
CAPITOLO III
MANTICA, KABALAH E ALCHIMIA
Sommario:
3.1 - Dall'Egittologia alla Kabalah 3.2 - La mantica e la sua storia 3.3 - Perché la Kabalah? 3.4 - Il linguaggio della Kabalah: il Tetragrammaton 3.5 - La trasmissione iniziatica 3.6 - I libri Kabalistici: il Sèpher Yetzirah e lo Zohar 3.7 - I Mondi dello Zohar: creazione ed emanazione 3.8 - Le Sephiroth e l'Albero della Vita 3.9 - Kabalah e Tarocchi 3.10 - Giudaismo e Tarocchi: pregi e difetti del Kabalismo 3.11 - Dalla Kabalah all'Alchimia
3.10 - Giudaismo e Tarocchi: pregi e difetti del Kabalismo
Non vi è dubbio che, per quanto controversa e controvertibile, la Kabalah costituisca un gigantesco sforzo intellettuale dell'esoterismo giudaico, soprattutto di quella parte di pensiero che sfocerà nel Messianesimo e nell'Escatologismo (149).

Le sue origini Talmudiche confermano che si trattasse di un pensiero che venne formandosi tra l'VIII ed il VI sec. a.C., durante, cioè la cosiddetta "cattività Babilonese".

Ma qui mi sto riferendo alle origini remote del pensiero kabalistico; il che, evidentemente, è cosa diversa dalle origini storiche della Kabalah che non vanno al di là del III - IV sec. a.C.. Mentre la sua definitiva sistemazione si deve alla speculazione del pensiero del misticismo spagnolo che ebbe il suo periodo di maggior fulgore fra l'VIII e l'XI sec. concludendosi definitivamente nel 1492 con l'espulsione degli ebrei, prima dalla Castiglia e dalla Spagna e nel 1497 con la cacciata dal Portogallo.

In quest'arco di tempo la Kabalah si formò ed evolse non solo per il lavorio interno proprio, ma anche per i rapporti con il pensiero esoterico-scientifico arabo, con la dottrina dell'Arcano, con lo Zenûin ancora vivo nel XII sec. (che è l'epoca di Beniamino di Tudela e di Maimonide).

Considerando il problema in relazione ai Tarocchi, il fatto tuttavia è che, il riferimento alla Kabalah è, al tempo stesso esatto e sbagliato come meglio vedremo nelle conclusioni.

Per il momento è importante sottolineare che la Kabalah non ci dice alcunché sull'origine remota dei Tarocchi: la Kabalah ci fornisce unicamente la chiave di lettura dell'ultima evoluzione dei Tarocchi, di quel qualcosa che era nato per rispondere a scopi diversi da quelli che furono compresi ed accettati. La percezione del collegamento alla Kabalah ebbe l'unico risultato di fuorviare completamente le indagini.

Ritengo, infatti, che la dottrina, nata nel dopo Gebelin che attribuiva l'origine dei Tarocchi alla Kabalah debba essere considerata del tutto priva di fondamento.

Va rivisitata, per converso quella parte che vede nella Kabalah il collegamento della pratica dei Tarocchi all'esoterismo ed al misticismo giudaico, anche se in un modo diverso da quello cui siamo abituati a pensare.

Il difetto fondamentale dell'eccesso di kabalismo fu quello di indurre i ricercatori, convinti di aver trovato il bandolo di ogni matassa, ad ignorare ed a misconoscere ogni altro possibile campo di ricerca, finendo col perdere di vista, sotto l'incalzare delle nuove idee (soprattutto l'Alchimia), ogni interesse autenticamente storico e scientifico.
La corrente di pensiero, che vorrebbe essere storica, ma che finisce col confondere storicismo con problemi che sono di tutt'altra natura, porta inevitabilmente a soggetti estranei alla loro origine come i Crociati, i Templari e i Gitani. Chi abbia creato i Tarocchi e dove ciò sia avvenuto non interessa più ed il problema di ordine storico è divenuto di ordine ermetico.

Unicamente per dimostrare l'esattezza del mio ragionamento soffermiamoci per un attimo sull'arabismo che è sottinteso alle teorie dianzi cennate, basterà pensare che l'arabismo contiene una contraddizione di fondo. La religione araba contiene, tra i suoi precetti fondamentali, il divieto di rappresentare la figura umana e questo avrebbe impedito senz'altro la formazione degli Arcani Maggiori, ma probabilmente anche della carte figurative degli arcani minori.

Il guaio è che l'errore è, in un certo senso indotto: la teoria kabalistica dell'emanazione, che è collegata alla filosofia neo-platonica, conduce inevitabilmente a Licàpoli, in Egitto, dove Plotino era nato nel 205 d.C.; ma questo dato dimostra unicamente che vi erano aree di rispettiva influenza dove le teologie della sinagoga si intrecciavano con l'antico ermetismo, con le idee del neoplatonismo e con le ragioni della Chiesa cristiana primitiva denunciando, tutte, un comune denominatore con lo Gnosticismo (150).

Note:
149. Il Giudaismo è una corrente esasperata dell'ebraismo che inizia durante e dopo la prima (quella che ha termine nel 597 con la liberazione di Ciro il Grande) e la seconda (quella volontaria che portò gli ebrei in Siria e nell'alto Egitto, fino ad Elefantina e nell'Etiopia) diaspora. Essa si sostanzia in un arroccamento culturale e religioso sulla "legge" che finì con l'isolare gli ebrei nella stessa Israele dove la fazioni finirono l'una contro l'altra e. dopo il 250 a.C., tutte in opposizione prima all'Ellenismo e poi a Roma. Il Giudaismo entrò anche ferocemente in contrasto anche con quella corrente ellenizzante interna che dette vita alla traduzione dei LXX. In sostanza sotto un aspetto per così dire politico, il giudaismo espresse l'isolazionismo più esasperato il fondamentalismo e l'intolleranza religiosa più totale (P. Johnson, op. cit., pp. 95 ss.).
150. Questi passaggi rivelano lo stesso schema logico che parete dallo Gnosticismo per arrivare al Sepher Yetzirah, allo Zohar e dalla Kabalah, passando per il neoplatonismo: la teoria procede sul fino della considerazione di un Dio percettibile che contiene Tutto in Sé e che è nel Tutto. Da lui si irradiano, per stadi successivi, "...il pensiero, l'azione. Tutte le cose che formano l'essenza della vita umana nell'universo sono emanazioni, irradiazioni dell'Unità, manifestazioni di quel Dio dal quale derivano tutte le cose ed al quale esse devono ... ritornare perché esse sono, in ultima analisi, una cosa con l'Uno..." (J. Abelson, op. cit., p.101).
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