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CAPITOLO IV

I TAROCCHI TRA STORIA ED ESOTERISMO

Sommario:
4.1 - Riepilogo e premesse 4.2 - Ambiguità e difficoltà del problema: l'aspetto esoterico 4.3 - Duplicità e difficoltà del problema: l'aspetto storico 4.4 - L'I Ching 4.5 - Rapporti dell'Occidente con la Cina 4.6 - La Cina e la Diaspora 4.7 - Cosa erano in origine i Tarocchi: i Naibi 4.8 - I Tarocchi nel tempo e nello spazio

4.8 - I Tarocchi nel tempo e nello spazio
Col nome di Naibi nacque dunque un "codice" che fonde in sé sia le esperienze dell'I Ching che quelle della Kabalah, traendo, soprattutto dalla seconda la molteplicità delle ispirazioni e le ambiguità che la caratterizzano: quelle stese che contribuirono a creare l'alone di mistero che si dimostrò utile soprattutto al di fuori del mondo giudaico.
Stabilito questo punto resta da verificare l'esistenza di un possibile riscontro con il documento principe: il Mazzo dei Tarocchi.

Secondo la mia analisi l'I Ching venne importato tra il IX ed il X sec.; agli albori del XIII sec. era diventato mazzo di "Naibi" e si era diffuso anche fra i Gentili. Ma nello stesso periodo gli ebrei della diaspora erano sparsi in tutta l'Europa.
Ho già detto che non sappiamo come fossero fatti i "Naibi". Ogni tentativo di ricostruirli è unicamente frutto di esercitazione della fantasia: non li conosceva Gebelin (che era molto più vicino dai noi all'epoca dei Naibi) né li conosceva Gebelin che dovette ricorrere al modello del Libro di Thoth. Credo unicamente che, data l'ostilità ebraica per la riproduzione della figura umana, sia ragionevole ritenere che essi non comprendessero carte figurative.

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Il divieto va letto in senso esoterico: l'essere umano (Adam Kadmon) è il microcosmo che riproduce il macrocosmo divino. Nella Bibbia (Gen., 1,25) è scritto "Poi Elohim disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza...". In "Genesi Rabba" (cap. 156) e nel "Midrash Tehillin" (cap. 92) è precisato che la creazione dell'uomo avvenne con la terra del Monte Moriah, "vero ombelico della terra", a sottolineare il legame che collega il micro al macrocosmo (181).
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Sappiamo che la riforma di Carlo VII ebbe luogo nel XV sec.: ma a quell'epoca le carte figurative esistevano già da tempo. Con la riforma, infatti, la carta del "Tempo" divenne "L'eremita"; le vecchie carte figurative ed i vecchi geroglifici divennero disegni che rappresentavano personaggi legati alla vita di Corte.
La riforma, in altri termini, ci dice due cose:
- anzitutto che erano ancora in uso "geroglifici" la cui esistenza dette il via alle interpretazioni "egizie";
- in secondo luogo che le carte figurative (come ad esempio "L'eremita" già esistevano ed erano il frutto di una loro peculiare evoluzione.
Sul termine "geroglifico" si possono fare diverse considerazioni. Se venne utilizzato in senso proprio, la riforma si era resa necessaria per sostituire dei "Simboli" (cioè veri e propri pittogrammi) che erano diventati non più comprensibili.
Possiamo però pensare che "geroglifico" venisse utilizzato non con riferimento alla scrittura egiziana, ma piuttosto alla scrittura ebraica. In questo senso ritengo che la riforma si rese necessaria per sostituire caratteri non più leggibili, soprattutto per l'uso ludico che era diventato prevalente.
La presenza di tali caratteri era, del resto, logica e coerente: basti pensare che nell'alfabeto ebraico ogni lettera ha, tra gli altri, anche un valore geroglifico. Niente ci vieta di pensare, ad esempio, che in luogo della lettera "aleph" i Naibi registrassero una testa di bue o la schematizzazione di quel simbolo. In origine, lettere, numeri e simboli grafici dovevano far parte di uno stesso "puzzle" e che questo, ai profani, apparisse come una sorta di scrittura magica dalla quale scaturì l'associazione alla mantica ed alla magia.
Appare ovvio che per gli iniziati questo simbolismo costituisse un vero e proprio codice alfanumerico per cui certe combinazioni potevano costituire una descrizione della sorte mentre era un vero e proprio messaggio.

È di tutta evidenza, allora, che i 56 arcani minori (cioè quelli organizzati in quattro serie di quattordici carte), depurati delle carte figurative, costituiscono un mazzo di 40 carte. Questo numero corrisponde a quattro serie di dieci carte, vale a dire quattro serie basate sul kabalistico numero "dieci" (si vedano le notazione del Capirolo III). D'altro lato le quattro carte figurative erano collegabili alla mistica "Rota" dei Kabalisti e, allo stesso tempo gli elementi della trasmutazione alchemica.

Non sono in grado di dire "quando" le carte figurative e gli Arcani Maggiori vennero inseriti nello schema dell'I Ching. Certamente avvenne "prima" che si standardizzassero i mazzi-tipo e, cioè ancora in Spagna, tra il XIII ed il XIV sec, ma comunque prima del 1492. Quando, nel XV sec., cominciarono ad operare i Maestri Cartai, trovarono un prototipo precostituito dal quale partire.

È solo dopo questa fase di assestamento che cominciarono a differenziarsi i semi e vennero aggiunte le figure mentre si definivano gli Arcani Maggiori che, in quanto mondo delle "cause", vennero contrapposti agli arcani minori rappresentativi del mondo degli "effetti", proprio del "microcosmo" (182).

A conferma di quanto vado asserendo basterà osservare che nelle carte più antiche di cui siamo in possesso, erano raffigurati solo un Re ed un Fante mentre mancava sia la Regina che il Cavallo: la figura del cavaliere apparve in epoca successiva, quasi contemporaneamente, in Britannia ed in Francia.
D'altra parte sia il Tau che il Mandel fanno notare che la Regina mancava nelle carte italiane ancora nel XIV sec. Di fatto essa venne introdotta in Spagna (183).

Questi rilievi stanno a significare che i perfezionamenti e gli affinamenti di ordine kabalistico non ebbero luogo tutti nello stesso momento né seguirono la logica di un disegno preordinato: essi non furono degli originali inventori, ma di quei "gentili" che, progressivamente, di preoccuparono di far collimare i Tarocchi con la Kabalah e non viceversa.

Solo nel XVII sec. Guillaume Postel (come ho già fatto rilevare) dette la stura all'epoca delle teorizzazioni con il suo "Clef des choses cachées", che si concluse tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX sec. con Court de Gebelin (con il suo "Le mond Primitif").

Tale affermazione è meno teorica di quanto si possa pensare: è possibile trovare riscontri in quello che ritengo sia il documento "principe" e cioè nei Mazzi di Tarocchi di cui siamo in possesso e nei quale andremo a cercare le prove di cui abbiamo bisogno.

Note:
Ma nulla ci autorizza ad andare oltre il dato di fatto che le carte fossero diffuse e che presumibilmente esse fossero state introdotte molto tempo prima.
181. Si veda Robert Geaves e Raphael Patai, "I Miti ebraici", Milano, 1974, p. 72.
182. In contrario M. Tau (in op. cit., p.12) sostiene, ad esempio, che "I quattro re... ...avrebbero rappresentato... ...le quattro monarchie, l'Ebrea, la Greca, la Romana e la Francese e per questo motivo si chiamarono Davide, Alessandro, Cesare e Carlo Magno". Questo può essere anche probabile, ma non spiega il merito del problema che riguarda, non il significato che "poi" loro attribuito, ma il momento in cui furono introdotti: quella di Tau è, in effetti, una lettura postuma che non ha nulla a che vedere con il problema delle origini.
Allo stesso genere di critica deve essere sottoposta la tesi descrittiva di S. R. Kaplan (op. cit., pp. 135 ss.): la simbologia che egli individua è relativa ad un linguaggio attuale mentre nulla ci dice cosa esistesse "prima".
Kaplan, ma anche Feslikenian e Picollo, in effetti, spostano il problema delle origini sulla divinazione "Nella comune divinazione i semi hanno un significato complesso: - il seme di spade (picche) rappresenta il coraggio, la fierezza, la forza, l'autorità, l'aggressione e l'ambizione; sono quindi simbolo di attività, progresso e realizzazioni, positive o negative; talvolta sfortuna, rovina e morte; - il seme di bastoni (fiori) rappresenta spirito d'iniziativa e dinamicità, progresso, sviluppo, animazione, energia; - il seme di coppe (cuori) rappresenta amore, umanitarismo (cioè amore per il prossimo), felicità, gaiezza e gioia ...; - il seme di denari (quadri) rappresenta fatti materiali e finanziari, tutto ciò che si manifesta sotto forma di denaro, occupazione, guadagno materiale, ma anche impegno profondo" (Feslikenian e Picollo, op. cit., pp. 137, 144,152, 160). Ma niente di tutto ciò riguarda il problema delle origini perché si verificò quando la metamorfosi Naibi-Tarocchi aveva avuto luogo e la tesi non è in grado di spiegare come e perché ciò avvenne.
183. All'epoca della Rivoluzione Francese, nel periodo del Direttorio, le carte figurative subirono ulteriori mutamenti, con l'introduzione di simboli e personaggi propri del mondo rivoluzionario: Si veda M. Tau, op. cit., p. 13).
					
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