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DOPO LA MORTE CEREBRALE LA COSCIENZA VIVE

Il Tempo
23 Ottobre 2000
Uno studio, portato avanti per un anno presso l’ospedale di Southampton in Gran Bretagna, su pazienti sopravvissuti ad arresti cardiaci, ha portato ad una conclusione shock per larga parte del mondo scientifico: la coscienza continua a vivere anche dopo la morte cerebrale.
Dei 63 pazienti iniziali, 56 non avevano memoria del periodo in cui erano rimasti privi di coscienza, 7 hanno dichiarato di ricordare qualcosa, ma solo 4 hanno superato la cosiddetta scala Grayson, un criterio medico per valutare le esperienze di "quasi morte". Per costoro l’esperienza è stata simile alle tante raccolte in anni di ricerca (da R. Moody, K. Ring, N. Cutolo e altri. N.d.R.) in cui la pace e la gioia hanno fatto da sfondo alla sensazione di entrare in un nuovo mondo, di luce sfavillante accompagnata dalla perdita di percezione del corpo e dall’assenza del proprio fardello psichico. Le analisi sui soggetti escludono che l’esperienza possa spiegarsi con un collasso delle funzioni cerebrali causate da mancanza di ossigeno e di un mix medicinale, perché a tutti i pazienti era stato somministrato il medesimo trattamento. Queste persone hanno avuto esperienze in una condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado di sostenere processi lucidi o consentire loro di avere ricordi duraturi. Il che risponderebbe alla domanda se la mente o la coscienza siano prodotte dal cervello, o se il cervello non sia invece una specie di intermediario della mente, che esiste indipendentemente. La questione potrebbe fornire altrimenti un interrogativo e sollevare diverse perplessità legate al settore dei trapianti di cuore, dal momento che gli espianti si praticano chiaramente a cuore battente.

Note:
Vedi news: "Espianto di organi".

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