NONSOLOUFO - Ufo and much more
Ufo and much more Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
Preleva gratis
Clicca qui per consultare

[Aquila]

IPOTESI COSMOLOGICA
DEI BUCHI NERI

Pur di trovare una soluzione definitiva, alcuni scienziati hanno scomodato la teoria cosmologica dei Buchi Neri.
Nel 1973, sulla rivista "Nature", A.A. Jakson e Michael P. Ryan del Centro per la teoria della relatività dell’Università del Texas, proposero un minuscolo buco nero, esistente dall’inizio del tempo, per spiegare gli effetti sulla Tunguska nel 1908.
I buchi neri, questi esotici corpi cosmici, sono i resti di stelle estremamente massive, cioè con una massa oltre tre volte quella del Sole, le quali hanno esaurito il loro combustibile nucleare e sono collassate in oggetti estremamente densi, dal raggio dell’ordine di una decina di chilometri.
Il termine buco nero fu proposto alla fine degli anni ’60 dal fisico americano John Wheeler, direttore del Progetto Matterhorn finalizzato alla costruzione della bomba a fusione, la cosiddetta Bomba H. In verità tale bizzarro fenomeno era stato previsto già nel 1798 dal matematico francese Pierre Laplace. Egli dedusse che se un corpo celeste fosse stato sufficientemente denso, sarebbe stato invisibile perché la luce non sarebbe riuscita a viaggiare abbastanza velocemente da fuggire dalla sua superficie. Lo stesso Albert Einstein previde, con la sua rivoluzionaria teoria, l’esistenza di tali buchi neri, sostenendo che essi si rendono concreti al punto finale dell’evoluzione stellare. Questi corpi cosmici hanno avuto origine da una teoria cosmologica basata su una concezione del cosmo completamente nuova, estranea alla filosofia occidentale ma molto vicina alle concezioni orientali.
Il concetto attuale che si ha su un buco nero, secondo la scienza ufficiale, è che rappresenta una regione dello spazio-tempo in cui in un volume ridotto esiste una concentrazione di materia tale che lo spazio-tempo assume una curvatura teoricamente infinita, e il campo è così elevato, che materia ed energia non possono sfuggire. Classico è l’esempio delle stelle che si trasformano in buchi neri con superficie sferica. Essi sono chiamati "orizzonte assoluto degli eventi" o Raggio di Schwarzschild, dove la densità e la potente attrazione gravitazionale impediscono alla luce di sfuggire, così come ad ogni altra cosa che cada al loro interno.
Senza addentrarci in disquisizioni scientifico-filosofiche, si può affermare che le stelle muoiono, nel senso che finiscono di esistere come tali e si trasformano in qualcosa d’altro. Stelle di grandezza come il nostro Sole si pensa che, esaurito l’idrogeno, che è il suo principale combustibile, dopo alcuni miliardi d’anni gli vengano a mancare la pressione interna e gli strati più interni, poiché richiamati dalla forza di gravità, precipiteranno verso il centro collassando, mentre quelli esterni si espanderanno. Tale processo è chiamato dagli astronomi la formazione di una "nana bianca". Se poi la stella supera di quattro volte la massa del Sole, il collasso non si arresta allo stadio della nana bianca, ma continua. Si pensa che la compressione della materia, in questo caso, è così potente da spingere gli elettroni contro le particelle positive dei nuclei, trasformandoli in neutroni. L’astro collassato diventa così una "stella di neutroni", riducendosi ad un corpo assai più piccolo della Terra; in altre parole di qualche decina di chilometri di diametro. La materia di una stella di neutroni è così densa che un centimetro cubo peserebbe circa 10.000 miliardi di tonnellate. Il terzo caso sulla fine di una stella è molto più affascinante e misterioso dei precedenti, anche se non ha ancora trovato una conferma dalle osservazioni astronomiche. Si tratta appunto del buco nero. Si crede che se la stella, che abbia esaurito il suo combustibile, superi di otto volte la massa solare, allora il collasso non si arresta nemmeno allo stadio di stella di neutroni. In linea teorica può continuare indefinitamente a spingere la materia a concentrarsi in un punto, mentre la sua densità e la forza di gravità tendono a diventare infinite. Gli effetti di un simile processo sono sconcertanti e di difficile comprensione non solo per la gente comune, ma anche per i fisici stessi. L’oggetto diventerebbe invisibile, lasciando al suo posto una zona totalmente oscura: un buco nero, appunto. L’orizzonte degli eventi è un confine sferico, le cui dimensioni dipendono dalla massa del buco nero: il suo raggio in Km si può calcolare approssimativamente moltiplicando per tre la massa del buco nero espressa in masse solari. Dato che all’interno del buco nero non sono più valide le leggi fisiche a noi note, alcune teorie propongono che i buchi neri siano dei tunnel che si proiettano in altri universi, ovvero nel nostro universo ma in spazi e tempi completamente diversi. Siccome, per definizione, un buco nero è invisibile, al giorno d’oggi si pensa di scoprirli indirettamente attraverso l’osservazione dei processi energetici che dovrebbero coinvolgere la materia cosmica da essi eventualmente risucchiata. Malgrado le più recenti scoperte, tuttavia, la certezza dell’esistenza dei buchi neri non può dirsi ancora acquisita.
Per i fisici teorici, nonostante quanto detto, la possibilità che i buchi neri siano fonte di grande energia ha suggerito loro l’idea che se essa potesse essere imbrigliata, diventerebbe possibile costruire una bomba di capacità incredibile e fornire una potenza inimmaginabile. Inoltre i buchi neri non possono durare per sempre. Il professor Stephen Hawking dell’Università di Cambridge ha sostenuto che, come perdono radiazioni dall’interno, possono anche perdere massa e alla fine scomparire. Quanto maggiore è la loro massa, tanto maggiore è il tasso con cui perdono massa e radiazioni. Egli ha considerato anche la possibilità che esistano minuscoli buchi neri dotati di massa molto bassa. Le sue ipotesi espresse nel 1971 (Monthly Noter, Royal Astronomical Society) stimolarono la creatività dei due ricercatori Jakson e Ryan per dare un contributo al mistero della Tunguska. Secondo loro il buco nero avrebbe dovuto avere la massa di un piccolo asteroide, dotato di un forte campo gravitazionale, dotato inoltre di una velocità leggermente superiore a quella di fuga della Terra, sviluppando un’energia massima di 1024ergs. Ci sarebbero state intense radiazioni e una colonna di plasma che lo accompagnava sarebbe apparsa di un blu intenso. Il buco nero perciò non avrebbe dato origine ad alcun cratere né a residui di materia. A causa della sua alta velocità, e poiché esso avrebbe perso solo una piccola frazione della sua energia attraversando la terra, avrebbe percorso la traiettoria in linea retta e sarebbe entrato a 30° sull’orizzonte, uscendo dalla parte opposta del pianeta, presumibilmente nel nord atlantico. I due ricercatori descrissero che l’uscita fosse avvenuta nella regione compresa tra i 40°- 50° N e 30°- 40° O. Jakson e Ryan ebbero quasi subito un dibattito scientifico con i due ricercatori Beazley e Tinsley dell’Università del Texas. Questi altri due scienziati erano d’accordo sull’ipotesi del buco nero che avrebbe attraversato la terra in 10-15 minuti, provocando una seconda esplosione di stesso tipo al punto d’uscita nell’oceano. Facevano notare però che i dati strumentali sulle onde d’urto non avevano dato i risultati sperati. Per meglio dire i solcometri della marina britannica non registrarono alcuna perturbazione marina insolita. A questo punto rimanevano due conclusioni: o Jakson e Ryan avevano torto oppure il buco nero sarebbe rimasto nell’interno della Terra. A dare il contributo finale intervennero due ricercatori dell’Istituto Scripps di Oceanografia di La Jola, in California. Wick e Jsaacs giudicarono l’ipotesi del buco nero fantasiosa ma interessante.
Per concludere sui buchi neri, vorrei chiarire che in tutto l’Universo non esiste un corpo materiale che, essendo energia, non produca radiazioni. La luce che emette il nostro sole è una radiazione caratterizzata da determinate lunghezze d’onda che l’uomo percepisce anche visibilmente. Possono esistere, ed esistono, radiazioni non visibili dall’occhio umano. Se il nostro sole cambiasse di frequenza, i nostri occhi risulterebbero inutili. Gli uomini attualmente vedono una banda molto stretta di frequenze comprese tra 0,38 e 0,75 micron. Il buco nero quindi non è una stella moribonda, non una trappola che impedisce alla luce di uscire a causa della mostruosa forza di gravità. In realtà è un sole splendente, circondato da un campo di forza tanto elevato che tutto il sistema materiale ed immateriale che gli appartiene resta inevitabilmente influenzato e compenetrato. Il più rappresentativo è sicuramente il Sole Manassico, un grande "Buco Nero" che sorregge anche una Galassia come la Via Lattea. Non è quindi una semplice supposizione, bensì la sua presenza è abbastanza conosciuta dagli astronomi, pur non sapendone dedurre la sua natura.
Bisognerebbe veramente meditare sul fatto che, attualmente, la nostra galassia è lentamente compenetrata a livello materiale da un’altra galassia che costituisce un’inimmaginabile sorgente di radiazioni emanante una frequenza energetica talmente elevata da influenzare ed elevare i campi di forza della nostra galassia. Non a caso gli astronomi hanno notato un aumento notevole di buchi neri negli ultimi 70 anni che ha dell’incredibile.
A conclusione poi di tale disquisizione, credo sia giusto ricordare che il corpo celeste, conosciuto da noi e che corrisponde ad un "buco nero" secondo la determinazione scientifica terrestre, sia Giove.


					[capitolo precedente] [capitolo seguente] [capitoli libro] [indice libri]

Nonsoloufo Home | Perché Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cerca
cmdt@nonsoloufo.it     
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
Nonsoloufo
hosting
EdicolaWeb