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CAPITOLO IV

I TAROCCHI TRA STORIA ED ESOTERISMO

Sommario:
4.1 - Riepilogo e premesse 4.2 - Ambiguità e difficoltà del problema: l'aspetto esoterico 4.3 - Duplicità e difficoltà del problema: l'aspetto storico 4.4 - L'I Ching 4.5 - Rapporti dell'Occidente con la Cina 4.6 - La Cina e la Diaspora 4.7 - Cosa erano in origine i Tarocchi: i Naibi 4.8 - I Tarocchi nel tempo e nello spazio

4.6 - La Cina e la Diaspora
In questi lucrosi scambi commerciali si inserirono ben presto i mercanti ebrei, vuoi per naturale espansionismo mercantile, vuoi perché spinti dagli eventi storici, vuoi, infine, per la naturale capacità di inserirsi nel tessuto commerciale dei popoli con i quali venivano a contatto.

Accadde così che, nell'Alto Medioevo, quando le invasioni barbariche prima e l'irruzione dell'Islam poi interruppero i normali rapporti con il mondo romano, i contatti con l'India e con la Cina vennero mantenuti esclusivamente dalle comunità giudaiche della diaspora. Ad esempio Agobardo, arcivescovo di Lione, ci informa che nell'825, il commercio degli schiavi era tutto concentrato nella mani dei giudei e la notizia è confermata sia da fonti giudaiche che musulmane. Una nota di Abramo, figlio di Maimonide ci dice che i mercanti di Fustat (l'attuale Cairo) si spingevano sistematicamente fino alla penisola Malese ed a Sumatra (171).
Nel IX sec., in altre parole, gli ebrei della diaspora avevano fiorenti mercati sia in India che in Cina e gestivano il commercio dei preziosi in quest'area. Come ho già detto, mi sembra evidente che, nelle varie stazioni di contatto l'interscambio finisse col riguardare beni materiali e immateriali. Mi sembra di poter dire con sufficiente sicurezza che transitarono I Ching, carte da gioco e, probabilmente, anche le "Frecce divinatorie" coreane. Le frecce divinatorie erano costituite da strisce di carta oleata lunghe 20 cm. e larghe 12 con il retro decorato da una freccia piumata.

D'altra parte In Corea era conosciuto un mazzo di 80 carte, diviso in otto semi, denominato "Litou Tije" che era diffuso già nel 969 a.C. ed era derivato dalla "Frecce divinatorie".

Mi domando se questa tesi possa essere sostenibile alla luce di quanto conosciamo della diaspora. Gli ebrei, che negli anni dell'esilio babilonese avevano introdotto nel proprio patrimonio culturale una grande massa di elementi provenienti dalla Persia, tra la metà del VI e la metà del V sec. d.C. (epoca di S. Girolamo) completarono il Talmud e diedero inizio al lavoro della Kabalah.

Fra l'VIII ed il IX sec. erano stanziati lungo tutta l'Africa settentrionale ed in Spagna che costituiva l'insediamento più florido. Qui le comunità ebraiche si erano insediate sotto i romani e, nonostante certe difficoltà, avevano prosperato anche in epoca bizantina. Sotto i Visigoti da parte della classe politica e della Chiesa, venne inaugurata una politica antisemita per cui gli ebrei spagnoli, per poter continuare ad osservare la "Legge" furono costretti a darsi alla clandestinità (divenendo "marranos") o a trasformarsi in "conversos".

Nel 629 la grande svolta: Maometto conquista La Mecca e dà inizio alla Jihad. Nel 636 allo Yarmuk gli arabi sbaragliano i bizantini costringendoli a sgombrare la Palestina e parte della Siria. Nel 711 Passarono il Gebel-al-Tarik (Gibilterra) ed in breve tempo, anche con l'aiuto dei "marranos", conquistarono Cordoba, Granada e Toledo. In cambio del loro aiuto i giudei di Spagna ottennero dai califfi omayyadi una sorta di legittimazione e, comunque, una politica di tolleranza. La situazione cambiò nel 1013 quando agli omayyadi successero i califfi berberi che ripresero la politica anti-semitica.
Ma i Giudei avevano largamente profittato del periodo di pace tanto che fonti cristiane dell'825 (il documento di Agobardo di Lione, di cui ho detto, ed i Responsa ebraici), cominciano a parlare di una espansione commerciale ad oriente, fino all'India ed alla Cina.

Sul piano culturale il lungo processo di formazione della Kabalah si completava proprio tra il IX ed il XIII sec. (intorno al 1280 quando il Kabalista spagnolo Moshe Ben Shem Tov, di Guadalajara, definì il testo del "Sepher Ha Zohar").

In questa fase di fermento intellettuale, il 30 marzo 1135 nasceva a Cordoba Maimonide (Moshe ben Maimon) conosciuto dagli arabi come Rambam (172), rabbino, kabalista e docente di filosofia. È un nome da tener d'occhio perché su di lui tornerò presto.
Nel 1160 Maimonide lasciò la Spagna trasferendosi a Fustat; tra il 1160 ed il 1177 viaggiò tra Fusta e Fez (Marocco) allo scopo di rinsaldare i rapporti tra le comunità ebraiche. Ma non era il solo a tenere i rapporti con le comunità della "diaspora".
Un certo Moshe ben Jacob avrebbe merito il soprannome di "il pendolare" per i suoi continui spostamenti tra Alto e Basso Egitto, tra Egitto, Siria e Palestina. Si spinse fino a Sumatra ove morì (173).
E un certo Joseph ibn Awkal fungeva sistematicamente da agente ufficiale delle Accademie babilonesi portando le loro decisioni a tutte le comunità ebraiche: in tal modo anche una piccolissima comunità delle Indie poteva mantenersi in contatto, culturale mercantile, con i grandi centri del Giudaismo nell'arco dei quattro mesi che occorrevano per viaggio da Fustat a Sumatra.
Nel 1168 Beniamino di Tudela (ebreo spagnolo, viaggiatore e mercante di pietre preziose, autore di un libro di viaggi sulle varie peregrinazioni compiute) si spostò a Costantinopoli ove risiedette per un certo periodo entrando in contatto con le locali comunità ebraiche dedite all'artigianato della seta e, quindi, a loro volta, in contatto diretto con i corrispondenti asiatici lungo la via della seta.
Beniamino di Tudela iniziò a viaggiare attraverso la Spagna nord-orientale; proseguì poi, attraverso Barcellona, per la Provenza. Da Marsiglia passò in Italia visitando Genova, Pisa, Roma, Salerno, Amalfi ed altre città dell'Italia meridionale. Imbarcatosi a Brindisi, passò in Grecia (Corfù) spostandosi poi a Costantinopoli. Successivamente visitò le comunità di Antiochia, Cipro e Palestina da dove passò ad Aleppo e Mosul e quindi a Babilonia ed in Persia. Sulla strada del ritorno visitò il Cairo (Fustat) ed Alessandria, facendo ritorno in Spagna attraverso la Sicilia (174).

Nel 1265, tuttavia, cominciò la crisi del Giudaismo spagnolo a causa della successione dei califfi berberi a quelli Omayyadi: crisi che culminò nel 1492 con l'espulsione dalla Spagna e nel 1497 dal Portogallo e poi, via via, da varie nazioni Europee.

* * *
Per quanto l'analisi di questi dati sia stata necessariamente scarna e schematica, ne ricaviamo in maniera inequivocabile che, a partire dal IX sec. (e cioè dalla fine del periodo Talmudico e dall'inizio del periodo Kabalistico), esisteva una fitta rete di comunicazioni, ufficialmente di carattere mercantile, ma di fatto soprattutto intellettuale, che legava le comunità giudaiche dal Golfo di Biscaglia e dal Marocco (estremo occidentale), fino alle isole della Sonda ed alla Cina.

Oltre al mezzo (acquisita conoscenza dell'I Ching e delle carte), si era verificata anche l'opportunità di appropriarsi dell'uno e delle altre.

Ma, esisteva una motivazione abbastanza forte da indurre i giudei ad effettuare l'operazione di travaso dalla cultura cinese in quella giudaica?

Note:
171. Paul Johnson, "Storia degli Ebrei", Milano, 1992, pp. 197, 206 ss.; S. D. Goiten, "Letters of medieval Jewish traders", Princeton, 1973, pp. 227-229.
172. Rambam è l'acronimo di "Rabbi Moses ben Maimon" (N.d.A.).
173. Paul Johnson, op. cit., p. 206.
174. P. Johnson, op. cit. p.190.
					
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