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ARCHEONOTIZIE

ESPLORATO UN ANTICO REGNO IN GUATEMALA


 
reuters.com
19 Febbraio 2004


Gli archeologi stanno esplorando le rovine di un regno perduto, per scoprire come sopravvisse secoli dopo il conflitto nell’antico mondo degli Indiani Maya, e prima di essere abbandonato alla giungla più di 1.200 anni or sono.
Conosciuta come Naachtun, la città-stato in questione giocò un ruolo strategico e probabilmente diplomatico unico nelle turbolente vicende politiche proprie della civiltà maya.
All’inizio di febbraio, una spedizione di 32 persone, guidata dall’archeologa canadese Kathryn Reese-Taylor, ha lasciato Guatemala City alla volta della remota regione nella giungla del Peten presso il confine con il Messico, per scavare Naachtun, un nome maya significante "pietra distante".
Il gruppo tenterà di spiegare come i Naachtun sopravvissero al crollo della grande civiltà pre-classica di Mirador, per poi fiorire nel corso dei secoli, tra il 500 e l’800 d.C., ritenuto un periodo di guerra quasi ininterrotta nell’area Maya, con Tikal e Calakmul, le due superpotenze regionali impegnate in una battaglia sanguinaria per la supremazia.
"Tikal e Calakmul si combattevano, catturavano i rispettivi sovrani e, quel che più conta, stipulavano alleanze con altri popoli vicini" - ha dichiarato il co-direttore del progetto Peter Matthews.
Naachtun era situata in linea diretta lungo la rotta tra i due grandi poteri e divenne d’importanza vitale sia per le strategie di guerra che per il commercio tra i due regni rivali.
"Se Tikal o Calakmul avessero mai avuto bisogno di lanciare il loro attacco direttamente sull’altro, avrebbero dovuto farlo passando su Naachtun" - ha dichiarato la Reese-Taylor.
Gli archeologi non sono sicuri se Naachtun fosse un territorio neutrale come la Svizzera dei tempi moderni, dove la gente di entrambe le parti poteva incontrarsi per discutere, o piuttosto simile all’attuale Afghanistan, un’entità posizionata in modo strategico dove le terze parti in guerra avrebbero esercitato una forte influenza.
Il gruppo ritiene che il vero nome del remoto sito fosse Masul, uno dei regni maya citati nelle incisioni geroglifiche la cui precisa collocazione è a lungo stata un mistero.
La città fu arbitrariamente chiamata Naachtun dall’archeologo statunitense Sylvanus Morley, negli anni ’20.
Dotata di piramidi, numerose incisioni sulla pietra ed un complesso palazzo su 10 acri, Naachtun fu fondata attorno al 400 a.C. e si ritiene sia stata dimora di più di 20.000 persone al picco del suo potere.
Il sito si trova 80 miglia a nord dell’attuale città di Flores. I dati geroglifici mostrano che la città ampiamente fortificata mutò frequentemente alleanze e obbedienza, una cosa insolita nell’epoca classica - altamente polarizzata - della civiltà maya.
Una spiegazione è che i poteri rivali riconoscessero l’importanza del sito come frontiera tra loro e volessero controllarlo per usarlo come una sorta di sistema di allarme preventivo.
Tikal vinse l’ultima mano su Calakmul, ma dopo secoli di combattimenti le due grandi civiltà iniziarono a cedere alla fine dell’VIII secolo.
Nemmeno Naachtun sopravvisse a quel tempo, ed il regno fu abbandonato attorno all’800 d.C. Fu riscoperto poi dai cercatori di gomma all’inizio del XX secolo.
L’ultimo serio tentativo di esplorazione di Naachtun fu una visita di tre settimane da parte della Carnegie Institution di Washington nel 1933, che produsse la sola mappa esistente del sito.
Le autorità guatemalteche, sempre a corto di fondi, hanno pertanto salutato con entusiasmo il team archeologico, che porterà avanti una vitale opera di restauro e pagherà delle guardie che proteggano Naachtun dai saccheggiatori.
Yvonne Putzeys, che guida l’istituto archeologico del governo, ammonisce che il Bacino di Mirador, del quale Naachtun è solo una parte, è a rischio per le pressioni della popolazione e per gli interessi economici.
Molti siti nel Bacino di Mirador soffrono di estesi saccheggiamenti di manufatti di valore, e così pure di innumerevoli scavi non autorizzati, che danneggiano le fondazioni di antichi monumenti.
Allo stesso tempo, i taglialegna abusivi attivi nel commercio della regione di legno della foresta, minacciano l’habitat di specie rare come giaguari e tapiri.
"È essenziale che si implementi, d’ora in avanti, una protezione sistematica del territorio, per fermare la distruzione culturale e naturale" - ha dichiarato Putzeys.
Al momento attuale però, taglialegna, saccheggiatori, e abitanti avidi di terra competono per le risorse naturali e culturali con ambientalisti ed archeologi, mentre i progetti di megasviluppo minacciano di creare nuove vie che colleghino il Messico al Centro America.

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