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OLTRE L'ORIZZONTE...

 
UMANITÀ "IMPOVERITA"

di Orazio Valenti
per Edicolaweb

 

Le varie commissioni e controcommissioni, in una serie di timide dichiarazioni ed incertezze scientifiche, è come se volessero "velare" i risultati ottenuti dalle indagini condotte sulla esposizione ad elementi radioattivi e spostare l'attenzione dell'opinione pubblica.

Risultano sempre più evidenti una serie di problemi tenuti nascosti. Si parla di oltre 40.000 proiettili all’uranio "impoverito" che di "povero" ha avuto solo la sua conoscenza pubblica.

Gli scienziati lo sanno bene, infatti su RAI 3 del 14/3//2001, alla trasmissione "Primo Piano" il prof Cortellessa, fisico nucleare, ricordò quanto già si sapeva dalle dichiarazioni dell’Euratom per cui le sostanze chimiche e tossiche si depositano nei tessuti e nelle ossa.
L’Europarlamento dice che sono "rischi trascurabili".
Non dovremmo invece trascurare tre esempi di rischio:

1 - Per irradiazione esterna.
2 - Per Respirazione polmonare.
3 - Per ingestione attraverso la bocca.

E gli effetti più terribili vengono dopo. Ma in che misura si manifestano nel tempo?
Quando mi sono occupato dei problemi della radioattività, si è evidenziato ben chiaro che il maggior pericolo deriva non solo dalla ingestione (per via digestiva o respiratoria), ma anche dalla esposizione prolungata alle deboli irradiazioni. Sono le irradiazioni del progresso? Per avere risposte utili ai lettori, ho intervistato alcuni specialisti.

Il prof. Giampiero Abbate, fisico, che svolge un programma di ricerca per conto della Comunità Europea presso la Università di Padova, lo ha definito un caso di: "Umanità impoverita".

Cos'è l’uranio impoverito?

"Con il termine uranio impoverito s’intendono due composti abbastanza diversi tra loro. In natura troviamo raramente dell’uranio altamente radioattivo, detto U235, mentre è molto diffuso l’uranio U238, poco radioattivo. Normalmente solo lo 0,7% è U235, mentre il 99,3% è U238.
Nelle centrali nucleari e per costruire ordigni bellici serve uranio altamente radioattivo, quindi l’uranio naturale viene artificialmente trattato per farlo trasformare in U235; in questo modo si ottiene l’uranio arricchito.
Questo uranio viene raffinato, estraendo tutto l’U235 possibile e quello che resta si chiama uranio impoverito.
In questo caso, dalle industrie di produzione di combustibile d’uranio, si ottiene uno scarto quasi totalmente composto da U238; non è però questo l’uranio impoverito usato nei proiettili.
Le centrali nucleari ricevono l’U235 e lo sfruttano, finché possono; quando la reazione a catena viene interrotta, si cambia l’uranio sfruttato, che è paragonabile ad un rifiuto come la cenere in una stufa a legna, e che viene detto ancora uranio impoverito. Quello usato nei proiettili.
Però questo uranio contiene molte cose in più rispetto a prima: prevalentemente sarà sempre fatto da U238, ma si troverà ancora dell’U235, assieme a tracce di Plutonio e di altri composti formatisi durante la combustione nucleare.

Quanto costa l’uranio impoverito?

Essendo un materiale di risulta, e per giunta radioattivo, l’uranio impoverito rappresenta un problema per le centrali nucleari, che non sanno come fare a smaltirlo. Questo materiale quindi non vale nulla, anzi le aziende che lo producono come scarto sono disposte a pagare chiunque voglia andare a prenderselo.

Quanto uranio impoverito esiste oggi?

Da fonti autorevoli è stato calcolato che in questi pochi anni di funzionamento delle centrali nucleari abbiamo già accumulato oltre un chilo a testa di uranio impoverito, che nessuno sa come smaltire. Si tratta di 6 milioni di tonnellate di uranio, prevalentemente depositato nei paesi dell’Est, ma anche l’Unione Europea ha la sua parte, oltre 300.000 tonnellate. Questo uranio è conservato come esafloruro, gassoso, in bidoni spesso lasciati all’aria aperta.

Per quanto tempo dura la radioattività?

La vita di un materiale radioattivo cambia in funzione della sua composizione.
In fisica si usa stabilire il tempo che un materiale radioattivo impiega per dimezzare la sua radioattività: per l’uranio impoverito questo tempo è circa 4,5 miliardi di anni.

Perché si usa l’uranio impoverito nei proiettili?

L’uranio impoverito è un metallo duttile e malleabile, che si ossida facilmente, e che presenta due caratteristiche molto interessanti per gl’impieghi militari, oltre a non costare nulla:

1 - la sua densità è molto elevata, quindi a parità d’ingombro risulta molto più pesante di altre leghe.
2 - quando si scontra con altri metalli, come l’acciaio delle corazze dei carri armati, si arroventa immediatamente, come la testa di uno zolfanello e si squama progressivamente, trasformando la parte superficiale in polvere finissima.

Da quanto detto deriva che un proiettile la cui ogiva è in uranio impoverito, rispetto ad uno tradizionale avrà molta più capacità di penetrazione, perforando anche ampie lastre di acciaio ed inoltre, una volta entrato, provocherà un incendio che potrà far esplodere la carica stivata nel retro del proiettile.
In questo modo si ottiene un ordigno anticarro o antibunker senza paragoni quanto ad efficacia.

Che danni all’uomo provoca l’uranio impoverito?

Essendo la radioattività molto bassa ed essendo le radiazioni principalmente di tipo alfa, sino a che l’uranio resta all’esterno del corpo umano non risulta particolarmente nocivo.
Per fermare queste radiazioni basta un pezzo di cartone, o uno strato di cellule morte, o gli stessi indumenti.
Al contrario, se l’uranio riesce a penetrare nel corpo umano, la sua nocività è molto elevata: questa polverina, formata da particelle cento volte più piccole di un normale granello di sabbia, si fissa nelle ossa, in particolare lungo la colonna, e bombarda il midollo e le aree circostanti.
Qualora la dose sia elevata, il che può accadere solo raramente, si può arrivare anche a tumori o leucemie, ma normalmente il danno più diffuso sono le continue mutazioni genetiche.
L’esito di tali mutazioni non è detto che sia immediatamente riscontrabile in coloro che hanno assorbito l’uranio, almeno senza particolari analisi, ma è più facile che si renda visibile nelle generazioni successive.

Come ci si può proteggere?

Come già detto, il problema si risolve evitando che l’uranio entri nell’organismo.
Questo può entrare in circolo o attraverso le vie respiratorie o attraverso la bocca, sotto forma di bevande, cibo o contatto con corpi contaminati, quali le stesse mani.
Quindi bisognerebbe essere dotati di opportune tute e maschere protettive, non toccare i proiettili, loro frammenti o loro bersagli colpiti, bisognerebbe evitare di sollevare la polvere, di accendere fuochi, bisognerebbe lavarsi le mani spesso ed essere sempre certi della qualità delle bevande e dei cibi ingeriti.

Quanto si può diffondere l’uranio impoverito?

Nel 1979 la National Lead Industries di Colonie (New York), costruttrice di pallottole ad uranio impoverito, che rilasciava nell’aria involontariamente della polvere di uranio durante il suo processo di fabbricazione, ha riempito 16 filtri d’aria del Knolls Atomic Power Lab. di Schenectady, che le ha fatto causa per danni, a circa 45 Km di distanza. Tutto questo senza che vi fossero esplosioni o incendi.
Si è calcolato che in pianura e in presenza di vento, a seguito di un incendio tipo quelli normalmente verificati quando viene colpito un carro, la propagazione può estendersi sino a 1.000 Km dal luogo di origine.

Come si possono decontaminare le aree colpite?

La decontaminazione è impossibile, per ragioni di costo.
Lo stabilimento della Starmet a Concord, nel Massachusetts, che faceva penetratori a uranio impoverito, per un incidente contaminò il suolo e l’acqua circostanti. Nell’ottobre 1997 iniziò un programma di decontaminazione di un territorio abbastanza limitato, con un preventivo di spesa di circa 6,5 milioni di dollari. Ben presto ci si rese conto che la spesa sarebbe stata molto più elevata, quindi il programma venne abbandonato".

Il prof Abbate è vicepresidente della Associazione Culturale "Il Sicomoro" di Pordenone che si batte per la salvaguardia dell’uomo, del pianeta Terra e dell’Universo. A tale scopo ha divulgato un foglio informativo che riproduciamo:

A TUTTI COLORO CHE OPERANO NEL KOSOVO
O IN ALTRE ZONE CONTAMINATE DALL’URANIO IMPOVERITO

L’uranio impoverito è stato usato nel Kosovo, così come in altre guerre precedenti. I suoi effetti non sono ancora noti, ma alcune considerazioni e regole pratiche è necessario vengano rispettate, almeno a titolo precauzionale.

1. L’Uranio impoverito è una polverina finissima, che può essersi diffusa anche molto lontano dal luogo delle esplosioni (fino a 1.000 Km), quindi:

1-1: Se possibile, usare sempre i guanti.

1-2: Lavarsi bene le mani più volte al giorno.

1-3: Coprire la maggior parte del corpo.

1-4: Le "Mascherine" protettive non fanno effetto. Per una polvere così fina ci vorrebbero filtri densi, come le maschere antigas.

2. L’Uranio potrebbe essersi depositato nell’acqua o sui campi, quindi:

2-1: Non bere acqua di origine incerta, o di fiumi o torrenti.

2-2: Cercare di non bere latte o mangiare suoi derivati.

3. L’Uranio impoverito si comporta in modo contrario rispetto a quello arricchito, nel senso che le sue emissioni di raggi nocivi sono meno "dure", e quindi:

3-1: Ci si può schermare facilmente. Bastano i vestiti a fermare le particelle alfa. Il problema è di non inalarle od ingerirne la polvere.

4. Per contro è molto nocivo se entra nel corpo, dove l’80% si fissa per sempre, perché:

4-1: La radiazione alfa da Uranio ingerito, è quella di maggiore danno biologico, provocando demolizione cellulare e danni cromosomici.

4-2: La "polverina" contiene Ossido di Uranio (UO) in particelle da circa 0,5/5 micron, solubili nei fluidi delle mucose polmonari.

4-3: Si combina con i tessuti e migra verso le ossa, dove si fissa, irradia il midollo, ma una parte si fissa anche sui reni.

4-4: Le cellule dei polmoni e quelle ematopoietiche del midollo sono particolarmente vulnerabili, soprattutto nei giovani.

4.5: All’interno delle cellule produce ossigeno, che distrugge tutto (citoplasma, DNA etc...).

4-6: Sia il Fattore di efficienza Biologica (RBE) che il Fattore di Qualità (QF), sono molto alti, il che rende l’uranio impoverito più nocivo di quanto ufficialmente non si ammetta.

4-7: Se qualcuno vi dice che questo uranio è meno radioattivo di altri, ditegli che è vero, ma ciò non c’entra con il danno biologico, che dipende fortemente anche da altri fattori.

In conclusione, se potete limitare la vostra permanenza, non pensate che le aree pericolose siano solo quelle delle battaglie, anche se restano quelle a maggior rischio. Non toccate relitti. Cercate di evitare di respirare o di bere questa maledetta polverina tossica. Fatevi controllare frequentemente e ricordate che la radioattività dell’uranio impoverito è bassa e penetra poco i tessuti, quindi anche un lieve aumento della vostra radioattività corporea può corrispondere ad una elevata dose ingerita. Purtroppo nessuno conosce le dosi tollerabili (su base certa), o chi le conosce non le rende note.

Da diversi anni il dott. Elio Insirello e sua moglie la dott.ssa Roccazzello, medico, si occupano di ricerche approfondite sui temi della loro specializzazione biochimica.
Nell’ambito della loro attività esercitata presso l’Istituto Ricerca Medica ed Ambientale di Acireale, da circa due anni, hanno avviato intensi studi sugli effetti delle armi non convenzionali e dell’uranio impoverito, un argomento che oggi sta suscitando scalpore e interesse nell’opinione pubblica perché ritenuto responsabile di numerosi casi di leucemia e altri tumori nei soggetti che hanno preso parte in recenti operazioni belliche.
Il 1 Luglio 2000 avevano presentato la pubblicazione dei loro studi in un volume dal titolo "I Guerrieri della Pace", riferito ai contingenti militari multinazionali inviati nei vari focolai di guerra, col tentativo di salvaguardare la Pace. Va specificato che a suo tempo, non avevano certo pensato che "qualcosa" sarebbe venuto fuori talmente in fretta.
Così spiegano nel loro libro:
"La radioattività prodotta dall’uranio impoverito è considerata essere a 'basso livello' se comparata con quella ad 'alto livello' dell’uranio arricchito, in quanto emette principalmente particelle alfa. L’energia sprigionata da una particella alfa, infatti, è estremamente alta ma viaggia a brevi distanze ed è considerata altamente dannosa soltanto quando emessa all’interno di un organismo. L’esposizione ai raggi gamma è un’altra via di esposizione e, a differenza dell’esposizione dei raggi alfa, comporta un maggiore rischio esterno in considerazione al suo alto potere penetrante. Dosi di uranio che non provocano tumori letali possono essere anche responsabili di depressione del sistema immunitario, di danni localizzati a livello di organi respiratori, digestivi ed urinari, nonché ripercussioni legate all’apparato genitale che comportano complicazioni della procreazione. Nel testo 'Consequences of the Chernobyl Catastrophe: Human Health', il dott Burlakova e quattordici altri ricercatori descrivono, da studi effettuati su uomini ed animali, gli effetti sulla salute di somministrazioni di basse dosi, a lenta esposizione, di radiazioni ionizzanti. Essi hanno attentamente esaminato i fenomeni biologici che si riscontrano sotto questa esposizione. L'effetto inizia alle prime dosi, raggiungendo il suo culmine per poi diminuire e quindi aumentare seguendo l'intensità dell'incremento e decremento della dose.
Numerosi studi hanno dimostrato che, sebbene tutte le strutture cellulari siano sensibili all’effetto delle radiazioni ionizzanti, il bersaglio d’elezione è rappresentato dalla catena a doppia elica del DNA, che rappresenta il materiale genetico che detiene un ruolo chiave nei meccanismi che regolano la vita e l’ereditarietà.
Una specifica modificazione, che può avvenire all’interno della cellula a causa di interazioni a carico del materiale genetico, è l’alterazione delle funzioni che regolano la divisione cellulare, con conseguente incapacità della cellula ad arrestare la propria attività riproduttiva. L’inefficienza nella regolazione dei meccanismi di riproduzione causa un’incontrollabile proliferazione cellulare dovuta essenzialmente all’attivazione di segmenti del DNA inerenti ai geni 'oncogeni', la cui attività proliferativa è normalmente quiescente. I meccanismi replicativi che ne derivano, non adeguatamente contrastati, comportano la formazione ed il repentino sviluppo di una massa tumorale".

Ho ritenuto doveroso chiarire molti e svariati fattori collegati, anche in base a quanto pubblicato, "reduce" dal sesto viaggio nella centrale di Chernobyl, e da quanto, vari specialisti delle varie discipline scientifiche-mediche, addebitassero alla radioattività. Chiedo al dott. Insirello:

Qual è stato il motivo che l’ha spinta ad affondare il tema dell’uranio impoverito?

L’idea di scrivere il testo è legata ad alcuni quesiti che ci hanno posto genitori di militari impegnati nelle operazioni belliche dei Balcani perché preoccupati dei devastanti effetti post-bellici della Guerra del Golfo e della relativa sindrome associata. In prima battuta abbiamo pensato di preparare un articolo ma la vastità degli argomenti trattati ci ha indotto a scrivere il libro. Non è nostra intenzione creare allarmismi, tuttavia abbiamo ritenuto doveroso sottolineare anche le potenzialità che possono derivare dall’uso di armi biologiche e chimiche in azioni terroristiche e dall’impiego dell’uranio depleto qualora dovesse finire nelle mani di soggetti legati alla criminalità organizzata. Abbiamo sentito il dovere morale di sottolineare tali argomenti al fine di sensibilizzare ulteriormente gli Organi competenti su tematiche che, a nostro avviso, potrebbero essere sottovalutate.

Ritiene che i mass media hanno esagerato o veramente il problema è molto grave?

Di fatto si è verificato quello che era prevedibile quando abbiamo deciso di pubblicare il testo in tempi in cui il tema uranio impoverito era pressoché sconosciuto anche agli Organi di Stampa. Infatti, l’argomento è praticamente esploso.
In proposito, riporto una frase del libro: "La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, nella sessione dell’Agosto 1996, ha condannato l’uso di munizioni contenenti uranio impoverito".

Ritiene che i proiettili all’uranio impoverito possano far parte delle armi non convenzionali?

Gli spinosi aspetti legati alla nomenclatura ritengo siano di pertinenza del Legislatore, tuttavia voglio rispondere alla sua domanda per dimostrarle come, comunque, le intenzioni del legislatore possano essere facilmente eluse ed ignorate per decenni. Esiste una convenzione internazionale che obbliga gli eserciti regolari ad utilizzare proiettili "incamiciati" con rame. Questo per evitare, ad esempio, che l’utilizzo di proiettili esplosivi possa generare gravi ed inutili mutilazioni. Come prevede tale convenzione internazionale, in genere gli eserciti regolari utilizzano munizioni blindate ma che, per la loro particolare conformazione, presentano il baricentro spostato verso la parte posteriore. Questo implica una corretta traiettoria nella linea di volo ma, il proiettile, raggiunto il bersaglio e penetratovi per uno o due centimetri, inizia i suoi cicli di ribaltamento su se stesso provocando lacerazioni larghe quanto la sua lunghezza, con conseguente morte per emorragia interna nella quasi totalità dei casi di ferimento anche in organi non vitali. Con tali proiettili non si viola alcuna convenzione internazionale. Tuttavia essi presentano effetti di balistica terminale analoghi a quelli di molti altri vietati dalle convenzioni internazionali.

Si parla di decessi, insorgenze violente di leucemie, dovuti a componenti gravissime di armi chimiche che possono scatenare malattie mortali a breve o lunga scadenza. Se per il momento l’uranio non è direttamente colpevole, come ci togliamo il dubbio che fra qualche anno non ne piangeremo gli effetti, sia per i militari che per i civili che ne sono rimasti contaminati? Quali potrebbero essere 'altri componenti' che stanno scatenando i tristi fatti che conosciamo?

Questo lo possiamo spiegare rivedendo la metodologia operativa bellica. La presenza fisica dei ‘fanti’ è anticipata da bombardamenti aerei, navali o da artiglieria. Questi normalmente colpiscono obiettivi bene o male calcolati. I bombardamenti a tappeto colpiscono ettari interi, facendo terra bruciata, mentre quelli chirurgici colpiscono metri quadri. Questi servono come prima preparazione che tende a neutralizzare i sistemi di trasmissione, quelli di trasporto ed i rifornimenti, cioè le componenti nemiche che possano rispondere al fuoco. Poi subentra la seconda ondata di guerra classica con armi da fuoco. Si sviluppano così gli incendi di idrocarburi con nubi concentrate tossiche e cancerogene che ricadono sull’ambiente. La sindrome della Guerra del Golfo è un esempio. Questo vale anche per i bombardamenti di fabbriche non solo di probabili armi chimiche, ma anche di semplici vernici e diluenti, che immettono nell’atmosfera nubi di sostanze pericolosissime, cancerogene. Sono dunque coinvolti tutti i prodotti fuoriusciti dai bombardamenti. A questi andranno poi ad aggiungersi gli stessi composti delle armi usate, nel nostro contesto l’Uranio ed i suoi successori come il plutonio e gli altri.

Questi vari fattori possono combinarsi insieme?

Sicuramente questa è la caratteristica fondamentale di cosa avviene nel campo della biochimica cellulare, con amplificazione sinergica per cui 1+1 non farà più due ma sei, 1+1+1 farà quaranta ecc. Sappiamo che ci sono forti correlazioni con formazione di radicali liberi. Tutto deriva dalla micro quantità di molte sostanze, diversamente dalla avaria di Chernobyl da dove sono uscite macro quantità di poche sostanze.

Non possiamo non pensare al probabile effetto dell'Uranio verso chi, militare o civile, lo abbia respirato od ingerito. Sviluppa cause di tipo diretto su chi lo ha assimilato e di tipo indiretto per via genetica. A tutti i vari fattori negativi si può arrivare per motivi di:

- predisposizione e fragilità genetica di costituzione.
- fragilità immunitaria causata dai prodotti tossici accumulati in precedenza.
- sommatoria fra questi ed il materiale radioattivo.

Una goccia ulteriore può far traboccare il vaso della precarietà.

Da un centinaio di anni siamo entrati in contatto con sostanze sempre più pericolose per il nostro equilibrio biologico vivente, i nostri organi e tessuti, il sistema nervoso, linfatico, immunitario. Ogni anno ed ogni giorno assimiliamo sempre più assurde e disparate quantità di prodotti tossici, allergenici, cancerogeni e mutageni. Il nostro sistema di vita è sempre più legato ad un filo sottilissimo che differenzia salute/malattia, benessere/malessere e che dipende da una quantità di farmaci spesso ancor più dannosi.
Conviviamo con concentrazioni sempre maggiori di ogni veleno anti-vita, comprese le particelle radioattive.
Come possiamo meravigliarci che il contatto con le armi chimiche o radioattive non produca la goccia decisiva che fa traboccare l’esausto equilibrio della nostra assai paziente natura psichica e biofisica ?
La vogliamo finire con gli "inculcati" perbenismi assillanti del prolungarsi della durata media della vita?
La vogliamo finire di mettere a questo "nostro mondo" figli a cui mettere le armi nel cuore e nella mente per prevaricare od uccidere i "figli degli altri"?
Siamo diventati talmente "zombi", che quando camminiamo per le strade di una città e abbiamo un attimo di risveglio, ci viene lo sgomento di chiederci: "Ma chi sono io? Che cosa ci faccio qua"?
Molti se lo chiedono, il "perché", anche molti giornalisti, quando affrontano la realtà che stiamo vivendo in seguito ai primi esperimenti con l'uso dell’Uranio, alle numerose esplosioni, alla costruzione di numerose "centrali Energetiche" per la produzione di plutonio, alla disseminazione di un enormità di scorie in tutto il Pianeta. Ma vediamo cosa c’è in alcuni luoghi italiani:

Dalla trasmissione televisiva "Report" del 1/3/2001: "Radioattività di Stato", condotta da Milena Gabanelli:

A Garigliano c’è un deposito di scorie nucleari, dove si registrano 10 Ram/ora, cioè 1000 volte superiori al livello naturale.
A Casaccia ci sono montagne di bidoni radioattivi degli impianti ENEA.
A Caorso c’è una "piscina" con parecchie tonnellate di Uranio, Rutenio, Stronzio... e migliaia di bidoni di rifiuti.
A Trino c’è una piscina con alcune tonnellate di Uranio, Plutonio... e tonnellate di rifiuti che subiscono continue alluvioni.
Si è deciso di costruire un deposito sicuro per metterci dentro tutte le scorie, che sia pronto... entro 20 anni!
La Dora Baltea, nella pianura del Vercellese, il 15 ottobre allaga gli impianti nucleari abbandonati con migliaia di metri cubi di scorie radioattive. Sulla zona vi è la "Sorin Biomedica" ed un reattore con materiale fissile. Vicino c’è la "Eurex" dell’ENEA, un magazzino con 600 metri cubi di scorie radioattive e sulla collina ci sono migliaia di tonnellate di rifiuti con Calcio, Stronzio, Uranio... sotterrati in serbatoi di acciaio.
Dal Centro dell’ENEA e dalla Sorin, Cobalto, Cesio ed altro, passano nelle falde acquifere. Secondo prescrizioni nazionali è consentito scaricare certe percentuali di scorie nelle acque di lavaggio, ma perché accanto ad un fiume?
Dal 1987 il ministero non fa nulla, e le procedure vengono scaricate dall’uno all’altro responsabile. Intanto le falde sotterranee radioattive facilmente raggiungono l’acquedotto del Monferrato, da cui viene distribuita acqua a 105 comuni.
Pare ci sia un forte commercio a parte di riciclatori che corrompono i legislatori, arricchendo il loro giro con miliardi di dollari.
Specie in Russia, accanto alla città di Mayaki, giacciono 50 tonnellate di plutonio, materiale che deriva da numerosi reattori di sottomarini atomici smantellati, la gente muore in silenzio e tutto va a finire nel fiume. Invece dello 0,7 unità come fondo di radioattività, si arriva al 6/7 sulle campagne della città, dove aumentano i casi di aborti, alterazioni genetiche... (lo stesso valore che io ho misurato nel boschetto intorno alla centrale di Chernobyl n.d.a.).
A Mosca, la Duma, con la legge del 27 Dicembre, discute la possibilità di importare scorie nucleari per riprocessarle e riottenere il plutonio. Naturalmente è un business. Accanto alla città di Krasnoyarsk ci sono tunnell di accumulo che fanno incassare parecchi miliardi di dollari.
Anche se poi viene dimesso il ministro dell'Energia Eugenij Adamov che aveva proposto di aprire in Russia gli arsenali di scorie a pagamento.

Dice la giornalista, ed io aggiungo: "Non solo in Russia".
La Gabanelli conclude: "...Se solo una parte di questi soldi si investisse nell’energia solare...!"


									

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