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ARCHEONOTIZIE

L’UOMO LASCIÒ L’AFRICA TRE VOLTE


nature.com
7 Marzo 2002


Ci furono almeno tre consistenti ondate migratorie dall’Africa da parte dei primi esseri umani, secondo quando indica il nostro DNA. E, secondo una recentissima ricerca, i viaggiatori "facevano l’amore, non la guerra": il percorso dei geni mostra che i migranti si sposarono con i residenti, creando nuove razze, piuttosto che rimpiazzarle. Le origini dell’uomo sono ancora incerte. La maggior parte dei ricercatori è d’accordo sul fatto che occorsero varie grandi migrazioni dall’Africa. Ma a questo punto le opinioni divergono: alcuni sostengono infatti che le popolazioni umane evolsero in parallelo in molte diverse regioni, dopo che l’"Homo erectus" lasciò l’Africa, attorno ai due milioni di anni or sono. Altri ritengono invece che un’ondata di moderni esseri umani proveniente dall’Africa rimpiazzò tutte le precedenti popolazioni eurasiatiche, forse non più tardi di 50.000 anni or sono.
La verità giace probabilmente nel mezzo, secondo quanto propone lo studioso di genetica Alan Templeton della Washington University di Saint Louis. "Gli africani ebbero un consistente impatto genetico sull’umanità - dichiara - ma le mie analisi non sono ancora compatibili con la teoria della completa sostituzione". Questa non sarà certo l’ultima parola sull’argomento.
I ricercatori sono divisi circa quale tipo di informazione genetica sia più utile e come essa debba essere analizzata. Chi crede nell’ipotesi della sostituzione non è convinto degli argomenti di Templeton. Questi ha comparato le sequenze di DNA delle popolazioni attorno al mondo. Ha combinato informazioni da 10 regioni genetiche su cromosomi regolari, cromosomi sessuali e mitocondriali, la vera centrale elettrica del nostro genoma. Analizzando questi geni molto differenti fra loro, sperava di chiarire i risultati talvolta contraddittori delle sequenze individuali. La variazione nei geni provenienti da luoghi diversi lo ha messo in grado di ricostruire la storia degli spostamenti dell’umanità. Egli ha potuto dedurre dove si sono sviluppate mutazioni particolari e come con esse gli uomini si sono poi diffusi nei loro intrecci e nelle loro migrazioni. La conclusione di Templeton, basata sulle sue risultanze genetiche, è che dopo la partenza dell’"Homo erectus" vi fu una seconda grande migrazione umana dall’Africa tra 400.000 e 800.000 anni or sono ed una terza circa 100.000 anni fa. Egli vede anche un movimento più recente verso l’Africa ed un imponente ammontare di scambi genetici tra i gruppi. E questo è solo l’inizio.
"C’è un disegno molto dettagliato che si sovrappone ad una grezza scala cronologica - ha riferito Templeton - il potenziale per aggiungere nuovi elementi al quadro è veramente immenso".
"È un lavoro significativo e ci offre prove genetiche, archeologiche e fossili" - ha detto l’antropologo Jonathan Relethford della State University di New York.
I genetisti favorevoli alla teoria che i più recenti flussi migratori dall’Africa rimpiazzarono le più antiche popolazioni eurasiatiche, rimangono scettici. L’ipotesi si basa su studi condotti su DNA mitocondriale e del cromosoma Y da Martin Richards, dell’Università di Huddersfield nel Regno Unito, che ha svolto alcuni di questi studi; egli ritiene che i geni dei cromosomi normali, chiamati autosomi, non fanno che confondere il quadro. "La radice dell’albero è in Africa, ed un ramo contiene tutti i non-africani - dice Richards - ma non si vede la stirpe principale saltar fuori da tutte le parti del mondo".
Anche gli archeologi discutono sulle conclusioni di Templeton. Richard Kelin, della Stanford University in California, ritiene che vi siano chiare prove archeologiche di una presenza stabile dell’uomo in Europa prima di 500.000 anni or sono. I migranti prima di questo periodo "…non avrebbero trovato nessuno con cui incrociarsi".
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