CAPITOLO III
MANTICA, KABALAH E ALCHIMIA
Sommario:
3.1 - Dall'Egittologia alla Kabalah 3.2 - La mantica e la sua storia 3.3 - Perché la Kabalah? 3.4 - Il linguaggio della Kabalah: il Tetragrammaton 3.5 - La trasmissione iniziatica 3.6 - I libri Kabalistici: il Sèpher Yetzirah e lo Zohar 3.7 - I Mondi dello Zohar: creazione ed emanazione 3.8 - Le Sephiroth e l'Albero della Vita 3.9 - Kabalah e Tarocchi 3.10 - Giudaismo e Tarocchi: pregi e difetti del Kabalismo 3.11 - Dalla Kabalah all'Alchimia
3.1 - Dall'Egittologia alla Kabalah
La teoria che faceva risalire all'ermetismo Egiziano antico l'origine delle carte, per quanto suggestiva, si è rivelata non sostenibile sotto l'aspetto strettamente storico.
Oserei dire che la tesi sia meramente circostanziale: non esiste prova storica dell'esistenza del "Libro di Thoth"; noi non sappiamo neppure cosa fosse in realtà; né esiste allo stato documento che possa in qualche modo suffragarne l'idea nell'ambito della pur vasta produzione letteraria egiziana che ci è pervenuta.

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La letteratura egiziana è ricca di testi religiosi: "Libro delle due strade"; "Libro delle Porte"; "Testi delle piramidi", "Testi dei Sarcofagi". Indubbiamente il più completo è il "Libro dei Morti" che dai primi trae ispirazione e che si completa con il "Libro dell'uscita alla luce" della XXI dinastia; ma esistono anche testi di epica e numerosi romanzi (si pensi al famosissimo "Romanzo di Sinhue").
Per quanto riguarda i cosiddetti testi perduti non accettiamo di qualificarli mitici nel senso di mai esistiti, ovvero di appartenenti alla dimensione del fantastico: non vi è nessuna prova né pro né contro il fatto che, in un determinato momento, abbiano potuto avere una loro effettiva esistenza.
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Essa, tuttavia, forniva una sia pur approssimativa risposta ad alcune istanze peculiari.

Innanzi tutto, sotto un profilo filologico, l'ipotesi di un "Libro di Thoth" si innestava su un antico filone di ricerca di testi per così dire "perduti", conservati, non nel testo, ma nella memoria storica attraverso citazioni e richiami contenuti in opere posteriori. Tutto ciò ha indubbiamente il merito di indurci ad approfondire le ricerche poiché, quanto meno, ci pone dei dubbi sul fatto che, su un piano temporale diverso, essi possano essere esistiti in concreto anche quando la loro esistenza dipende o corrisponde più alle esigenze del cuore che della logica.
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Quanto asserito vale non solo per il "Libro di Thoth", ma, ad esempio, anche per i "Versi aurei di Pitagora", per i "libri di Adamo", per le misteriose quanto improponibili "tavolette di Naacal" etc.
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Sotto un profilo psicologico, la tesi del "Libro di Thoth" conferiva alla materia un ordine sistematico ed una autorevolezza altrimenti non riconoscibile ai ricercatori. Una tesi che si appoggi alla saggezza degli antichi ne viene indirettamente legittimata e la "auctoritas majorum" ne risulta avallata anche indipendentemente dalla sua intrinseca validità. In sostanza finisce col funzionare un vero e proprio principio di serendipità.
Il senso di tutto l'arzigogolare sul "Libro di Thoth", al di là degli evidenti limiti logici, al di là della sua apoditticità, non è quello della ricerca di giustificazioni storiche perché sono le ragioni dell'Ermetismo che forniscono alla tesi la ragion d'essere.

Se ciò è vero - come ritengo che sia e fermo restando che riesco a comprendere le ragioni della filosofia ermetica come esigenza intrinseca propria - debbo tuttavia riconoscere che, sotto il profilo scientifico il riferimento a "Thoth-Ermete Trismegisto", si traduce in una pura e semplice tautologia. La tesi "egiziana" pretende di giustificare un assunto arbitrariamente scelto con una affermazione quanto meno discutibile.

Quello che in sostanza resta valido della teoria di Gebelin e Postel è, in effetti, l'irrompere, su uno scenario abbastanza confuso, del pensiero ermetico che è antico quanto il pensiero umano, che procede al di là di ogni vincolo di spazio e di tempo e che segue un percorso che va dal misticismo allo gnosticismo ed all'irrazionalismo. è, per ciò stesso, molto più articolato di quanto una semplice definizione possa far ritenere. La sua caratteristica non è quella di offrire giustificazioni o spiegazioni; il suo scopo è quello di fornire un metodo di lavoro di ricostruzione di una realtà, "interna" al soggetto pensante, unica e indicibile; i suoi strumenti sono quelli del linguaggio dei simboli, dei miti, delle leggende; il suo metodo conoscitivo è quello della trasmissione iniziatica
(52).

Allora ben si comprende come lo storicismo (vero o presunto che fosse) di Gebelin e Postel potesse finire in un nulla di fatto. E neppure è un caso che l'ultimo epigono di questa "Scuola" sia uno strano personaggio, medico e parruccaio, cartomante e professore di algebra, vissuto tra il 1750 ed il 1810: Aliette conosciuto con lo pseudonimo di Etteila
(53).

Aliette/Etteila, nonostante le pretese, non è il perfezionatore di una soluzione storica del problema, né l'antesignano di un nuovo e diverso tipo di soluzione. Con il pretesto di dare una base più marcatamente scientifica alla teoria di Gebelin, si rivolse in effetti alla numerologia
(54), alla magia ed alla divinazione
(55), senza un effettivo approfondimento storico
(56).
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Affermava Aliette che l'ormai famoso Libro di Thoth ("...espressione della scienza e del sapere..." degli egiziani) sarebbe stato elaborato, intorno all'anno 2170 a.C. da diciassette maghi che vi avrebbero racchiuso tutta la loro sapienza.
Il tentativo fu quello di dare una base di credibilità alla cartomanzia conferendo ad essa il valore di una lettura quanto più scientifica possibile. Nell'Encyclopedia Britannica, alla voce "Cards and playing cards", si afferma: "The work of Court de Gebelin inspired a Parisian wingmaker named Aliette, who redesigned the old Tarot cards described by Court and enjoyed enormous success at court with divination".
Creò infatti un mazzo di Tarocchi "egiziano" (tuttora conosciuto ed utilizzato in Cartomanzia) appositamente ed esclusivamente costruito per la divinazione: il cosiddetto Tarocco di Etteila.
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L'introduzione del lettore alla Kabalah implica, in ogni caso, un breve excursus sulla storia e sul significato della mantica (divinazione: dal greco
mantanw). Potremo in tal modo constatare quali siano le connessioni tra le varie arti e, prima di tutto, il senso del ricorso alla Kabalah.
Il nuovo atteggiamento tentava la strada, prima solo abbozzata, di un sincretismo che riconoscesse ai "Tarocchi" un ruolo, importante e circostanziato, come oggetto di divinazione e non come oggetto di ricerca. Questo già ci rivela con chiarezza quali fossero i limiti di uno studio che non ha più nulla a che vedere con la storicità, ma che concentra l'attenzione sul "mistero", sulla ambiguità e polivalenze di un "linguaggio degli uccelli" di tipo ermetico.
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Vedere soprattutto Fulcanelli, ne "Il Mistero delle Cattedrali", con questo termine intende una scrittura a diversi livelli di lettura, il cui senso nascosto (misterioso) è percepibile unicamente da chi ha orecchie per intendere (iniziati). Si tratta, in altri termini, di quelle che definisco "scritture-rebus" [N.d.A.].
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Il problema che Aliette affronta è, quindi, profondamente esoterico-iniziatico, ed ha lo scopo non di chiarire o spiegare, ma di suggerire un metodo che possa fornire un'introduzione per la risposte alle eterne domande: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?
Coerentemente allora Aliette non affronta il merito storico del problema lasciando che ciascuno sia libero di trovare nel profondo dell'ego, del sé, la propria risposta.

La teoria di Aliette, allora, si svolge tutta nell'ambito di questo "mistero" e, partendo dal soggetto, l'individuo sia portato a misurarsi con il grande Macrocosmo del quale è emanazione. Mi riferisco al famosissimo "
gnwqi seauton" ed al primo assioma dell'esoterismo, pitagorico e Kabalistico, che suona "Così in alto così in basso".

Quello che nelle tesi di Postel e Gebelin era (e neppure tanto) sottinteso, o superficialmente sfiorato, diviene da questo momento punto di partenza ed elemento centrale di ricerca
(57). L'indagine sui "Tarocchi" si sposta dal piano della speculazione storica a quello dell'indagine filosofico-esoterica. Allora tutte le sfaccettature e tutte le sfumature tendono, in realtà, a scoprire nelle carte lo strumento idoneo a penetrare i misteri dello spazio-tempo, risalendo in un processo rosacrociano di evoluzione, tutte le tappe della creazione, della Cosmogonia e della Teogonia.

Il vecchio tentativo Postel e Gebelin li aveva portati a ricostruire la storia mitica di quella che ritenevano fosse la più antica civiltà del bacino del Mediterraneo (tentativo, tutto sommato, di tipo storico), spingeva ora nella direzione di un diverso tipo di approccio e di una diversa legittimazione; la ricerca si svolgeva nel profondo del più riposto nocciolo dell'umanità dove si andava a cercare la "prima materia" di una sperabile "Pietra Filosofale"
(58).

Gli indagatori del dopo Gebelin riscoprono, così, l'esoterismo ma soprattutto le enormi possibilità messe a disposizione dal neopitagorismo, dal neoplatonismo, da misticismo, dalla Kabalah, dall'Alchimia, dalla magia e da quello che oggi definiremmo "Universo P.S.I."
(59).
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Quando parlo di Alchimia, non mi riferisco alla trasmutazione volgarmente intesa come produzione di oro da metalli non nobili, ma ad un procedimento tutto interiore che sublimi l'uomo comune in "homo philosphicus".
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Questo non significa che venga negata l'antichità delle origini, né dimenticate le altre fonti di ispirazione: il fattore di novità è che la Kabalah diviene il centro della speculazione. Essa solo incidentalmente riguarda le origini delle carte. L'obiettivo primario resta quello di infrangere il determinismo del continuum esistenziale, per riunire l'uomo alla divinità, il creato al Creatore, la Natura Naturata alla Natura naturans.

Si sfruttano gli schemi propri dell'esoterismo rosacrociano per, una stabilizzazione nel mondo rigenerato dal Diluvio, un'ascesa al Walhalla rinnovato dal Ragnarök, una fusione nel Nirvana
(60).

La verità è che i successori di Gebelin ormai percorrevano strade diverse nella ricerca di una risposta al rinascente bisogno di spiritualità.

Note:
52. Si veda il mio breve lavoro su "Simbolo e simbolismo". Tra i metodi di avvicinamento alla conoscenza esoterica ricordiamo le Sette, le Chiese oltre alla Iniziazione.
53. Per un procedimento di camuffamento tipico dell'ermetismo, Aliette è anagrammato e diviene Etteila [N.d.A.]. Sull'argomento si veda Stuart R. Kaplan, "I Tarocchi", Milano, 1975, pp. 50 ss.; G. Tavaglione, "Carte e destino", Milano, 1984, p. 24; Pierre A. Riffard, "L'esoterismo", Milano, 1990, pp. 373 ss., ma soprattutto pp. 421 ss. per la codifica degli occultamenti degli scritti ("steganogrammi").
54. L'antica scienza dei numeri dei post-pitagorici, di studiosi e letterati latini, medievali e contemporanei. Si veda di E. Schuré, "I Grandi Iniziati", Roma, 1980, pp. 222 ss.; V. de Regny (in tema di numerologia dantesca), "Dante e il simbolismo pitagorico", Genova, 1988; Carcopino, "Virgile et le Mystère de la IV Éclogue", Parigi, 1930; J. Sabellicus, "Magia dei numeri", Roma, 1989, pp. 15 ss..
55. Kaplan, op. cit., pp. 50 ss. Aliette espose le proprie dottrine in varie opere tra le quali fondamentale va considerato il libro: "Manière de se recréer avec le Jeu de Cartes nommez Tarot", pubblicato nel 1783; Tavaglione, op. e loc. cit.
56. Si veda Kaplan, op. e loc. cit.; Tavaglione, op. e loc. cit.; J.-G. Mandel, I Tarocchi dei Visconti in Monumenta Longobardica, 1974, pp. 14 ss.
57. Si vedano G. D'Amato, "L'alfabeto sacro di Adamo-AUM", Milano 1987; M. Heindel, "Il mondo magico dei Rosa+Croce", Genova, 1987, pp. 347 SS, p. 352, pp. 429 ss.; M. Maspéro, "Histoire ancienne des peuples de l'Orient"; E. Schuré, op. cit. pp. 18 ss.; fra gli antichi va ricordato Cicerone, "Tusculanae Disputationes" (V, 24); Ovidio, "Metamorfosi" (Libro I), Apuleio, "L'asino d'Oro".
58. P. Johnson, "Storia degli ebrei", Milano, 1992, pp. 182 ss., 215 ss.
59. Fulcanelli, Le dimore filosofali, Roma, 1966, Vol. I, pp. 171 ss., 243 ss. dissertazione del "Mito di Adamo ed Eva" e sull'"Uomo dei Boschi".
60. Si vedano le teorie rosacrociane riportate in M. Heindel, op. cit. passi vari.
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