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IL PRIMO "RITRATTO DI FAMIGLIA"
È VECCHIO DI 8000 ANNI



 
La Repubblica
30 Gennaio 2004


Sono i primi ritratti di famiglia, i primi al mondo. Segnano il momento in cui l’uomo, diventato agricoltore e sedentario, crea la famiglia, il senso di discendenza e di ereditarietà, la società modernamente intesa. E la rappresenta.
È una scoperta eccezionale. Immagini di uomini e donne affrontati o abbracciati, gruppi di tre o più persone sempre abbracciati o accostati o in cerchio. A volte sono figure piccole e grandi assieme che paiono l’intera famiglia riunita, nonni, genitori e figli pronti per il ciak.
A "scattarlo" sei-settemila anni fa è stato un abilissimo pittore che, munito di abbondante ematite rossa, l’ha fissato per sempre su massi e ripari del Monte Latmos nella Turchia occidentale.
Abile davvero nel ritrarre uomini longilinei ma con solide gambe e la testa a zig-zag o a forma di "T", e donne di profilo per evidenziare le natiche abnormi ma così leggere che paiono danzare.
Sono figure bellissime, eleganti nella loro essenzialità. Le ha scoperte e indagate Anneliese Peshlow, dell’Istituto Archeologico Germanico di Berlino, in anni di paziente ricognizione su ogni versante della montagna turca.
Finora ha contato in tutto 140 pitture per un totale di oltre 500 figure rappresentate. Ed ha finalmente deciso di farle conoscere al mondo con una mostra fotografica che dalla Germania è scesa in Italia ed è stata inaugurata al Convento dei Teatini di Lecce.
Inaugurazione seguita da una tavola rotonda con il fior fiore dell’intellighenzia mondiale in fatto di Neolitico.
Finora pareva che l’arte dell’uomo neolitico si limitasse a qualche statuina in pietra o argilla o poco più. Si conoscevano solo le stanze-tempio di Catalhoyuk nella Turchia centrale e le pitture della grotta di Porto Badisco (sulla costa adriatica, proprio vicino a Lecce) a sostegno dell’idea che i primi agricoltori neolitici sapessero produrre arte.
Ma parevano isolate eccezioni. Poi, qualche anno fa, sono spuntate in Turchia le enormi teste umane in pietra di Nevali Cori, e gli svettanti pilastri di Gobekli Tepe con rilievi di uomini e animali. E ora giunge la sorprendente scoperta del monte Latmos, tutte secondo un asse che dalla Turchia va al Salento.
Dunque la "rivoluzione" del Neolitico ha introdotto anche il moderno concetto di arte.
Prima, l’uomo delle caverne paleolitiche dipingeva il mondo esterno di cui aveva timore e a lui ostile. Poi, con Neolitico, comincia a rivolgersi a se stesso e al suo mondo. Non a caso le raffigurazioni del monte Latmos mostrano uomini in gruppo e animali domestici dal significato più o meno simbolico.

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