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[Aquila]

APPENDICE 3

In questi ultimi anni sono state divulgate notizie importanti, in sostanza ipotesi assai diverse fra di loro, che confermano la veridicità del messaggio divulgato da Eugenio Siragusa, il contattato dalle Potenze Celesti.

ONDASETTE

IL RITROVAMENTO DI FRAMMENTI OSSEI "IMPRIGIONATI" NELLE ROCCE DELL'AGRIGENTINO TESTIMONIEREBBE L'ARRIVO E LA PERMANENZA IN SICILIA DELL'"AUSTRALOPITECO", PROGENITORE DEL GENERE UMANO.

Agrigento è famosa per i suoi templi greci, tanti e ben conservati, anche se presi d'assedio dalla più selvaggia speculazione edilizia. Da qualche tempo, però, la città siciliana ha un motivo in più per essere famosa: il ritrovamento di quattro denti di un australopiteco, un antichissimo progenitore del genere umano; una straordinaria scoperta questa, che apre un nuovo capitolo della preistoria dell'uomo.
A segnare questa tappa importantissima è stato Gerlando Bianchini, funzionario di banca e studioso di medicina con l'hobby della ricostruzione della preistoria siciliana; è inoltre promotore del Centro di Studi Preistorici di Agrigento, autore di opere specialistiche e scopritore di fama internazionale.
Alcuni anni fa Bianchini, inerpicatosi sulle pareti calcaree dell'agrigentino, rinvenne il calco di un dente umano. Da allora non smise mai di cercare. Finalmente, mentre risaliva insieme a tre collaboratori il canyon calcareo, intravide il profilo di un dente fossile.
I quattro si misero al lavoro e dopo alcune ore recuperarono e misero alla luce, dopo oltre tre milioni di anni, quattro denti e due frammenti ossei.
I resti, i più antichi fino ad ora rinvenuti in Europa, appartengono ad una specie, quella dell'australopiteco, che si pensava avesse abitato soltanto l'Africa dove si sarebbe poi estinta un milione di anni fa.
Evidentemente non era così. Il ritrovamento dei frammenti dimostra inequivocabilmente la continuità tra l'Africa e il vecchio continente.
Ci furono infatti in ere lontane, fenomeni per i quali il livello del mare scendeva facendo emergere la terra e saldando le isole del mediterraneo. In queste terre di Sicilia, dunque, più di tre milioni di anni fa proveniente da quelle lontane del continente nero, forse dall'Etiopia, arrivò un ominide, piccolo ed esile cibandosi di bacche e semi e difendendosi dagli assalti di animali feroci che lo terrorizzavano. Certamente non era bellissimo o almeno i suoi tratti non corrispondono ai nostri canoni estetici: gli occhi scimmieschi, il naso camuso, un vistoso prognatismo della bocca, alto poco più di un metro e venti, venticinque chili ricoperti da una forte ipertricosi, cioè da una foltissima coltre di peli. Camminava però già eretto e c'erano in lui i prodromi di una vita spirituale che lo spingeva ad allargare i propri orizzonti di vita dall'africa fino alla lontana Sicilia.
Bianchini non ha dubitato nemmeno per un istante che i frammenti ritrovati appartenessero ad un australopiteco. Secondo l'esperto, infatti, la struttura dei premolari ritrovati è a croce e le due parti, anteriore e posteriore che costituiscono il dente sono della stessa altezza e si presentano in cinque cuspidi, quelli dell'uomo a quattro.
La scoperta sconvolge la storia dell'evoluzione dell'uomo?
"Beh, naturalmente - dichiara Bianchini - bisognerà rivedere la situazione dell'albero genealogico. Fino ad oggi l'australopiteco era ritenuto dalla maggior parte degli studiosi un genere collaterale alla specie che ha contribuito alla lenta formazione dell'uomo. Ora, dopo il ritrovamento, mi permetto di dire che va senza dubbio inserito come passaggio obbligato nella lunga serie dei nostri progenitori. La classificazione dovrebbe diventare questa. Alla base va il primo australopiteco rinvenuto in Africa, che dovrebbe essere il più antico e che i suoi scopritori chiamarono 'Lucy' in omaggio alla canzone che erano soliti ascoltare nei momenti di riposo. Va aggiunto quindi nella sequenza il 'gracilis', il nostro. Si continua con il primo vero rappresentante dell'uomo, l''abilis', vissuto due milioni di anni fa, un essere capace di scheggiare le pietre e di usarle come strumenti di difesa e di offesa. E poi con l''erectus', geniale scopritore del fuoco e versatile fabbricante di asce. Siamo così arrivati al 'neanderthal', un cavernicolo piuttosto raffinato, che seppelliva i suoi morti e dipingeva le pietre. All'ultimo gradino c'è l'uomo 'sapiens sapiens', comparso circa tre mila anni fa e inventore di arnesi piuttosto complessi. Certo, in questa ricostruzione il mio ritrovamento assume un'importanza notevole se si pensa che localizza in Sicilia la più antica traccia umana d'Europa…"

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