
La Commedia
di Dante Alighieri
alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica
PURGATORIO - Canto XXXIII
nel libero commento di Giovanna Viva
Paradiso terrestre - salmodia - spiegazioni di Beatrice su ciò che Dante ha visto e sua profezia - Dante si purifica bevendo l'acqua del fiume Eunoè - Dante è «puro e disposto a salire alle stelle»
'Deus, venerunt gentes', alternando
or tre or quattro dolce salmodia,
3 le donne incominciaro, e lagrimando;
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'Deus, venerunt gentes', alternando or nelle tre donne (simbolo della Triade Superiore Extra-terrestre) ed or nelle quattro (simbolo del Quaternario Inferiore terrestre, come dal Cielo alla Terra), lacrimando si spandeva intorno la dolce salmodia;
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e Bëatrice sospirosa e pia,
quelle ascoltava sì fatta, che poco
6 più a la croce si cambiò Maria.
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e Beatrice sospirosa e pia, ascoltava il canto con tanto dolore, che pareva la Madre di Gesù sotto la croce.
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Ma poi che l'altre vergini dier loco
a lei di dir, levata dritta in pè,
9 rispuose, colorata come foco:
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Ma poi le altre donne le dettero luogo di rispondere al canto, ritta in piedi, rispose, colorata come il fuoco (dalle "sette fiamme della Vita", che le sette "Coscienze" reggevano e che in lei si rispecchiavano):
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'Modicum, et non videbitis me;
et iterum, sorelle mie dilette,
12 modicum, et vos videbitis me'.
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'Ancora un po' e non mi vedrete, sorelle mie dilette, ancora un po' e mi vedrete'.

Ripetendo le parole che Gesù disse ai discepoli.
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Poi le si mise innanzi tutte e sette,
e dopo sé, solo accennando, mosse
15 me e la donna e 'l savio che ristette.
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Poi fattasi precedere dalle sette ninfe, e accennando a noi di seguirla, continuò la via insieme a me, Metelda e Stazio (che rimase dopo la partenza di Virgilio).
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Così sen giva; e non credo che fosse
lo decimo suo passo in terra posto,
18 quando con li occhi li occhi mi percosse;
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Così proseguiva; e non credo che avesse fatto dieci passi, quando mi folgorò con lo sguardo;

Sul possibile significato allegorico di questi dieci o nove passi di Beatrice, sono state fatte molte ipotesi; e alcuni vi hanno visto un'indicazione cronologica, in rapporto con le parole profetiche dette prima da Beatrice: "Ancora un po' e non mi vedrete, ancora un po' e mi rivedrete", potrebbe quindi riferirsi al fatto che non sarebbero trascorsi dieci secoli prima della seconda venuta di Gesù in Terra, prima, cioè, che la Luce di Verità folgorasse la terrestre cecità mentale.
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e con tranquillo aspetto «Vien più tosto»,
mi disse, «tanto che, s'io parlo teco,
21 ad ascoltarmi tu sie ben disposto».
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e con tranquillo aspetto «Vienimi più vicino», mi disse, «tanto che, se io ti parlo, tu sia ben disposto ad ascoltarmi».
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Sì com'io fui, com'io dovëa, seco,
dissemi: «Frate, perché non t'attenti
24 a domandarmi omai venendo meco?»
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Così come io fui, vicino a lei, mi disse: «Fratello, perché non mi domandi quello che vuoi sapere, or che mi sei vicino?»
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Come a color che troppo reverenti
dinanzi a suo maggior parlando sono,
27 che non traggon la voce viva ai denti,
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Come a coloro che, troppo reverenti dinanzi ai superiori, non riescono a trarre la voce per pronunziar parola,
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avvenne a me, che sanza intero suono
incominciai: «Madonna, mia bisogna
30 voi conoscete, e ciò ch'ad essa è buono».
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capitò a me, che sommessamente incominciai: «Madonna, mia voi già sapete, ciò che è necessario a me conoscere».
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Ed ella a me: «Da tema e da vergogna
voglio che tu omai ti disviluppe,
33 sì che non parli più com'om che sogna.
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E lei a me: «Da paura o da vergogna io voglio che ti liberi, così che più non parli come uomo che sogna.
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Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe
fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda
36 che vendetta di Dio non teme suppe.
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Sappi che il "vaso" che il serpente ruppe (il contenitore del Celeste Messaggio, distrutto dal male terrestre), fu, ed ora non è più; ma coloro che distrussero il Divino Insegnamento (tramutando l'Amore in Odio ed il Perdono in Vendetta), siano pur certi che non sfuggiranno alla Suprema Giustizia.

Nei Vangeli di Luca, Matteo, Giovanni: "Il fratello darà alla morte il fratello e il padre, il figlio; il mondo sarà sconvolto dal terrore".
"Così a precipizio sarà gettata Babilonia, la grande città, e non sarà trovata mai più. (Apocalisse 18:21).
Chi ha colpa sappia che la Giustizia Divina è irremovibile.
"Chi n'ha colpa" è il gigantesco potere ecclesiastico, che con lei delinque; la mastodontica struttura, dedica agli affari e alla politica, anzicché al Messaggio Apostolico, affidatole dal Cristo.
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Non sarà tutto tempo sanza reda
l'aguglia che lasciò le penne al carro,
39 per che divenne mostro e poscia preda;
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Non rimarrà tanto tempo senza erede l'aquila che lasciò le sue penne nel carro, per cui si trasformò in mostro e poi divenne preda;

Lo strumento della loro perdizione sarà lo stesso che li danneggerà; come rapinarono, saranno rapinati, similmente all'aquila, da rapinatori,
diverranno preda.
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ch'io veggio certamente, e però il narro,
a darne tempo già stelle propinque,
42 secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro,
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io vedo con certezza tutto questo, e perciò lo preannunzio, si approssima un tempo, al mutar delle stelle già propinque (nell'entrata del pianeta Terra alla costellazione dell'Acquario), libere da ogni contrasto o intoppo,
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nel quale un cinquecento diece e cinque,
messo di Dio, anciderà la fuia
45 con quel gigante che con lei delinque.
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nel quale un cinquecento diece e cinque, stabilito da Dio (Divino Equilibrio), ucciderà la furia, con quel gigante che con lei delinque.
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un cinquecento diece e cinque - v. 43
È questa la Cristica profezia del tempo dei "MILLE E NON PIU' MILLE": mille anni, cioè, e non più altri mille, tempo del 2000, che segnerà la fine apocalittica di questa diabolica Era, il momento del Veltro che l'Equilibrio Divino invierą sulla Terra quale elemento purificatore.

In riferimento a questo tempo del risveglio, Luca scrisse:
"Quando vedrete Gerusalemme circondata da armate... ...Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli smarriti a causa del fragore del mare e dei flutti; gli uomini morranno di spavento e nell'attesa di ciò che minaccerà la terra, perché le potenze dei cieli saranno squassate. Allora si vedrà il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria." (Luca 21:21-25-27).

Ed ecco la spiegazione, che è possibile, solo ora, all'uomo del XX° secolo:

"IL SOLE SI OSCURERÀ": Una gigantesca astronave extraterrestre sarà posta fra il Sole e la Terra.
L'astronave, corredata da apparecchiature scientifiche molto avanzate, devierà l'energia solare, convogliandola in direzione opposta alla Terra, la quale, privata dall'energia del suo generatore Sole, non potrà disintegrarsi, così come non potrebbe scoppiare una lampada elettrica che fosse privata dal suo generatore di corrente.
La Terra rimarrà immobile negli spazi del Cosmo, per tre giorni e tre notti: (tre albe e tre tramonti - "tre soli", come profetizza Ciacco). In quei giorni non funzioneranno né ordigni di guerra, né motori, (nulla il cui funzionamento sia legato ad energia. (Nessuno morirà, "batteranno solo i vostri cuori" - così è scritto).

"E LE STELLE CADRANNO": Oggi noi sappiamo che le stelle non sono fiammelle e che una sola stella che cadesse distruggerebbe la Terra, ma la gente antica non avrebbe compreso la seguente spiegazione scientifica: fra gli elementi sconvolti dalla nostra Scienza inconsulta, elio e idrogeno, fondendosi in pezzi di materia incandescente, attratti dalla forza di gravità terrestre, si riverseranno sulla Terra, la cui forza di attrazione, sprigionandosi dalle fenditure che si apriranno sul pianeta, aumenterà il suo potenziale energetico.
Sarà questa la profetizzata "pioggia di fuoco". Vedi anche la IIa Epistola di Pietro: "...i cieli incendiati si dissolveranno e gli elementi si fonderanno nel calore ardente!" (3:12).

"LE POTENZE DEI CIELI SARANNO SCROLLATE": La Terra sarà scrollata dall'Equilibrio del Cosmo, ovvero dalla Energia Vitalizzante, che sarà, comunque, sorretta dagli Extraterrestri. Sarà scrollata la Terra, così come si scrolla un tappeto, per liberarlo dalle impurità e dare il respiro al tessuto.

"Allora gli uomini vedranno il Figliuol dell'uomo venire sulle "NUVOLE" con gran potenza e gran gloria": Tutti i popoli del passato considerarono "DEI" gli Extraterrestri, perché discesi dall'alto.

l popoli Sumeri, Caldei, Maia, Egizi, a causa della loro scarsa conoscenza scientifica, definivano i mezzi spaziali: "NUVOLE - TURBI - CARRI ALATI - CARRI DI FUOCO. - Nel Medio Evo: "CLIPEUS ARDENS" e ancora dopo, "GLOBI". Oggi, da noi, "DISCHI VOLANTI".
I nostri Fratelli Extraterrestri sono venuti in altre babeliche epoche remote per aiutare l'umanità della Terra, come nei nostri giorni.
E forse che la mia narrazion buia,
qual Temi e Sfinge, men ti persuade,
48 perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia;
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E forse questa mia narrazione dall'oscuro significato, come Temide (nei suoi oracoli) e Sfinge (nei suoi enigmi), offuscherà il tuo intelletto;
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ma tosto fier li fatti le Naiade,
che solveranno questo enigma forte
51 sanza danno di pecore o di biade.
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ma presto ti spiegheranno i fatti le Naiàdi (ninfe dei boschi), che risolveranno questo difficile enigma, quando vedranno le verdi piante e l'acqua pura delle sorgenti avvelenate dall'inquinamento mortale, il quale non causerà danno soltanto a pecore e biade (come al tempo di Edipo), ma danno peggiore all'intero pianeta.
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Tu nota; e sì come da me son porte,
così queste parole segna a' vivi
54 del viver ch'è un correre a la morte.
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Tu annota le mie parole, come io te le porgo e trasmettile agli uomini (colpevoli di autodistruzione), la cui vita (a causa della loro "Scienza senza Coscienza") è un correre verso la morte.
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E aggi a mente, quando tu le scrivi,
di non celar qual hai vista la pianta
57 ch'è or due volte dirubata quivi.
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E ricorda, quando le scrivi, di non tacere come hai visto la pianta, derubata per ben due volte (all'inizio e alla "Fine dei Tempi").

Ancora oggi non capiamo che Spirito, Coscienza, Scienza e Religione, fanno parte dell'Unica Fonte di Vita che è Dio, Architetto ed Equilibrio di tutte le cose create. Dante accenna, dunque, al tempo presente.
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Qualunque ruba quella o quella schianta,
con bestemmia di fatto offende a Dio,
60 che solo a l'uso suo la creò santa.
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Chiunque ruba la pianta e chi la schianta, con siffatta bestemmia offende Dio, che la creò inviolabile, a suo uso esclusivo.
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La conquista dello Spazio
L'uomo tende ad operare in una metodologia che si adopera più per la morte che per la vita, ed oggi trasforma la "conquista" dello spazio in una conquista di morte e distruzione, mentre dallo spazio avrebbe potuto ricavare enormi benefici per un progresso sano e salutare.
I presupposti per una conoscenza dello spazio animata da alti valori morali, sociali, scientifici dello spirito umano sono venuti a mancare, ed ecco che, come molti affermano, "Lo spazio ha chiuso le porte ai terrestri".
Messaggi sono stati ricevuti da scienziati e capi di governo della Terra, tramite coloro che affermano, di essere in contatto con Extraterrestri: "Saremmo costretti a bloccare ogni vostra esplorazione nello spazio che recasse in sé le premesse catastrofiche per il vostro pianeta".
Per morder quella, in pena e in disio
cinquemilia anni e più l'anima prima
63 bramò colui che 'l morso in sé punio.
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Per aver morso quella pianta, Adamo, ovvero la prima umanità ("l'anima prima"), in pena e in desiderio, bramò per più di cinquemila anni.
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Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima
per singular cagione esser eccelsa
66 lei tanto e sì travolta ne la cima.
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Dorme l'ingegno tuo, restando torbido, se non comprende il motivo per cui la pianta è così alta e dilatata in alto.

Essa è stravolta all'inverso, così come la Scienza fu, dagli umani, stravolta nell'uso.
Essa fu apportatrice di morte, anziché di vita e la sua cima, costituita da energia mortale, viene riversata nell'Universo, contro la pace e la purezza del Cosmo, appartenente alla vita dei pianeti migliori; perciò, la sua cima si protende riversa; così anche il suo male, per la Cosmica Legge Divina di "Causa ed Effetto", sarà riversato sopra la Terra, che tali impulsi distonici e mortali creò ed emanò.
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E se stati non fossero acqua d'Elsa
li pensier vani intorno a la tua mente,
69 e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa,
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Se i vani pensieri non avessero incrostato la tua mente, come l'acqua del fiume Elsa (che incrosta con uno strato calcareo gli oggetti che vi sono immersi), e il piacere (che in essi trovavi) non l'avesse macchiata come il sangue di Priamo macchiò il frutto del gelso presso il quale si uccise,
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per tante circostanze solamente
la giustizia di Dio, ne l'interdetto,
72 conosceresti a l'arbor moralmente.
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anche solo per queste circostanze comprenderesti lo svolgersi della Giustizia Divina, nella priobizione, nel significato morale dell'albero.
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Ma perch'io veggio te ne lo 'ntelletto
fatto di pietra e, impetrato, tinto,
75 sì che t'abbaglia il lume del mio detto,
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Ma, poiché io vedo te divenuto di pietra nell'intelletto e, oltre che pietrificato, anche oscurato ("tinto"), così che la Luce di verità del mio discorso ti abbaglia,
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voglio anco, e se non scritto, almen dipinto,
che 'l te ne porti dentro a te per quello
78 che si reca il bordon di palma cinto».
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voglio anche, se non scritto, almeno dipinto, che porti dentro di te, come quello che si porta il bastone cinto di palma benedetta».

Farà, cioè, come il pellegrino che, al compimento felice del suo viaggio, cinse di rami di palma - simbolo di vittoria - il bastone che lo accompagnò.
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E io: «Sì come cera da suggello,
che la figura impressa non trasmuta,
81 segnato è or da voi lo mio cervello.
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Ed io: «Come dal suggello resta impressa la cera, che non trasmuta la figura impressa, così il mio cervello è segnato ora dalla vostra parola.
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Ma perché tanto sovra mia veduta
vostra parola disïata vola,
84 che più la perde quanto più s'aiuta?»
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Ma perché la vostra parola, da me tanto desiderata, vola così al di sopra delle mie capacità intellettive, tanto che più la perdo quanto più mi sforzo di afferrarla?»
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«Perché conoschi», disse, «quella scuola
c'hai seguitata, e veggi sua dottrina
87 come può seguitar la mia parola;
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«Affinché tu conosca», rispose, «quella scuola che hai già seguita, e veda bene come la realtà della sua dottrina possa seguire la mia parola;
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e veggi vostra via da la divina
distar cotanto, quanto si discorda
90 da terra il ciel che più alto festina».
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e guarda come è lontana la vostra conoscenza umana da quella divina, dista quanto è lontano dalla Terra il Cielo, che più alto sconfina».
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Ond'io rispuosi lei: «Non mi ricorda
ch'i' stranïasse me già mai da voi,
93 né honne coscïenza che rimorda».
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Per cui io le risposi: «Non ricordo di essermi allontanato mai da voi, né di tale colpa la coscienza mi rimorde».
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«E se tu ricordar non te ne puoi»,
sorridendo rispuose, «or ti rammenta
96 come bevesti di Letè ancoi;
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«E se tu ricordar non puoi», rispose sorridendo, «ricorda ora con quanto animo bevesti l'acqua del Leté;

Il ricordo delle vite passate facilita la Conoscenza del Divino.
Evidentemente Dante viene immerso nell'acqua del Leté, che è nel contempo simbolo di espiazione e simbolo di dimenticanza di vite passate. La dimenticanza è necessaria a coloro che, essendo ancora costretti alla pesante Legge dell'espiazione, non sono spiritualmente ancora maturi. La immaturità comporta la dimenticanza, poiché l'anima, libera dal ricordo, dovrà necessariamente ricadere negli stessi errori delle passate vite, secondo quanto l'Equilibrio richiede.
Nessuno ha il merito o la colpa del proprio operato, che scaturisce soltanto da minore o maggiore stato evolutivo raggiunto.
Ognuno perverrà ai ricordi del passato, quando giungerà il momento.
È facile immaginare come reagirebbe un uomo immaturo, qualora riconoscesse un altro che, in precedenti vite, lo avesse ucciso.
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e se dal fummo foco s'argomenta,
cotesta oblivïon chiaro conchiude
99 colpa ne la tua voglia altrove attenta.
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e se dalla vista del fumo si deduce la presenza del fuoco, questa tua dimenticanza chiaramente dimostra che c'era una colpa, nella tua volontà, intenta ad altro.
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Veramente oramai saranno nude
le mie parole, quanto converrassi
102 quelle scovrire a la tua vista rude».
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Veramente le mie parole saranno chiare d'ora in poi, quando sarà necessario renderle accessibili al tuo rude intelletto».
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E più corusco e con più lenti passi
teneva il sole il cerchio di merigge,
105 che qua e là, come li aspetti, fassi,
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E più rilucente e con più lento andare teneva il sole il cerchio del meriggio e pareva volesse trattenere il suo corso, per restar fermo nel centro della volta celeste,

Come Dante afferma in "Convivio", la vita è fatta ad immagine d'arco. E nel flusso e riflusso del perfetto collegamento della Vita nel Tutto, il sole riceve i deleteri influssi della Dimensione umana.
Così oggi, per l'inquinamento, esso emana energia distonica, la quale, dalla Terra soprattutto, per via della Divina Legge Cosmica di "Causa-Effetto", viene inesorabilmente assorbita di rimando. (L'albero della Scienza, con la sua chioma riversa, rimanda la velenosa energia al suo punto di partenza).
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quando s'affisser, sì come s'affigge
chi va dinanzi a gente per iscorta
108 se trova novitate o sue vestigge,
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così si fermarono, come fa la scorta, quando incontra qualcosa di nuovo o vestigia di novìtà,
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le sette donne al fin d'un'ombra smorta,
qual sotto foglie verdi e rami nigri
111 sovra suoi freddi rivi l'alpe porta.
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le sette donne (che simboleggiavano la Vita, "il Tutto della Creazione", e che pertanto precedevano il carro) giunte ai limiti dell'ombra smorta (della umana cattiveria che respingeva il Celeste Messaggio d'Amore), come quell'ombra che le Alpi distendono sotto i rami neri e le verdi foglie, lungo i freddi fiumi.
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Dinanzi ad esse Ëufratès e Tigri
veder mi parve uscir d'una fontana,
114 e, quasi amici, dipartirsi pigri.
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Dinanzi alle sette ninfe (che precedevano il Carro, con le sette fiamme di vita), mi parve vedere usicre da una fontana l'Eufrate e il Tigri, e, quasi fossero due amici, andavano lenti per il dispiacere di doversi dividere,

Come dalla Genesi, i due fiumi erano, nel tempo antico, considerati sacri. L'Eufrate segnava i confini della Terra Promessa, mentre il Tigri, con la sua abbondanza di acqua, che si diceva proveniente dalla costellazione del Tauro e che discendeva dalle sorgenti del Tauro, simboleggiava la Sapienza di Dio.
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«O luce, o gloria de la gente umana,
che acqua è questa che qui si dispiega
117 da un principio e sé da sé lontana?»
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«O luce, o gloria delle genti umane, che acqua è questa che qui si distende, da dove nasce, vien da lontano?»
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Per cotal priego detto mi fu: «Priega
Matelda che 'l ti dica». E qui rispuose,
120 come fa chi da colpa si dislega,
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A tale domanda mi fu risposto: «Prega Matelda che te lo dica». E qui rispose, come a discolparsi,
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la bella donna: «Questo e altre cose
dette li son per me; e son sicura
123 che l'acqua di Letè non gliel nascose».
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la bella donna (Metelda): «Questo e altre cose gli ho dette; e sono sicura che l'acqua del Leté non le ha cancellate dalla sua mente».
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E Bëatrice: «Forse maggior cura,
che spesse volte la memoria priva,
126 fatt'ha la mente sua ne li occhi oscura.
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E Beatrice: «Forse se n'è dimenticato, avendo avuto maggior cura, per altre cose che ha vedute e udite.
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Ma vedi Eünoè che là diriva:
menalo ad esso, e come tu se' usa,
129 la tramortita sua virtù ravviva».
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Ma vedi l'Eunoé che scorre laggiù: menalo ad esso, come tu usi fare con gli altri, affinché la sua tramortita forza prenda vigore».
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Come anima gentil, che non fa scusa,
ma fa sua voglia de la voglia altrui
132 tosto che è per segno fuor dischiusa;
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Matelda (Angelo Custode dell'Umanità), anima gentile che fa suo il desiderio altui, obbedì subito al cenno di Beatrice;
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così, poi che da essa preso fui,
la bella donna mossesi, e a Stazio
135 donnescamente disse: «Vien con lui».
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così, dopo che fui preso da lei, la bella donna invitò con grazia anche Stazio: «Vieni con lui».
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S'io avessi, lettor, più lungo spazio
da scrivere, i' pur cantere' in parte
138 lo dolce ber che mai non m'avrìa sazio;
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Se io avessi, lettore, tempo e spazio da scrivere, tenterei di cantare almeno in parte la dolcezza che provai nel bere quell'acqua di cui mai sarei stato sazio;
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ma perché piene son tutte le carte
ordite a questa cantica seconda,
141 non mi lascia più ir lo fren de l'arte.
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ma le carte, destinate alla seconda cantica del Purgatorio, sono già tutte piene e il freno dell'Arte non mi lascia più continuare.
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Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinnovellate di novella fronda,
145 puro e disposto a salire a le stelle.
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lo ritornai dalla "Santa Onda" rifatto come le piante novelle rinnovellate da novella fronda, purificato e pronto a salire al cielo.

Così Dante volerà alle stelle.
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