
COME SI È SVILUPPATA LA MIA RICERCA
Ho conosciuto il caso della Tunguska quando ero studente presso la Facoltà di Chimica e leggevo libri sull’archeologia "spaziale". Tutto il mistero è rimasto sopito nella mia interiorità sino a quando non mi sono recato a Mosca, per la prima volta, alla fine dell’anno 1989.
Rimasi molto colpito in verità da questa grande metropoli, i cui uomini di potere avevano fatto tremare il mondo con le varie vicende della guerra fredda. Mosca si presentava come una città enorme, poco illuminata, dove si respirava un’aria strana, nel senso che i cittadini non avevano ancora grandi libertà ma erano molto cordiali e ospitali con gli stranieri. Si avvertiva nella gente quel desiderio nascosto di poter cambiare sistema di vita.
L’URSS si dissolverà, lasciando uno scenario dominato da una grave crisi economico-sociale che creerà quelle spinte disgregatrici e quei conflitti interetnici ancora irrisolti. Il 25 Dicembre 1991 il vecchio stendardo sovietico fu sostituito da quello russo e nacque ufficialmente la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Il fatto storico era stato preceduto da un colpo di stato nel mese di Agosto del 1991 e seguito da una modifica del sistema dei prezzi, che sfocerà in una riforma economica vera e propria. Si formarono ben 21 nuove repubbliche, trasformando, di fatto, tutta l’organizzazione scientifica sovietica.
Il fatto più increscioso ed umiliante per gli scienziati fu che i più fortunati di loro percepivano, all’epoca, uno stipendio di 50-60 dollari il mese. Essi non avevano più nessuna certezza, non potevano programmare studi particolari: dovevano solo arrangiarsi per sbarcare il lunario. Ecco perché si arrivò agli anni della pazzia dove gli scienziati ma soprattutto i militari, gli uomini di potere, gli ex agenti del KGB, si vendevano di tutto, persino gli arsenali nucleari.
Ci vollero alcuni anni per ristabilire un certo ordine ed un tenore di vita decente nella sempre imprevedibile Russia. È naturale pensare che, in questa situazione politico-sociale, il caso Tunguska non avesse più di tanto credito.
Dopo una ricerca continua ma molto lenta, mi sono ritrovato nel 1996 a partecipare al Congresso Zhigel, dedicato agli studiosi di UFO e fenomeni connessi. È un congresso che si svolge ogni anno a Mosca, in onore del grande ricercatore Felix Zhigel, al quale partecipano anche emeriti scienziati per fare il punto sull’attualità ufologica sviluppatasi nel territorio russo, ma anche su altri misteri del tempo attuale. In quell’occasione si parlò pure della Tunguska e, guarda caso, non venne fuori il connubio tra UFO e l’esplosione del 1908. Avevo sperato che nascesse finalmente una teoria definitiva o meglio una spiegazione d’avanguardia, ma la mia attesa fu inutile.
A fine congresso cercai di approfondire l’argomento con una relatrice, proveniente per l’occasione da Krasnojarsk, la quale mi fece notare che la verità, se c’era, doveva stare altrove giacché non era possibile che scienziati di un certo calibro si esprimessero con una logica estranea all’ortodossia della scienza del momento. L’analisi dei molteplici studi comunque metteva in evidenza che il soggetto di tanto mistero e devastazione è sempre stato un corpo, proveniente dagli spazi siderali, verso il quale la comunità scientifica non era riuscita ad esprimersi in maniera adeguata.
Se fino a quel periodo la curiosità era stata lo stimolo necessario per farmi capire cosa fosse successo in quel fatidico 30 Giugno 1908, con la caduta del meteorite Fermo la mia ricerca prese un decorso ben diverso. Ascoltai le dichiarazioni del famoso scienziato Aleksei Zolotov, il quale, non sostenendo l’ipotesi della cometa, aveva dichiarato: "Certamente stiamo di fronte ad un nuovo tipo di radiazione. L’esplosione di un corpo cosmico sembra aver prodotto un nuovo tipo di campo radioattivo nell’area attorno all’epicentro."
Che cosa voleva intendere con tale affermazione? Dovevo necessariamente associare il fatto, ancora una volta, a civiltà extraterrestri, ricordando che un testimone dell’epoca dichiarò che nelle vicinanze dell’oggetto di luce vi era una nuvola nera immobile nel cielo limpido di quella fatidica mattinata. Questo è stato un fattore importante che mi ha fatto riflettere molto. In effetti, pensai che il fenomeno della Tunguska fosse stato causato da un’astronave extraterrestre dalla quale fuoriuscì un raggio disintegratore. Un’attenta analisi dei fatti mi fece retrocedere da una simile ipotesi. Zolotov inoltre aveva parlato molto chiaro: "L’esplosione della Tunguska ebbe luogo in aria. Ci sono solo due possibilità: essa fu provocata da un’energia interna al corpo cosmico o fu l’effetto dell’energia naturale conseguente al suo movimento. Personalmente ritengo che si sia trattato di un’esplosione nucleare causata da un oggetto artificiale."
Dall’altra parte l’affermato ricercatore Nicolaj Vasilyev, accademico dell’Università di Tomsk, ripeteva spesso: "Siamo alla presenza di un forte caos elettromagnetico". Mancava però sempre un’affermazione scientifica che potesse risolvere la questione giacché tutte le varie teorie non portavano a nessun risultato concreto. Non che mi aspettassi dichiarazioni clamorose ma nemmeno sentirmi ridire le solite cose o spiegazioni personali.
Ho avuto successivamente la fortuna di incontrare l’ingegner Vadim Chernobrov, un giovane studioso moscovita, con molte esperienze nel campo dell’insolito e con numerose spedizioni compiute nel vasto territorio russo. Tra le sue tante indagini, compariva proprio quella sulla Tunguska, effettuata nel Luglio del 1996. Egli è sempre stato un fervente estimatore di Alexandr Kazantsev e, in un certo qual modo, seguace della sua teoria che ha rielaborato in una maniera originale. Secondo lui, fu proprio un’astronave, appartenente a civiltà extraterrestri e proveniente da un altro spazio e da un altro tempo, a determinare il rilascio di una notevole quantità di gas che esplose in diverse riprese, esattamente nove. Si originarono formazioni d’alcuni crateri e l’abbattimento degli alberi della taiga in sette zone ben precise, di cui l’ultima ebbe la devastazione più grande. La prima esplosione creò il cratere Patomsky e la successiva provocò il primo abbattimento di alberi, il cui epicentro fu chiamato Avolkinsky. Seguendo la traiettoria, l’astronave si portò poi su un’altra zona dove un’ulteriore esplosione abbatté un’ampia area il cui epicentro è stato chiamato Sciskovsky, seguita da una quarta esplosione, al cui epicentro è stato imposto il nome di Kulikovsky. Avvennero, in sequenza, altre due esplosioni che determinarono l’abbattimento di altrettante zone di taiga, i cui epicentri sono tuttora ricordati con i nomi di Varonovsky e Ramikovsky. Si deve fare notare che la traiettoria percorsa dal presunto aeromobile non abbia avuto un percorso lineare bensì curvilineo con due cambi direzionali: il primo a sinistra e il secondo a destra, descrivendo un angolo di circa 90° nelle due occasioni. Nell’ultima parte della traiettoria avvennero ugualmente due altre esplosioni che hanno prodotto, nel primo caso, l’abbattimento della foresta a forma di ferro di cavallo, seguita dalla successiva che ha determinato la formazione del cratere Arsenievo per finire con l’ultima esplosione, la più potente, che ha permesso l’abbattimento degli alberi in una vastissima area a forma di farfalla, il cui epicentro è stato chiamato Khova.


Disegno esplicativo della traiettoria dell’astronave extraterrestre, che è stata proposta dallo studioso Vadim Chernobrov, inserito nel libro: "Misteri e paradossi nel tempo".

A sostegno della sua tesi, Chernobrov mi mostrò due reperti ritrovati nella zona della Tunguska sempre nel Luglio del 1996. Il primo riguardava una sfera rocciosa, rinvenuta a circa 80 Km dall’epicentro Khova. Una sfera del diametro di 3,9 cm, emanante un odore molto caratteristico, che egli associava alla presenza di un oggetto volante non terrestre.


Sfera rocciosa, di 3,9 cm di diametro, ritrovata dalla spedizione di Chernobrov nel Luglio 1996, a circa 80 Km dall’epicentro principale dell’esplosione della Tunguska.

Chernobrov nel 1992 si era recato nelle vicinanze della città di Karaganda (Kazakstan) e analizzando il terreno dove era atterrato un UFO, aveva trovato un numero considerevole di microsferule, aventi un diametro di alcuni micron. Erano costituite principalmente da zolfo, accompagnato da altri elementi delle Terre Rare in percentuale molto bassa. Il secondo reperto riguardava una Folgorite, un cilindro cavo, di materiale roccioso e della lunghezza di 7,3 cm, trovato nelle vicinanze dell’epicentro principale. Si trattava di un oggetto singolare, per dir meglio un oggetto molto interessante di materiale roccioso fuso, del diametro esterno di 1,4 cm, che si è formato durante l’esplosione del 1908 e addirittura nel terreno della palude in seguito agli innumerevoli fulmini che colpirono il suolo.


Microsferule ritrovate nel terreno dove si è posato un disco volante, in vicinanza della città di Karaganda (Kazakstan). Era l'anno 1992.



La Folgorite ritrovata nei pressi dell’epicentro Khova nel 1996. La parte mancante sulla destra è stata usata per le relative analisi.



Serie di Folgoriti, generatesi per effetto delle folgori sul terreno, provenienti dall’Egitto e dal Texas. Sono molto diverse da quella ritrovata nella zona della Tunguska.

Questa versione dei fatti è stata data dopo aver sentito la testimonianza di parecchi tungusi che assistettero all’evento. Costoro hanno dichiarato che ad un certo punto nel cielo limpido si osservarono come dei fulmini che colpirono violentemente il terreno. Dopo aver trascorso del tempo ad analizzare la teoria di Chernobrov, il destino mi ha fatto incontrare un altro personaggio di rilievo: il generale dell’Aeronautica russa Vasily Alekseev. Egli aveva, in verità, svolto la sua attività nel servizio segreto sovietico, meglio conosciuto con la sigla KGB, diventato poi FSB con la scomparsa dell’URSS. Uomo colto e lungimirante, il generale ha cercato di aiutarmi nella ricerca mettendomi a disposizione tutta la sua conoscenza in questo campo. Un giorno, dopo aver iniziato il classico discorso sull’ufologia, per farmi partecipe delle sue conoscenze, il generale introdusse un argomento incredibile: "Lo sa che nella zona più disabitata della Siberia Orientale esistono delle costruzioni metalliche che non sono terrestri?"
Non potevo che rimanere a bocca aperta.
Il mio interlocutore, con un discorso molto profondo ed anche dettagliato, propose di organizzare una seria spedizione nel periodo estivo per fare una grande esperienza, per acquisire una conoscenza straordinaria su qualcosa di fantastico ed apparentemente irreale. Come era possibile che quei reperti fossero stati abbandonati in una zona disabitata della Siberia? Chi erano stati i costruttori? Erano domande che mi frullavano continuamente nella mente. Ho chiesto allora ai miei collaboratori russi di iniziare ad elaborare un piano d’avvicinamento a quei luoghi misteriosi. Ero convinto veramente che tutte quelle strutture fossero appartenute ad extraterrestri, insediatisi nella zona per motivi ben precisi. Credevo in particolare che uno dei motivi principali fosse stato quello di dare protezione al pianeta, in un periodo assai remoto, a causa dell’attraversamento di zone spaziali con presenza di pericolosissimi asteroidi.

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