
23 UOMINI DEL KURSK SOPRAVVISSERO 3 GIORNI DOPO L'AFFONDAMENTO

dalla redazione
Novembre 2000
Mentre nel Mar di Barents continua il recupero dei corpi dei marinai dal sommergibile russo atomico Kursk K-141 affondato il 12 Agosto, i primi, solenni funerali delle vittime si sono svolti a San Pietroburgo il 2 Novembre scorso. A oltre 100 metri di profondità, nelle gelide acque dell’Artico flagellate dai venti, giace però una verità incoffessabile: che 23 uomini dell’equipaggio del Kursk fossero ancora vivi tre giorni dopo l’affondamento. Lo sostiene il quotidiano moscovita Zhyzn, sulla base delle dichiarazioni dell’ufficiale navale Igor Gryaznov, che ha condotto i primi esami necroscopici sui corpi recuperati e ha letto un secondo messaggio, scritto di pugno dal comandante della sezione turbine Dimitri Kolesnikov in un biglietto, trovato in una tasca della sua uniforme. Il biglietto, con calligrafia incerta ma chiara, porta nell’ultima riga la data del 15 Agosto. Se ciò fosse vero, la rivelazione sarebbe devastante per i capi navali del Cremlino, imputabili di un terribile "cover-up" della verità. Essi dovranno rispondere, prima o poi, delle reali cause dell’affondamento, della durata effettiva dell’agonia dell’equipaggio, e delle proprie responsabilità, in uno scenario di guerra, o di Intelligence, in cui il Kursk potrebbe essere stato coinvolto. Chi sostiene convinto che un sommergibile straniero ha urtato il K-141 è il comandante della Marina ammiraglio Vladimir Kuroyedov, secondo il quale anche la commissione di inchiesta sarebbe propensa per la tesi della collisione con un’unità statunitense o britannica. Ma gli esperti occidentali smentiscono questa versione, avvalorata dalle lamiere di prua del Kursk, piegate verso l’interno, segno di un urto dall’esterno. (M.B.)

Note:
Vedi articolo: "Silenzio sul Kursk".

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