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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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[Aquila]

LA PROBABILE
SUCCESSIONE DEI FATTI

Nel dare una spiegazione dei fatti accaduti nella Tunguska, ci si basa su un fatto reale: la presenza in una zona del nostro pianeta, nella Siberia Orientale, di un insediamento di origine extraterrestre. È un fatto innegabile anche se può sembrare, a tutta prima, un riferimento fantastico. L’ipotesi successiva è che quei coloni extraterrestri non siano venuti per caso e soprattutto che abbiano costruito dei sistemi particolari per difendere il pianeta Terra dal pericolo che sarebbe potuto scaturire dall’incontro con asteroidi di grande mole, capaci anche di distruggerlo. Ma da dove venivano? Qualche tempo fa, esattamente nel 1991, ebbi la possibilità di leggere un loro messaggio, nel quale la civiltà extraterrestre sottolineava, per l’ennesima volta, la congiura del silenzio messa in atto da tempo immemorabile sul nostro pianeta:

"Abitanti del pianeta Terra, non sperate che i potenti del dominio temporale e politico vi diano conoscenza su 'chi siamo, da dove veniamo e perché visitiamo il vostro pianeta'. Il potere temporale e quello politico temono la verità e, così come avvenne circa 2000 anni or sono, la ridicolizzano, la occultano, affinché rimanga salda l’ignoranza sulle conoscenze che potrebbero rendere libero, ma libero davvero, l’uomo. Non sperate nemmeno nei mass-media e in quanti detengono il potere informativo; anche costoro fanno parte della congiura del silenzio, con ordini ben precisi atti a screditare e a deformare le valide e molteplici testimonianze, passate e presenti, della nostra presenza sul vostro pianeta... La nostra missione ubbidisce alla suprema legge onnicreante del Padre glorioso che è nei Cieli e i nostri comportamenti non sono animati da nessuna forza impositiva. Abbiamo solo il permesso di offrirvi la reale verità di Colui che chiamate 'Signore, Dio, Iddio' e di avvertirvi che il tempo che Egli si era riservato è venuto. Sappiate che la sua infallibile giustizia è lenta, ma inesorabile per tutti coloro che disubbidiscono alle sue leggi..."

È un linguaggio preciso, spirituale, consapevole del programma divino, anche carico di profonde verità verso cui bisogna impegnarsi a fondo per evolversi, per migliorarsi. Queste verità non escludono però che coloro i quali vogliono approfondire e conoscere meglio la loro civiltà, almeno per quello che c’è concesso, possono farlo.
All’incirca 75 milioni di anni fa (secondo la determinazione attuale del tempo) il pianeta Terra, ancora in fase evolutiva, si trovava nell’orbita dell’attuale pianeta Venere e quest’ultimo in quella del pianeta Mercurio, all’epoca non ancora esistente. Nel nostro sistema solare in pratica tutti i pianeti occupavano orbite totalmente diverse da quelle attuali e ciò a causa della presenza di un pianeta chiamato Mallona o Lucifero, che oggi non esiste e del quale è rimasto soltanto un numero enorme di asteroidi.
È noto che gli anelli di Saturno e i numerosissimi asteroidi che orbitano tra Marte e Giove, appartengano ad un pianeta che ha subito una disintegrazione a causa dello scoppio di grossi giacimenti nucleari nel sottosuolo. È per questo motivo che gli scampati del pianeta Mallona, con numerosissime astronavi, attraversarono lo spazio per giungere sul pianeta Terra. Molti altri scampati raggiunsero anche i pianeti Marte, Venere, Saturno ma non sopravvissero. La Terra, un pianeta ancora molto giovane e in via di sviluppo, era all’epoca popolata da enormi sauri e dall’uomo primitivo, perciò non era del tutto ospitale ai nuovi venuti; oltretutto non erano equipaggiati adeguatamente. Ma quello era un provvisorio e provvidenziale riparo, dato il momento disperato, per gli esseri di Mallona. Creature d’ambo i sessi credevano, infatti, di trovare sulla Terra una temporanea sistemazione nell’attesa degli eventi. Il tempo del peggio era oramai prossimo e mentre sul pianeta agonizzante milioni d’altre creature attendevano la salvezza, una visione apocalittica e con un immenso bagliore a croce colpì l’atterrito sguardo degli scampati. Il cielo era terso e pauroso. Una cellula dell’Universo era stata uccisa dall’uomo ribelle, disubbidiente alle Leggi del Cosmo. Una grave colpa che non poteva essere facilmente cancellata e che il Cosmo punisce severamente. Il caos in tutto il sistema solare divenne di enorme portata e molti altri pianeti, Terra compresa, rischiavano di essere spinti fuori dal proprio equilibrio. Il Sole vibrò fortemente lasciando sfuggire dalla propria superficie un’enorme massa di materia incandescente che si assesterà poi in un’orbita vicinissima ad esso e che noi oggi chiamiamo Mercurio. La Terra, Marte, Venere e tutti gli altri pianeti del sistema solare ricevettero enormi urti, mentre i giganteschi macigni del pianeta distrutto si diressero in tutte le direzioni dello spazio siderale. Molti di questi piccoli mondi trovarono definitivo assestamento orbitando nelle immediate vicinanze del pianeta Saturno. Lo sconvolgimento del sistema solare fu disastroso e il pianeta Terra, questo mondo d’azzurro manto, subì, oltre agli urti, lo spostamento dell’asse polare e quindi di tutti gli effetti di questa non meno disastrosa causa. Eruzioni, sollevamento e abbassamento della crosta terrestre, invasione pazzesca delle acque, movimenti tellurici di vasta portata.

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Vista parziale del Sistema Solare prima della catastrofe.

Gli esseri che in essa avevano cercato una temporanea dimora per avere salva la vita, vennero decimati e i loro mezzi in sosta completamente distrutti e vangati dalla terra e dalle acque in movimento. I superstiti non furono molti; oramai la lotta per la sopravvivenza divenne disperata e le loro menti, sconvolte dall’immane sofferenza psichica, provocarono il completo annullamento della loro personalità. Gli occhi sbarrati dal terrore furono le cose che rimasero nell’immane desolazione che li circondava. Gli infelici esseri che sopravvissero a tanta sventura, ebbero dinanzi a loro un pesantissimo bagaglio d’enormi sacrifici da portare lungo il nuovo cammino della loro esistenza. Passò molto tempo ma il ricordo di essere venuti dal cielo non li abbandonerà mai. Dopo una temporale ed apparente sistemazione nella nuova dimora, gli esseri di Mallona, scampati dal disastro cosmico a causa della loro diabolicità umana, impattarono con la specie terrestre e primitiva che il pianeta in quel momento ospitava. In seguito questi esseri malloniani non riuscirono a sopravvivere sul nostro pianeta a causa dei continui assestamenti del geoide ma soprattutto per la frequenza vibrazionali del pianeta, ancora molto bassa, e per la pressione atmosferica assai elevata. Coloro che restarono, morirono per emorragia cerebrale. Anche il popolo di Marte, in quel tempo duramente provato dalla catastrofe, subì la scomparsa di un terzo della sua civiltà. Mentre milioni e milioni d’esseri marziani perivano nel gorgo infuocato della reazione ipertensiva geologico-strutturale che l’esplosione del pianeta vicino aveva provocato, la coscienza vitale dei sopravvissuti programmava la rigenerazione della razza e il conseguente salto qualitativo che quella dura selezione aveva permesso. L’esplosione fisica del pianeta Mallona, di cui le prime colonie terrestri non furono che un residuo, provocò la grande catastrofe che nella storia marziana è ricordata come l’origine del tipo attuale d’evoluzione che stanno conducendo. Da noi quest’evento è ricordato invece come il Peccato Originale.
Ripeto: simili conoscenze sono arrivate direttamente dalla civiltà extraterrestre. Dico questo perché non vorrei essere considerato un emulatore di Giulio Verne, quando il suo interesse scientifico e il suo umorismo gli permisero di produrre un’opera attraente, dal titolo: "La caccia al meteorite".
È un’opera postuma del gran romanziere francese, i cui protagonisti sono due astronomi dilettanti, rivali tra loro, che in una piccola città americana scoprono contemporaneamente il roteare di un bolide intorno alla Terra. In breve, viene accertato che il bolide è composto tutto d’oro: avrebbe avuto un valore enorme, dopo che fosse caduto sulla Terra in modo da poter essere utilizzato. Da Parigi, valendosi dei propri studi sulle relazioni tra materia ed energia, il geniale quanto bizzarro Zefirino Xirdal riesce a far sì che il preziosissimo meteorite cada su un determinato punto della Groenlandia, proprio in una zona da lui precedentemente acquistata.
È interessante notare, a tal proposito, che un enorme meteorite, di almeno quattro milioni di tonnellate, si sia schiantato il 9 Dicembre 1997 sui ghiacci appunto della Groenlandia, provocando una nube di vapore che si è sollevata per un’altezza di circa 120 Km ed è rimasta visibile per almeno 26 ore. I giornali hanno riportato immediatamente la notizia, paragonando l’accaduto proprio all’evento della Tunguska del 1908, ma anche in questo caso la somiglianza dei due avvenimenti non è altro che una forzatura.

Ritorniamo ora all’evento.
La mia ipotesi parte da un presupposto ben preciso e vale a dire che l’oggetto in questione fosse un meteoride. La convalida l’ho avuta con il ritrovamento sia della sfera rocciosa sia della presenza di una folgorite nella zona dell’epicentro principale. Il meteoride doveva avere inoltre delle dimensioni notevoli, e qui concordo con il professor Fesenkov, il quale nel 1961 ipotizzò un diametro di circa 233 metri.
Pensiamo per un momento ad un aereo di linea che vola ad un’altezza di 8-10 Km dalla superficie terrestre: appare ben piccolo pur avendo un’apertura alare di 60 metri come, ad esempio, il Boeing 747. Certamente oggi, alla soglia del terzo millennio, siamo abituati a vedere volare sui nostri cieli parecchi di questi aerei, accompagnati dalla classica scia bianca, ma all’epoca non si conosceva nulla del genere e se i testimoni hanno raccontato cose incredibili, è perché la sua grandezza era assolutamente da ritenere eccezionale. Per quanto riguarda la traiettoria, anche in questo caso si può pensare che l’oggetto potesse essere arrivato da qualsiasi parte. Nel momento in cui passò sotto l’influenza del raggio d’antimateria, la traiettoria subì probabilmente una deviazione verso est e percorse lo spazio finale, prima di essere disintegrato completamente, a zig-zag. Con ciò si possono spiegare le esplosioni successive, di cui l’ultima fu la più devastante e la più osservata. L’effetto del raggio di "antimateria" è pressoché istantaneo. Il fatto che abbia lasciato dei residui solidi è, secondo me, un’ulteriore prova della consistenza dell’oggetto.
La folgorite della Tunguska poi è assai diversa nella struttura da quella provocata da un fulmine di natura terrestre. Come si può notare è un cilindro vuoto senza deformazioni particolari e senza materiale superfluo che fa pensare all’azione di un raggio invisibile e di natura "artificiale". Nel confronto poi con folgoriti provenienti da tutto il pianeta, l’evidenza è ancora più netta.
Inoltre l’oggetto, sottoposto a questa sconosciuta forza, si disintegrò nella forma atomica elementare, come può essere l’atomo d’idrogeno. La conseguenza di tutto ciò fu la disgregazione della maggior parte della materia, costituente l’enorme masso roccioso, in un’immensa nuvola di gas idrogeno che s’innescò, in più riprese, per attrito e risonanza.
L’azione del raggio d’antimateria ha sicuramente comportato l’emissione di radiazioni, anche nel visibile, che ha contraddistinto la dinamica dell’evento ma anche gli effetti postumi come l’influenza sulla genetica delle specie vegetali e probabilmente anche su quelle animali presenti sul luogo dell’evento.
La personale analisi sull’oggetto della Tunguska porta alla conclusione che esso fosse un asteroide roccioso.
Il ritrovamento del "sasso di John" è un appoggio non indifferente per questa teoria, corroborata dalla testimonianza del rivoluzionario T.N. Naumenko che ha descritto l’oggetto in una forma materiale. Ci sono altre prove quali il ritrovamento di sfere rocciose, aventi un volume consistente e del tipo folgoriti non "naturali", ritrovate nei pressi dell’epicentro. Ci sono poi le microsferule silicee, ritrovate sempre nei pressi dell’epicentro principale, che confermano la possibilità che si sia trattato di un oggetto roccioso. Infine ci sono i vari metalli, appartenenti alle terre rare, distribuiti uniformemente lungo il "corridoio" della traiettoria del bolide.
I modelli matematici poi, proposti da vari ricercatori, hanno potuto dare un contributo significativo sulla disgregazione dei meteoriti in atmosfera. Si possono citare le pubblicazioni di C.F.Chyba, P.J.Thomas, K.J. Zahnle, avvenuta sulla rivista "Nature" nel 1993, come pure quella di J.G. Hills e M.P. Goda, sempre pubblicata nel 1993 e poi lo studio del ricercatore russo S.S.Grigoryan del 1998.
Il ricercatore statunitense Christopher Chyba della NASA, sostenuto pure dagli altri due colleghi Jack Hills e Patrick Goda del laboratorio di Los Alamos, è arrivato alla conclusione che l’oggetto della Tunguska doveva essere stato proprio un meteoride roccioso. Hills e Goda hanno aggiunto poi che il 90% del meteoride si sarebbe disintegrato nell’esplosione, mentre la parte restante si sarebbe polverizzata in frammenti dei quali quelli minutissimi si sarebbero sparpagliati in un’area non più grande di due chilometri quadrati.
Lo studioso italiano Luigi Foschini ha pubblicato (1999) su "Astronomy and Astrophisics" una soluzione per descrivere le caratteristiche dell’oggetto. Basandosi sulle considerazioni e sulle analisi effettuate dal ricercatore israelita Ben-Menahem, che è partito dall’onda d’urto del sisma generatasi nell’esplosione, egli è arrivato ad alcune conclusioni come, ad esempio, che l’oggetto in questione fosse un asteroide roccioso del diametro di circa 60 metri. In sintesi, ecco le caratteristiche proposte e descritte in questo suo studio:

Latitudine   60° 55’ N
Longitudine 101° 57’ E
Altezza Esplosione     8,5 Km
Energia Liberata   12,5 Mton
Massa 4x108 Kg
Velocità 16,5 Km/sec
Inclinazione          3°
Azimuth       115°

È mia opinione che tutti questi modelli matematici riguardino l’oggetto nella sua fase finale, che è stata la più spettacolare e terrificante nello stesso tempo. Credo inoltre che questa forma nuova di reazione nucleare, definita antimateria secondo una determinazione linguistica non terrestre, abbia comportato alcuni effetti principali:
  1. Disgregazione probabile di oltre il 90% del meteoride, con trasformazione della materia costituente in un elemento predominante come l’idrogeno.

  2. Disgregazione del probabile restante meteoride con formazione di microsferule, folgoriti, sfere rocciose di un certo diametro, elementi delle terre rare.

  3. Tempesta magnetica locale di notevole potenza.

  4. Produzione di una forte quantità di calore e di luce.

  5. Impressionante esplosione finale dell’idrogeno prodotto e conseguente onda d’urto.

  6. Mutazioni genetiche sulle zone colpite da onde particolari e "dure".

  7. Incremento della termoluminescenza.

Concordando con il professor Rubtsov, credo perciò che l'esplosione principale sia stata accompagnata da alcune altre.
In base a tutta la documentazione scientifica acquisita, alle dichiarazioni dei vari testimoni, ai due eventi similari accaduti nei territori limitrofi della Tunguska, cerco di ricostruire l'accaduto partendo dal presupposto che da terra sono partite quattro sfere di energia che hanno colpito in sequenza il meteoride. Per questo motivo i testimoni hanno dato numerose interpretazioni dell'oggetto che scendeva dal cielo, confondendolo con queste sfere che salivano verso l'alto.
Sono convinto pertanto che sotto il terreno della Siberia Orientale esistano almeno quattro generatori, fantascientifici per noi, che attingono l'energia direttamente dal magma incandescente e fluido del nostro pianeta. Essi dovrebbero essere collegati tra loro ed il mezzo usato per il trasporto energetico è sicuramente il quarzo, sotto forma di tridimite poiché la temperatura del magma supera gli 870°C. L'energia assorbita potrebbe rielaborarla un apparato di forma geometrica precisa che la trasforma in una specie di materia chiamata, dalla nostra scienza, "cluster". Tale materia è composta di raggruppamenti costituiti da un numero di atomi variabile e compreso tra 10 e 1000.
Il concetto nasce dal fatto che le ricerche degli scienziati terrestri dimostrano che i "cluster", quando si organizzano in grandezze particolari, assumono una forma pressoché sferica e sono elettricamente neutri.
Lo stesso discorso si può ripetere per le proprietà magnetiche di questa forma associativa, giacché sono anomale e, in altre parole, non si ritrovano né nella materia classica né in altre forme di aggregazione atomica.
Per quanto riguarda l'ubicazione dei quattro emettitori, credo che siano posti, grosso modo, sul meridiano 113° e sul parallelo 63°. Ammettendo che il centro di tale apparato sia originato dall'incrocio di queste due linee, i quattro generatori si trovano a circa 270 km di distanza da esso e disposti a 90° tra loro.
Credo infine che le cuspidi, parti terminali dei generatori, siano tutte collegate tra loro e che siano disposte in forma geometrica, relativamente distanti e in un numero anch'esso ben preciso se ci rifacciamo al concetto espresso dalla geometria sacra.
Sono convinto, infine, che siano presenti anche altri due generatori di minor potenza energetica che possono intervenire in casi particolari.


Disposizione dei quattro generatori presenti nella Siberia orientale e numerati secondo la sequenza delle emissioni delle sfere energetiche.

Esposta la suddetta ipotesi, cerco di riepilogare la dinamica dell'evento accaduto all'inizio del XX° secolo nella Tunguska.
Il meteoride (per semplificare lo immagino con struttura quasi sferica) inizialmente aveva un diametro intorno ai 200 metri e viaggiava, nella nostra atmosfera, intorno ai 13 km/sec. Ebbe il primo impatto con la sfera energetica quando si trovava a circa 20 km di quota ed a circa 500 km dall'epicentro dell'esplosione finale.
La linea di discesa dell'enorme masso roccioso la ipotizzo intorno ai 35° rispetto all'orizzonte. L'enorme macigno fu colpito sulla parte sinistra, se guardiamo il fenomeno da sud a nord, disintegrando una parte di esso e deviando il restante verso destra. Secondo molteplici testimonianze, la sfera energetica potrebbe aver avuto un diametro di almeno 60 metri.
Il successivo impatto, scaturito dalla seconda sfera energetica, avvenne ad una quota presunta di 13 km (distanza dal ground zero di circa 150 km): in questo caso il meteoride fu colpito sulla parte destra, subendo una notevole deviazione, rallentandone la velocità della parte restante (circa 6 km/sec) e diminuendone il diametro a circa 120 metri, disintegrando perciò buona parte di esso. Si ebbe formazione principale di idrogeno che esplose.
Dopo tale disgregazione, il meteoride fu colpito dalla terza sfera energetica, questa volta ancora da sinistra, che produsse una deviazione verso destra della parte restante. Si formòidrogeno che esplose ad una quota di circa 10 km. Il macigno aveva ancora un diametro di almeno 100 metri e viaggiava a circa 3 km/sec. A questo punto, molto probabilmente, si divise in altri due meteoridi: il primo superava il diametro dei 70 metri mentre il secondo raggiunse gli 8-9 metri.
È probabile che nella caduta libera il meteoride più piccolo si sia frammentato in parecchi meteoriti, di cui il "masso di John" è tuttora la testimonianza più valida per una simile tesi.
Il masso rimanente, di oltre 70 metri, invece fu investito frontalmente, ad una distanza da terra di circa 8,5 km, dalla quarta sfera energetica e fu disintegrato quasi completamente. In quel momento esso viaggiava alla velocità di circa 1,5 km/sec. Si generò una quantità enorme d'idrogeno che determinò la catastrofe descritta e che avvenne dopo la disintegrazione naturale del meteoride più piccolo.
Inoltre, l'energia della sfera creò potenti scariche elettriche che portarono alla formazione delle folgoriti, delle sfere rocciose, delle microsferule silicee, di elementi delle terre rare e di tutti gli altri effetti descritti all'inizio.

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Il grafico mostra in sintesi ciò che probabilmente accadde in quel fatidico 30 Giugno 1908.


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