
LO SCENARIO DELLA TUNGUSKA
Questo lavoro nasce dalla necessità di far chiarezza su un terribile quanto disastroso evento accaduto all’inizio del XX° secolo in Russia o meglio nella Tunguska Siberiana, del quale non si riesce ancora a capire la causa.
Con il termine Tunguska s’intende un’immensa regione, di oltre 750.000 chilometri quadrati d’estensione, compresa fra i due grandi fiumi siberiani dello Jenisei ad ovest e il Lena ad est e delimitata inoltre dai tre fiumi Tunguska. Codesti sono tre grandi affluenti di destra dello Jenisei, distinti più precisamente con i nomi di Tunguska Superiore (Verchnjaja Tunguska), Tunguska Pietrosa (Podkamennaja Tunguska) e Tunguska Inferiore (Niznjaja Tunguska).
Il fiume Tunguska Superiore è più noto con il nome di Angara, soprattutto nel tratto superiore. Le sue sorgenti si trovano a nord-ovest dell’Altopiano Stanovoj, ad una distanza in linea d’aria di circa 300 Km dal Lago Bajkal, nel quale il fiume sfocia. Presso la foce sorge la piccola città di Niznij Angarsk. Riprende il suo corso a nord-est dell’estremità meridionale del gran lago, raggiungendo, dopo poco più di 60 Km, la città di Irkutsk. L’Angara continua quindi, disegnando curve molto ampie, in direzione nord e riceve a sinistra il fiume Belaja e quindi l’Oka, il suo maggior affluente. In prossimità della città di Kezma, l’Angara volge decisamente ad ovest sboccando nello Jenisei, poco a monte della cittadina di Eniseisk. La lunghezza dell’Angara raggiunge i 2770 Km, costituendo pure una discreta via di comunicazione.
La Tunguska Mediana o Pietrosa, è così chiamata dalle rocce attraverso le quali si è aperta la via. Dopo essersi diretta a nord-ovest ed aver descritto tre ampie curve, volge ad ovest e si getta nello Jenisei. Non possiede affluenti importanti, misura circa 1300 Km di corso, 800 dei quali sono navigabili.
La Tunguska Inferiore, lunga 2700 Km, nasce a nord dell’Altopiano Stanovoj e, dopo aver disegnato molteplici curve, volge anch'essa verso ovest, scorrendo fra rive ora alte e rocciose, ora basse e pianeggianti, superando una serie di rapide. È navigabile per oltre 800 Km.
La Tunguska fa parte dell’immenso territorio conosciuto col nome di Siberia, toponimo che tradotto letteralmente sta a significare la "Terra che dorme". Geograficamente la Siberia si divide in tre zone: occidentale, orientale ed estremo oriente.
La Siberia Occidentale è situata ad est dei Monti Urali ed arriva fino al fiume Jenisei.
La Siberia Orientale si estende dallo Jenisei fino alle catene spartiacque dell’Estremo Oriente e fino ai limiti orientali del bacino del Lena; il territorio è occupato per la maggior parte dall’Altopiano Centrale russo, le cui estremità, più alte della parte centrale, sono incise da valli fluviali; a nord-ovest si ergono i Monti Putorana che scendono in terrazze rocciose verso l’altopiano, ad est i Monti Verhojansk e i Monti Cerski, mentre a sud si trovano i Monti Jablonovy e i Monti Sajani, dalle caratteristiche cime piatte dove grandi chiazze di neve persistono per quasi tutta l’estate. Il quadro morfologico è completato da altopiani e catene montuose di più modeste estensioni, pianure alluvionali e bassopiani a nord. Geologicamente la Siberia Orientale fa parte della piattaforma continentale siberiana, una zona d’antichissima formazione come testimoniano le vaste cime spianate e abbassate dall’erosione. Un’altra caratteristica della zona è la costituzione dei "trappi". Nella prima metà dell’era paleozoica, infatti, l’abbassamento del basamento della piattaforma continentale ha provocato la formazione di rocce eruttive dure e compatte (i trappi) che in fase d’erosione risultano più resistenti alla demolizione delle rocce sedimentarie circostanti e determinano la forma a gradini del rilievo che ricorda le scale giganti. In effetti, il termine deriva dallo svedese Trapp che significa scala. I fiumi della Siberia Orientale costituiscono una fitta rete di corsi d’acqua che tendono a scorrere da sud a nord lungo fenditure tettoniche in valli profonde anche 300 metri, incassati in strette gole dalle rive dirupate, con scogli e cascate, o ancora liberi in ampie vallate. Sempre nella Siberia Orientale sono presenti vasti laghi la cui formazione è diversa e la distribuzione irregolare; numerosi piccoli laghi occupano avvallamenti formatisi dopo lo scioglimento dei ghiacci nel suolo gelato, mentre alcuni grossi laghi sono d’origine tettonica come il Tajmyr, nell’omonima penisola, gli specchi d’acqua dell’Altopiano Putorana e il Lago Bajkal. Quest’ultimo è il lago più profondo del mondo, raggiungendo, infatti, i 1620 metri. Ha 300 immissari e un solo emissario: l’Angara. Il Bajkal ospita una flora e una fauna caratteristiche; è molto pescoso ma è difficilmente navigabile per le tempeste improvvise.
Infine la Siberia dell’Estremo Oriente si estende da nord a sud per 4500 chilomentri ed è occupata da altopiani e catene montuose di bassa e media altezza (2000 metri).


Siberia Orientale.

La vegetazione della Siberia si può dividere in tre fasce distinte, tra le quali si trovano ampie zone di transizione dai caratteri del tutto particolari. Da sud a nord si distinguono la steppa, prevalentemente erbacea, la taiga, ossia la foresta di conifere (abeti, larici e pini), sempre più fitta man mano che si estende verso est, dove le precipitazioni sono più abbondanti, e infine la tundra, terra di muschi e licheni, di piante nane e alberi contorti; è in quest’ultima fascia che si trova il permafrost, il suolo permanentemente gelato che, durante il disgelo degli strati superiori, si copre di laghi e paludi.
L’intera regione siberiana è abitata da una fauna ricca numericamente e qualitativamente: dalle renne agli animali da pelliccia (visoni, zibellini, volpi ed ermellini), dalle alci alla selvaggina. Notevole è la presenza di fauna ittica.
La popolazione che abita la Siberia è composta in prevalenza da popolazioni slave, russe e ucraine in maggioranza, insediate nelle aree meridionali, lungo la Transiberiana (mitica strada ferrata), dove vivono anche popolazioni altaiche, e ad est sulle coste del Pacifico e sulle sponde dei fiumi più importanti; popoli ugro-finnici occupano una parte della Siberia Occidentale, mentre nella taiga si trovano gli Hanty, i Mansi e gli Evenki. Nella tundra si trovano pure gli Evenki e gli Jakuti ed altre etnie minori. Nonostante l’immigrazione russa, la taiga e la tundra hanno una scarsa densità abitativa, concentrata quasi esclusivamente nelle zone di sfruttamento delle risorse minerarie.
Nella zona della Tunguska troviamo il popolo dei Tungusi, che fanno parte dell’etnia degli Evenki, localizzata pure nella zona dello Jenisei sino a raggiungere l’Oceano Pacifico e i confini con la Cina. I Tungusi, sino alla caduta dell’URSS, sono stati un popolo di tipo semipastorale giacché hanno sviluppato la loro vita sulla caccia e sull’allevamento della renna. Dopo che era stata catturata nella foresta, la renna era utilizzata come animale da soma e da sella. L’abbattimento della renna, è stato sempre considerato un atto che ha dei significati sacrificali e non è stato mai praticato su vasta scala per il consumo di carne. Eccellenti cacciatori di pellicce, i tungusi sono, tra i popoli siberiani, quelli più esperti nella pratica della caccia con trappole. La loro abitazione tradizionale è solitamente una tenda di forma conica, ricoperta da pelli di renna.


Foto d’epoca di una famiglia di tungusi davanti alla loro classica tenda ricoperta di pelli di renna.



Nomade tunguso con l’inseparabile renna. La foto risale al 1930.

Le credenze e le pratiche religiose dei tungusi sono poco conosciute. D’altro canto lo sciamanesimo ha rappresentato la pratica più seguita ed anche la più temuta dalle varie tribù. Con il loro mondo magico, gli sciamani hanno avuto un ruolo in sostanza non inferiore a quello dei capotribù per stima ed autorità. Presso i popoli della foresta siberiana, in effetti, il loro potere era quasi esclusivo e addirittura fra gli allevatori potevano contendere seriamente il potere agli stessi capitribù. Per tutti gli avvenimenti più importanti della vita dei tungusi ci si rivolgeva agli sciamani; nulla veniva intrapreso senza il loro consiglio. Naturalmente la superstizione dei tungusi ha avuto parecchia influenza nell’evolversi delle esplorazioni e delle ricerche condotte nella Tunguska, finalizzate alla risoluzione del mistero, definito "il più terribile e il più affascinante", scaturito da un’esplosione catastrofica paragonata a quella di una bomba termonucleare della potenza balistica di 30 megatoni. Quella "cosa" proveniente dallo spazio devastò una zona quasi disabitata abbattendo tutti gli alberi della taiga, uccidendo all’istante migliaia di renne, sollevando un’enorme quantità d’acqua dai letti dei fiumi e così via. Una devastazione causata da un’immensa forza, sconosciuta ai terrestri, che fece soccombere ogni forma di vita nel suo punto centrale. In un raggio di alcune centinaia di chilometri si era scatenata un’onda di calore e di radiazioni da provocare una serie di ustioni anche fra i pochi abitanti della zona; alcuni di loro furono scaraventati addirittura in aria. La Tunguska nasconde ancora parte del misterioso evento, poiché non si è riusciti a dare una motivazione ufficiale allo spaventoso fenomeno o, meglio, una spiegazione sufficiente e chiara. Le ricerche più avanzate e più attrezzate hanno solamente aumentato i dubbi, innescando di conseguenza una serie di dibattiti tra gli scienziati di tutto il mondo, supportate per lo più dalle nuove conoscenze acquisite con la ricerca sul nucleare e con lo studio sempre più raffinato dell’Universo.

![[indice libri]](libro_12.gif)

|
|