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CAPITOLO III

MANTICA, KABALAH E ALCHIMIA

Sommario:
3.1 - Dall'Egittologia alla Kabalah 3.2 - La mantica e la sua storia 3.3 - Perché la Kabalah? 3.4 - Il linguaggio della Kabalah: il Tetragrammaton 3.5 - La trasmissione iniziatica 3.6 - I libri Kabalistici: il Sèpher Yetzirah e lo Zohar 3.7 - I Mondi dello Zohar: creazione ed emanazione 3.8 - Le Sephiroth e l'Albero della Vita 3.9 - Kabalah e Tarocchi 3.10 - Giudaismo e Tarocchi: pregi e difetti del Kabalismo 3.11 - Dalla Kabalah all'Alchimia

3.11 - Dalla Kabalah all'Alchimia
Questa lunga dissertazione sulla Kabalah non si può considerare chiusa senza porre brevemente l'attenzione alla sua naturale e logica conclusione: l'Alchimia.

L'apparizione in Italia dei Tarocchi coincide coi i primi approfondimenti sulla Kabalah da parte di un illustre alchimista: Raimondo Lullo (1235-1315) (151).

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Il Bagatto (Mago o Alchimista) del Tarocco Piemontese
(Collezione dell'Autore)


L'Alchimia, per quanto sia da taluno ritenuta la madre della Chimica moderna, come ci dimostrano abbastanza chiaramente gli scritti di Fulcanelli, non è quella della trasmutazione dei metalli vili in oro.
Ciò che sfugge ai più è la circostanza che il linguaggio e la simbologia alchemica sono di carattere ermetico, sottoposti a mascheramenti (come quelli cui ricorse Nostradamus per non incorrere nei rigori del Santo Uffizio). In altre parole l'Alchimia ricorre a quel procedimento di cui ci parla anche S. Paolo nella prima lettera ai Corinzi (152).

La verità è che l'Alchimia riproduce, in formule e simboli apparentemente scientifici, principi che sono ermetici e riguardano il rapporto dell'Uomo con il Divino suggerendo il metodo per averne la percezione.

Forse neppure Waite, l'ultimo degli alchimisti moderni, comprese questa verità per quanto, correttamente, riconoscesse alla cartomanzia ed ai Tarocchi una dimensione esoterica considerevole. Ma questa geniale intuizione produsse unicamente il moltiplicarsi di mazzi di carte, con nuove figurazioni, nuovi simboli e nuovi criteri di utilizzazione e di interpretazione (153).

Senza soffermarmi ulteriormente su questo problema che rischia di portarci troppo lontano, per una comprensione globale del fenomeno, mi limito, nella tabella che segue, a suggerire un raffronto tra i vari sistemi esoterici del mondo occidentale



Tabella 4 - Creazione ed emanazione nei principali sistemi esoterici occidentali

Note:
151. J.-G. Mandel, op. cit., pp. 14 ss.
152. Paolo, 1 Corinzi: "...di queste cose noi parliamo non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito..." (2,13) e poco dopo "...ho potuto parlare a voi come esseri carnali... ...Vi ho dato da bere latte , non un nutrimento solido (gala umas epotisa, ou brwma), perché non ne eravate capaci" (3,2-3).
153. J.-G. Mandel, op. cit., pp. 17 ss.
154. I Mondi della Kabalah iniziano a generarsi quando "En Soph" dà origine ad "Or En Soph". Da "Or En Soph" emana "Coph" (la prima sephirah). Da qui ha inizio il mondo di "Aziluth", cioè il mondo dell'emanazione, delle potenze divine, degli Spiriti Superiori ("Middot"). Esso comprende le Sephiroth della prima Triade. Nell'esoterismo cinese corrisponde al "Mondo del Tao" ("Tao-tieh"). Da Aziluth emana il "Mondo di Beriah" nel quale è installato il "Trono divino" o "Trono Cubico". Il Mondo di Beriah comprende le Sephiroth della spazialità proprie della seconda e terza Triade. Nell'esoterismo cinese corrisponde al "Mondo di Shen". Dal "Mondo di Beriah" emana il "Mondo di Yetzirah" (il Mondo della Merkabàh) che, nell'esoterismo cinese corrisponde al "Mondo di Scheng". Dal Mondo di Yetzirah emana il "Mondo di Asiya", il mondo degli angeli inferiori che, nell'esoterismo cinese corrisponde al "mondo di Hung".
I quattro mondi, per quanto progressivamente si allontanino da En Soph, continuano a perpetuare l'opera della Creazione.
Graficamente il mondo delle Sephiroth viene indicato non col il consueto triangolo, ma con una piramide perché costituisce un'evoluzione dei quattro elementi primordiali simbolizzati da un quadrato.
Ma il quadrato non esprime il concetto di spazialità la cui rappresentazione è riservata ai seni elementi dello spazio (punti cardinali oltre all'alto ed al basso). Graficamente questo concetto è rappresentabile solo da una figura tridimensionale: il Cubo che racchiude uno spazio misurabile: il suo volume, infatti, è esprimibile con l'espressione:
V=L3

Tale espressione comprende anche gli elementi della Triade esoterica (il numero 3).
Pere simboleggiare la progressione dall'Uno all realtà (il quadrato alla base della piramide) - il cui avanzamento costituisce una progressione geometrica - si ha la seguente sequenza: da 1 a 2 e, in sequenza
[1] 22 (= 4), il successivo [(2]2]2 = 24 = 16 e così via
.
La piramide allora risulterà costituita da una serie di quadrati sovrapposti che, dall'alto verso il basso, stanno tra loro in un rapporto di progressione geometrica avente ragione 2.
Se ora consideriamo non i soli elementi primordiali, ma anche la spazialità, questa progressione divine a ragione 3 (non più quadratica ma cubica) e cioè:
[2] da 1 a 2 e poi 23 = 8; [(2)3]3 = 64 e così via ...

dove in ogni caso ! = En Soph; 2 = En Soph e Or En Soph.
Nonostante le apparenze questa formulazione matematica non è in contrasto ma completa e conferma le altre intuizioni esoteriche. Ad esempio l'esoterismo egiziano manteneva un carattere trinitario anche nella rappresentazione della spazialità che procedeva nel modo indicato sub [1] ("Ogdoade").
D'altra parte uno sviluppo conforme alla [2] è contenuto nel cap. 42 del Tao Te Ching di Lao tze ove è scritto: "il Tao genera Uno; uno genera Due; Due genera Tre; Tre genera tutti gli esseri del mondo. Ogni essere porta sulle braccia l'oscurità e stringe tra le braccia la luce". Anton Kielce, "L'I Ching", Parigi, 1984, p. 17.
					
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