sé, dall'esterno ed è uno sforzo che facciamo insieme, ci consegna ancora punti di osservazione, nuove prospettive e pieghe di ragionamento, introducendoci in un enorme "brainstorming" (tempesta di cervelli), dove il contributo di ognuno può far avanzare la Nostra grande macchina di osservazione e di pensiero, impantanata in ragionamenti alcune volte circolari. Vedremo poi che le cose sono addirittura più complesse e che, per reciproche incursioni, le frontiere tra oggettivo e soggettivo sfumano. "Il Mondo è tutto ciò che accade", ha detto il filosofo austriaco L.J.J.Wittgenstein, il Socrate del ventesimo secolo, maestro di logica enigmatica, intendendo per ciò che accade, non solo i meri dati fenomenici, ma quella griglia di pensiero che sottostà o meglio sovrastà agli eventi. La Realtà perciò interagisce con noi (con i nostri pensieri-vissuto-idea-di-realtà, e noi modificati, modifichiamo la realtà esterna a noi) in un costante processo input/output. Questo processo, il Feedback, sarà fondativo, insieme ad altre quisquilie di ordine logico-matematico, allo studio ed allo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale intesa come intelligenza-altra-esterna-a-noi. (Ecco ancora un'altra condizione di Alterità, ma sottostante a noi, cioè da noi prodotta). E qui, dove chi è appassionato di "alienità" accetta la "sfida dei paradossi", che cominciano le mie e le vostre riflessioni. Scatola, contenitore di altre scatole nel ventre buio di altre, sopra ed intorno a me (Dio mio, quante saranno ancora da aprire prima di vedere la luce!). Se abbiamo potuto inferire sequenze razionali, ragionamento (intelligenza?), a materia inanimata quale il silicio, o a parti assemblate di materiale alla partenza "inerte", nulla vieta che anche Noi si possa essere, per così dire, progettati… e i videogiochi mi fanno terribilmente riflettere.

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