
IPOTESI EXTRATERRESTRE
Vista la difficoltà nel dare spiegazioni credibili, si pensò di risolvere il problema cercando la causa altrove, vale a dire attribuendo tutto ciò al fenomeno extraterrestre. Il primo studioso a diffondere una simile ipotesi è stato il russo Alexandr Kazantsev poco dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Il fatto che la popolazione terrestre avesse preso coscienza della devastante e terrificante tragedia, provocata dallo scoppio di due bombe atomiche in terra giapponese il 6 e 9 Agosto 1945, indusse Kazantsev ad associare il disastro della Tunguska con un’esplosione nucleare causata da un’astronave extraterrestre. Egli ha raccontato: "Ho cominciato ad occuparmi del problema nel 1945 dopo le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Lessi, come tutti, i resoconti di quei primi bombardamenti nucleari: la vampata di calore, la nube a forma di fungo, la pioggia nera che cadeva sulla zona devastata. Erano gli stessi effetti narrati dai siberiani che, nel 1908, assistettero all’esplosione della Tunguska." Rilesse attentamente tutti i resoconti sulla ricerca condotta da Kulik. Rimase sconcertato dal fatto che furono setacciate tonnellate e tonnellate di terra alla ricerca di frammenti di meteoriti e, nonostante la mappatura aerea dell’area, non si trovò nulla, nemmeno un piccolo indizio.
Kazantsev descrisse le sue deduzioni su un racconto di fantascienza, pubblicato nel 1945 sulla rivista "Intorno al Mondo" (Vokrug Sveta). Sostenne la tesi che l’esplosione della Tunguska fosse stata provocata da un’astronave extraterrestre a propulsione atomica. Ciò chiariva soprattutto il fatto che non fossero rimasti residui. Essendo il misterioso oggetto esploso in aria, l’ipotesi spiegava inoltre il perché non si fosse formato alcun cratere. Naturalmente codesta eventualità fu rigettata dalla scienza ufficiale, pur avendo causato accese discussioni ancora oggi non sopite.
Devo aggiungere che sull’argomento extraterrestre Kazantsev non fosse uno sprovveduto, tanto è vero che è stato l’unico studioso a possedere delle statuette Dogu, donategli dal governo giapponese nel dopoguerra. Queste raffigurano stranissime immagini di umanoidi scafandrati, elaborate nel periodo Jomon e ritrovate nelle regioni dell’isola centrale di Honsu in Giappone. Kazantsev ha dichiarato che tali statuette stessero rappresentando degli astronauti che atterrarono su quelle terre durante l’età della pietra. Fatto curioso è che molti dispositivi ivi raffigurati hanno dato lo spunto, anche alla NASA, per adottare gli stessi accorgimenti tecnici sulle tute spaziali dei nostri astronauti.


Una delle statuine Dogu donate allo studioso Kazantsev dal Governo giapponese. È una testimonianza della presenza extraterrestre nel nostro pianeta.



L’autore in compagnia dello studioso A. Kasantsev nella sua abitazione moscovita. La foto risale al 1991.

La sua ipotesi fu aspramente criticata e gli unici scienziati di un certo peso che l’appoggiò furono Felix Zhigel, docente all’Istituto di Aeronautica di Mosca, l’ente governativo che addestrava i cosmonauti sovietici e noto "cacciatore" di UFO, e Zolotov A. V..
Zhigel affermò: "L’oggetto della Tunguska ha cambiato due volte direzione, con una manovra a zig-zag che nessun meteorite naturale può compiere, ma soltanto una macchina volante".
Quest’ipotesi fu seguita da una spedizione autofinanziata che si recò nella Tunguska nell’estate del 1960. Un gruppo di giovani russi, in maggioranza studenti provenienti da diverse università, passarono alcune settimane accampati nella taiga alla ricerca di materiali radioattivi, prodotti dall’esplosione di un veicolo extraterrestre a propulsione nucleare. Ancora una volta non si giunse a nulla di concreto. I giovani ricercatori, dopo aver analizzato il terreno e i vari vegetali, giunsero alla conclusione che molti degli alberi abbattuti fossero morti a causa di una malattia sconosciuta, la quale mostrava gli stessi sintomi provocati dall’esposizione alle radiazioni atomiche. Non fu difficile opporsi ad una simile conclusione, considerando lo stato di salute negli anni ’20 di alcuni famosi testimoni come Semenov, Kosotapov, Potapovich e molti altri tungusi.
Recentemente il professor Vladimir Rubtsov, direttore del RIAP (Research Institute on Anomalous Phenomena) con sede a Kharkov (Ucraina), ha riproposto una simile ipotesi. In qualità di studioso ha partecipato a molte spedizioni scientifiche nella zona sotto l’egida della Spedizione Interdisciplinare Indipendente della Tunguska, istituita ufficialmente nel 1958 presso la città di Tomsk. In una recente pubblicazione sull’enigmatico caso, ripresa poi dalla rivista italiana "Notiziario UFO", Rubtsov espone i risultati di tante ricerche, sintetizzate in sei punti:
- L’area della foresta abbattuta ha dei contorni peculiari, la cui forma ricorda quella di una gigantesca farfalla, e una struttura complessa. In generale gli alberi sono caduti in modo radiale, ma nei pressi dell’epicentro ci sono delle deviazioni dal modello radiale, che fanno presumere l’esistenza di due o più sub-epicentri. La combinazione della forma a farfalla, con la tipologia radiale dell’abbattimento della foresta, suggerisce l’ipotesi che il corpo esploso sulla Tunguska consistesse di due parti differenti: una "esplosiva" più un rivestimento non omogeneo che produssero quella peculiare forma dell’onda d’urto.
- Lo studio degli assi di simmetria della zona in cui gli alberi sono stati abbattuti ha permesso di stabilire che il corpo, nella fase finale della sua caduta, viaggiava a circa 1,2 Km/sec.
- Anche la zona di combustione da irraggiamento ha una forma a "farfalla", i cui assi coincidono approssimativamente con l’abbattimento provocato dall’onda balistica, ma è più estesa e male si accorda con il modello strettamente radiale che si ricava dall’abbattimento degli alberi. Inoltre, la vegetazione bruciata è disposta a "macchia", così che aree gravemente danneggiate dall’onda termica sono alternate ad altre intatte. Per spiegare una simile caratteristica occorre ipotizzare come causa del fenomeno dei "raggi termici" e non una esplosione isotropica, cioè che presenta caratteristiche uguali in tutte le direzioni.
- Sebbene la quantità di polvere meteorica trovata nel sito non differisca dalla media, sono state scoperte anomalie geochimiche nell’epicentro dell’esplosione della Tunguska. Il suolo è arricchito di elementi delle terre rare (in primo luogo Itterbio), di Bario, di Cobalto, di Titanio e altri elementi. Sono anche state riscontrate variazioni sostanziali nella composizione isotopica del Carbonio, Idrogeno e Piombo.
- Un complesso insieme di conseguenze sul piano ecologico ha interessato la zona dell’esplosione. Prima di tutto una rigenerazione molto rapida della foresta dopo la catastrofe e una crescita accelerata degli alberi, sia di quelli che erano giovani che di quelli sopravvissuti all’incidente; secondo, la frequenza di mutazioni genetiche nei pini locali, dodici volte maggiore del normale. Entrambi questi effetti tendono a concentrarsi lungo il "corridoio" seguito dall’oggetto della Tunguska. Come molte altre anomalie nella regione, l’impatto genetico del fenomeno è disposto a macchia di leopardo. È stata scoperta anche una rara mutazione genetica tra i nati negli anni intorno al 1920 in uno degli insediamenti più vicini all’epicentro.
- La termoluminescenza dei minerali direttamente al di sotto della traiettoria seguita dall’oggetto spaziale è aumentata in modo significativo, forse in conseguenza di un’esposizione a radiazioni dure, emesse dal bolide durante il volo o al momento dell’esplosione.
Rubtsov, precisando che quanto detto può essere interpretato in varie maniere, propone una serie di conclusioni molto importanti, anche se non esaustive, per risolvere ancora una volta il grande enigma:
- L’esplosione principale avvenne nell’atmosfera, ad una quota variabile tra i 5 e 7 Km. Fu provocata da un’energia interna al corpo e non da un’energia cinetica. La concentrazione di tale energia è simile a quella delle esplosioni nucleari e non meno del 10% di essa fu rilasciata al momento del lampo. Ciò suggerisce una forma di reazione nucleare, la cui natura rimane però sconosciuta. Di tale reazione non è stata trovata alcuna prova definitiva nel terreno e nella vegetazione della zona, ma l’ipotesi è supportata da tre fatti: la tempesta magnetica locale che cominciò dopo l’esplosione; l’incremento della termoluminescenza; le mutazioni genetiche dei pini. Non è improbabile che si tratti di una reazione nucleare di tipo nuovo.
- All’esplosione principale, ad una certa altezza, ne seguirono altre (3 o 4) a bassa quota e di bassa potenza, come si evince sia dalla tipologia dell’abbattimento degli alberi, sia dalle testimonianze oculari. Incidentalmente, il fatto che questi testimoni siano sopravvissuti ad una esplosione di potenza quantificabile tra i 10 e 40 megatoni lascia supporre la natura fortemente anisotropica (distribuita in modo disomogeneo) della stessa.
- Il corpo della Tunguska consisteva di una specie di sostanza esplosiva e di un rivestimento. Rassomigliava perciò ad un oggetto artificiale. Come hanno rivelato A.N. Dimitriev e V.K. Zhuravlev, la forma e la struttura della foresta abbattuta possono essere facilmente spiegate se si ipotizza che lo scudo esterno avesse zone simmetriche di maggiore e minore resistenza. Un altro modello che può funzionare è quello che prende in considerazione una massa esplosiva a forma di cono con fori e un detonatore nella parte anteriore.
- Rimane per lo più oscuro il percorso seguito dal corpo della Tunguska all’interno dell’atmosfera. Secondo testimonianze raccolte negli anni ’60, immediatamente prima dell’esplosione si stava muovendo quasi esattamente da est ad ovest, mentre quelle degli anni ’20 suggeriscono con altrettanta verosimiglianza che il corpo sia arrivato da sud o al massimo da sud-est. Questa versione non può essere messa in discussione perché risale a poco dopo l’evento; perciò, nel tentativo di trovare una spiegazione all’incongruenza delle testimonianze, Felix Zhigel suggerì, nel 1966, che il corpo della Tunguska avesse effettuato una "manovra" nella fase finale del suo volo. In alternativa si può pensare che ci fossero parecchi corpi in movimento provenienti da direzioni differenti e diretti verso lo stesso punto.
- Quale fu la sorte dell’oggetto della Tunguska dopo l’esplosione? L’ipotesi che il corpo fosse "rimbalzato" nello spazio, avanzata negli anni ’30, fu respinta dai ricercatori perché il bolide non avrebbe potuto sopravvivere ad un’esplosione come quella documentata. Nonostante ciò, l’impronta dell’onda balistica sulla foresta abbattuta fu osservata ben oltre la zona dell’epicentro, approssimativamente sulla stessa direttrice, seguita dal bolide prima dell’esplosione. Questo indica che almeno una parte dell’oggetto sopravvisse al "bagno di fuoco" e proseguì il suo volo.
Le analisi del professor Rubtsov fanno concludere che il bolide avesse una natura artificiale e che l’esplosione avesse delle caratteristiche non convenzionali; per meglio dire non conosciute dalla scienza terrestre. Egli però non si è fermato nelle sue conclusioni. Già nel 1970, mentre collaborava con A.V. Zolotov e il suo gruppo di ricerca, propose il cosiddetto "modello battaglia" dell’evento della Tunguska, secondo il quale nel 1908 ci fu una battaglia aerea tra due o più veicoli spaziali extraterrestri, al termine della quale uno di essi riuscì a tornare nello spazio.
Personalmente non sono per nulla d’accordo con una simile ipotesi per alcuni motivi fondamentali che riassumo in poche parole.
Innanzi tutto le civiltà extraterrestri che arrivano sul nostro pianeta fanno parte di una Confederazione Galattica il cui denominatore comune è la fratellanza. Se vengono, esse hanno una missione da svolgere che non è sicuramente quella di farsi la guerra. Codesta è una velleità prettamente terrestre che non appartiene nel modo più assoluto a civiltà molto ma molto più evolute della nostra. In secondo luogo c’è da assicurare che la loro opera è vincolata ad una logica che difficilmente potrebbe soddisfare coloro che desiderano spettacoli blasfemi, come quelli scaturiti dal nostro modo di vivere, assai distorto e privo di superiore conoscenza dei valori universali. La loro presenza sul nostro pianeta mira, più d’ogni altra cosa, a renderci coscientemente e interiormente sensibili ai problemi di fondo che dobbiamo, volenti o nolenti, risolvere se si vuole che la nostra civiltà subisca una virata evolutiva e salvatrice della nostra esistenza. La teoria del "modello battaglia" perciò è un modo sottile per ridicolizzare la verità e renderla inaccettabile, utopistica e priva di realismo. In questo campo non vi sono misteri, bensì mancanza di conoscenza, incapacità di cercare la verità che non parla il nostro linguaggio e non si rivela con la nostra logica distorta e spesso inerte, priva della logica cosmica, spogliata da quegli istinti che ci condizionano e che chiamiamo fede.
È giusto dire anche che la teoria del "modello battaglia" ha fatto i suoi proseliti, in particolare in Ucraina, appoggiando così la metodologia della congiura del silenzio e del discredito. Vorrei concludere affermando che casi come quello della Tunguska non sono più accaduti nel XX° secolo, anche se eventi similari ma di minore devastazione sono stati registrati nel 1984 e nel 2002. In secondo luogo, considerando che in quest’ultimo periodo il pianeta Terra è stato ed è visitato da un numero sempre crescente di civiltà extraterrestri, casi di "battaglie aeree" fra di loro avrebbero dovuto aumentare, ma la verità è che tutto ciò non si è verificato nel modo più assoluto. Credo perciò che sia necessario riflettere molto, soprattutto sulla notevole moralità espressa da queste civiltà nei nostri confronti durante il periodo della storia conosciuta.

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