
CAPITOLO I
INTRODUZIONE
Sommario:
1.1 - Introduzione 1.2 - Cosa sono le carte 1.3 - Precisazioni preliminari 1.4 - Aspetti storico-documentali 1.5 - Problematica e metodologia storica 1.6 - Tante teorie, una teoria 1.7 I dati storici 1.8 - I dati storici: il periodo arcaico o delle origini 1.9 - I dati storici: il periodo intermedio o della diffusione 1.10 - I dati storici: il periodo moderno o delle teorizzazioni 1.11 - Conclusioni sui dati storici
1.8 - I dati storici: il periodo arcaico o delle origini
Allo stato attuale delle nostre conoscenze il primo riferimento storico al "gioco delle carte" è contenuto in una in una enciclopedia cinese del XIII sec. a.C.; ma sappiamo che il fenomeno è ben più antico perché già intorno al 2800 a.C. (XXIX sec.) l'imperatore Fo Hi applicava i cosiddetti trigrammi (di quello che diverrà l'I Ching) all'arte di governo.

Durante il II millennio a.C. tali elementi vengono rielaborati in una sorta di summa teologico-filosofica (che associa Taoismo e Confucianesimo). È a quest'epoca, infatti che viene ascritta la formalizzazione del "libro dei Mutamenti" o "I Ching".
La sua elaborazione ha luogo intorno al 1150 a.C. sotto l'ultimo Imperatore della dinastia Chang, Shang Chou Hsin: il signore feudale Weng, in carcere per motivi politici, rielabora i trigrammi dell'imperatore Fo Hi, li unisce in esagrammi e getta le basi dell'I Ching propriamente detto.
Tan, figlio di Weng, iniziatore della dinastia Chou, riscopre l'opera del padre e la completa con una spiegazione di ogni linea (i cosiddetti "mutevoli").

Una seconda rielaborazione viene effettuata durante il V sec. a. C. in coerenza con la dottrina dello Yin e dello Yang: L'I Ching finisce con l'accomunare elementi di filosofia e di astronomia (in effetti divinazione ed astrologia) come ci viene documentato da un calendario cinese del III sec. a.C. completo di previsioni astrologiche.

La traccia successiva si trova nell'ordine che, nel 213 a.C., l'imperatore Shi Huang Ti (quello del famoso "esercito di Terracotta") impartiva perché si bruciassero tutte le opere letterarie fatta eccezione di quelle di divinazione, di medicina e di agricoltura (tra cui l'I Ching).
L'I Ching, in questa fase, è strettamente connesso al governo ed è quindi riservato a ristretti circoli di potere nell'ambito dei quali assume un significato preciso unitamente ai trattati di geomanzia (per la progettazione di città a di palazzi).

Ma i rivolgimenti politici e sociali del periodo compreso tra il III sec. a.C. ed il III sec. d.C. ne fanno perdere le tracce fino a quando lo studioso Wan Pi lo riscopre, lo rivaluta e lo diffonde.
A partire da questo momento la storia dell'I Ching perde il suo carattere esoterico-filosofico per confondersi con il "gioco". Tra il VII ed il X sec. d.C., durante la dinastia, Tang la moneta viene usata come carte da gioco ed il fenomeno diviene così preoccupante che intervengono gli editti imperiali del 1120 per disciplinare l'uso delle carte, sia da gioco, che da divinazione.

In questo periodo esistono in Cina almeno due distinti mazzi di carte: mentre nel nord si usano le carte "Kwan P'âi", nel sud quelle "Lut Chi".

Non ho ancora trovato notizie attendibili concernenti, in questo periodo, la presenza di carte nell'area dell'Indocina e dell'India, Insulindia e Deccan. Mi consta che anche le civiltà del sud-est asiatico dedicassero o traessero fonte di ispirazione divinatoria dalle carte utilizzandole poi come gioco.
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