
CAPITOLO IV
I TAROCCHI TRA STORIA ED ESOTERISMO
Sommario:
4.1 - Riepilogo e premesse 4.2 - Ambiguità e difficoltà del problema: l'aspetto esoterico 4.3 - Duplicità e difficoltà del problema: l'aspetto storico 4.4 - L'I Ching 4.5 - Rapporti dell'Occidente con la Cina 4.6 - La Cina e la Diaspora 4.7 - Cosa erano in origine i Tarocchi: i Naibi 4.8 - I Tarocchi nel tempo e nello spazio
4.2 - Ambiguità e difficoltà del problema: l'aspetto esoterico
Il fatto è che, fin dall'inizio, i Tarocchi si sono posti, a ricercatori e indagatori, come problema caratterizzato da una cospicua dose di indeterminazione ed ambiguità. Peculiarità legata, in apparenza, ad una difficoltà di ordine storico, nella realtà connessa alla natura stessa del problema.

La complicazione si è presentata nel momento stesso in cui ci si rese conto che i Tarocchi erano suscettibili di utilizzazione mantica alla pari degli altri strumenti (a partire dai presagi reali assiro-babilonesi, alle visioni profetiche dell'ebraismo, alle "sortes" latine fino alla sfera di cristallo, alla bacchetta del rabdomante ed al pendolino).
Il prestigio che derivava alla mantica dalla sua estrema antichità (la divinazione è vecchia quanto il mondo), ha finito col condizionare ogni tentativo di analisi forzandone i risultati. La ricerca di una soluzione, invece di essere vista come un quesito magari di storia della mantica, è stato visto e sviluppato come problema di mantica storica il che costituisce una contraddizione in termini.

Da fatto un problema di ordine storico è cosa diversa da un dilemma di ordine esoterico.

Probabilmente la colpa (o il merito, a seconda dei punti di vista) è da attribuire proprio a Court de Gebelin che si era illuso (o si era convinto) di aver capito tutto al primo sguardo. In effetti egli si limitò ad accettare e subire il fascino dell'ambiguo che, indubbiamente, sprigiona dai Tarocchi condizionandone tuttora la visione. L'ambiguità ha finito con l'imporsi non solo a coloro che deliberatamente avevano accettato di soggiacervi, ma anche a coloro che se ne dichiaravano immuni.

La verità è che l'origine dei Tarocchi è un falso problema: la confusione è da attribuire unicamente alla duplicità dell'essenza dei medesimi come duplice doveva essere il tipo di approccio, duplice l'indagine e duplice la soluzione. Perché l'uno aspetto (quello storico) non ha alcunché a che vedere con l'altro (quello esoterico) e tra questi due non esiste alcuna forma di interconnessione, di interdipendenza o condizionamento.
Il tentativo che solitamente si porta avanti è quello di tenere uniti i due aspetti allo scopo di trovare una soluzione che sia con entrambi compatibile; ma i metodi ed i linguaggi dell'uno non coincidono con quelli dell'altro.

Non sfuggirà allora a nessuno la follia di una simile impostazione dalla quale può solo scaturire (come di fatto è stato) la confusione più totale.

L'aspetto esoterico, infatti coincide con l'evoluzione del pensiero umano, ma non con la sua storia; il suo scopo non è quello di fornire risposte perché il suo scopo è quello di indirizzare il soggetto pensante a cercare, all'interno del proprio "sé", risposte agli eterni quesiti del chi sono? donde vengo? dove vado? A queste domande non esiste e non può esistere una risposta univoca nel senso che tutte le risposte sono valide e significative a condizione che provenga dall'interno del soggetto (d'onde la qualifica di esotericità del problema). Gli aspetti di cui si occupa l'esoterismo coincidono con quelli sulla natura della vita per cui lo stesso termine "vita" ha finito col divenire uno di quei concetti che, alla pari degli assiomi matematici elementari, non hanno bisogno di essere definiti e che noi utilizziamo senza neppure renderci conto dell'immenso mistero che nascondono.
Definire la vita significherebbe ricercare degli assiomi elementari che, sotto il profilo formale, non hanno bisogno di essere a loro volta definiti per non trovarci nel più classico dei circoli viziosi (157).

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A titolo di mera informazione ricorderò che fino a poco tempo addietro, l'ipotesi più accredita sull'origine della vita era quella del "Brodo primordiale", mentre oggi si preferisce l'ipotesi del "Takeover" (o "usurpazione genetica" o "panspermia guidata"). La teoria materialistica vede nella vita un viaggio dall'utero alla tomba dove la morte è il risultato di correlazioni materiali che conducono all'annientamento dell'intelligenza. Per la dottrina teologica è un viaggio che, partendo da Dio, passa dall'invisibile al visibile per finire nuovamente nell'invisibile.
Secondo la teoria della rinascita ogni anima è parte integrante di Dio del quale racchiude tutte le potenzialità e che l'anima tende a raggiungere per mezzo di ...ripetute esistenze: nessuno si perde durante il processo e da ultimo tutta l'umanità raggiungerà la meta (si veda l'Apocalisse di S. Giovanni, ma si rifletta anche sulle conclusioni della Kabalah e del Kathopanishad, 5, 9). Secondo la teoria evoluzionistica, infine, la vita è il prodotto di elementi similari che rispondono al principio di attrazione ed aggregazione.
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Si comprende bene che, essendo questa la natura e l'essenza del problema, è illusorio pensare di risolverlo con la metodologia e con i mezzi d'indagine propri della storia: questa esige risposte concrete a problemi concreti e presuppone una filosofia che è di ordine exoterico. È contrario ad ogni logica andare a trovare le risposte che cerca l'esoterismo servendosi di un linguaggio che è quello del simbolo e su una conoscenza che è incentrata sull'iniziazione.
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Non deve trarre in inganno il fatto che un certo esoterismo rosacrociano, erede della tradizione illuministica e razionalistica, abbia proposto una soluzione di tipo scientifico ai problemi della vita e dell'esistenza. A leggere bene l'opera di Heindel, ci si rende conto che il suo procedere è caratterizzato da un linguaggio che utilizza i simboli e la metodologia dell'esoterismo più ortodosso e che la scientificità (che non è mai storicità), dipende strettamente dai più antichi miti della cosmogonia e della teogonia del pensiero universale.
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Note:
157. Si veda Bertrand Russell, "Introduzione alla filosofia matematica", Roma, 1997 pp. 20 ss.; Whitehead & Russell, "Principia Mathematica", Cambridge, 1910-1913, vol. III. (M: Heindel, "Il Mondo Magico dei Rosacroce", pp. 157-160).
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