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QUANDO L'ASTEROIDE IMPATTÒ
LA MAGGIOR PARTE DEGLI INSETTI MORÌ



rockymountainsnews.com
22 Febbraio 2002


Quando un asteroide del diametro di 6 miglia precipitò sulla Terra, 65 milioni di anni or sono, spazzò via i dinosauri, circa l’80% delle specie vegetali del pianeta e tutti gli animali più grandi di un gatto. Ma cosa accadde agli insetti? Si è a lungo argomentato sul come scoprire quale fu il destino di queste specie, dal momento che raramente si sono lasciate dietro tracce fossili. Ma un paleontologo di Denver, ed i suoi colleghi della Smithsonian Institution, hanno trovato un modo per aggirare il problema: studiando le prove dei danni arrecati dagli insetti su migliaia di foglie fossili, hanno così determinato che molti degli insetti che si nutrivano di piante morirono nel catastrofico impatto. "Questi piccoli insetti lasciano tracce significative sulle foglie fossili e abbiamo un archivio incredibilmente ricco di fossili di foglie. - riporta Kirk Johnson, curatore della sezione di paleontologia al Museo di Scienze Naturali di Denver - Così, cercando i danni arrecati alle foglie dagli insetti, prima e dopo l’estinzione dei dinosauri, possiamo elaborare una teoria piuttosto plausibile su cosa accadde agli insetti". Johnson ed i suoi collaboratori stimano che una percentuale compresa tra il 55 ed il 60 per cento di insetti mangiatori di piante fu sterminata. Le loro ricerche sono state pubblicate nel numero di questa settimana dei "Proceedings of the National Academy of Sciences". Nel corso degli ultimi 20 anni, Johnson ha raccolto 13.441 fossili di piante da cave e miniere nel Nord Dakota sud-occidentale.
Quando l’asteroide che causò l’estinzione dei sauri colpì la penisola dello Yucatan in Messico, sollevò nuvole di polvere che avvolsero il globo. Johnson è riuscito a scrostare fossili dagli strati di roccia immediatamente soprastanti e sottostanti questi sedimenti. A quel tempo, il Nord Dakota sud-occidentale era una piana temperata e ricca di foreste, con molti alberi completamente coperti di fogliame. Alcune foglie, ora conservate al Museo di Denver e all’Università di Yale, sono lunghe quasi un piede. Le singole venature delle foglie sono perfettamente visibili, come i segni dei morsi, canali e buchi lasciati da scarabei, cavallette, farfalle e falene preistorici. Certi tipi di insetti contano su una singola specie di pianta per il loro sostentamento; altri invece, sono dei generalisti, che si nutrono indifferentemente di più tipi di piante. Mediante l’analisi dei danni lasciati dagli insetti sulle foglie, prima e dopo l’impatto, i ricercatori hanno determinato pertanto che i generalisti sopravvissero, mentre il 70% degli specialisti perirono nello stesso modo dei dinosauri.

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