
CAPITOLO V
LE PROVE: L'EVOLUZIONE DEI TAROCCHI
Sommario:
5.1 - I primi mazzi e il fenomeno della regionalizzazione 5.2 - Il Tarocco Spagnolo, il Tarocco Arabo, il Tarocco Egiziano 5.3 - Le Carte didascaliche: I cosiddetti "Tarocchi del Mantegna" 5.4 - I "Tarocchi di Carlo VI" o "Tarocco Gringonneur" 5.5 - I Tarocchi regionali italiani 5.6 - Il Taotl
5.4 - I "Tarocchi di Carlo VI" o "Tarocco Gringonneur"
Alla stessa epoca dei "Tarocchi del Mantegna" - e cioè al XIV sec. - appartengono quelli commissionati per Carlo VI di Francia, detti anche "Tarocchi Gringonneur" dal nome dell'incisore.


L'Arcano Maggiore de "l'imperatore" nel Tarocco Gringonneur (Collezione dell'Autore)

Le diciassette carte superstiti, riccamente decorate secondo il gusto tipico dell'epoca, probabilmente sono quelle che appartenevano alla collezione de Gaignères, vice tutore dei nipoti di Luigi XIV, che, nel 1771, le lasciò in eredità al Re insieme ad una collezione di stampe e disegni sono tuttora conservate alla Biblioteca Nazionale di Parigi.
Nonostante la documentazione di cui siamo in possesso non è possibile dire se le carte superstiti facciano parte dei tre mazzi incisi dal Gringonneur. L'analisi stilistica sembrano escludere che si tratti di incisione del 1392 ed inducono a ritenere che si tratti di carte appartenenti al periodo veneziano della seconda metà del XV sec.

Per la verità, che le carte conservate a Parigi siano veramente quelle dipinte da Gringonneur, ha poca importanza, come poco interessa che siano del XIV o del XV sec.
La documentazione dovuta alla cura di Charles Poupart, Tesoriere di Carlo VI, ci certifica della loro esistenza, della loro databilità (1392) ma non della loro identità, atteso che le indicazioni fornite sono troppo scarne e generiche. Del resto le carte conservate sono prive di iscrizioni, lettere e numeri che possano consentire l'ordinamento. Gli esemplari sopravvissuti ci parlano di una fase di transizione nella quale non si era ancora verificata la codifica del "Tarocco tipo". Orbene, poiché nel XV sec. tale codifica era già avvenuta, mi sembra corretta l'attribuzione al XIV sec. ed all'epoca del Gringonneur.


Arcani minori con didascalia del Tarocco Visconti-Sforza (Collezione dell'Autore)

Al contrario un autorevole critico, J. G. Mandel, che si riferisce agli esemplari di Parigi e ne contesta l'attribuzione a Gringonneur unicamente sotto il profilo artistico rilevando le affinità con i Tarocchi "Visconti-Sforza" per il loro "...gusto miniaturistico veneto-bolognese o anche ferrarese".
Questa tesi, che ha una indubbia rilevanza sul piano stilistico, non trova corrispondenza nei fatti: infatti, se il rilievo fosse esatto, sarebbe necessario accostare la serie parigina ad un cavallo di spade conservato al Museo Civico di Bassano del Grappa che è certamente del XIV sec. (191).

Da R. S. Kaplan, ricaviamo la tabella che segue che pone a raffronto le carte del Tarocco Gringonneur, quelle di Mantegna ed il definitivo Tarocco di Marsiglia (192).


Tarocchi di Marsiglia classici (Collezione dell'Autore)


Tabella 13 - Corrispondenze tra "Tarocco Gringonneur", dei "Tarocchi del Mantegna" e dei "Tarocchi di Marsiglia"

Le carte contrassegnate (*) non trovano corrispondenza nei "Tarocchi del Mantegna";
Le carte contraddistinte da (?) sono di dubbia attribuzione.

Note:
191. J. G. Mandel, op. cit., p. 17. L'Autore rileva che "Questi tarocchi andrebbero studiati con cura e sottoposti ad una radiografia..." pur affermando che sotto il colore non vi è traccia di incisione xilografica.
192. S .R. Kaplan, op. cit., pp. 21 segg.
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