Quando il settentrïon del primo cielo,
che né occaso mai seppe né orto
3 né d'altra nebbia che di colpa velo,
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Quando il corteo (paragonato al settimo grado di Coscienza - primo Cielo: Scala dell'Evoluzione), che mai conobbe il tempo finito e lo spazio limitato ("né occaso, né orto") e mai fu velato da altra nebbia (nella sua divina esistenza fuori dal tempo-spazio),
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e che faceva lì ciascun accorto
di suo dover, come 'l più basso face
6 qual temon gira per venire a porto,
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dimensione, questa che in quel corteo ("lì"), faceva ciascuno accorto del suo dovere (nel rispetto, cioè, della Legge Cosmica del "Libero Arbitrio", che consente ampia libertà di scelta nella via da seguire, ad ogni umanità nel proprio pianeta), come fa il mozzo della nave, quando gira il timone per giungere al porto,
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fermo s'affisse: la gente verace,
venuta prima tra 'l grifone ed esso,
9 al carro volse sé come a sua pace;
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così, (a quel tuonante rifiuto), si arrestò d'un colpo la gente verace, venuta già prima (sulla Terra), tramite ("tra") il mezzo di comunicazione ed esso ("il settentrïon del primo cielo") fra Terra e Cielo, e si rivolse al Celeste Carro come alla sua pace (di fronte al frastuono del terrestre rifiuto);
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e un di loro, quasi da ciel messo,
'Veni, sponsa, de Libano' cantando
12 gridò tre volte, e tutti li altri appresso.
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e uno di loro, quale Messaggero Celeste, gridò tre volte cantando 'Vieni dal Libano, o Divina Sapienza' ("sponsa"), e tutti gli altri lo seguirono nel canto.
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Quali i beati al novissimo bando
surgeran presti ognun di sua caverna,
15 la revestita voce alleluiando,
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Come gli uomini (predisposti al risveglio di Coscienza) al nuovo richiamo apocalittico risorgeranno dalle loro sepolcrali caverne (della ignoranza umana), cantando la Divina Gloria ("alleluiando"),
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cotali in su la divina basterna
si levar cento, ad vocem tanti senis,
18 ministri e messaggier di vita etterna.
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così sul Divino Bastione, si levarono centinaia, 'alla voce di tanto signore', Ministri e Messaggeri di Vita eterna.
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Tutti dicean: 'Benedictus qui venis!',
e fior gittando e di sopra e dintorno,
21 'Manibus, oh, date lilia plenis!'.
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Tutti dicevano: 'Benedictus qui venis!', e gettando fiori da tutte le parti, 'Manibus, oh, date lilia plenis!'.

"Benedetto tu che vieni nel nome del Signore" (forse, anche in questo caso, rivolte a qualcuno che sarebbe giunto a portare la parola di Verità) sono le parole con cui gli Ebrei salutarono Gesù al suo ingresso in Gerusalemme. "Manibus, spargete gigli da tutte le parti" furono le parole di Anchise in onore di Marcello (Virgilio Aen VI, 883).
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Io vidi già nel cominciar del giorno
la parte orïental tutta rosata,
24 e l'altro ciel di bel sereno addorno;
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Al cominciar del nuovo giorno, io vidi l'alba tutta rosata, e "l'altro cielo" (in migliore dimensione), soffuso di sereno;
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e la faccia del sol nascere ombrata,
sì che per temperanza di vapori
27 l'occhio la sostenea lunga fiata:
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una distonica energia velava il sole (nel nostro cielo, a causa del tuonante rifiuto verso il Celeste Messaggio), così che io, verso quel sole ombrato da tale temperanza di vapori, potevo a lungo sostenere lo sguardo:
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così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
30 e ricadeva in giù dentro e di fori,
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così dentro una nuvola di fiori che dalle mani degli angeli saliva e ricadeva dentro e di fuori dal carro,
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sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
33 vestita di color di fiamma viva.
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mi apparve una donna (Beatrice) sopra un candido velo cinta d'olivo, con indosso un verde manto e vestita di rosso vivo.

Come erano venute sulla Terra le tre ninfe, anche questa donna veniva dall'extra Terra.
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E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato ch'a la sua presenza
36 non era di stupor, tremando, affranto,
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E lo Spirito mio, che da tanto tempo da lei lontano non provava stupore, tremava affranto,

È da notare che non lui, ma il suo Spirito, il suo "io" interiore, come spesso anche a noi succede, sentiva una emozione, proveniente dalla presenza di Beatrice, che il suo "io" terreno non aveva ancora avuto il tempo di riconoscere.
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sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
39 d'antico amor sentì la gran potenza.
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senza ancora riconoscerla fisicamente, per un potere misterioso che veniva da lei, sentì la gran potenza dell'antico amore.
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Tosto che ne la vista mi percosse
l'alta virtù che già m'avea trafitto
42 prima ch'io fuor di püerizia fosse,
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Quando (alla vista di Beatrice) fui sconvolto dalla forza d'amore, che già mi aveva avvinto da giovanissimo,
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volsimi a la sinistra col respitto
col quale il fantolin corre a la mamma
45 quando ha paura o quando elli è afflitto,
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mi volsi con rispetto come un bambino spaventato corre alla mamma in cerca di conforto,
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per dicere a Virgilio: 'Men che dramma
di sangue m'è rimaso che non tremi:
48 conosco i segni de l'antica fiamma'.
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per dire a Virgilio: 'Nemmeno una goccia ("dramma") di sangue mi č rimasta che non tremi: riconosco i segni dell'antico amore'.
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Ma Virgilio n'avea lasciati scemi
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
51 Virgilio a cui per mia salute die'mi;
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Ma Virgilio ci aveva lasciati privi della sua presenza, Virgilio dolcissimo padre, Virgilio nel quale avevo riposto tutto me stesso;
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né quantunque perdeo l'antica matre,
valse a le guance nette di rugiada,
54 che, lagrimando, non tornasser atre.
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né tutto quello che Eva ("l'antica matre") aveva perduto (le gioie del Paradiso terrestre ora in possesso di Dante) valse perché le guancie (di Dante lavate da Virgilio) con la rugiada (Canto I - v. 123-129) non tornassero a imbrattarsi ("atre") lacrimando.
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«Dante, perché Virgilio se ne vada,
non pianger anco, non pianger ancora;
57 ché pianger ti conven per altra spada».
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«Dante, non piangere per Virgilio, non pianger anco, non piangere ancora; ché piangere dovrai per altro dolore».

Così aveva detto Beatrice, nel significato che gli errori della vita trascorsa, nella titubanza di abbracciare in pieno il Celeste Messaggio da lei rivelato, lo avrebbe costretto ad altre lacrime in vita successiva.
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Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
viene a veder la gente che ministra
60 per li altri legni, e a ben far l'incora;
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Come un ammiraglio si presenta sulla nave a guardare dall'alto la gente che lui guida e che si trova su altri mezzi, e a ben fare l'incoraggia;
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in su la sponda del carro sinistra,
quando mi volsi al suon del nome mio,
63 che di necessità qui si registra,
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sulla sponda sinistra del carro, quando io mi volsi al suono del mio nome, che qui per necessità si registra,
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vidi la donna che pria m'appario
velata sotto l'angelica festa,
66 drizzar li occhi ver' me di qua dal rio.
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io vidi la donna che prima mi era apparsa velata sotto l'angelica festa (della pioggia dei fiori), che mi guardava dal di là della sponda del fiume.
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Tutto che 'l vel che le scendea di testa,
cerchiato de le fronde di Minerva,
69 non la lasciasse parer manifesta,
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Quantunque il velo, che le scendeva dalla testa incoronata d'ulivo, non la facesse apparire limpida alla mia vista,
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regalmente ne l'atto ancor proterva
continüò come colui che dice
72 e 'l più caldo parlar dietro reserva:
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la vidi muoversi e mi disse come colui che ha in serbo altre cose da svelare:
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«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.
Come degnasti d'accedere al monte?
75 non sapei tu che qui è l'uom felice?»
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«Guarda e ben vedi chi sono; ben son, ben son Beatrice. Come ardisti accedere al monte? non sapevi tu che questo luogo è per l'uomo felice?»
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Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,
78 tanta vergogna mi gravò la fronte.
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Lo sguardo mi cadde giù nel chiaro della fonte; ma specchiandomi in esso, mi ritrassi sull'erba, tanto fu profonda la vergogna, che mi appesantì la fronte.
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Così la madre al figlio par superba,
com'ella parve a me; perché d'amaro
81 sente il sapor de la pietade acerba.
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Come appare superba la madre al figlio (quando nella dolcezza del grande amore si avverte maggiormente l'amarezza del rimprovero), così apparve a me Beatrice; nel severo tono della sua voce dura e senza pietà.
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Ella si tacque; e li angeli cantaro
di subito 'In te, Domine, speravi';
84 ma oltre 'pedes meos' non passaro.
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Ella tacque e gli angeli cantarono 'In te, o Signore, ho confidato'; ma oltre 'pedes meos' non proseguirono il canto.

Si tratta dei primi versi del Salmo 31:1-9, e gli angeli ne cantano nove, fino alle parole 'hai posto in spazioso campo i piedi miei'.
Gli angeli non proseguono il canto, lasciando evidentemente intendere che Dante non aveva usufruito di quello "spazioso campo" sul quale avrebbe dovuto, sicuro e spedito, proseguire nella Conoscenza della Verità.
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Sì come neve tra le vive travi
per lo dosso d'Italia si congela,
87 soffiata e stretta da li venti schiavi,
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Così come la neve che gela fra i verdi alberi degli Appennini, sotto ai venti spiranti dalla Schiavonia,
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poi, liquefatta, in sé stessa trapela,
pur che la terra che perde ombra spiri,
90 sì che par foco fonder la candela;
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e poi, liquefatta, gocciola allo spirare dei venti africani, come il fuoco fonde la candela;
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così fui sanza lagrime e sospiri
anzi 'l cantar di quei che notan sempre
93 dietro a le note de li etterni giri;
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così restai io senza lacrime e sospiri davanti al canto degli angeli (ai quali nulla sfugge dell'umano sentire) che essi intonano ("notan") assecondando il suono delle sfere celesti;
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ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre
lor compatire a me, par che se detto
96 avesser: 'Donna, perché sì lo stempre?',
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ma quando li sentii compassionevoli per me, dire a Beatrice: 'Donna, perché lo mortifichi?',
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lo gel che m'era intorno al cor ristretto,
spirito e acqua fessi, e con angoscia
99 de la bocca e de li occhi uscì del petto.
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quel gelo che prima mi aveva stretto il cuore, divenne Spirito e acqua, e con un'angoscia mi uscirono dal petto lacrime e sospiri.
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Ella, pur ferma in su la detta coscia
del carro stando, a le sustanze pie
102 volse le sue parole così poscia:
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Ella, restando ferma sul carro, rivolse le sue parole a quegli angeli pietosi così disse:
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«Voi vigilate ne l'etterno die,
sì che notte né sonno a voi non fura
105 passo che faccia il secol per sue vie;
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«Voi vigilate nel tempo eterno, così che a voi né notte né giorno possano incidere (come nell'umano) poiché il vostro sentire va oltre i secoli;
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onde la mia risposta è con più cura
che m'intenda colui che di là piagne,
108 perché sia colpa e duol d'una misura.
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perciò la mia risposta con più consapevolezza può essere intesa da colui, che di là (dalla sua dimensione umana) piange, affinché il dolore sia commisurato con la sua colpa.
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Non pur per ovra de le rote magne,
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
111 secondo che le stelle son compagne,
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Non solo per influssi stellari, che dispongano ciascun essere a un determinato effetto,
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ma per larghezza di grazie divine,
che sì alti vapori hanno a lor piova,
114 che nostre viste là non van vicine,
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ma per larghezza di grazie divine, la cui origine, il nostro intendere non può scrutare,
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questi fu tal ne la sua vita nova
virtüalmente, ch'ogne abito destro
117 fatto averebbe in lui mirabil prova.
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costui fu tale che, per influssi benefici (elargitigli dal Cielo), ogni abitudine virtuosa gli sarebbe calzata a perfezione.
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Ma tanto più maligno e più silvestro
si fa 'l terren col mal seme e non cólto,
120 quant'elli ha più di buon vigor terrestro.
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Ma il vivere terrestre, si fa tanto più maligno e selvaggio, se il seme gettato non viene curato, quanto più egli è un terreo fertile.
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Alcun tempo il sostenni col mio volto:
mostrando li occhi giovanetti a lui,
123 meco il menava in dritta parte vòlto.
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Per qualche tempo io lo guidai e lo sostenni con la mia bellezza: mostrando a lui la purezza della vità, che nei miei occhi giovanetti splendeva e lo attraevo verso di me sulla diritta via.
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Sì tosto come in su la soglia fui
di mia seconda etade e mutai vita,
126 questi si tolse a me, e diessi altrui.
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Subito dopo che io giunsi alla soglia di quella vita terrena ed in seconda vita mutai la mia età evolutiva, questo si allontanò da me (dal ricordo dei miei avvertimenti) e si dette altrui.
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Quando di carne a spirto era salita
e bellezza e virtù cresciuta m'era,
129 fu' io a lui men cara e men gradita;
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Quando in carne e spirito ero salita in superiori sfere e bellezza e virtù mi si era accresciuta, fui a lui meno cara e meno gradita;
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e volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,
132 che nulla promession rendono intera.
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e volse i passi suoi per via non vera, seguendo false immagini di bene, che non mantengono mai le loro promesse.
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Né l'impetrare ispirazion mi valse,
con le quali e in sogno e altrimenti
135 lo rivocai; sì poco a lui ne calse!
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Né valsero le ispirazioni che io gli profusi sia attraverso i sogni premonitori e sia per altre vie; cosė poco lui se ne curò!
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Tanto giù cadde, che tutti argomenti
a la salute sua eran già corti,
138 fuor che mostrarli le perdute genti.
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Tanto giù cadde, che tutti gli argomenti per la sua spirituale salute non furono bastanti, e fu come offrirli alle perdute genti.
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Per questo visitai l'uscio d'i morti
e a colui che l'ha qua sù condotto,
141 li prieghi miei, piangendo, furon porti.
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Perciò io visitai l'uscio dei morti (in vita terrestre) e a colui che fin qui lo ha condotto io chiesi, piangendo, aiuto.
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Alto fato di Dio sarebbe rotto,
se Leté si passasse e tal vivanda
fosse gustata sanza alcuno scotto
145 di pentimento che lagrime spanda».
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L'alto Fato di Dio sarebbe violato (e lui perduto), se in mancata evoluzione oltrepassasse il Leté (che fanno dimenticare il peccato), continuando così, inutilmente, una strada che ancor non gli compete.

Quando soffriamo, non dobbiamo credere di essere i soli a soffrire. Dio non è estraneo alla nostra sofferenza, perché, essendo in noi, soffre con noi.
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