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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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[Aquila]

COME SONO PROGREDITE
LE INDAGINI

Dopo il grande sforzo compiuto dallo scienziato sovietico Leonid Kulik, le ricerche effettuate nel dopoguerra confermarono che la causa dell’esplosione era stata la caduta di un corpo celeste di notevoli dimensioni, probabilmente con un diametro compreso tra i 50 e i 100 metri. Innumerevoli spedizioni, altrettante analisi compiute sul posto e nei più sofisticati laboratori, hanno fornito risultati che hanno confuso la situazione, tanto che sino ad oggi nessun ricercatore si è potuto esprimere per esporre una soluzione definitiva. Sembra incredibile, ma è così. L’ipotesi più probabile resta la caduta di un corpo con caratteristiche un po’ d’asteroide, un po' di cometa. Naturalmente non sono mancate altre ipotesi, diciamo pure affascinanti, ma anche queste non hanno minimamente chiarito il fatto.
Vediamo intanto di riassumere la relativa storia scientifica avvenuta nel XX° secolo.
La prima fase della ricerca sull’evento della Tunguska può essere considerata quella compresa nell’intervallo che parte dal 1908 fino ad arrivare all’anno 1949. Nel 1908 comparvero le prime lettere dei testimoni che furono inviate all’Osservatorio di Irkutsk e comparvero i primi articoli sui giornali.
[Evgenij L. Krinov] Nel 1949 venne chiusa la prima fase con una pubblicazione dello scienziato Evgenij L. Krinov, che sintetizzava i risultati delle ricerche compiute da Leonid Kulik. Le conclusioni volevano spiegare il fenomeno mediante la collisione di un bolide, appartenente al nostro sistema solare, con il pianeta Terra che poteva essere un asteroide o una cometa.
La seconda fase può essere considerata quella compresa tra gli anni 1950 e il 1993. Furono ripetute le ricerche per trovare frammenti di meteorite e con risultati negativi. Tutti i dati raccolti furono analizzati al computer. Si poté stabilire l’altitudine in cui esplose l’oggetto e l’energia liberata sopra la taiga. In tale periodo il centro di ricerca sulla Tunguska si spostò da Mosca a Tomsk, dove fu costituito un gruppo interdisciplinare indipendente. Tale fase è stata caratterizzata dal pluralismo dei metodi scientifici, supportati dalle conoscenze sulla ricerca nucleare, da metodi matematici sofisticati sino alla termoluminescenza, proponendo ipotesi che sono andate dalla cometa alla possibile esplosione nucleare di un oggetto astronomico di natura sconosciuta. Uno dei risultati più considerati è stato quello dell’analisi spettrale che ha identificato elementi chimici dichiarati appartenenti alla materia dell’oggetto della Tunguska. Sono stati trovati elementi quali Itterbio, Europio, Tulio, Lantanio, Cerio, Sodio, Zinco, Piombo, Bario, Stronzio, Tantalio, Wolframio, Argento, Oro, Iridio, Nichel, Cobalto e Carbonio (grafite). Sono state scoperte sfere di silice fusa, analizzate di recente anche dal gruppo di studio del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna. È stato stabilito che la composizione di una microsferula contiene Ossido di Silicio al 67%, Alluminio 24%, Sodio 5%, Potassio 3%, Ferro 1%.
La terza fase della ricerca sulla Tunguska è in corso.
Nel 1994, si è svolta una conferenza internazionale a Krasnojarsk e in quell’occasione lo scienziato Vladimir Voroboyev si rivolse alla comunità scientifica internazionale per sottolineare l’importanza scientifica e culturale dell’enorme quantità di dati scaturiti dall’evento della Tunguska. Era perciò necessario creare una banca dati sul fenomeno, integrati da altre informazioni specifiche scaturite da altre branche della scienza. Sotto la direzione dell’accademico Anatoly S. Alekseev, Direttore del Centro di Elaborazioni Dati di Novosibirsk, l’organizzazione di una banca dati internazionale, definita "Tunguska Catastrophe", è iniziata ed è disponibile su Internet.
Prima di passare in rassegna tutte le ipotesi più significative proposte dagli scienziati, sempre per dare una spiegazione plausibile, è giusto rievocare le altre spedizioni succedutesi dopo la seconda guerra mondiale. Lo studio sulla Tunguska riprese nel 1950 allorché s’iniziò un’ampia ispezione aerea della zona devastata. Ne risultò una mappa fotogrammetrica dalla quale si evidenziava come il corpo avesse manifestato la sua furia dall’alto verso il basso, cosa che divenne ancora più chiara con gli studi del professor Cyrill Florensky, iniziati nel 1954. Egli confermò la disposizione radiale degli alberi abbattuti ed affermò che le cavità presenti non erano da mettere in relazione con l’evento del 1908. Si trattava semplicemente di cavità formatesi durante il disgelo del ghiaccio, un fenomeno ben conosciuto in terra russa col nome di "fosse termiche".
[Cyrill P. Florensky (1915-1982)] Cyrill P. Florensky (1915-1982), insigne planetologo russo, iniziò la sua carriera come assistente del grande scienziato Vladimir Vernadsky presso il laboratorio biochimico dell’Accademia delle Scienze di Mosca già nel 1935. Dopo la guerra intraprese lo studio della geochimica dei vulcani e dei gas naturali. Dal 1950 sino al 1960, Florensky organizzò numerose spedizioni nella Tunguska, confermando tutte le affermazioni di Kulik. Successivamente, con l’avvento dell’era spaziale, egli fu chiamato a studiare la composizione dell’atmosfera del pianeta Venere. Nel 1967 fondò l’Istituto per la Ricerca Spaziale presso l’Accademia delle Scienze Sovietica, organizzando il laboratorio di planetologia comparativa. Studiò pure la composizione chimica delle rocce lunari, utilizzando i campioni riportati sulla Terra dalle sonde Luna 16, 20, 24 e poi le caratteristiche del pianeta Marte.
Egli ha dato un notevole contributo nelle ricerche planetarie, tanto che è stato assegnato il suo nome ad un cratere della Luna e ad un nuovo minerale scoperto nei meteoriti.
Nel 50° anniversario dell’esplosione della Tunguska, Florensky e Krinov organizzarono una delle più ambiziose spedizioni portando con loro geologi, chimici, astronomi, fisici e l’importante ricercatore V. G. Fesenkov.
[V.G. Fesenkov] Costui stabilì definitivamente che il meteorite non avesse scavato un cratere nella palude e che quello naturale presente sul posto si fosse poi colmato. Fece effettuare dei sondaggi nel centro della palude stessa e si accorse che lo strato di ghiaccio, spesso 25 metri, non era stato spaccato. In quell’occasione inoltre la squadra di ricercatori si distribuì a ventaglio su un raggio di circa 80 Km, nella ricerca del cratere e nello stesso tempo per trovare eventuali minerali appartenenti al meteorite. Per l’ennesima volta non ne fu rintracciato alcuno.
Gli specialisti avevano già, verso la fine degli anni ’60, molta più esperienza sui meteoriti, soprattutto per il fatto di aver studiato assai dettagliatamente il meteorite Sikhote-Alin, caduto il 12 Febbraio del 1947 nella Siberia dell’Estremo Oriente, vicino al confine cinese. In quell’occasione il meteorite si disintegrò in numerosi frammenti che bucherellarono il terreno. Furono ritrovati all’incirca 200 crateri; il più grande misurava 26,5 metri di diametro ed aveva una profondità di 6 metri circa. Le testimonianze hanno riferito di aver visto una palla bianca di fuoco che si muoveva da nord a sud, lasciando una scia di scintille assai brillanti rispetto al sole mattutino. Fu notata una scia composta di una spessa nube e il suo passaggio fu accompagnato da un rumore assordante, seguito da uno scoppiettio simile a quello di un fucile automatico. Questa scia rimase nel cielo per parecchie ore. Nel giro di due settimane, la spedizione scientifica raggiunse il luogo dell’impatto e fu stimato che il meteorite avesse un peso di circa 1000 tonnellate. Come si può notare, i due fenomeni non si potevano assolutamente confrontare. Si poteva, nel caso della Tunguska, escludere però la presenza di un meteorite. Fesenkov riuscì a mettere sulla bilancia un’altra prova sfavorevole. Egli fece notare che la traiettoria dell’oggetto caduto nel 1908 avesse un moto retrogrado intorno al sole, superando così il moto terrestre e raggiungendolo di fronte. Secondo lui, sicuramente era una traiettoria improbabile e non naturale per un meteorite. La mancanza di un cratere dava poi a Fesenkov la prova schiacciante che non poteva trattarsi assolutamente di un meteorite. Egli, riferendo agli scienziati dell’Accademia delle Scienze di Leningrado nel 1958, propose con molta determinazione che nel 1908 una cometa fosse esplosa nel cielo sopra la taiga della Tunguska, liberando una quantità enorme d’energia nelle più diverse forme. Una simile teoria era sostenuta da due fattori importanti: la velocità dell’onda di pressione registrata presso l’Osservatorio Geodetico di Potsdam, con una velocità di 318 Km/sec, e la rapida diffusione di particelle cosmiche attraverso l’atmosfera.
Fesenkov descrisse il fenomeno cometario, asserendo che il corpo avesse attraversato velocemente l’atmosfera, perdendo massa fino a frantumarsi. In un secondo tempo si surriscaldò e si disintegrò rapidamente, provocando l’immane esplosione. Probabilmente la forte personalità scientifica di Fesenkov, unita alla voglia di voler dare una spiegazione, anche se non definitiva sul caso Tunguska, permise alla teoria cometaria di divenire un dogma.
[Fred J. Whipple] Anche il metereologo inglese Fred J. Wipple, già negli anni ’30, aveva suggerito che la causa dell’evento della Tunguska fosse stata proprio una cometa che per la prima volta era caduta sul pianeta.
Fesenkov riteneva, inoltre, che le numerose notti luminose, verificatesi in una vasta zona del pianeta, avessero origine dalla polverizzazione della cosiddetta coda. La storia ci ricorda che le comete sono state interpretate come messaggeri cosmici, portatrici di morte, d’ammonimenti divini, distruzioni, disastri, crolli d’imperi ed anche come la fine del mondo.
Una cometa che cos’è in realtà? La nostra scienza non sa cosa sia e quale compito svolga nel sistema solare o nella galassia. Normalmente le comete ruotano attorno al Sole con orbite ellittiche ed in maniera molto occasionale si avvicinano alla Terra. Appaiono ad intervalli regolari, che possono variare da alcuni decenni a qualche secolo, in base proprio alle rispettive orbite. Si sa che sono costituite da un nucleo, intorno al quale si sviluppa una nuvola chiamata chioma e si allunga in una lunga e luminosa coda che può raggiungere milioni di chilometri.
Nel 1949 lo studioso americano Fred L. Whipple propose un modello per il nucleo che prevedeva una composizione assai particolare detta a "palla di neve sporca" e formata da acqua, metano e ammoniaca solidi, misti a silicati e a composti del carbonio.
Recentemente però le cose stanno cambiando. Si sta affermando che le comete possono essere i veicoli che trasportano la vita. Ora c'è una prova definitiva dato che i ricercatori stanno studiando la polvere della cometa Wild-2, che è stata riportata sul nostro pianeta dalla sonda della NASA Stardust nel gennaio 2006. Sui granuli di polvere della chioma della cometa sono state trovate tracce di ammine e molecole costituite da lunghe catene ricche di carbonio che è l'elemento fondamentale su cui si basa la vita. Tali concetti sono stati resi noti dal Direttore dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Istituto Nazionale d'Astrofisica, il dottor Luigi Colangeli. Coloro che invece hanno ascoltato le dichiarazioni del contattato con gli extraterrestri, il signor Eugenio Siragusa, queste cose le avevano apprese da parecchi decenni. Del resto le comete comete sono state sin dall’antichità uno dei fenomeni astronomici più seguiti a causa della loro spettacolarità.
Fino al XVII° secolo scienziati e astronomi disputarono a lungo sulla loro reale natura. Bisognerà aspettare Halley e Newton per avere la dimostrazione che le comete sono corpi celesti che girano attorno al Sole similmente ai pianeti. Le comete appaiono in modo spettacolare solo quando passano in prossimità del Sole, mentre quando sono nelle più remote lontananze delle loro orbite eccentriche non sono visibili, perché sono troppo piccole e perché riflettono insufficientemente la luce solare. Le comete si possono perciò osservare solo in piccoli tratti delle loro orbite corrispondenti ai rispettivi passaggi visibili nel cielo notturno.
Pur se la scienza ufficiale non ci ha fornito delucidazioni in merito, possiamo sapere la sua vera funzione? Attingendo da messaggi extraterrestri, si può affermare che la cometa sia il mezzo attraverso il quale un sistema vivente macrocosmico (un sistema solare), riceve un’informazione genetica o un completamento genetico per rigenerarsi o per mutare. Si parla spesso d’evoluzione ma nessuno ricorda che è una legge universale. Una delle tante leggi che governano la vita nelle sue molteplici espressioni e forme. Si ricorda che le galassie, i sistemi solari e quant’altro esiste nell’infinito spazio cosmico, scaturiscono dalla perfettissima ingegneria genetica dell’Intelligenza che presiede il continuo divenire del Tutto, uomo compreso. Sarebbe il tempo che l’uomo del pianeta Terra si rendesse finalmente conto che gli innesti, le mutazioni frequenziali che propongono i complessi mutamenti nei vari piani dimensionali, sono sempre esistiti sin dal principio. In tale situazione le comete o meglio gli "Zoidi Cosmici", hanno una specifica funzione nell’economia creativa. Le comete non vengono per caso: portano con sé un programma causale ben preciso e caratteristico, mirante a strutturare o ad influenzare secondo l’idea dell’Intelligenza Onnicreante. Sarebbe bene che gli uomini terrestri, o meglio gli scienziati, la smettessero di offendere tale Intelligenza affermando che la cometa è composta di ghiaccio sporco. La cometa è una cosa seria, molto seria, tanto che ingloba un messaggio assai importante per i sistemi solari, per i vari pianeti e per gli esseri viventi che li abitano.
Vediamo innanzi tutto di conoscere lo Zoide Cosmico nel proprio aspetto strutturale. La parte permanente della cometa è composta di un nucleo o una serie di nuclei dove risiede la genetica informativa. La chioma è una parte effimera che compare soltanto quando il nucleo si avvicina al sole. La coda è la seconda parte effimera che si sviluppa per vari milioni di chilometri, sempre in direzione antisolare, ed è provocata dal cosiddetto vento solare, un flusso di particelle ad alta velocità (circa 400 Km/sec) che fluisce in continuazione dall’atmosfera solare allontanandosi da esso. Essa è composta d’idrogeno gassoso e polvere cosmica. Infine troviamo l’alone, un immenso involucro d’idrogeno che avviluppa ogni cosa della cometa. Tutto ciò è una dimostrazione di che cosa è una cometa nel piano tridimensionale ma non si limita solo a questo la sua natura. Le possibili orbite cometarie possono essere di tipo ellittico, parabolico ed iperbolico con piani orbitali in ogni caso inclinati rispetto a quelli dei pianeti. Le comete, raccolte nella cosiddetta "Nube di Oort" (dal nome dell’astronomo che ne studiò l’origine) o nella "Fascia di Kuiper" (zona compresa tra l’orbita di Urano e Nettuno), sono spinte di tanto in tanto in direzione del sole, per questo alcune di loro possono diventare periodiche, mentre altre possono scomparire nell’astro o ritornare negli spazi esterni. Vediamo allora come può intervenire uno Zoide Cosmico su un sistema vivente macrocosmico.
Il primo caso riguarda la formazione di un sistema solare: lo Zoide, girando attorno ad una Supernova (un ammasso d’energia cosmica con prevalenza d’idrogeno puro), feconda tale Ovulo Cosmico, generando, dopo un’esplosione impressionante a forma di croce, un nuovo sistema solare. Il sistema quindi può possedere uno o più Soli e tutto ciò è in relazione con il numero di nuclei presenti nella cometa.
Un secondo caso è quello in cui lo Zoide si infrange nel Sole. È un evento straordinario che realizza la trasmissione diretta di un’informazione genetica o un complemento genetico, per rigenerare o per far mutare il sistema vivente macrocosmico. La cometa "Shoemaker-Levy", abbattutasi su Giove nel 1994 dopo essersi spezzata in almeno 20 frammenti, ha fecondato questo buco nero (giacché inizialmente era un Sole), trasferendo le necessarie informazioni per dare inizio alla mutazione del nostro sistema solare. Tale innesto avvenuto su Giove potrebbe fecondare una nuova dinamicità solare che lo porterebbe alla riaccensione e quindi alla possibile convivenza di due sistemi solari paralleli.
Nel terzo caso, attraverso la sua periodicità, lo Zoide, passando nelle vicinanze del Sole, lascia parte della sua quantità di moto all’astro stesso, con conseguenze notevoli sulla vita in genere. Simili conseguenze sono dovute all’aumento delle frequenze vibrazionali della luce emessa che si rifletterà su tutti i pianeti, ma soprattutto sugli esseri viventi e sull’uomo innanzi tutto.
Per concludere vorrei ricordare che nel 1997 è passata nel nostro sistema solare la cometa "Hale-Bopp" che ha iniziato la vita biologica su Io ed Europa, i due satelliti di Giove già studiati dalle sonde artificiali terrestri, le quali hanno subito rilevato che su questi due satelliti naturali è apparsa l’acqua e l’atmosfera.
Nel caso della Tunguska, a parte le ipotesi espresse dai vari ricercatori, l’oggetto in questione non si può assolutamente associare con un bolide cometario visto quanto sinora detto. Meteore, associate con orbite cometarie, inoltre non hanno mai raggiunto il suolo. Si deve porre poi l’accento sul fatto che in quel periodo nessun osservatorio astronomico denunciò la presenza di qualche cometa che girovagava nel nostro sistema solare. Nonostante questo, Fesenkov fu uno dei più ferventi sostenitori della causa cometaria, la cui teoria si può riassumere in quattro punti fondamentali:
  1. L’assenza di tracce di un grande corpo che abbia effettivamente colpito il territorio sembrerebbe escludere l’ipotesi della presenza di un meteorite che, viaggiando a velocità relativamente bassa al momento dell’impatto, non avrebbe avuto sufficiente energia cinetica per causare la distruzione osservata.

  2. Egli era convinto che il fenomeno degli splendori celesti, osservati in Asia Centrale e nell’Europa nord-occidentale, la prima notte dopo l’esplosione (e non solo), fosse il fattore più importante per determinare la natura dell’oggetto. Il fenomeno è stato spiegato all’opinione scientifica con la penetrazione di qualche forma di materia spaziale all’interno dell’atmosfera terrestre. La scia di polvere che normalmente accompagna una cometa potrebbe giustificare tale teoria.

  3. Fesenkov ha messo in risalto che le comete viaggiano con moto retrogrado (in pratica in senso orario) attorno al Sole o in senso opposto al moto attorno alla Terra. Ciò significa che la collisione tra due oggetti che viaggiano in direzioni opposte è più distruttiva rispetto al caso in cui essi procedano nella stessa direzione.

  4. Data l’enorme quantità d’energia liberata, Fesenkov suppose che la sua "cometa" dovesse avere una massa compatta, con densità cinque volte superiore a quella dell’acqua e con un diametro di circa 70 metri. Si doveva trattare sostanzialmente di un corpo abbastanza denso ma molto piccolo, capace di non perdere eccessivamente la sua velocità iniziale.

Da codesta rassegna si può già notare come le considerazioni finora esposte facciano parte del cosiddetto sistema della "coperta corta" e, in altre parole, se alcune di queste teorie possono facilmente essere giustificate, molti contenuti sanno di una forzatura che la stessa scienza di tipo galileano non potrà mai accettare.


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