
IL CONTRIBUTO DI IVANOV
Il ricercatore russo K.G. Ivanov dell’Istituto del Magnetismo Terrestre, anche lui membro dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, si espresse sulla Tunguska partendo quasi esclusivamente da valutazioni sismografiche. Nel 1962 presuppose che l’energia dell’esplosione fosse stata dell’ordine di 1023ergs, un valore ritenuto credibile da quasi tutti gli altri ricercatori. Le sue considerazioni scientifiche teoriche, basate sulla densità dell’atmosfera e sulla densità dell’aria nel punto d’esplosione, lo portò a concludere che essa fosse avvenuta ad una quota compresa tra i 6 e gli 8,5 Km dalla superficie terrestre. Ricercò invece un altro metodo per verificare i risultati, rivolgendo le sue attenzioni sul fattore tempo. Ivanov calcolò che nel caso della Tunguska il fattore "T", che rappresenta la misura del tempo impiegato dal fronte d’onda d’urto per propagarsi dal punto dell’esplosione all’infinito, fosse stato di 140 secondi. Il valore nasceva dal calcolo del tempo trascorso tra l’inizio delle variazioni del campo magnetico terrestre e l’inizio delle vibrazioni della terra. Secondo lui le vibrazioni terrestri iniziarono non al momento dell’esplosione, bensì quando le onde d’urto raggiunsero la superficie terrestre. Ivanov, adottando un processo iterativo di calcolo, dette un contributo sostanzioso alla risoluzione di una parte dell’enigma della Tunguska, poiché l’affrontò nel modo più reale possibile, in considerazione del fatto che i suoi colleghi ricercatori avevano dato una varietà di risposte assai ben diverse tra loro.

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