
ROBOT AUTOREPLICANTI

dalla redazione
Ottobre 2000
Piccoli androidi partoriti da un’unica macchina-generatrice: un computer sofisticato che per ora riproduce "esserini" rudimentali ma solidi ed energici, capaci di migliorarsi di generazione in generazione. Creati alla Brandeis University del Massachusetts dai professori-genitori Jordan Pollack e Hod Lipson, dei robottini e del loro DNA matematico si è parlato sulla prestigiosa rivista scientifica britannica "Nature". La scoperta può significare la nascita di un’industria di operai-robot che producano a basso costo una serie di esploratori-robot spaziali al posto di astronauti umani, ma genera anche inquietudine sull’affermazione della vita artificiale, in grado di perfezionarsi da sola secondo uno schema proprio. In Thailandia, il Prof. Sooraska di Bangkok, difende la sua creatura: un robot da guardia che, fornito di sensori a raggi infrarossi e armato, è in grado di sparare. In America, al MIT di Cambridge, Rodney Brooks sta crescendo il suo robot-bambino, che con il tempo ha imparato a muoversi, a parlare e a confrontarsi con le difficoltà quotidiane, mentre in Svizzera, a Losanna, un team di ricercatori lavora al progetto-principe della robotica: l’integrazione fra umani e robot, cercando inizialmente di far collaborare tra loro una colonia di esseri artificiali in grado di autorganizzarsi.
Alla Nasa, infine, è in via di realizzazione un umanoide chiamato Robonauta che tra un paio d’anni opererà nel vuoto fuori dalle stazioni spaziali. Siamo solo agli inizi, rincorrendo tecnologie di mondi più avanzati del nostro e le parole dell’astronomo del SETI, Seth Shostak schiudono un ulteriore scenario: "...un giorno o l’altro i segnali che inviamo costantemente nello spazio avranno risposta, non da esseri viventi, ma probabilmente dai robot costruiti da altre civiltà".

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