CAPITOLO V
LE PROVE: L'EVOLUZIONE DEI TAROCCHI
Sommario:
5.1 - I primi mazzi e il fenomeno della regionalizzazione 5.2 - Il Tarocco Spagnolo, il Tarocco Arabo, il Tarocco Egiziano 5.3 - Le Carte didascaliche: I cosiddetti "Tarocchi del Mantegna" 5.4 - I "Tarocchi di Carlo VI" o "Tarocco Gringonneur" 5.5 - I Tarocchi regionali italiani 5.6 - Il Taotl
5.5 - I Tarocchi regionali italiani
Anche tra i "Tarocchi regionali italiani" esistono notevoli difformità iniziali, sia nel rapporto reciproco, sia rispetto agli altri Tarocchi "Europei". Mi riferisco, ovviamente, ai più antichi mazzi e, in particolare, al "Tarocco siciliano" al "Tarocco veneziano" o "Tarocco Lombardo", al "Tarocchino di Bologna", alle "Minchiate Fiorentine" e, da ultimo, ai "Tarocchi Visconti-Sforza".


Alcuni Arcani Maggiori dei Tarocchi siciliani
(Collezione dell'Autore)

Il "Tarocco siciliano" credo che sia, in assoluto, il più antico dei mazzi "italiani". Credo sia lecito ritenere che sia giunto direttamente dal Nord Africa, probabilmente portato dagli Arabi, durante il periodo della dominazione di Federico II di Svevia in Sicilia (XIII sec.).

Della sua profonda diversità, segno del tempo e di una fase di totale revisione dei vecchi Naibi, fa fede la sua composizione, la composizione degli Arcani Maggiori, il contenuto delle allegorie, il tipo di disegno.

Insoliti anche gli arcani minori costituiti da 42 carte di cui sedici figurative. È vero che esse sono divise nei consueti 4 semi, ma è altrettanto vero che la composizione è quanto mai sui generis: il "seme di denari" comprende l'Asso, le carte dal quattro al dieci, un fante, un cavallo, una regine ed un re; il "seme di coppe" non ha l'Asso, ha le carte dal cinque al dieci, seguite dal fante, dal cavallo, dalla regina e dal re; allo stesso modo sono composti i "semi di spade e bastoni" (193).
Tutto questo denota chiaramente una fase di estrema incertezza finanche nella formazione di un canone per gli arcani minori.

Completamente atipica la composizione degli Arcani Maggiori la cui serie di 23 carte e comprende una carta bianca. Solo alcune delle briscole trovano possibili riscontri nel Tarocco tradizionale come si evince dal prospetto che segue:

Tabella 14 - Gli Arcani Maggiori del "Tarocco Siciliano" e di "Tarocchi di Marsiglia"

(*) La Nada del Tarocco Spagnolo?

* * *
La carta di Panfilio del Tarocco Lombardo o Veneto
(Collezione dell'Autore)

Il "Tarocco Veneto", conosciuto anche come "Tarocco Lombardo" è molto curato sul piano artistico e segna una notevole evoluzione rispetto a quello siciliano. Tipologicamente non si discosta granché dal Mazzo attribuito al Gringonneur e questo fatto logicamente lo colloca nella seconda metà del XIV sec.
La vera novità di questo mazzo risiede nel fatto che tra gli Arcani Maggiori fa la sua apparizione "La Papasse", la futura Papessa, denominata successivamente "Junon" negli ottocenteschi "Tarocchi di Besançon".
La carta di Postumio del Tarocco lombardo o Veneto
(Collezione dell'Autore)

* * *
Al XV sec. (1415) appartiene il "Tarocchino di Bologna": la tradizione ne attribuisce la creazione a Francesco Fibbia
(194).
Nella realtà gli Arcani Maggiori, abbastanza inusuali, sono costituiti da 23 lame che, solo in parte, ripropongono lo schema dei Tarocchi "Gringonneur". Gli arcani minori sono composti di 40 lame mediante la soppressione dei due, tre, quattro e cinque di ogni seme. Le carte figurative, compresi gli Arcani Maggiori, propongono il fenomeno della "ridondanza", cioè la duplicazione della figura.
Qui di seguito propongo una tabella di raffronto tra gli Arcani Maggiori del Tarocchino e quelli dei Tarocchi di Marsiglia.
Tabella 15 - Gli Arcani Maggiori del "Tarocchino" e quelli dei "Tarocchi di Marsiglia"

* * *
Il "Tarocco Fiorentino" dette origine ad un mazzo di carte che, nel gusto dissacrante toscano, venne irriverentemente chiamato delle "Minchiate", cioè delle sciocchezze.

Il mazzo è composto di 97 lame con quarantuno Arcani Maggiori, di cui una metà corrispondenti a quelli del Tarocco di Marsiglia. A queste ultime sono aggiunti i 12 segni dello Zodiaco, i quattro elementi, le 3 virtù teologali ed una virtù cardinale (la Prudenza).
Gli arcani minori sono 35 e sono contrassegnati con numeri romani che mancano di didascalia
(195).
Un Arcano Maggiore delle Minchiate Fiorentine
(Collezione dell'Autore)

La composizione degli Arcani Maggiori è illustrata nella tabella che segue:
Tabella 16 - Gli Arcani Maggiori delle "Minchiate" e quelli dei "Tarocchi di Marsiglia"

Come si può rilevare, il canone si è pressoché del tutto formato: negli Arcani Maggiori delle Minchiate possono essere rinvenuti tutti quelli che saranno le Briscole definitive. Permangono, è vero, diversi elementi, che saranno assorbiti nell'ordine cabalistico; ma sono destinati a scomparire ben presto.

* * *
Infatti con i "Tarocchi Visconti-Sforza" verifichiamo quella che può essere definita la fase finale dell'evoluzione dei Tarocchi in senso moderno: Si conclude, in altri termini la fase di passaggio Naibi-Tarocchi per passare definitivamente nella fase "Tarocchi", cosa che avverrà, di qui a un momento con quelli Piemontesi e quelli Marsigliesi.


Alcuni Arcani Maggiori del Tarocco Pientontese
(Collezione dell'Autore)

La serie di cui siamo in possesso è inequivocabilmente viscontea come si può rilevare dalle insegne araldiche che ne ornano alcune carte: i tre cerchi col diamante, il sole con la raggiera, il biscione su fondo metallico e, infine, il motto della casata "à bon droit".
Sul due di coppe campeggia la scritta "amor mio" che ci collega alle motivazioni che dettero occasione alla commissione del lavoro. Infatti la creazione è collocabile tra il 1441 (anno del matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti (figlia di Filippo Maria duca di Milano) ed il 1447 (anno della morte del Duca), ma si ritengono commissionati in occasione delle nozze ducali.

Le carte sono dipinte a mano e miniate su cartoncino pesante. Ma cinque degli Arcani Maggiori ("Il Sole", "La Stella", "La Luna", "Il Mondo", "La Forza"), pur essendo dello stesso formato, con eguale dorso e de medesimo spessore, sono posteriori di almeno quarant'anni (196).

* * *
Con i "Tarocchi Piemontesi" la composizione del mazzo è definita sia negli arcani minori (che risultano distinti nelle ormai 4 serie di 14 carte - semi), che negli Arcani maggiori (che restano definitivamente costituiti da 22 lame) numerati dallo "Zero" - il Matto al 21 - "Il Mondo").
Restano alcune peculiarità di carattere regionale come la eventuale ridondanza, alcune caratteristiche delle didascalie (ad esempio "Il Penduto" in luogo de "L'Impiccato" o "L'Appeso", "l'Angelo" in luogo de "Il Giudizio"), una particolare distribuzione degli Arcani Maggiori (ad esempio la sequenza de "La Papessa" [2] de "L'Imperatrice" [3], de "L'Imperatore" [4] e de "Il Papa" [5]).
Ma nel complesso il "Tarocco Piemontese" risulta corrispondente al "Tarocco di Marsiglia" anche nel tipo di allegorie e nella simbologia dei colori.

Su questa raggiunta unificazione, che non verrà sostanzialmente più modificata, è possibile elaborare la tabella che segue dalla quale è possibile riscontrare la definitiva composizione quali-quantitativa dei quattro mazzi di Tarocchi fondamentali.

Tabella 17 - Tavola di corrispondenza degli Arcani Maggiori
dei quattro mazzi di Tarocchi fondamentali

Se questa è la situazione che si presenta alla fine del XV sec., dall'esame delle tabelle che precedono, siamo in grado di rilevare alcune circostanze interessanti.

Ho più volte detto e ripetuto che non sappiamo come fossero graficamente composti i Naibi; debbo ritenere che si trattasse di un "qualcosa" che era caratterizzato esclusivamente da un simbolismo alfabetico (ebraico), numerico o alfabetico e numerico che definiremmo alfanumerico. Non ritengo che sulle lame vi fosse molto di più, a parte, forse, segni convenzionali che consentissero l'individuazione di serie come nella cartelle della moderna Tombola.
Questa valutazione mi sembra indiscutibile visto che il modello di origine fu percepito, quasi immediatamente, in senso kabalistico e mantico.

La rielaborazione che ne fece il "genio" arabo-cristiano quando tali segni (geroglifici) divennero incomprensibili, trasformò i Naibi in un fenomeno artistico: si pensi al fenomeno, più o meno contemporaneo, che accompagnò il passaggio dal rotolo di papiro, al codice su pergamena e, infine, al libro.
Come il "libro" si accompagnava alle illustrazioni (le miniature allegorico-figurative), così ai nuovi Naibi si accompagnarono analoghe illustrazioni. Le carte cominciarono, non a caso, ad essere "miniate" (non solo per motivi tecnici). Poi la stampa rivoluzionò e travolse sia i Naibi che la analogie e le carte cominciarono a proporre quelle situazioni e quei personaggi che erano state il frutto della creatività dei miniaturisti
(198).

Orbene, se abbiamo perso la documentazione del passaggio dai Naibi ai Tarocchi resta il fatto che quella del passaggio dal codice al libro esiste: infatti possediamo sia gli uni che gli altri. E possiamo servircene in via analogica.

Tornando alle nostre tabelle risulta evidente che, nel periodo compreso tra il XIII e gli inizi del XV sec.. i nostri Tarocchi si caratterizzano per una estrema variabilità non solo estetico-formale, ma anche sostanziale. Questa circostanza sembra suggerire una ulteriore conclusione.
Indipendentemente dai fattori locali (la regionalizzazione), l'unica cosa che non cambiava era lo schema di fondo, mentre tutto il resto era di stretta applicazione a livello locale: in altri termini il modello era limitato allo schema generale.

La mancanza di uniformità, in sé, ci dice che non era ancora avvenuta la codifica formale da parte di coloro che avevano recepito tale schema, ma stentavano a dar vita ad una composizione quali-quantitativa formale. Perché ciò avesse luogo occorreva che intervenisse un ulteriore fattore esterno: l'invenzione della stampa che, come per il libro, generasse la necessità di standardizzare le fasi di progettazione dell'immagine e, quindi, delle matrici di stampa.

Note:
193. In effetti quelli che ho definito "fanti" sono in realtà personaggi femminili, ciascuno dei quali accostato ad uno scudo antropomorfo; lo scudo accompagna anche le figure dei Re; la fantesca di Spade regge, nella mano sinistra, un ramo con un fiore rosse ed uno giallo.
194. Gentiluomo Pisano esule a Bologna. S. R. Kaplan, op. cit. p. 31.
195. Nel 1981 la Casa Editrice del "Solleone" ne ha prodotta un'accuratissima ristampa nella quale compaiono alcune differenze rispetto alle "Minchiate" originarie: infatti la numerazione degli arcani minori è in cifre arabe ed alcuni di essi recano una didascalia come pure tutte le carte figurative.
196. I Tarocchi "Visconti-Sforza" sono attribuiti a Pietro Bembo: se ne trova conferma in una annotazione dei registri contabili ducali ove è traccia di un pagamento al Bembo di 1550 scudi. Secondo alcuni, però, il pagamento sarebbe riferibile non alle carte, ma ad una decorazione muraria per la Biblioteca ducale nella quale campeggiavano dei Tarocchi. Si assume che la somma, infatti, quasi venti milioni di lire nel 1974, sarebbe stata troppo ingente per un mazzo di carte.
Il Mazzo in un primo tempo era stato attribuito ad Antonio Cicognara del Parravicino come risulterebbe da una "Cronaca" di Domenico Bordigallo (Mandel, op. e loc. cit.).
Sotto il profilo estetico rileviamo che gli Arcani Maggiori erano dipinti a colori brillanti su fondo damascato, in oro su rosso: in essi compare l'argento delle armature e delle vesti (S. R. Kaplan, op. cit., p. 35. Le carte misurano 17,5 cm. x 8,5 con angoli vivi. Il retro è rosso.
Delle 78 carte originali ne sopravvivono 74: 35 sono alla "Pierpont Morgan Library" di New York, 13 nella collezione della famiglia Colleoni di Bergamo, 26 (compresi 22 Arcani Maggiori) sono nell'"Accademia di Carrara" di Bergamo. Queste 26 carte furono scambiate dal Conte Alessandro Colleoni con l'amico Baglioni, contro oggetti d'arte (tra le quali il ritratto ai fra' Galgario). In un secondo tempo il conte propose di riacquistarle ma non poté ottenerle a nessun prezzo. Il Baglioni le lasciò in eredità all'Accademia ove si trovano.
Per quanto riguarda le 35 carte della Pierpont si dice che fossero state vendute dagli eredi Colleoni che si sarebbe riservate le ultime 13 carte. Quattro carte (il 3 di spade, i cavaliere di coppe, la Torre ed il Diavolo) sono tuttora disperse.
Un'ottima riproduzione è stata pubblicata in "Monumenta Longobardica" di Bergamo, unitamente ad una monografia di Gabriele Mandel più volte citata.
197. Nel Tarocco Spagnolo Moderno la carta de La Morte reca il numero [XIII] ma non la didascalia.
198. Simona Brambilla, "Libro delle mie brame", in "Medioevo", n° 9/1997, pp. 68 ss.
![[indice libri]](libro_12.gif)
