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ARCHEONOTIZIE

NUOVE CONFERME ALLA SINDONE DI TORINO


bbc.co.uk
14 Aprile 2004
La scoperta di un secondo volto impresso sul retro della Sindone di Torino ha acceso ancora una volta il dibattito sull'antico reperto. È questa la prova definitiva della sua autenticità? O si tratta piuttosto di una falsificazione ancora più accurata di quanto finora creduto? Molti, e non solo credenti, non hanno mai smesso di credere alla prima ipotesi. La Pasqua non avrebbe potuto cadere in periodo migliore, quest'anno. Si è voluto riservare proprio a questo periodo, infatti, la diffusione nelle sale cinematografiche del film-evento "The Passion" che ha attratto e coinvolto un pubblico sterminato. Ed ora la Sindone di Torino - il presunto sudario di Cristo - propone una nuova questione che, crediamo, non troverà soluzione in tempi brevi. Un esperto tessile, chiamato a lavorare sul restauro della reliquia, ha sostenuto che il tessuto risalirebbe effettivamente al I° secolo. Malgrado i test di datazione al radiocarbonio del 1988 abbiano suggerito che la Sindone si dati ad un periodo compreso tra il 1260 ed il 1390, Mechthild Flury-Lemberg - esperto riconosciuto a livello mondiale nello studio della storia dei tessuti - ha dichiarato che il lenzuolo è stato intessuto secondo una trama a lisca di pesce tre a uno usata per tessuti di alta qualità nel mondo antico. Parlando ad un programma trasmesso negli Stati Uniti nel corso della Settimana Santa, ha dichiarato di avere notato che le cuciture della trama sono sorprendentemente simili ad un materiale proveniente dall'ultima roccaforte ebraica di Masada, la fortezza distrutta dai Romani dopo un epico assedio nel 74 d.C. Quindi, a distanza di pochi giorni, gli scienziati italiani hanno annunciato di aver trovato l'immagine di un secondo volto sul Iato opposto della Sindone, usualmente nascosto da una striscia cucita successivamente. Si tratta di una ricerca sviluppata dal Prof. Giulio Fanti, docente di Misurazioni Meccaniche e Termiche al Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell'università di Padova e da un suo ex laureando, l'Ing. Roberto Maggiolo. Si è subito pensato si trattasse dell'ombra della tinta utilizzata dall'autore del possibile falso, forse colata attraverso le fibre fino all'altro Iato del tessuto: ma si è scoperto che l'immagine si trova impressa solo sulle due superfici più esterne - la superiore e l'inferiore - del tessuto, ma non nelle fibre del mezzo. Pertanto gli studiosi stanno parlando ancora una volta di campi elettrici e di scariche cardiache. "È estremamente difficile creare un falso con questi elementi" hanno dichiarato. Altre indagini scientifiche hanno anche smentito l'attendibilità delle datazioni al radiocarbonio. Per molti questi ultimi sviluppi sarebbero solo la conferma di quello che si era sempre saputo. Vi è una vasta cultura internazionale in materia di Sindone di Torino. Esiste ormai un campo di studio proprio, detto Sindonologia. Il sito web www.shroud.com elenca 29 centri di ricerche ed informazione sulla Sindone solo negli Stati Uniti. Vi sono conferenze internazionali, riviste e newsletter in diversi linguaggi, e si possono acquistare libri e CD, DVD e video, stampe perfino a grandezza naturale. La chiesa cattolica ha preghiere e liturgie per l'adorazione della Sindone, e perfino un giorno in cui la si celebra, il 4 maggio.
Coloro che credono alla sua autenticità - non solo cattolici, ad ogni modo - indicano molti elementi del misterioso drappo di lino che sono davvero difficili da spiegare, perfino da parte dei più scettici oppositori:
- Perché mai, infatti, le macchie di sangue risultano corrispondere ai polsi, quando tutta l'arte medioevale ritrae Gesù inchiodato alla croce dalle mani?
- Come potrebbe un manoscritto ungherese di preghiere del XII secolo narrare di Gesù avvolto nella Sindone - descritta con tanto dei segni autentici di bruciature e con il suo intreccio a spina di pesce - 100 anni prima di quanto l'analisi al radiocarbonio dati la creazione del cosiddetto "falso"?
- Cosa mai possedeva il falsificato re del XIV secolo per riprodurre il volto sul tessuto in negativo - un fatto che emerse solo quando fu fotografata - per la prima volta nel 1989?
- Le prove di riparazioni medioevali del tessuto ed i depositi di cenere da un incendio del 1532 non sfidano la datazione al radio-carbonio?
Autori di scritti ed articoli sulla sua autenticità includono professori di archeologia, filosofia, storia, chimica, ingegneria e chirurgia. Non è sorprendente trovare sacerdoti tra essi, ma è ancora più sorprendente che, tra i seguaci vi sia il controverso Vescovo liberal di Woolwich John Robinson. Naturalmente vi sono anche teorizzatori di cospirazioni e mistici deliranti, ma sembrano sopravanzati in numero dagli scienziati. A giudicare dai tre milioni di fedeli che si sono messi in fila per ammirare il reperto di lino, quando è stato esposto nel 2000, sembra che il credente medio nella Sindone sia un seguace della religione cristiana. D'altro canto, le stesse Autorità Romano-Cattoliche mantengono l'agnosticismo circa la Sindone. "La Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tali questioni - ha dichiarato il pontefice Giovanni Paolo Il - così ci affidiamo agli scienziati, e li incoraggiamo a continuare le loro indagini."
Il custode della Sindone, il Cardinale Severino Poletto di Torino, invita i credenti a considerarla un elemento di alto valore religioso, piuttosto che un semplice reperto storico: "È un segno che deve aiutare la nostra fede a compiere il viaggio che ci guida a vedere Cristo." Perfino prima della datazione al carbonio, l'Enciclopedia Cattolica sosteneva che la Sindone fosse probabilmente un falso. Citava i documenti medioevali che parlavano delle macchie di sangue ancora di un colore rosso brillante, malgrado da allora si siano scurite notevolmente. È ironico che lo scetticismo della Chiesa verso il sacro reperto sia avversato proprio dagli scienziati, e ora da un restauratore di tessuti luterano. La sola cosa che può essere certa riguardo alla Sindone è che continuerà ad essere avvolta nel mistero e a provocare controversie. E come sottolinea uno dei ricercatori che vi hanno lavorato, qualsiasi cosa riveleranno le future investigazioni, vi sarà sempre spazio per la fede e per i dubbi. "Non vi sono test per l'essenza di Cristo".
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