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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XXXI

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Paradiso terrestre - rimproveri di Beatrice a Dante - pentimento e confusione di Dante - immersione nel Lete per opera di Matelda - Beatrice si toglie il velo dal volto


        «O tu che se' di là dal fiume sacro»,
      volgendo suo parlare a me per punta,
   3 che pur per taglio m'era paruto acro,
«O tu che sei di là dal fiume sacro», volgendo direttamente ("per punta") a me il suo severo rimprovero, come per via indiretta ("per taglio") parlando con gli angeli (aveva già fatto, ferendomi ugualmente),
        ricominciò, seguendo sanza cunta,
      «dì, dì se questo è vero: a tanta accusa
   6 tua confession conviene esser congiunta».
continuò Beatrice, senza indugio, «dìci, dìci se questo è vero: il riconoscerlo è bene sia congiunto a tanta accusa».
        Era la mia virtù tanto confusa,
      che la voce si mosse, e pria si spense
   9 che da li organi suoi fosse dischiusa.
Era il mio animo tanto confuso, che la mia voce si mosse, e subito si spense quasi ancor prima di uscirmi dalla bocca.
        Poco sofferse; poi disse: «Che pense?
      Rispondi a me; ché le memorie triste
 12 in te non sono ancor da l'acqua offense».
Dopo una breve pausa, ella disse: «Cosa pensi? Rispondimi; perché il ricordo delle colpe non è stato ancora in te cancellato dall'acqua (del Leté)».
        Confusione e paura insieme miste
      mi pinsero un tal «sì» fuor de la bocca,
 15 al quale intender fuor mestier le viste.
Confusione e paura frammiste mi spinsero una specie di «sì» fuor dalla bocca, che per capirlo furono necessari ("fuor mestier") gli occhi.
        Come balestro frange, quando scocca
      da troppa tesa la sua corda e l'arco,
 18 e con men foga l'asta il segno tocca,
Come la balestra si rompe, quando la sua corda e l'arco scoccano dopo essere stati tesi troppo fortemente, e la freccia arriva al bersaglio con poca forza,
        sì scoppia' io sottesso grave carco,
      fuori sgorgando lagrime e sospiri,
 21 e la voce allentò per lo suo varco.
così scoppiai in pianto sotto il grave peso del suo rimprovero, e tra lacrime e sospiri la voce mi si affievolì.
        Ond'ella a me: «Per entro i mie' disiri,
      che ti menavano ad amar lo bene
 24 di là dal qual non è a che s'aspiri,
Ella mi disse: «Fra i desideri che ti spronarono all'amor del Bene, quali ostacoli ti sbarrarono il passo,
        quai fossi attraversati o quai catene
      trovasti, per che del passare innanzi
 27 dovessiti così spogliar la spene?
quali fossi ti impedirono di privarti della speranza di proseguire sulla via retta?
        E quali agevolezze o quali avanzi
      ne la fronte de li altri si mostraro,
 30 per che dovessi lor passeggiare anzi?»
E quali vantaggi ti si mostrarono nell'aspetto degli altri, per passeggiar loro davanti (in ammirazione e seguire il loro esempio)?»
        Dopo la tratta d'un sospiro amaro,
      a pena ebbi la voce che rispuose,
 33 e le labbra a fatica la formaro.
Dopo aver tratto un sospiro amaro, quando ebbi un po' di voce e le labbra mi si mossero a fatica.
        Piangendo dissi: «Le presenti cose
      col falso lor piacer volser miei passi,
 36 tosto che 'l vostro viso si nascose».
Piangendo dissi: «I beni mondani con il loro falso allettamento mossero i miei passi appena voi passaste a miglior vita».
        Ed ella: «Se tacessi o se negassi
      ciò che confessi, non fora men nota
 39 la colpa tua: da tal giudice sassi!
Ed ella: «Se tu tacessi, oppure se negassi ciò che confessi, non sarebbe la colpa tua meno riconosciuta: si sa ("sassi") dal Giudice Supremo!
        Ma quando scoppia de la propria gota
      l'accusa del peccato, in nostra corte
 42 rivolge sé contra 'l taglio la rota.
Ma se dalla propria voce viene l'accusa nel riconoscimento dell'errore, nella sfera celeste la ruota (della Giustizia) toglie (all'arma della punizione) la punta e volge all'inverso il taglio.
        Tuttavia, perché mo vergogna porte
      del tuo errore, e perché altra volta,
 45 udendo le serene, sie più forte,
Tuttavia, affinché tu abbia il pentimento del tuo errore e al canto ammaliatore delle lusinghe (quali "sirene" della vita), altra volta non ricada,
        pon giù il seme del piangere e ascolta:
      sì udirai come in contraria parte
 48 mover dovieti mia carne sepolta.
poni giù il seme del tuo pianto e ascolta: così udrai come la mia avvenuta morte avrebbe dovuto spingerti in direzìone opposta (a quella da te intrapresa, donando al mio cuore triste per le tue colpe, la grande gioia di una nuova svolta).
        Mai non t'appresentò natura o arte
      piacer, quanto le belle membra in ch'io
 51 rinchiusa fui, e che so' 'n terra sparte;
Mai bellezza rappresentò natura e arte, quanto le belle membra nelle quali la mia anima fu rinchiusa, e che ora sono sparse (nelle varie tombe) sulla Terra;
        e se 'l sommo piacer sì ti fallio
      per la mia morte, qual cosa mortale
 54 dovea poi trarre te nel suo disio?
e se il sommo piacere così ti mancò per la mia morte, quale cosa mortale poteva poi attrarre te nella sua brama?
        Ben ti dovevi, per lo primo strale
      de le cose fallaci, levar suso
 57 di retro a me che non era più tale.
Ben dovevi, in seguito alla prima delusione a te procurata dai beni fallaci, innalzarti verso l'intendere Celeste, verso di me (seguendo i miei insegnamenti, protetto dal mio amore), poiché io non ero più tale (come ero in precedente mia vita terrena).
        Non ti dovea gravar le penne in giuso,
      ad aspettar più colpo, o pargoletta
 60 o altra vanità con sì breve uso.
Non dovevi appesantire le tue possibilità spirituali ("penne"), verso il basso (ali atte al libero volo nelle celesti conoscenze) per ricevere qualche altra delusione, ad aspettare un maggior colpo punitivo (dalle cose fallaci), o una giovinetta (che ti desse l'amore passeggero) o qualche altra vanità di così breve durata.
        Novo augelletto due o tre aspetta;
      ma dinanzi da li occhi d'i pennuti
 63 rete si spiega indarno o si saetta».
Un giovane uccellino si lascia più volte sorprendere dal cacciator, ma di fronte agli uccelli adulti e scaltri si tendono invano le reti e si lanciano frecce».

Dante, come amatore, era stato sempre un ingenuo; perciò, Beatrice lo paragona ad un giovane uccellino inesperto di fronte alle armi dei cacciatori.
        Quali fanciulli, vergognando, muti
      con li occhi a terra stannosi, ascoltando
 66 e sé riconoscendo e ripentuti,
Come i fanciulli, vergognosi e muti, ad occhi bassi ascoltano i rimproveri, riconoscendo pentiti i loro errori,
        tal mi stav'io; ed ella disse: «Quando
      per udir se' dolente, alza la barba,
 69 e prenderai più doglia riguardando».
così stavo io, e Beatrice disse: «Quando per udire sei dolente, alza la barba (che potrebbe proteggerti la gola e attutire il castigo), affinché tu prenda più dolore, ripensando al tuo errore».

A tal punto, molti commenti affermano che Dante portava la barba e che è stato sempre raffigurato senza, perché in Firenze la barba in quel tempo non era di moda. Ma Dante non usava portare la barba. Beatrice parla di barba nel significato che un uomo adulto, cioè con barba, deve affrontare senza titubanza tutte le difficoltà della vita, senza ripararsi, a viso libero.
        Con men di resistenza si dibarba
      robusto cerro, o vero al nostral vento
 72 o vero a quel de la terra di Iarba,
Con minore resistenza della mia (nel rifiuto di accettare il dolore) si spoglia della sua copertura un robusto albero di cerro, o al vento di tramontana o al libeccio che spira dall'Africa (intesa come la terra del re africano Jarba),
        ch'io non levai al suo comando il mento;
      e quando per la barba il viso chiese,
 75 ben conobbi il velen de l'argomento.
perciò, io levai al suo comando il mento; e quando per barba ella intendeva "viso", intesi tutta l'ironia del discorso (che mirava a lasciarmi capire che il mio comportamento non era adatto ad un adulto uomo barbuto).
        E come la mia faccia si distese,
      posarsi quelle prime creature
 78 da loro aspersïon l'occhio comprese;
Quando il mio viso fu rivolto verso l'alto, gli angeli ("quelle prime creature") si erano fermati e non spagevano più fiori come prima ("posarsi da loro aspersïon") vidi nitida la sua figura;
        e le mie luci, ancor poco sicure,
      vider Beatrice volta in su la fiera
 81 ch'è sola una persona in due nature.
e i miei occhi, ancor poco sicuri, videro Beatrice rivolta verso il feroce animale, che è soltanto una simbolica espressione che "impersona" due nature (le due nature esistenti nella platea del mondo umano: le due nature selvagge di aquila e leone).

L'analisi critica dei commenti può soltanto guastare più che spiegare le due nature del feroce animale. Si ricordi che una tale fiera che racchiude in sé l'esasperante rapacità dell'aquila, che alberga nell'animo umano e la superba ferocia del leone, che imperversa sempre più crescente nella "foresta selvaggia pianeta Terra", non potrebbe mai simboleggiare, come affermano tutti i commenti, il Maestro di tutti i maestri: il Cristo-Gesù.
        Sotto 'l suo velo e oltre la rivera
      vincer pariemi più sé stessa antica,
 84 vincer che l'altre qui, quand'ella c'era.
Sotto il suo velo e oltre il fiume Beatrice mi piaceva più che sé stessa antica, più di quando vinceva tutte le altre donne con la sua bellezza.
        Di penter sì mi punse ivi l'ortica
      che di tutte altre cose qual mi torse
 87 più nel suo amor, più mi si fé nemica.
Il pentimento mi punse e mi fece apparire brutte tutte le altre cose, che mi avevano allettato e mi avevano allontanato dal ricordo del suo amore.
        Tanta riconoscenza il cor mi morse,
      ch'io caddi vinto; e quale allora femmi,
 90 salsi colei che la cagion mi porse.
Tanto riconoscimento (della colpa) mi strinse il cuore, così che io caddi vinto; e cosa allora io divenni, s'alzi a dirlo colei che mi offrì la possibilità che ciò accadesse.

Dante dice "cosa io divenni" ("quale allora femmi"), forse divenne una bestia o una pianta, dovendosi evolvere in fretta, poiché, secondo il rimprovero di Beatrice (Canto XXX - v. 75), egli si trovava ora in una dimensione che il suo livello evolutivo non gli consentiva ancora.
E a tal punto, si evidenzia che passò del tempo e, nel linguaggio usato in questo messaggio, Dante direbbe: "Mi allontanai di qualche passo". Infatti, dopo la morte e dopo altre esperienze evolutive vissute, egli ritornò ("quando il cor virtù rendemmi") in altra vita ("di fuor"), che gli rese nuova, necessaria forza spirituale.
        Poi, quando il cor virtù di fuor rendemmi,
      la donna ch'io avea trovata sola
 93 sopra me vidi, e dicea: «Tiemmi, tiemmi!»
Poi, quando la Coscienza che ha sede nel cuore, mi rese la forza evolutiva (in seguito a nuova morte e a rinascita, tornai più idoneo per tale Piano di Cocienza, che prima non mi competeva), io vidi sopra di me (sull'acqua del fiume dove io ero immerso) la donna (Metelda, quale Angelo tutelare protettrice dell'umanità), e diceva: «Tiemmi, tiemmi!».

[chiarificazioni purgatorio] «Tiemmi, tiemmi!» - v. 93 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

È evidente che l'evoluzione spirituale non può realizzarsi sulla base di castighi e ricompense acquisiti in una sola vita, che è un nulla nell'eternità dell'Esistenza-Una.
L'evoluzione, invece, si realizza gradatamente, attraverso individuali esperienze, che sono costituite da numerose reincarnazioni.
Ma per tale protezione, così come occorre la preghiera, affinché non venisse violato l'Equilibrio Cosmico della Legge del Libero Arbitrio, che consente ampia libertà di scelta sulla via da seguire, Matelda dice: "Tiemmi! Tiemmi!", cioè: "Sii tu a chiedere il mio intervento, sii tu a volere il mio aiuto".

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Tratto m'avea nel fiume infin la gola,
      e tirandosi me dietro sen giva
 96 sovresso l'acqua lieve come scola.
Ella mi aveva tratto fuori dall'acqua fino alla gola, e tirandomi dietro di sé andava camminando sul fiume, sfiorando l'acqua come una barca.
        Quando fui presso a la beata riva,
      'Asperges me' sì dolcemente udissi,
 99 che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva.

        La bella donna ne le braccia aprissi;
      abbracciommi la testa e mi sommerse
102 ove convenne ch'io l'acqua inghiottissi.

        Indi mi tolse, e bagnato m'offerse
      dentro a la danza de le quattro belle;
105 e ciascuna del braccio mi coperse.

        «Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle:
      pria che Beatrice discendesse al mondo,
108 fummo ordinate a lei per sue ancelle.
Quando fui giunto fin sulla beata riva (lì dove prima non mi era stato concesso entrare e dove era Beatrice col Celeste corteo), 'Asperges me' (erano le parole del Salmo 51:8-9, che dice: "Astergimi con issopo e sarò puro, lavami e sarò pił candido della neve") così dolcemente udii pregare, più di questo non ricordo, affinché lo scriva (nella dimenticanza che coglie l'uomo di vita in vita. Era un rinascere a nuova vita con le parole del Battesimo).
La bella donna mi abbracciò la testa e mi sommerse fino a quando fu necessario che io l'acqua inghiottissi (Come sofferenza espiativa che la vita riservava ancora).
Quindi mi tolse (dall'acqua) e bagnato mi offerse "nella danza della Vita" delle quattro belle (che si svolge lungo la "Scala dell'Evoluzione", in cui le quattro ninfe del "Quaternario Inferiore" costituiscono l'inizio).
Ed ecco che le quattro ninfe (Coscienze appartenenti al Piano Terreno) dicono: "Noi qui siamo ninfe, ma nel Ciel siamo stelle: prima che Beatrice discendesse al mondo, fummo a lei ordinate come ancelle" (ancelle della vita sul Piano umano).

Beatrice simboleggia, infatti, la Verità rivelata, che inizia dalle quattro Coscienze inferiori, di cui le quattro belle sono il simbolo.

[chiarificazioni purgatorio] Concetti di Filosofia Cosmica - v. 97-108 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

In altre parole: "ancor bagnato" (subito dopo la benedizione mediante l'acqua del fiume sacro), "asperges me", Matelda mi offrì la possibilità di evolvermi, rinascendo in dimensioni inferiori, "dentro la danza" delle quattro Coscienze inferiori, nel regno Minerale, Vegetale, Animale e Umano.
Ritornai a nascere in ciascuna di queste dimensioni: "e ciascuna col braccio mi coperse".
"Noi qui siamo Ninfe, ma nel Ciel siamo stelle" (nel fulgido evolversi della Vita nel tempo, che consente, da Coscienze Inferiori, trasmutarsi in Coscienze Extra-terrestri): "prima che Beatrice discendesse al mondo umano", passò, come ogni anima in evoluzione, nel nostro abbraccio, nelle esperienze di vite inferiori; fummo ordinate a lei come "ancelle-accompagnatrici" lungo la "Scala dell'Evoluzione".
"E poi al petto del grifon seco menarmi": ritornai al petto del grifone, nel selvaggio mondo umano, dove Beatrice, quale portatrice di Verità, "era rivolta a noi", rivolta, cioè, alla dimensione umana, poiché idonea all'accettazione del messaggio, al contrario nelle creature ancora viventi nel Vegetale, nell'Animale e, naturalmente, nel Minerale.

Questi concetti di Filosofia Cosmica sono accettati anche da scienziati terrestri. A tutti accade spesso di vivere una situazione e di avere la sensazione di averla già vissuta, nitida, precisa, che subito scompare.
Anche secondo lo scienziato Besat Bayer, presidente della Società di Parapsicologia Turca, le sensazioni del "già visto", del "già vissuto" sono collegate con una nostra vita precedente.
"Il presidente Bayer dichiara che la teoria della Reincarnazione o Palingenesi (dal greco: "tornare a vivere"), è antichissima e risale a parecchi millenni prima di Cristo; se ne trovano ampie tracce nelle antiche civiltà, ma non ha potuto mettere radici specialmente per la dura opposizione della Chiesa, la quale afferma essere tale teoria in netto contrasto con la Fede, che ci impone di credere che l'uomo vive una sola volta su questa Terra ed ha, quindi, una sola possibilità di meritarsi il premio o il castigo eterno. Anche il dottor Bayer sostiene, invece, che non c'è assolutamente alcun contrasto tra Fede e Reincarnazione, poiché questa non è una teoria, ma una regolare Legge della natura.

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondo
      lume ch'è dentro aguzzeranno i tuoi
111 le tre di là, che miran più profondo».
Ti condurremo davanti agli occhi di Beatrice; ma nella gioiosa luce che è dentro di essi, le tre donne (simbolo delle tre Superiori Coscienze extra-terrestri "Scala dell'Evoluzione") che hanno una vista più profonda (che penetra nella Verità Divina), aguzzeranno i tuoi occhi».
        Così cantando cominciaro; e poi
      al petto del grifon seco menarmi,
114 ove Beatrice stava volta a noi.
Così mi condussero al cospetto del grifone (quale coscienza umana nelle sue due nature), dove Beatrice stava rivolta a noi.
        Disser: «Fa che le viste non risparmi;
      posto t'avem dinanzi a li smeraldi
117 ond'Amor già ti trasse le sue armi».
Dissero: «Non risparmiare gli sguardi ora che ti abbiamo posto di fronte agli occhi fuIgenti di smeraldo di Beatrice, dai quali Cupido un tempo ti lanciò gli strali».
        Mille disiri più che fiamma caldi
      strinsermi li occhi a li occhi rilucenti,
120 che pur sopra 'l grifone stavan saldi.
Mille desideri caldi più della fiamma strinsero i miei occhi a quelli di Beatrice, che pur sopra al grifone (dalle due nature umane temibili e selvagge) restavano saldi.
        Come in lo specchio il sol, non altrimenti
      la doppia fiera dentro vi raggiava,
123 or con altri, or con altri reggimenti.
Come nello specchio raggia il sole, così negli occhi di Beatrice raggiava l'immagine della doppia fiera, or con gli uni reggimenti di rapacità umana, or con gli altri dell'umana superbia feroce (che tanto malamente reggono il mondo).
        Pensa, lettor, s'io mi maravigliava,
      quando vedea la cosa in sé star queta,
126 e ne l'idolo suo si trasmutava.
Pensa, o lettore, se io mi meravigliavo, nel vedere quella fiera restare ferma e quieta (con tutta la sua ferocia), mentre si trasmutava nell'immagine specchiata ("ne l'idolo suo") negli occhi di Beatrice (ora nell'una ed ora nell'altra bestiale natura).
        Mentre che piena di stupore e lieta
      l'anima mia gustava di quel cibo
129 che, saziando di sé, di sé asseta,
Mentre guardavo Beatrice, io gustavo quel cibo (di Verità soprannaturale) che, mentre appaga, suscita sempre più vivo desiderio di sapere.
        sé dimostrando di più alto tribo
      ne li atti, l'altre tre si fero avanti,
132 danzando al loro angelico caribo.
presentandosi di più alto grado, la tribù Celeste (le tre Coscienze extraterrestri: "Planetaria, Universale e Cosmica"), si fece avanti, danzando al ritmo della sua angelica canzone.
        «Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi»,
      era la sua canzone, «al tuo fedele
135 che, per vederti, ha mossi passi tanti!
«Volgi, o Beatrice, volgi li occhi santi», questo era quel canto meraviglioso, «al tuo fedele che, per vederti, ha mosso passi tanti!

Questo era ed è il Celeste canto dei Fratelli Extraterrestri, i quali, vedendo le angherie del mondo umano, scendono in missione amorosa e pietosa su questo pianeta infernale.
        Per grazia fa noi grazia che disvele
      a lui la bocca tua, sì che discerna
138 la seconda bellezza che tu cele».
Per grazia, fai a noi la grazia che la bocca tua disveli la seconda tua bellezza (nella parola di Verità eterna, essendo, la bellezza-prima, quella del discernerla)».
        O isplendor di viva luce etterna,
      chi palido si fece sotto l'ombra
141 sì di Parnaso, o bevve in sua cisterna,
O splendore di viva luce eterna, quale poeta non si fece pallido nei boschi del Parnaso, e bevve alla fonte della sua cisterna,
        che non paresse aver la mente ingombra,
      tentando a render te qual tu paresti
      là dove armonizzando il ciel t'adombra,
145 quando ne l'aere aperto ti solvesti?
che non paresse aver la mente ingombra, nel tentare di rappresentarti nella tua dottrina, tentando di renderti qual tu paresti erroneamente a lui e ti adombrò nell'aspetto, là dove il Cielo armonizza il Vero?

O splendore di viva luce eterna, quando uscirai dal velo di ipocrisia che fino ad ora ti ha adombrata? Quando finalmente a tutto il mondo, nell'aere aperto ti svelerai?
Qui si riferisce al profetizzato Giudizio, e alla discesa in Terra dei Fratelli del Cielo, che accompagneranno la Coscienza Cristica alla luce di un Divino ordine provvidenziale, che esige la salvezza di gran parte dell'Umanità, ma anche l'attuazione del Divino Disegno, di separare il "grano" dalla "gramigna".

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