CAPITOLO I
INTRODUZIONE
Sommario:
1.1 - Introduzione 1.2 - Cosa sono le carte 1.3 - Precisazioni preliminari 1.4 - Aspetti storico-documentali 1.5 - Problematica e metodologia storica 1.6 - Tante teorie, una teoria 1.7 I dati storici 1.8 - I dati storici: il periodo arcaico o delle origini 1.9 - I dati storici: il periodo intermedio o della diffusione 1.10 - I dati storici: il periodo moderno o delle teorizzazioni 1.11 - Conclusioni sui dati storici
1.9 - I dati storici: il periodo intermedio o della diffusione
Al termine di un lungo salto temporale e spaziale scopriamo che, agli inizi del XIII sec. le carte erano già state introdotte praticamente in tutta l'Europa come è documentato da:

- un'ordinanza francese che ne proibiva l'uso pena la fustigazione;
- dalla ben più drastica posizione del Sinodo di Worchester che, nel 1240, proibisce, pena la galera a vita, il gioco delle carte chiamato "rege et regina";
- nel 1260 l'Ungherese Rodolfo Le Noir chiedeva ed otteneva l'aiuto di tribù di zingari contro i Polacchi;
- nel 1332 re Alfonso XI di Castiglia, fondando l'ordine cavalleresco della "Banda", commina il divieto per i cavalieri di giocare denari con le carte o con i dadi.

Mi domando il perché di queste improvvise prese di posizione. In effetti magia ed occultismo sono entrate in circoli sempre più ristretti già nell'alto Medioevo senza destare né sorpresa né scandalo. La novità è costituita dalla connessione delle carte con uno strumento di diffusione più ampio: nell'opinione generale ora le carte si legano alle "sortes" (dadi) anche se questi erano già conosciuti dal periodo ellenistico nel quale erano stati introdotti fin dall'epoca di Alessandro Magno le cui truppe li avevano portati dall'India.

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Il XIV secolo è, tuttavia, particolarmente ricco di documentazione che comprende, in maniera diretta o indiretta, fonti civili, religiose e soprattutto... divieti.

Secondo l'Abate Rives la Spagna avrebbe importato dall'Oriente (Egitto) le prime carte nel 1330. Nello stesso anno esse sarebbero state adattate al gusto spagnolo da tal Nicola Pepin a quelle spagnole. Secondo tale fonte le carte, a quella data, sarebbero state quindi già presenti sul suolo spagnolo.
E, del resto, esiste una ulteriore conferma, del 1337, negli scritti di un monaco tedesco di nome Johannes (1337). Questi (primo ad interessarsi esplicitamente delle carte), pur dichiarando di non conoscerne le origini, le associa al gioco degli scacchi e nelle sue annotazioni ci dà una compiuta descrizione dei simboli che le caratterizzano e dei Re consentendoci la prima identificazione certa.
In Francia, peraltro, il notaio marsigliese, Laurent Aycardi, lascia annotazioni sulle carte nella raccolta dei documenti notarili dell'anno 1381.
Naibi arabi dalla Spagna
(Collezione dell'Autore)

Tornando ai divieti, troviamo:

- in Spagna, nel 1387, il Re Giovanni I di Castiglia vieta (1387) il gioco degli scacchi, dei dadi e delle "naipes";
- a Firenze, nel 1393, tal Giovanni Morelli (1393) evidenzia i pericoli e le tentazioni derivanti dal gioco delle carte quasi a convalidare l'impotenza dell'editto fiorentino del 23 marzo 1377 che vietava l'uso dei "nhaibbe".

In Francia la vicenda delle carte da gioco assume (e per il vero manterrà) il carattere della paradossalità.
Infatti, mentre il magistrato di Lilla (1382) emana la solita ordinanza con il divieto di giocare con le carte, nel 1392 Jacquemin Gringonneur riceve da Carlo VI (accanito giocatore) il pagamento di 56 soldi parigini per l'esecuzione di ben tre mazzi di carte, nonostante che lo stesso Re avesse, fin dal 1369, con proprio editto, vietato i giochi d'azzardo consentiti unicamente nei giorni festivi (!!).

Alla palese ed interessata "dimenticanza" di Carlo VI pose rimedio il Prevosto di Parigi che, con ordinanza del 22 gennaio 1397, vieto' ai lavoratori (ma non al re: "captatio benevolentiae"?) di giocare a tennis, a palla, a "carte" ed a birilli anche nei giorni non festivi.

I documenti fin qui citati nonché le ordinanze del re e del Prevosto di Parigi sono particolarmente interessanti perché significativamente attestano che, alla fine del XIV sec. le "carte" costituivano già un fenomeno religioso e sociale sia in Francia, che in Spagna e Toscana e nello stesso territorio della Chiesa.
Esse, almeno in Francia, erano uscite dal chiuso delle Corti diffondendosi anche tra la ricca borghesia, cui evidentemente si riferisce il termine "lavoratori", tanto da richiedere da parte delle autorità energici interventi moralizzatori.

Interessante, a questo punto, una cronaca di Giovanni Covelluzzo del 1379 (riportata nella storia della città di Viterbo di Feliciano Bussi). In essa si afferma che in quell'anno nella città erano stati portati i Naibi, introdotti da soldati cristiani che, appresone l'uso dai saraceni durante le Crociate, si sarebbero rifugiati a Viterbo durante le lotte tra Clemente VII ed Urbano VI.

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Il XV sec., poi, costituisce un nodo cruciale nella storia delle "carte": infatti da un lato gli zingari si spandono nel cuore dell'Europa (sono ad Amburgo ed a Roma nel 1417; nel 1427 arrivano a Parigi ed a Barcellona). Dall'altro, sull'evoluzione delle carte da gioco incidono almeno quattro eventi rivoluzionari. Innanzi tutto il fenomeno degli zingari che ha assunto dimensioni preoccupanti (nel 1492 Ferdinando V Re d'Aragona - il Cattolico - perseguita gli zingari ossia i gitanos insieme ad ebrei e musulmani al punto da ordinarne il massacro. Nel 1561 Francesco I, re di Francia, ordina ad Orléans, il massacro degli zingari "con il ferro e con il fuoco"):

Vengono altresì definite carte tipo a seguito dell'introduzione della stampa litografica e calcografica e della costituzione di Corporazioni di cartai e della professionalizzazione della produzione e commercializzazione delle carte fuori dei territori naturali di produzione.

La tipizzazione delle carte coinvolge principalmente la Francia, l'Italia e la Germania.

In Francia notevole è la riforma operata da Carlo VII che porta a sostanziali mutamenti negli Arcani Maggiori dei Tarocchi (così la carta del "Tempo" diviene "L'Eremita". Le antiche figure e gli antichi geroglifici, già attribuiti al libro di Thoth, vengono complessivamente sostituiti con disegni di personaggi legati alla vita di corte).

In Italia si definiscono quattro tipi di "Tarocchi": quello lombardo - veneto (il cui mazzo è formato da 78 carte di cui 22 figurate, tarocchi in senso stretto, e 56 numerali); il cosiddetto "Tarocchino" di Bologna (con alcune varianti rispetto al primo); le cosiddette "minchiate" fiorentino (con 40 figure, oltre il "Folle" e le carte numerali); il cosiddetto Tarocco siciliano.
Ancora in Italia, si collocano le prime carte didascaliche: i cosiddetti "Tarocchi del Mantegna" anche se non attribuibili con certezza al pittore ma piuttosto ad un artista di scuola del circolo veneziano o ferrarese.

In Germania, verso la metà del secolo i Tedeschi introducono nuovi semi ed una nuova numerazione. Tra il 1450 ed il 1500 opera, infatti, in Germania il "Maestro delle Carte" dell'alto Reno. Ne seguono le orme il Maestro delle carte da Gioco, il Maestro di Bileam, Israel von Mechenen, Erhard Schön, Martin Schongauer, Virgil Solis ed altri.
Ma è proprio in Germania che, nel corso del secolo, si verifica la prima grande rivoluzione costituita dall'introduzione delle tecniche di stampa calcografica nella fabbricazione delle carte. Essa provocò una riduzione dei costi così radicale che le carte uscirono definitivamente dalle Corti per diffondersi tra tutti gli strati sociali.
D'altra parte, quasi contemporaneamente alla stampa, partendo da Ülm e da Norimberga, si costituirono - già nei primi anni del secolo - le professioni di "Kartemächer" e di "Kartenmälers" (rispettivamente fabbricante e disegnatore di carte) affiliati alle rispettive corporazioni di mestiere.

In altri termini il processo di professionalizzazione è tale che nel 1444 a Lione (Francia), operava un tal James du Boys definito "tagliatore di carte" e, nel 1465, a Tolosa, si sostituiva ufficialmente la prima "Corporazione dei Cartai" aggregata alla "Corporazione Arte e Mestieri".

Conseguenza inevitabile di tutti questi eventi, che sono del resto lo specchio di quello che avviene nel macrocosmo delle politiche nazionali, è la liberalizzazione del commercio su un piano che trascende Stati e Staterelli che costellano l'universo politico europeo del XV sec.
Arcani Maggiori del Tarocchino bolognese
(Collezione dell'Autore)

Per un altro verso il XV sec. rappresenta d'altra parte il canto del cigno delle carte miniate. Al tipo di carte dipinte a mano ad opera di grandi artisti ed esperti dell'arte della miniatura non era riservata ovviamente grande diffusione essendo limitate alle Corti signorili. Ricordiamo tra gli altri artisti Alessandro Di Bartolomeo Quartesana, don Domenico Messere, Giovanni di Lazzaro Cagnola: essi operarono nel ferrarese oltre al Petralcino che lavorò a Firenze.
Ne sono esempio tipico le carte "a fondo oro" commissionate nel 1415 da Filippo Maria Visconti - Duca di Milano - e quelle attribuite a Bonifacio Bembo (1432 - denominate carte "Visconti-Sforza") dipinte in occasione delle nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Tali carte, eseguite tra il 1441 ed il 1447, sono l'unico mazzo dell'epoca giunto a noi pressoché intero.

Dal canto loro i Maestri cartai Belgi, espressione della grande industria cartaria francese, esportano il gioco in Inghilterra.
Anche la liberale Inghilterra, prima con l'ordinanza di Edoardo IV Tudor (1463) e poi con Enrico VII Tudor - conte di Richmond (1495), è costretta ad imporre limiti vietando l'uso delle carte "...almeno durante la festa della Santa Natività" (come dichiara Enrico VII, per quanto egli stesso accanito giocatore), ma contemporaneamente imponendo misure protezionistiche a tutela delle Corporazioni inglesi.

Una nota di Ülm del 1474 ci informa che la Germania esportava carte in Italia, Sicilia, Scandinavia, Polonia, Austria, Inghilterra, e paesi dell'area mediterranea.

È evidente che il fenomeno, certamente generatosi per un impulso antico, è divenuto inarrestabile. Con l'utilizzazione della stampa xilografica nei Paesi dell'area neolatina, e di quella calcografica in quelli di lingua Tedesca le carte si erano ormai diffuse anche nella Svizzera, nella Germania meridionale (Baviera) in Austria, in Boemia, in Provenza e, quindi, in tutta Europa.

Carte e Tarocchi che avevano già iniziato la loro grande avventura in tutta l'Europa meridionale (Spagna, Portogallo, Francia e Italia) ormai sono mature per raggiungere l'America. Sulle orme di Cristoforo Colombo e dei colonizzatori, insieme ad esploratori ed avventurieri, iniziano a diffondersi nel Nuovo mondo.