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ARCHEONOTIZIE

DAL DESERTO
UNA FONTE DI ANTICHI MANOSCRITTI



 
washingtonpost.com
25 Giugno 2003


"I soffitti non sono molto resistenti" - dice Abdel Haidara delle case del suo nativo Mali. Sta parlando in arabo ad una conferenza del lunedì pomeriggio illustrata da diapositive presso la Biblioteca del Congresso, in una delle sale più rappresentative dell’edificio.
Effettivamente vi è un segno di un piccolo danno causato dall’acqua sopra un arco della finestra dietro di lui. In una grande biblioteca sta parlando di piccole biblioteche con grandi problemi.
Haidara è il curatore della "Biblioteca Commemorativa Mamma Haidara", una collezione privata che raccoglie qualcosa come 5 mila antichi manoscritti a Timbuktu, la leggendaria città del Mali.
Vi fu un severo incendio, un edificio crollò, e nel 1973 una siccità colpì il Mali ed una popolazione già fortemente provata; i furti divennero una seria minaccia per le istituzioni culturali.
Risalendo nel tempo fino al XVI secolo, quando il suo "primo nonno" diede inizio alla collezione, è sempre stata una lunga e fiaccante guerra contro insetti, calore e polvere. Ma la collezione è sopravvissuta, ed in unione con lo Smithsonian Folklife Festival che inizia oggi, un piccolo campione dei testi della biblioteca di Haidara è in esposizione alla Biblioteca del Congresso.
Le pagine delicate non sono rilegate, ma raccolte e conservate in casse rifinite di cuoio. I documenti in mostra, selezionati da 23 testi portati alla Biblioteca del Congresso per essere microfilmati, includono opere di astronomia, matematica, testi di legge islamici ed etica del commercio.
Lo scritto è in lingua araba, ma con una straordinaria varietà di stili calligrafici, ed in alcuni casi ampie note a margine a testimonianza del protratto uso nella pratica di tutti i giorni.
Potrebbe sembrare un’esposizione priva di attrattive, come talvolta sono le esposizioni di documenti: e invece la collezione è tutto fuorché inerte, oltre che fonte di grande eccitazione per il mondo accademico.
Questi manoscritti potrebbero portare ad una rivalutazione non solo della storia africana, ma della storia del mondo intero.
La mostra comprende informazioni sui regni locali, le medicine, la letteratura, incluse epiche e poemi, e racconti di prima mano sulla tratta degli schiavi, del commercio del sale e dell’oro che resero Timbuktu uno dei centri vitali del mondo islamico, che poteva a buon diritto rivaleggiare con Il Cairo ed Istanbul.
Vi è il curioso costume, tra coloro che ritengono che la storia sia cominciata con i Greci e finita con gli Americani, di pensare alla "civilizzazione" dell’Africa come ad una sottile striscia di città e culture che corrono lungo il Mar Mediterraneo e fino al Nilo.
In effetti, è la fascia dell’Africa che più è stata in rapporti con l’Europa ed il Vicino Oriente. Ma si dimentica che era anche intimamente connessa con l’Africa sahariana e sub-sahariana. E città come Timbuktu, dove importanti rotte commerciali via terra congiungevano i canali che conducevano al Fiume Niger, non erano semplici avamposti meridionali del Nord Africa; ma vitali punti di contatto con il cuore pulsante del continente.
Malgrado siano scritte in arabo e molte abbiano a che fare con le leggi e la religione islamiche, le biblioteche di Timbuktu non comprendono solo testi appartenenti al mondo islamico. Piuttosto, contengono un pieno, ricco, e particolareggiato racconto della storia di un’altra Africa, con i suoi regni, letteratura e storia, di cui molto poco è stato tradotto.
Individui, governi e agenzie esterne hanno iniziato a concentrare gli sforzi per preservare un patrimonio stimato in un milione o più di antichi documenti sparsi per l’Africa occidentale.
Nella sola Timbuktu vi sono 22 biblioteche private, poche delle quali (se pure alcuna) che beneficiano delle moderne tecniche di preservazione. Nell’ambiente di Timbuktu, almeno 100 differenti famiglie conservano antichi documenti, e si racconta che molte famiglie nomadi abbiano bruciato casse di testi senza prezzo prima di spostarsi altrove.
Se volessimo rappresentare su un grafico l’importanza di un oggetto culturale rapportata alla sua vulnerabilità alla distruzione, i manoscritti del Mali si troverebbero certo fuori dal grafico.
Mahmoud Abdou Zouber, consigliere del Presidente del Mali Amadou Toumani Toure (che ha inaugurato la Mostra del Congresso) lavora per salvare questi testi dal 1970.
Egli racconta che nel 1978 incontrò una famiglia che custodiva un’importante raccolta, ma fino al 1982 non riuscì a prenderne visione. Dopo uno sbrigativo saluto, gli fu chiesto di tornare dopo una settimana; quando si ripresentò, la porta era stata murata.
Questo è solo un esempio della riluttanza delle famiglie a trattare con gli ufficiali del governo che, temono, porteranno via i loro testi. Il sospetto prevale.
"È raro trovare proprietari di testi manoscritti che siano disponibili a mostrarli" - ha dichiarato Zouber. Haidara, che ha aggiunto che molte famiglie non sono consapevoli dell’immensa importanza di quel che custodiscono.
I manoscritti vengono trasmessi, generazione dopo generazione, per via della loro importanza sentimentale ed emozionale, come fossero corredi o cimeli di famiglia. Spesso nessuno è effettivamente in grado di leggerli e la loro conservazione è lasciata al caso.
Timbuktu, una volta città di mercanti e commercianti e centro di studi, è ora una città polverosa di circa 20.000 persone. Fu fondata nell’XI secolo, e fu centrale nella successione di popoli e imperi - Tuareg, Mali, Songhai - prima che il Marocco inviasse i suoi soldati sulla terra ferma per saccheggiarla alla fine del XVI secolo. Era nota agli europei, ma così lontana da sembrare leggendaria. Non fu prima del XIX secolo che gli Europei ritornarono con estensivi racconti di prima mano della sua esistenza.
Perfino un sito web sul turismo del Mali riporta: "Molti sono sorpresi di scoprire che esiste realmente."
Una visita a Timbuktu del 1998 del professore di Harvard Henry Louis Gates Jr. (che lavorava al documentario "Meraviglie del Mondo Africano") attrasse l’attenzione sulla ricchezza dei manoscritti del Mali. E questa attenzione aiutò Haidara a raccogliere fondi per costruire una piccola biblioteca con migliori possibilità di conservazione, una sala di lettura e computer. Ma lo sforzo di Haidara rimane l’eccezione ed è in questo senso che deve essere interpretata l’urgenza di studiosi e curatori. "Le necessità sono semplicemente immense. - ha dichiarato Murphy - Un massiccio quantitativo di informazioni prodotte da esseri umani del passato è in serio pericolo."
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