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ITALIANI SCOPRONO PISTA EGIZIA
NEL DESERTO IN SUDAN



agi.it
11 Ottobre 2004


La pista percorsa dalle armate faraoniche attraverso il deserto sudanese fino al confine meridionale dell’impero è stata scoperta da due esploratori italiani che, sfidando l’incredulità degli egittologi accademici, hanno documentato archeologicamente l’antica frequentazione militare di quella pista, individuandovi anche i punti di sosta, segnati con iscrizioni geroglifiche. Non solo: l’esplorazione effettuata da Angelo e Alfredo Castiglioni, che hanno illustrato i risultati di questa loro ultima missione nel deserto sudanese con un documentario presentato in prima assoluta alla 15a Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico appena conclusa a Rovereto, ha fruttato la scoperta in pieno deserto anche di un santuario rupestre egizio, con l’iscrizione geroglifica del nome una personalità di alto rango nella gerarchia sacerdotale.
"Non trovavamo credibile la tesi degli egittologi ufficiali - hanno spiegato i fratelli Castiglioni (già scopritori di Pancrisia, la città dell’oro dei Faraoni, sulla costa sudanese sul Mar Rosso), commentando il loro documentario - secondo cui gli antichi Egizi si spostavano solo lungo il Nilo: appena superato il 22° parallelo (lungo il quale corre l’attuale confine fra Egitto e Sudan) il fiume devia verso ovest e descrive un’ansa lunga 1.200 chilometri, e per lunghi tratti non è navigabile a causa delle cateratte: una, la seconda, ha ben 72 chilometri di rapide."
Attraverso il deserto, invece, il tragitto da percorrere per arrivare alla stele che segna il confine con l’Africa profonda è meno della metà: 500 chilometri. La stele di frontiera è vistosissima: una collina di quarzo bianco, con iscrizioni che intimano di non varcare la frontiera e si riferiscono ai faraoni della 18 a dinastia (metà del secondo millennio a.C.).
La prova clamorosa della frequentazione della pista del deserto da parte delle armate faraoniche è in un punto di ristoro naturale, sui monti Umm Nabari (altitudine un migliaio di metri), a metà strada circa verso la stele di confine: sulle pareti di una caverna a forma di tunnel, scavata da un antichissimo fiume scomparso da decine di millenni, si legge il nome del principe Harnakt, capo dell’armata di Miam. E la provincia di Miam è sul punto di partenza della traversata del deserto. Ancora più suggestivo è l’indizio di un santuario della dea Hathor, allestito in quella caverna: all’interno della figura di una vacca (che rappresentava Hathor, dea della saggezza e dell’equilibrio della mente), è scritto il nome di "Nebneteri, sacerdote di primo rango, giusto di voce" (cioè: la cui parola non era confutabile). L’esplorazione di quella caverna ha fruttato la scoperta anche di graffiti preistorici, con rappresentazione di bovini (indizio di attività di pastorizia), e di prede di cacciagione: antilopi, struzzi, e altri animali.

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