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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XXXII

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Paradiso terrestre - la processione torna indietro con Dante, Stazio e Matelda - l'albero della Scienza dove il grifone lega il carro - rifiorire dell'albero - sonno e risveglio di Dante e sua meraviglia per la scomparsa del grifone e della processione - vicende simboliche del carro: l'aquila, la volpe, il drago, la trasformazione del carro in mostro, la meretrice e il gigante


*
        Tant'eran li occhi miei fissi e attenti
      a disbramarsi la decenne sete,
   3 che li altri sensi m'eran tutti spenti.
I miei occhi erano tanto intenti a saziarsi della visione di Beatrice, che gli altri sensi mi erano spenti.
        Ed essi quinci e quindi avien parete
      di non caler - così lo santo riso
   6 a sé traéli con l'antica rete! -;
Ed essi erano impediti a vedere ed avevano noncuranza per le une e per le altre cose, - così che il dolce sorriso di Beatrice li attirava a sé con l'antica attrazione amorosa! -;
        quando per forza mi fu vòlto il viso
      ver' la sinistra mia da quelle dee,
   9 perch'io udi' da loro un «Troppo fiso!»;
quando per forza mi fu fatto voltare il viso sulla mia sinistra, da quelle ninfe (simboleggianti le tre Coscienze Extraterrestri: "Planetaria, Universale, Cosmica"), e udì dir loro: «Tu guardi troppo fissamente!»;
        e la disposizion ch'a veder èe
      ne li occhi pur testé dal sol percossi,
 12 sanza la vista alquanto esser mi fée.
e la disposizione, con gli occhi abbagliati dal sole (che prestabilisce il divieto di valicare confini dimensionali superiori ai propri), mi fece restare senza la vista.

A tal punto, viene alla mente l'episodio di Mosé, il quale, ospitato in un'astronave che sostava al di sopra del monte Sinai, dove ricevette le tavole della Legge, al suo ritorno rimase per un certo tempo senza la vista.
        Ma poi ch'al poco il viso riformossi
      (e dico 'al poco' per rispetto al molto
 15 sensibile onde a forza mi rimossi),
Ma poi, quando al poco si riformarono i miei occhi (e dico al 'poco' riferendomi agli oggetti meno luminosi, rispetto alla sensazione soverchiante di luminosità, che io avevo della immagine di Beatrice, da cui, forzatamente, mi rimossi),
        vidi 'n sul braccio destro esser rivolto
      lo glorïoso essercito, e tornarsi
 18 col sole e con le sette fiamme al volto.
vidi che il glorioso esercito si volgeva a destra (lato positivo), e ritornava indietro avendo di fronte a sé il sole e le sette fiamme (simboleggianti le sette Coscienze, dell'Esistenza-una che la "Scala dell'Evoluzione" divide in due gruppi: Quaternario Inferiore e Triade Superiore, cioč Triade Extraterrestre).
        Come sotto li scudi per salvarsi
      volgesi schiera, e sé gira col segno,
 21 prima che possa tutta in sé mutarsi;
Come sotto la protezione degli scudi tesi a parare i colpi, si volge la schiera al segnale del pericolo, prima che il male la coinvolga (e possa mutarla nella sua missione);
        quella milizia del celeste regno
      che procedeva, tutta trapassonne
 24 pria che piegasse il carro il primo legno.
così si volse indietro quella Milizia del Celeste Regno, prima che il carro piegasse il timone (venisse colpita e sconvolta nel suo primo incedere).
        Indi a le rote si tornar le donne,
      e 'l grifon mosse il benedetto carco
 27 sì, che però nulla penna crollonne.
Quindi alle ruote tornarono accanto le donne, e il grifone mosse il benedetto carico così, che nessuna penna (del suo messaggio) venisse distorta (contaminata dalla deleteria opera umana).

Nel grifone e nel timone vi erano accumulatori di energia solare, la quale aveva proiettato prima il carro "come saetta", ed ora lo faceva avanzare dolcemente "senza un cigolio, senza una scossa".
        La bella donna che mi trasse al varco
      e Stazio e io seguitavam la rota
 30 che fé l'orbita sua con minore arco.
La bella donna che mi trasse al varco, Stazio ed io seguivamo la ruota del carro, che nel curvare (sul lato positivo destro), descriveva un minore arco.

La strada destra, nel positivo della vita, è quella del Bene, che, con minore travaglio, conduce al Regno Supremo, mentre la sinistra, più lunga e più aspra, dopo un maggior periodo di Reincarnazioni, in un più penoso e lungo alternarsi di nascite e di morti, giunge molto più tardi al Divino Traguardo.
        Sì passeggiando l'alta selva vòta,
      colpa di quella ch'al serpente crese,
 33 temprava i passi un'angelica nota.
Così il carro s'inoltrò nella selva folta (rimasta vuota) per colpa dell'Umanità che credette al serpente, mentre una dolce melodia armonizzava i passi del Celeste equipaggio.
        Forse in tre voli tanto spazio prese
      disfrenata saetta, quanto eramo
 36 rimossi, quando Bëatrice scese.
Forse in tre voli tanto spazio (nel tempo) impiegò una disfrenata saetta (in misura forse di tre vite) dal momento in cui eravamo partiti, quando Beatrice scese.

Beatrice scese, evidentemente anch'essa, in esperienze umane; infatti Dante, come in appresso si vedrà, troverà, al suo ritorno, la scena totalmente cambiata. Fin'anche Beatrice non è più la stessa donna austera e severa, ma una semplice creatura terrena, che addirittura siede per terra, se pur sotto l'albero della Scienza, sempre come portatrice del divino messaggio, ammonitore dell'umanità traviata.
        Io senti' mormorare a tutti «Adamo»;
      poi cerchiaro una pianta dispogliata
 39 di foglie e d'altra fronda in ciascun ramo.
Io sentivo mormorare a tutti «Adamo» (in biasimo dell'antico errore dell'uomo, che colse il pomo dell'albero della Scienza, per scopo distruttivo); e tutti circondavano un albero spoglio in ciascun ramo.
        La coma sua, che tanto si dilata
      più quanto più è sù, fora da l'Indi
 42 ne' boschi lor per altezza ammirata.
L'albero si dilatava verso l'alto (esattamente come fa oggi la Scienza umana, apportatrice di morte e distruzione; essa diffonde energia terrestre distonica e inquinante nei piani superiori dello spazio appartenenti ai pianeti maggiormente evoluti), che per la sua altezza sarebbe ammirato anche nei boschi dell'India dove crescono alberi giganteschi.
        «Beato se', grifon, che non discindi
      col becco d'esto legno dolce al gusto,
 45 poscia che mal si torce il ventre quindi».
«Beato tu, grifone, che col becco non distingui il sapore di questa pianta dai frutti dolci al gusto (ma che è veleno nella sostanza), che non potrebbe mai torcerti il ventre».
        Così dintorno a l'albero robusto
      gridaron li altri; e l'animal binato:
 48 «Sì si conserva il seme d'ogne giusto».
Così gridavano gli altri (gli uomini coscienti) intorno all'albero robusto; ed il grifone, doppio animale (composto da un'aquila e un leone), disse: «Così, (non cogliendo il frutto), si conserva il seme di ogni uomo giusto».
        E vòlto al temo ch'elli avea tirato,
      trasselo al piè de la vedova frasca,
 51 e quel di lei a lei lasciò legato.
E rivolto al timone che esso aveva tirato (mediante energia solare), lo trasse al piede della misera pianta e a lei lo legò.
        Come le nostre piante, quando casca
      giù la gran luce mischiata con quella
 54 che raggia dietro a la celeste lasca,
Come le nostre piante (in primavera), quando sulla Terra si riversa la gran luce del sole, mischiata con l'energia dell'Ariete, che splende dietro alla costellazione dei Pesci,
        turgide fansi, e poi si rinovella
      di suo color ciascuna, pria che 'l sole
 57 giunga li suoi corsier sotto altra stella;
si fanno turgide, e poi ciascuna rinnova il suo colore, prima che giungano gli altri corsieri sotto costellazione diversa;
        men che di rose e più che di vïole
      colore aprendo, s'innovò la pianta,
 60 che prima avea le ramora sì sole.
rivestendosi più di color viola (negativo), che di rosa (positivo), si rinnovò la pianta che prima aveva i rami senza foglie.

Il viola appartiene al negativo sulla gamma dell'energia dei colori. Ciò significa che quel rifiorire non proveniva da perdono verso l'umanità incosciente, ma dall'innovarsi della Giustizia, per offrire all'uomo la possibilità dell'opera del riscatto. Se l'umanità avesse smesso la sua corsa sfrenata verso l'autodistruzione e avesse agito coscientemente, usando le sue scoperte scientifiche a scopo benefico, avrebbe captato l'energia positiva dell'Equilibrio d'Amore, che avrebbe ridonato al mondo umano il perduto Paradiso Terrestre.
        Io non lo 'ntesi, né qui non si canta
      l'inno che quella gente allor cantaro,
 63 né la nota soffersi tutta quanta.
lo non intesi l'inno che quella gente allora cantò, né lo ascoltai per intero.
        S'io potessi ritrar come assonnaro
      li occhi spietati udendo di Siringa,
 66 li occhi a cui pur vegghiar costò sì caro;
Se io potessi ritrarre come si chiusero al sonno gli occhi di Argo, udendo di Siringa, gli occhi che vegliando si inimicarono Giove;
        come pintor che con essempro pinga,
      disegnerei com'io m'addormentai;
 69 ma qual vuol sia che l'assonnar ben finga.
disegnerei come io mi addormentai, come pittore che mascheri la morte ma sotto la parvenza del sonno.

Nella Mitologia, Argo, dai cento occhi, fu posto da Giunone a guardia di Io amata da Giove. Così che questi pensò di mandare a lui Mercurio, il quale, cantando gli amori di Siringa col dio Pan, riuscì ad addormentarlo e, nel sonno, lo uccise. È evidente, quindi, che il sonno di Dante fu, come quello di Argo, una morte.
        Però trascorro a quando mi svegliai,
      e dico ch'un splendor mi squarciò 'l velo
 72 del sonno e un chiamar: «Surgi: che fai?»
Però, arrivo a quando mi svegliai, e dico che ebbi squarciato il velo (che prima mi annebbiava la vista intellettiva) e udì, una voce chiamarmi: «Surgi: che fai?».
        Quali a veder de' fioretti del melo
      che del suo pome li angeli fa ghiotti
 75 e perpetüe nozze fa nel cielo,
Come quando, a vedere i fioretti del melo (Cristico Amore), che dei suoi pomi gli Angeli son ghiotti e fanno festa nei Cieli, come in un perpetuo banchetto nuziale,
        Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
      e vinti, ritornaro a la parola
 78 da la qual furon maggior sonni rotti,
Pietro, Giovanni e Jacopo sopraffatti e vinti (dalla Luce Cristica, che illuminò loro più che mai la mente), ritornati alla divulgazione della Parola Evangelica, che costò loro tanta pena,
        e videro scemata loro scuola
      così di Moïsè come d'Elia,
 81 e al maestro suo cangiata stola;
videro diminuire l'importanza di Mosé e di Elia (nella distorsione del loro messaggio d'Amore), e videro che anche a Gesù era stata mutata veste;
        tal torna' io, e vidi quella pia
      sovra me starsi che conducitrice
 84 fu de' miei passi lungo 'l fiume pria.
così, al mio ritorno, io vidi tutto cambiato, e vidi quella pia soccorritrice a proteggermi, così come aveva guidato prima i miei passi lungo il fiume.
        E tutto in dubbio dissi: «Ov'è Beatrice?»
      Ond'ella: «Vedi lei sotto la fronda
 87 nova sedere in su la sua radice.
E molto in dubbio (su ciò che era avvenuto) domandai: «Dov'è Beatrice?» Ed ella mi rispose: «Vedi, Beatrice è sotto la nuova fioritura (dell'albero della Scienza) e siede per terra, alla radice.
        Vedi la compagnia che la circonda:
      li altri dopo 'l grifon sen vanno suso
 90 con più dolce canzone e più profonda».
Vedi la compagnia che la circonda: gli altri dopo il grifone se ne vanno su nelle alte Sfere, con più Divina e profonda canzone».
        E se più fu lo suo parlar diffuso,
      non so, però che già ne li occhi m'era
 93 quella ch'ad altro intender m'avea chiuso.
E se ella più disse, io non udì, perché ero preso dalla figura di colei che mi aveva attratto che ogni altro intendere mi aveva sopito.
        Sola sedeasi in su la terra vera,
      come guardia lasciata lì del plaustro
 96 che legar vidi a la biforme fera.
Sola ella sedeva sulla nuda terra, come lasciata a guardia del carro che io vidi legare all'albero dalla biforme fiera.
        In cerchio le facean di sé claustro
      le sette ninfe, con quei lumi in mano
 99 che son sicuri d'Aquilone e d'Austro.
In cerchio le facevano corona le sette ninfe, coi sette lumi in mano che non temono vento né da Oriente, né da Occidente (poiché quei lumi sono fiamme di vita).
        «Qui sarai tu poco tempo silvano;
      e sarai meco sanza fine cive
102 di quella Roma onde Cristo è romano.
«Tu qui (su questa terra selvaggia) sarai selvaggio ancor per poco; dopo sarai con me nel tempo eterno (fuori dal tempo e dallo spazio) lontano da quella Roma, onde Cristo è romano.

Roma, che nel cambiare stola a Cristo, disconoscendo cioè la Sua Divina Natura, lo aveva punito con la crocifissione, come un normale cittadino romano, ribelle alle imposizioni ecclesiastiche, allorquando Egli aveva cercato di trasmutare questa terrestre "civiltà della giungla" in una civiltà a carattere superiore, vivente nella luce d'Amore e di Pace.
        Però, in pro del mondo che mal vive,
      al carro tieni or li occhi, e quel che vedi,
105 ritornato di là, fa che tu scrive».
Però, a vantaggio del mondo che mal vive, tieni rivolti gli occhi a quel che vedrai e che, tornato di là, potrai descrivere».
        Così Beatrice; e io, che tutto ai piedi
      d'i suoi comandamenti era divoto,
108 la mente e li occhi ov'ella volle diedi.
Così disse Beatrice; ed io, che tutto ero prostrato ai suoi comandi, rivolsi la mente e gli occhi dove lei m'indicava.
        Non scese mai con sì veloce moto
      foco di spessa nube, quando piove
111 da quel confine che più va remoto,
Non scese mai così veloce un fuoco di spessa nube (spessa nube di energie condensate: oggetto volante), quando piove da quel confine del cielo, che più è a noi lontano,
        com'io vidi calar l'uccel di Giove
      per l'alber giù, rompendo de la scorza,
114 non che d'i fiori e de le foglie nove;
come io vidi calare l'uccello di Giove (l'aquila, simbolo delle più elevate altezze) ruppe (con impeto tale che simile all'impero, persecutore del Cristianesimo) dell'albero, la corteccia, e fiori e foglie nuove (di vita nascente);
        e ferì 'l carro di tutta sua forza;
      ond'el piegò come nave in fortuna,
117 vinta da l'onda, or da poggia, or da orza.
e colpì il carro con tutta la sua forza; per la qual cosa, questo si piegò come una nave in mezzo alla tempesta, che oscilla fra la fune di destra (che regge l'antenna per la manovra) e la fune sinistra.
        Poscia vidi avventarsi ne la cuna
      del trïunfal veiculo una volpe
120 che d'ogne pasto buon parea digiuna;
Dopo vidi avventarsi nel fondo del carro trionfale una volpe (simbolo delle eresie che turbarono il cristico insegnamento) che pareva digiuna (come fu la Chiesa, lontana da ogni buona dottrina, e come la volpe, così affamata fu anch'essa di potere e di ricchezza).
        ma, riprendendo lei di laide colpe,
      la donna mia la volse in tanta futa
123 quanto sofferser l'ossa sanza polpe.
ma, rimproverandola per le gravi colpe, la voce di Beatrice si levò (contro la volpe affamata) mettendola in fuga, più smagrita di prima.
        Poscia per indi ond'era pria venuta,
      l'aguglia vidi scender giù ne l'arca
126 del carro e lasciar lei di sé pennuta;
Dopo, per dove era venuta, io vidi ridiscendere la stessa aquila nell'arca e lasciarci le penne di cui era rivestita;

Così nella Chiesa, casa di Dio, sono entrati a sbranarsi i predatori e nella Chiesa sono rimaste "le penne": i segni dei loro misfatti.
Questo potrebbe anche intendersi come la profezia concernente l'ormai prossimo futuro. E ricorda le parole di Gesù: "Della Casa del Padre mio ne avete fatto una spelonca di ladroni".
        e qual esce di cuor che si rammarca,
      tal voce uscì del cielo e cotal disse:
129 «O navicella mia, com' mal se' carca!»
e come una voce esce dal cuore che si rammarica, una voce uscì dal Cielo e disse: «O navicella mia, come sei caricata male!»
        Poi parve a me che la terra s'aprisse
      tr'ambo le ruote, e vidi uscirne un drago
132 che per lo carro sù la coda fisse;
Poi mi parve che la terra si aprisse fra le due ruote, e che ne uscisse un drago, il quale con la coda ferisse il fondo del carro;
        e come vespa che ritragge l'ago,
      a sé traendo la coda maligna,
135 trasse del fondo, e gissen vago vago.
e come una vespa che poi ritragga l'ago (dopo aver bevuto il succo), così si ritrasse la bestia maligna e se ne andò (vagando e dispargendo il suo male per le strade del mondo, similmente al male operare terrestre, che mutò in delitti e terrore il Cristico Messaggio di Pace e d' Amore).
        Quel che rimase, come da gramigna
      vivace terra, da la piuma, offerta
138 forse con intenzion sana e benigna,

        si ricoperse, e funne ricoperta
      e l'una e l'altra rota e 'l temo, in tanto
141 che più tiene un sospir la bocca aperta.
Quel che rimase del carro, come una terra fertile ripiena di gramigna, si riempì di penne offerte da molti con intenzione benigna, e venne ricoperta l'una e l'altra ruota ed il timone, in meno tempo di quanto rimane aperta la bocca in un sospiro.

Come Costantino furono essi tratti da errore. Gesù insegnò che l'amore divino non si paga, si offre e fraternamente si accetta.
Il segno di croce che Costantino vide nel cielo significava: "Con l'Amore e col Perdono che io vi portai, a prezzo del mio sacrificio sulla croce, sì vincono tutte le battaglie della vita".
Ma il carro della Chiesa si era riempito di ricchezza, lungi dal Cristico insegnamento di umiltà e di pace. E delle "ricche penne" non sue furono riempite l'una e l'altra ruota ed il timone e sulle ricche penne posava il carro, così come nella ricchezza aveva viaggiato la Chiesa nel tempo e il tempo della sua trasformazione non era stato più lungo di un sospiro.
        Trasformato così 'l dificio santo
      mise fuor teste per le parti sue,
144 tre sovra 'l temo e una in ciascun canto.
Trasformato così, l'edificio santo mise fuori sette teste e dieci coma; tre sul timone e una per ciascuno dei quattro angoli.
        Le prime eran cornute come bue,
      ma le quattro un sol corno avean per fronte:
147 simile mostro visto ancor non fue.
Le tre teste sul timone erano cornute come bue, ma le quattro un sol corno aveano per fronte: simile mostro non fu mai visto.

[chiarificazioni purgatorio] Sette teste e dieci corna - v. 142-144 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Qui vi è il riferimento all'Apocalisse (17:3): "Vidi una donna seduta sopra una fiera scarlatta piena di nomi di bestemmia, con sette teste e dieci corna".
La donna con sette teste rappresenta la Chiesa già dominatrice di molti popoli e nazioni, rappresentati dalle acque su cui "la meretrice" siede. Le sette teste, con le quali essa nacque, sono i sette colli romani, e le dieci corna, dalle quali trasse vigore, rappresentano i dieci re, che, in principio, governavano Roma e con i quali la Chiesa "fornicava".
Ed ecco lo scritto sacro:
"Vieni, ti mostrerò il giudizio della grande prostituta che è seduta su molte acque, con la quale fornicarono i re della terra". (Apocalisse 17:1-2).
"Le acque che vedesti, su cui siede la prostituta, sono popoli, folle, genti e lingue". (Apocalisse.17:15).
"E la donna era ravvolta d'una veste purpurea e scarlatta, era sontuosamente ornata d'oro, di pietre preziose e perle, aveva nella sua mano un calice d'oro pieno delle abominazioni e delle impurità della sua prostituzione". (Apocalisse 17:4).

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Sicura, quasi rocca in alto monte,
      seder sovresso una puttana sciolta
150 m'apparve con le ciglia intorno pronte;
Ed ecco la meretrice, sicura di sé come rocca in alto monte (la Chiesa di Roma, che dominava il mondo) occhieggiante intorno;
        e come perché non li fosse tolta,
      vidi di costa a lei dritto un gigante;
153 e baciavansi insieme alcuna volta.
e affinché tale dominio non venisse a mancare, al suo fianco vi era ritto un gigante (la gigantesca struttura del potere ecclesiastico corrotto); e insieme baciavansi alcuna volta.
        Ma perché l'occhio cupido e vagante
      a me rivolse, quel feroce drudo
156 la flagellò dal capo infin le piante;
Ma poiché l'occhio cupido e vagante a me rivolse (come alla rettitudine, in un attimo di esitazione), quel crudele drudo la flagellò dal capo alle piante;

Qui troviamo il riferimento alla profezia concernente il tempo della resa dei conti, in cui si predice la distruzione della Chiesa, per opera del suo stesso mastodontico potere.
        poi, di sospetto pieno e d'ira crudo,
      disciolse il mostro, e trassel per la selva,
      tanto che sol di lei mi fece scudo
160 a la puttana e a la nova belva.
poi, pieno di sospetto e di ira (quel feroce drudo) disciolse il carro della Chiesa, divenuto mostruoso, e lo trascinò per la selva, tanto che solo di questa mi feci un riparo contro la meretrice e contro il mostro orrendo.

[chiarificazioni purgatorio] Scala dei Valori Spirituali [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Le considerazioni di Dante sono sempre rivolte alle grandi correlazioni della storia dell'umanità.
La meretrice amoreggia col gigante: il Messaggio Divino non viene percepito. L'uomo, stoltamente sordo ad ogni Celeste esortazione, continua ancora a distruggere il suo mondo, marcia verso l'autodistruzione, senza neanche cercare di porre un valido argine al dilagare dei molti mali, che avvelenano la vita. L'orrore dell'equilibrio ecologico sovvertito, il dilagare della violenza, l'inquietante instabilità della crosta terrestre non appaiono ancora bastanti avvisi del pauroso traguardo verso il quale il decantato umano progresso è fatalmente avviato.
Tutto questo perché l'umano egoismo è estraneo allo scopo dell'esistenza, che non è l'assurda esaltazione del proprio io, bensì la ricerca e la effettiva identificazione in quella Energia Creativa, che tutti vivifica.

È necessario, ancora una volta, tracciare uno schema della Scala dei Valori Spirituali che l'uomo, in quanto coscienza, è costretto a percorrere.
L'arco di questa "scala" comprende sette Coscienze suddivise in due gruppi: l'uno detto del "Quaternario inferiore" e l'altro della "Triade Superiore".

Nel gruppo del "Quaternario inferiore" sono compresi i seguenti valori che soggiacciono al cumulo delle influenze esercitate dal Polo Negativo:

Valore Minerale, che ha una propria coscienza che si evolve in
Valore Vegetale, che ha una propria coscienza che si evolve in
Valore Animale, che ha una propria coscienza che si evolve in
Valore Umano, corredato da una propria Coscienza.

L'Uomo, in quanto Coscienza, è la sintesi evolutiva delle Tre Coscienze Inferiori, e in quanto veicolo materiale, è un Assimilatore e trasformatore dei valori energetici dei Tre Regni succitati.

Nella descrizione del Carro Extraterrestre vi è una donna con "tre occhi sulla testa" evidentemente simboleggia la sintesi evolutiva nelle tre Coscienze inferiori nella specie umana.
Ricordiamo che le Creature appartenenti alla costellazione del Cane Minore, del pianeta Procione, avrebbero i "tre occhi sulla testa" in quanto il così detto "terzo occhio telepatico" (spirituale), che anche noi abbiamo, è in queste Creature così sviluppato da essere visibile nel corpo fisico al centro della fronte.

Nel gruppo della "Triade Superiore" sono compresi i valori che soggiacciono al cumulo delle influenze esercitate dal Polo Positivo:

Valore Planetario, che ha una propria Coscienza che beneficia dell'influsso del
Valore Universale, che ha una propria Coscienza procedente dal
Valore Cosmico, che è la Coscienza Assoluta. La Coscienza Primigenia, dalla quale procedono tutte le altre Coscienze.

Qual'è dunque, il destino dell'uomo della Terra?
Per legge di Evoluzione e in virtù della Legge della Reincamazione delle Anime, deve pervenire gradatamente ai Valori della Coscienza Planetaria prima, Universale poi e, infine Cosmica.
Man mano che l'uomo, nascendo e morendo alternativamente, si arricchirà delle esperienze attinte nel regno della Materia, percorrerà Ia "Scala dell'Evoluzione" e così, in quanto intelligenza, si proietterà gradatamente verso l'infinito piano della Scienza Universale e, in quanto coscienza, progredirà sempre più in quella volumetrica Sapienza e saggezza grazie alle quali gli sarà possibile penetrare i segreti della intima Natura Vivente di Dio, di comprenderne sempre più la Funzione Creativa e di assimilarne meglio gli scopi e le finalità intrinseche del Suo Divenire Eterno.
Più in "Alto" l'uomo salirà, sempre più eglì sarà in grado di apprezzare e godere la bellezza e la grandiosità dell'Edificio Cosmico che lo contiene e di penetrare, strumentalizzandoli con Giustizia e Amore, i segreti delle Eterne Leggi che Lo regolano.
Più egli si allontanerà dall'influsso esercitato dal Polo Negativo materiale, più si immergerà nella Sapienza dei Valori dell'Assoluto Sostanziale. Infine, sempre più la sua coscienza sarà pervasa dai Valori Positivi dell'amore, della giustizia e della fratellanza, così che egli da un punto su una retta, qual'era prima, diverrà un punto su un volume.
E non è finita: persino il valore atomico del suo corpo materiale si sintonizzerà gradatamente su valori atomici meno densi e più eterei, fino a che, lo Spirito, un giorno, non avrà più bisogno della materia che Gli servì per attingere le necessarie esperienze nel Polo Negativo.
Tempo verrà, allora, che l'uomo non sarà più "un uomo parte del tutto", ma uno spirito ritornato nel tutto"; uno Spirito, cioè, ritornato alla Purezza della Sintonia Primigenia, corredato di un Valore che all'Origine non aveva:
La coscienza; coscienza di essere nell'eterno bene, nell'eterno assoluto, nell'eterno infinito: coscienza di essere una nota vitale del possente complesso armonico creativo! e non energia sperduta in altra energia senza più nome né ricordi, poiché ognuno è sé stesso, sempre quale scintilla individuale del Complesso Creativo.

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