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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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[Aquila]

LA MECCANICA DELLO SPIRITO

Per comprendere il concetto di antimateria secondo la logica extraterrestre, bisogna ricorrere alla conoscenza spirituale dell’atomo d’idrogeno.
Noi dobbiamo guardare l’atomo d’idrogeno da una parte; dall’altra l’Universo. Ciò permette di comprendere quanto è accaduto, accade e accadrà. In altre parole, bisogna dimenticare totalmente le nostre dimensioni.
L’atomo d’idrogeno è la dimora del Padre; lo Spirito di questo Padre ha permesso e continua a permettere la formazione dell’Universo.
Mi è venuto un pensiero: la ragazza sarà la madre, un giorno, di un fanciullo. In questa banale osservazione che non presenterebbe alcun interesse, poiché è tutto ciò che vi è di più naturale, vi è materia per riflettere, a mio parere, tutto un simbolismo che si può sviluppare.
Fanciulla - Madre - Bambino; ossia uno stato che, passando per un secondo, produce un altro stato indipendente dal primo: F + M = B.
Dunque, attraverso ciò, possiamo dedurre che allo stadio di Fanciulla vi è già la nozione di possedere tutto per divenire un giorno Madre ed avere un Bambino. Ma c’è, io credo, un’altra nozione che spiega più profondamente quest’argomento: qualcosa, il bambino, che esiste già nel pensiero senza esistere nella materia, ma che esisterà perché esiste già senza esistere. In questo, l’immateriale e la materia intervengono.
Con tale ragionamento noi creeremo un’altra dimensione proiettando il nostro Spirito in un tempo che non esiste ma che esisterà. Il credo che in questo simbolo, Fanciulla - Madre - Bambino, ci sia il fondamento dell’evoluzione dell’Universo nello spazio. Se noi risaliamo il tempo, genealogicamente, per questa giovane donna, possiamo notare che ad un certo momento non vi è più nulla. Siamo obbligati ad ammettere che vi era qualcosa per iniziare una procreazione.
Di deduzione in deduzione, arriviamo all’inizio del regno animale, vale a dire che ad un dato momento, non vi è stato che un solo principio animale che si è lentamente separato e si è evoluto in più rami. Codesta giovane donna proviene dunque, da un lato, da questo primo principio animale e dall’altro da uno dei rami dell’evoluzione.
Ritorniamo all’Universo.
Se prendiamo l’Universo come materia, bisogna ammettere che, se risaliamo nel tempo, l’Universo diminuisce e tutte le materie si ritrovano in un solo principio: un atomo d’idrogeno.
Lo spazio non ha cominciato ad esistere che quando fu occupato dalla materia in movimento.
Attualmente c’è l’Universo nello spazio; c’è uno spazio che esiste perché è occupato dall’Universo. Ma c’è uno spazio al di là di questo Universo che non esiste ancora, ma che esisterà man mano che l’Universo avanza in lui poiché l’Universo è in continua espansione: cioè nella misura in cui si formano gli atomi d’idrogeno.
Nello spazio che non esiste ancora, abbiamo detto che non vi possono essere dimensioni, non può essercene nemmeno una perché non vi è fine. Come dargliene una in tali condizioni? Già è impossibile dare dei limiti all’Universo. Sappiamo che si ferma da qualche parte nello spazio, ed è tutto. Comprendiamo che l’Universo non potrà mai occupare tutto lo spazio. L’Universo non può più restringersi perché quando un atomo si crea, niente può più distruggerlo. Non può che trasformarsi in elemento.
Facciamo un esempio: Da un punto A, due linee diritte partono in direzioni opposte: B verso destra e C verso sinistra. Immaginiamo che il punto A sia il centro dell’Universo e che B e C siano i lati. Notiamo dopo i lati del foglio di carta, dato che non vi è più carta per continuare queste due linee diritte, che tutto si ferma. Abbiamo così una visione ridotta dell’Universo, così come comprendiamo che in A inizia questo foglio di carta.
Prendiamo ora questo esempio sotto un altro aspetto: immaginiamo che il punto A sia il centro dell’Universo, ma che le due linee diritte B e C siano dei raggi.
Supponiamo:
  1. Nella materia della scala terrestre, i raggi B e C vanno visibilmente verso i lati del foglio di carta, percorso visibile e contenibile.

  2. Nell’immateriale della scala dell’Universo-materia e dello spazio, essi continuano ancora il loro corso ma diventano invisibili, immaginari verso i lati non più del foglio di carta, ma verso i lati dell’Universo.

  3. Sempre nell’immateriale, una volta raggiunti i bordi dell’Universo, essi continuano il loro corso invisibile nello spazio. Non credo che possano continuare il loro corso nello spazio al di là dell’Universo poiché non vi è più materia per contenerli.

A conclusione di questa prima osservazione, possiamo già comprendere due cose:
  • Un senso visibile nel materiale

  • Un senso invisibile nell’immateriale

Nel senso visibile, noi siamo nella terza dimensione. Nell’altro senso, noi ci troviamo nella quarta dimensione poiché appartiene all’immateriale. Poi, se facciamo continuare i raggi nello spazio, noi siamo in una quinta dimensione che non è più né materiale né immateriale.
Nel primo caso i raggi hanno una dimensione che non possiamo paragonare né calcolare dalla scala terrestre e matematicamente risolvere il problema posto: la soluzione della loro misura-lunghezza.
Nel secondo caso i raggi non hanno più dimensione poiché non possiamo conoscere la scala dell’Universo ed anche perché essi non continuano il loro corso che attraverso il nostro Spirito. In realtà, essi non esistono più dal momento in cui hanno raggiunto i lati del foglio di carta perché sono nel nostro spirito, in una dimensione di cui noi non conosciamo la lunghezza esatta e che devono percorrere, ma noi sappiamo che esiste.
Nel terzo caso, i raggi non hanno più dimensione perché lo spazio non può avere dimensione: non esiste.
Volendo approfondire il concetto di dimensione, possiamo affermare che essa è "una misura in linea retta"; tre sono le normali dimensioni dello spazio: lunghezza, larghezza e altezza, oppure larghezza, altezza e spessore. Esiste però un’altra dimensione di "cose create" e vale a dire la quarta dimensione che può essere denominata come la "dimensione della vibrazione".
Ogni cosa è in movimento e nulla è in riposo. Dunque ogni cosa vibra, dalla più bassa alla più alta manifestazione, il che avviene non solo a vari gradi di movimento, ma anche in diverse direzioni e maniere. Nella gamma delle vibrazioni, i gradi sono l’unità di misura sulla scala delle vibrazioni stesse; in altre parole i gradi della quarta dimensione. Tanto più è alto il grado nella gamma di vibrazioni, tanto più è alto il piano, e la manifestazione della vita che esso occupa. Da ciò deriva che il piano, pur non essendo né un luogo, né una condizione, possiede qualità comuni ad entrambi.
Ritornando al discorso, se osserviamo il comportamento del nostro spirito, comprendiamo che non può dividersi nelle idee che propone: resta lo stesso, cioè può evolversi bene sia nella terza dimensione, che nella quarta o nella quinta. Perché io credo che il nostro Spirito può essere ben materializzato quando serve la materia, ma bisogna rimarcare che tutto ciò che serve la materia, resta fondamentalmente legato per definire degli ordini che s’immaginano al di là della materia, ossia nelle dimensioni che non hanno più né spazio né tempo.
È con queste osservazioni che si costruisce la meccanica dello Spirito.
Perché una meccanica dello Spirito? Perché si prende lo Spirito come movimento dell’atomo d’idrogeno e, di conseguenza, dell’evoluzione chimica della materia ma anche come presenza immateriale che bisogna conoscere assolutamente.
Senza la conoscenza della meccanica dello Spirito, l’atomo d’idrogeno resta fermo nelle tre dimensioni e noi non possiamo concepire nient’altro. Bisogna anche penetrare nella quarta dimensione e comprendere il ruolo oscuro ma necessario.
Penso che per questo bisogna avere dei dati che non siano più presi sulla scala terrestre, ma al contrario su una scala dell’Universo e dello spazio, perché credo che lo Spirito non appartenga esclusivamente ad una terrestre e medesima convenzione scientifica, ma al di fuori della materia. Lo si può benissimo concepire senza materia; penso che lo Spirito sia sempre esistito e, in altre parole, prima della materia e del primo atomo d’idrogeno. Si comprende con ciò che se non fosse stato presente prima, niente si sarebbe messo in movimento e l’Universo non avrebbe mai avuto inizio. Non ci sarebbe stata nemmeno evoluzione.
In precedenza abbiamo affermato che il punto A, che noi immaginiamo come il centro dell’Universo, è la partenza della nostra riflessione. Se osserviamo questo punto nelle tre dimensioni, esso è il centro del foglio di carta e rappresenterà l’Universo-materia. Visto da questo lato, esso esiste ed è in tre dimensioni: così possiamo calcolare il suo ruolo anche nella lunghezza. Ora, se continuiamo la nostra osservazione, essa diviene particolare; siamo obbligati a lasciare il nostro pensiero tradizionale per entrare in un sito proibito. Concentriamoci perciò su alcuni punti importanti:
  1. Se dirigiamo i due raggi col nostro pensiero, essi vanno verso i limiti del nostro sistema solare.

  2. In seguito, essi vanno verso i limiti della nostra Galassia.

  3. Ancora, essi vanno verso i limiti del nostro Universo.

  4. Essi si perdono infine nello spazio, ma, allora, non c’è più dimensione.

È a questo punto che cessano di esistere. Una volta raggiunti questi limiti dell’infinitamente grande, possiamo, facendo un passo indietro, trovare altre dimensioni nell’infinitamente piccolo.
Il punto A, essendo costituito di materia, ha un centro di fronte a questa materia. Come tutte le materie, esse sono costituite da atomi. Perciò vi sono in questo punto altre dimensioni. Sapendo che un millimetro cubo di materia contiene circa 10 milioni d’atomi, questo punto diviene un Universo. Se consideriamo che ognuno di questi atomi ha un centro, in questo punto che noi prendiamo per il centro dell’Universo, ci accorgiamo subito che vi sono 10 milioni di centri. Ma se riflettiamo, ogni atomo, essendo composto di materia, ognuna di queste microatomiche particelle di polvere hanno anch’esse un centro. E andando dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, una cosa si precisa: sia da un lato come dall’altro noi rimarchiamo lo spazio che lo limita. È il medesimo, ossia attraverso questo punto si raggiunge il medesimo spazio, sia che noi andiamo al di là dell’Universo o al di là dell’atomo. Ritroviamo così uno spazio che non esiste, che non ha dimensione, in altre parole una dimensione talmente grande che non può esistere. Così i raggi B e C che partono dal punto A in direzioni opposte, terminano il loro corso raggiungendosi o meglio ricongiungendosi.
Si deve notare altresì che in tutte le strutture atomiche vi è uno spazio entro ogni nucleo e in ogni elettrone. Questo spazio, crediamo, gioca un ruolo importantissimo che vedremo in seguito perché è anche il suo rapporto costante che permette all’elettrone di non ricongiungersi al nucleo. Senza questo spazio, non ci sarebbero gli atomi. Si può affermare che questo spazio sia una delle basi dell’evoluzione. Se noi pensiamo, se prendiamo, almeno, gli atomi d’idrogeno, notiamo che essi hanno tutti il medesimo peso, in qualsiasi grandezza. Da questo fatto possiamo costatare che deve esserci in tutto il medesimo spazio e anticipiamo che questo spazio è il luogo dove si trova lo Spirito ed anche che si può paragonarlo all’atmosfera che si trova attorno ai pianeti.
Crediamo che non si possa andare più lontano nell’infinitamente grande che nello spazio; crediamo anche che non si possa andare più lontano nell’infinitamente piccolo che nell’atomo d’idrogeno.
Il pianeta Terra, che è un mondo per gli esseri umani; non è che un granello di polvere microatomico nello spazio. Se noi avessimo i piedi sulla Terra, le sue dimensioni ci apparirebbero rispettabili, ma se lasciassimo questa Terra per andare verso lo spazio, ad un certo momento questa Terra ci apparirebbe come un punto minuscolo e se noi continuassimo ancora, questo punto scomparirebbe completamente: ma è sempre un mondo.
Facciamo questo paragone per notare che quando noi siamo sulla Terra, essa ha delle dimensioni terrestri. Se noi ci allontaniamo, entriamo in un’altra dimensione, quella dell’Universo e bruscamente, da questo luogo, ci è impossibile dare delle dimensioni reali. Ma anche potremmo confrontarla, con un po’ d’immaginazione, alla definizione detta prima, definendo un punto-materia con i suoi atomi, 10 milioni per millimetro cubo, e in questo ragionamento la Terra può essere paragonata all’elettrone di un nucleo solare di un atomo d’idrogeno.
Sembra che in questo paragone si chiarisca una generalizzazione notevole. Se noi andiamo nell’infinitamente piccolo come nell’infinitamente grande, tutto si assomiglia stranamente. Come all’inizio dell’infinitamente piccolo noi troviamo un solo atomo d’idrogeno, nell’infinitamente grande ritroviamo sempre un atomo d’idrogeno moltiplicato per dieci milioni di volte.
Crediamo possibile sostenere che l’Universo non è composto, in definitiva, che da atomi d’idrogeno.
L’uomo che abita la Terra e tutto ciò che esiste su questo pianeta è in rapporto con la sua grandezza. Senza cadere nel fantastico, possiamo affermare che, se vi è una scala terrestre, esiste una scala in rapporto con l’Universo ed egualmente una scala in rapporto con gli atomi. Possiamo dire che esiste anche una dimensione all’interno degli atomi fino alle barriere dello spazio che non può esistere perché niente può fermarsi in lui.
È più che certo che altri pianeti, nell’Universo, hanno un sistema simile al nostro; ne esistono di più grandi, ma ne esistono anche di più piccoli. Ciò esiste in altre Galassie, distanti da noi milioni d’anni-luce. Se siamo stati obbligati ad impiegare gli anni-luce, è perché dovevamo calcolare delle distanze contenute nell’Universo e che non erano più in rapporto con la sua scala terrestre; così supponiamo che per ognuno di questi mondi vi sia sicuramente una scala in rapporto con la loro grandezza.
C’è da evidenziare che quando diciamo: "Tale Galassia si trova a quattro milioni di anni-luce dalla Terra", siamo in errore perché prendiamo come base la luce che percorre 300.000 Km il secondo. Ma questo chilometro non rappresenta ancora la scala terrestre? Siamo certi che questa luce, una volta nello spazio, non si comporti in un altro modo in tempo e in distanza?
Non si vuol dire certamente che è falso, ma pensiamo che dobbiamo trovare nell’Universo una ben altra ragione matematica. Bisognerebbe separare la nozione esistente sul pianeta Terra dal suo sistema solare e soprattutto dal suo Universo. Questa possibilità ci farà ottenere delle dimensioni distinte le une dalle altre. Ci sarebbero perciò tre sistemi matematici e potremmo aggiungere un quarto con il sistema atomico. Così tutte le conoscenze umane, scientifiche, non sono che i risultati dei rapporti tra la scala umana e la scala terrestre. Tutto ciò che si è potuto trovare scientificamente non può superare il piano terrestre. Dobbiamo pensare in un altro modo, in pratica lasciare tutto ciò che è umano e terrestre per andare sia nell’Universo sia nell’atomo-materia.
Non dobbiamo dimenticare che prima o dopo questo Universo e questo atomo, vi è ancora una dimensione possibile che nell’immateriale comprende tutte le scale dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, al di là dei due. Si può dire anche che, procedendo nelle ricerche, le varie teorie ci trasportano e ci allontanano sempre più da tutti i sentimenti scientifici, umani e di queste tre dimensioni. Abbiamo l’impressione che il mondo scientifico lavori come se non ci fosse che un solo pianeta abitato nell’Universo. Comprendiamo anche che l’uomo attuale non conosce ancora questo granello di polvere cosmica che lui abita da così lungo tempo e pensiamo che se non cambia il suo modo di pensare, rimarrà nell’errore, continuando nella sua verità.
Per affrontare il soggetto dell’evoluzione, bisogna convenire che dobbiamo ripensare metafisicamente da veri pensatori, senza il concorso delle matematiche e delle scienze, perché l’uomo, con la sua visuale puramente terrestre, racchiude lo Spirito dell’Universo in tre limitate dimensioni. Perciò proponiamo di restituirlo, con un ragionamento, alla sua vera dimensione che ha sempre avuto.
L’atomo d’idrogeno è la Dimora del Padre che è lo Spirito del Movimento dell’Universo.
Per meglio comprendere le suddette teorie, dobbiamo rinchiudere tutto ciò che conosciamo nei libri, e dimenticare ciò che ci circonda, tutto ciò che appartiene alle tre dimensioni terrestri per penetrare nel cuore dell’atomo e andare fino alla fine dell’Universo.
Nella costruzione dell’Universo, vi è, da un lato, l’atomo e, dall’altro, lo Spirito, il movimento, cioè il materiale e l’immateriale. Il materiale e l’immateriale sono paralleli: dunque tutto ciò che è visibile e manifestato, ha un movimento in un campo magnetico determinato. È ciò che esiste. Ma ciò che esiste ha il suo doppio proiettato nell’immateriale vale a dire nell’invisibile e nell’inesistente. L’atomo e lo Spirito sono inseparabili. Un atomo non può esistere senza lo Spirito che è il suo movimento. Essi sono la base fondamentale dell’Universo. Prima della formazione del primo atomo d’idrogeno, che doveva dare con la sua moltiplicazione chimica l’Universo-materia, tutto era immateriale. Ma per questo, tutto ciò che esiste, esisteva già in questo stato da sempre. La materia era dispersa in una dimensione che non aveva né principio né fine. È proprio così perché non vi era in questa dimensione né tempo né spazio; tutto era talmente disperso che tutto era invisibile; dunque immateriale. Il primo atomo d’idrogeno non esisteva ancora, mentre lo Spirito, che è immanente, esisteva da sempre.
È dunque lo Spirito che costituisce l’atomo, dandogli un movimento, perché l’atomo d’idrogeno è la Dimora dello Spirito. Quando lo Spirito si forma una dimora, è per l’eternità. Prima di questo primo atomo d’idrogeno, non c’era che un solo Spirito in tutto lo spazio; ora non c’è che un solo Spirito, ma è suddiviso tante volte quanti sono gli atomi d’idrogeno nell’Universo. E questo Spirito non si separa mai; così il primo atomo d’idrogeno è sempre in diretto contatto con l’atomo d’idrogeno che si è formato ai confini dell’Universo. Così è stato per un atomo d’idrogeno, poi per due, poi per quattro, poi per otto, poi per sedici... ecc.. L’Universo costituito si è esteso nello spazio senza principio né fine.
Lo spazio che esiste è quello occupato dall’Universo e dopo questo Universo che l’occupa, lo spazio non esiste ancora perché non è ancora occupato. Così in definitiva nell’Universo non ci sono che atomi d’idrogeno; tutti gli altri che compongono l’Universo-materia non sono che i prodotti di una moltiplicazione chimica. Con questo principio che è stabilito, il risultato dell’intervento dello Spirito è di dare il movimento ad una struttura atomica che permette la creazione del primo atomo d’idrogeno.


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