
ARCHEONOTIZIE

ITALIA CONTRO USA NELLA RICERCA DELL'ARCA DI NOÈ


La Nazione, articolo di Gabriele Moroni
3 Settembre 2003
Aggredito da un orso. Investito da bombardamenti. Sequestrato e tenuto prigioniero dai guerriglieri curdi di Ocalan.
Le primavere passano, ma Angelo Palego, origini marchigiane, chimico in pensione, continua a inseguire la magnifica ossessione della sua vita: ritrovare l’Arca di Noè, la grande nave del diluvio universale.
Ma non è il solo. Il ricercatore americano Robert Ballard, il cacciatore dei relitti del Titanic e della Bismarck, si prepara a immergersi ancora una volta nelle acque dei misteri.
Ballard è convinto che 7500 anni fa, al termine dell’ultima era glaciale, le acque del Mare Egeo si sollevarono di colpo, travolsero la diga naturale del Bosforo, e si riversarono nel Mar Nero.
Ballard si immergerà e cercherà le prove del diluvio con l’aiuto di tre robot, progettati e realizzati nella sua base di Mystic Acquarium, nel Rhode Island.
Da canto suo nella sua casa di Trecate, Angelo Palego sorride e nasconde il sorriso dietro la tazzina del caffè.
Subito distilla tutte le sue riserve di esploratore sorretto soprattutto dalla fede (l’italiano è un testimone di Geova convinto) nei confronti del ricco yankee, sostenuto da capitali e apparati massmediologici.
Per questa ricerca nel Mar Nero Ballard ha a disposizione un budget immenso, si parla di cinque milioni di euro.
"Le sue spedizioni sono grandiose. Io organizzo le mie con poche manciate di soldi. La differenza sta tutta qui. - ha detto Palego - Di una cosa sono però sicuro: Ballard si deve togliere dalla testa di trovare l’Arca. Se l’Arca fosse rimasta in acqua il legno sarebbe presto marcito. L’Arca galleggiava. Finito il diluvio, si posò là dove dice la Bibbia, dal capitolo sei al capitolo otto della Genesi: sul monte Ararat."
Palego coltiva dubbi anche sulla ricerca di Ballard, sulla sua decisione di provare che la Bibbia aveva ragione andando a scavare nel Mar Nero.
"Ballard - dice sempre Palego - sostiene che l’Egeo si riversò nel Mar Nero attraverso i Dardanelli. La prova sarebbero i resti, nei fondali, di case e di villaggi sommersi da quell’onda immensa. Ma il diluvio fu universale, non riguardò soltanto quei due mari. Il Mar Nero si riempì, si gonfiò come tutti i mari del mondo. Altrimenti che diluvio universale sarebbe stato?"
In settembre Angelo Palego è partito per la sua diciannovesima spedizione.
A 67 anni il vecchio Indiana Jones di casa nostra rilancia la sfida con il destino, con la storia, con se stesso. Con nel cuore una speranza in più: "Claudio Schranz, lo scalatore di Macugnaga, è stato sull’Ararat nel novembre dello scorso anno con una spedizione che comprendeva due italiani, due americani, due svizzeri, un tedesco. Nella mia spedizione di agosto avevo scoperto una sagoma scura che si distingueva chiaramente sotto il ghiacciaio Parrot. Pioveva e grandinava, non eravamo riusciti a salire sul ghiacciaio. Schranz è partito accompagnato da un amico curdo. Il 2 dicembre è arrivato a cinque metri da quell’oggetto scuro e lo ha filmato. è una trave. Una trave dell’Arca di Noè. Le prove sono su Internet. Un video di circa un’ora (visibile sul sito Internet www.noahsark.it) riprende quel magico pezzo di legno, lungo circa 70 centimetri, largo 30 e spesso 25, che spunta per un metro dal ghiacciaio, in una delle gole dell’Ararat."
"In settembre - s’infervora Palego - i ghiacci saranno sciolti. Questa volta si va a toccare la trave. La si va a prendere. La porteremo giù. Per la prima volta il mondo si troverà di fronte a una prova inoppugnabile. L’Arca di Noè è sul Monte Ararat. E io l’ho trovata."


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