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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XXIX

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Lungo le rive del Lete - la luce e il canto - la mirabile processione, i sette candelabri e seniori i quattro animali, il carro e il grifone, i sette personaggi - tuono e fermata del corteo


        Cantando come donna innamorata,
      continüò col fin di sue parole:
   3 'Beati quorum tecta sunt peccata!'
Cantando come fosse innamorata, la bella donna chiuse il suo canto con le parole: 'Beati coloro che sono senza peccato!' (Salmo 32:1).
        E come ninfe che si givan sole
      per le salvatiche ombre, disïando
   6 qual di veder, qual di fuggir lo sole,
E come le ninfe, che vagano sole per le selvatiche ombre dei boschi, desiderando or di vedere, or di fuggire il sole,
        allor si mosse contra 'l fiume, andando
      su per la riva; e io pari di lei,
   9 picciol passo con picciol seguitando.
così ella si volse verso il fiume, proseguendo lungo la riva; dove io come lei, a piccoli passi presi a seguirla.
        Non eran cento tra' suoi passi e' miei,
      quando le ripe igualmente dier volta,
 12 per modo ch'a levante mi rendei.
Ciascuno di noi non aveva fatto ancora cinquanta passi, quando le rive del ruscello svoltarono, in modo tale che io mi ritrovai di nuovo rivolto a levante (verso il nostro punto di partenza).
        Né ancor fu così nostra via molta,
      quando la donna tutta a me si torse,
 15 dicendo: «Frate mio, guarda e ascolta».
Non procedemmo molto in questa direzione, quando la donna mi si rivolse, dicendo: «Fratello mio, guarda e ascolta».
        Ed ecco un lustro sùbito trascorse
      da tutte parti per la gran foresta,
 18 tal che di balenar mi mise in forse.
Ed ecco un bagliore improvviso da tutte le parti attraversar la foresta, in modo tale che mi fece dubitare che lampeggiasse.
        Ma perché 'l balenar, come vien, resta,
      e quel, durando, più e più splendeva,
 21 nel mio pensier dicea: 'Che cosa è questa?'
Quello splendore, restava fermo nel cielo (al contrario del lampo), e sempre più risplendeva, mentre io mi chiedevo: 'Che cosa è questa?'
        E una melodia dolce correva
      per l'aere luminoso; onde buon zelo
 24 mi fé riprender l'ardimento d'Eva,
E una melodia si spandeva nell'aere luminoso; per cui fui indotto al giusto sdegno di biasimare l'ardire di Eva,
        che là dove ubidia la terra e 'l cielo,
      femmina, sola e pur testé formata,
 27 non sofferse di star sotto alcun velo;
poiché là, dove la Terra e il Cielo ubbidivano (al Divino Equilibrio), ella, femmina sola, creata da poco, (e nella perfezione, quindi, dei superiori valori della vita), non sopportò di stare sotto alcuna legge limitativa ("alcun velo");
        sotto 'l qual se divota fosse stata,
      avrei quelle ineffabili delizie
 30 sentite prima e più lunga fïata.
sotto la quale, se (Eva, come umanità) fosse rimasta (non avesse errato nel cogliere dall'albero della Scienza il malefico frutto distruttivo), io (come ogni uomo della Terra), avrei goduto della felicità (consentita nei paradisiaci pianeti superiori) prima e per più lungo tempo.
        Mentr'io m'andava tra tante primizie
      de l'etterno piacer tutto sospeso,
 33 e disioso ancora a più letizie,
Mentre io procedevo tutto incantato da tanti anticipi ("primizie") dell'eterna beatitudine, e desideroso di maggiori gioie,
        dinanzi a noi, tal quale un foco acceso,
      ci si fé l'aere sotto i verdi rami;
 36 e 'l dolce suon per canti era già inteso.
vidi l'aria dinanzi a noi, sotto i verdi rami, rosseggiante come fuoco acceso, mentre la melodia di una dolce canzone si spandeva d'intorno.
        O sacrosante Vergini, se fami,
      freddi o vigilie mai per voi soffersi,
 39 cagion mi sprona ch'io mercé vi chiami.
O sacrosante Vergini del Cielo, il ricordo della ispirazione da voi elargitami, allora che io soffersi freddi, fami e vigilie, mi sprona a chiedere ancora il vostro aiuto.
        Or convien che Elicona per me versi,
      e Uranìe m'aiuti col suo coro
 42 forti cose a pensar mettere in versi.
Ora, è necessario che il monte Elicona (sede delle Muse) inondi la mia mente (della limpidezza delle sue sorgenti), e che Urania (dea del cielo stellato), mi aiuti con le compagne a pensare e a mettere in versi grandi cose.
        Poco più oltre, sette alberi d'oro
      falsava nel parere il lungo tratto
 45 del mezzo ch'era ancor tra noi e loro;
Poco più avanti del punto in cui eravamo, il lungo tratto intermedio tra noi e gli oggetti visibili mi fece erroneamente vedere sette alberi d'oro;
        ma quand'i' fui sì presso di lor fatto,
      che l'obietto comun, che 'l senso inganna,
 48 non perdea per distanza alcun suo atto,
ma quando mi fui avvicinato, tanto che la loro figura che può ingannare i sensi, non perdeva a causa della distanza alcuno dei suoi modi reali di essere,
        la virtù ch'a ragion discorso ammanna,
      sì com'elli eran candelabri apprese,
 51 e ne le voci del cantare 'Osanna'.
la facoltà che fornisce alla ragione elementi di giudizio percepì che non erano alberi, ma candelabri e che le voci cantavano 'Osanna'.

Le sette fiamme che, precedendo il corteo, illuminavano la via, simboleggiano le sette Coscienze, illuminanti la via della Vita (Scala dell'Evoluzione).
        Di sopra fiammeggiava il bello arnese
      più chiaro assai che luna per sereno
 54 di mezza notte nel suo mezzo mese.
Di sopra fiammeggiava, alto e immenso, un carro di luce, più chiaro assai della luna nella mezzanotte del plenilunio.
        Io mi rivolsi d'ammirazion pieno
      al buon Virgilio, ed esso mi rispuose
 57 con vista carca di stupor non meno.
lo mi rivolsi estasiato al buon Virgilio, e anch'egli mi apparve ammirato e sorpreso.
        Indi rendei l'aspetto a l'alte cose
      che si movieno incontr'a noi sì tardi,
 60 che foran vinte da novelle spose.
Quindi, rivolsi nuovamente lo sguardo a quelle cose straordinarie che avanzavano verso di noi così lentamente, che sarebbero state vinte da novelle spose (che sogliono avanzare a lento passo, nel corteo nuziale).
        La donna mi sgridò: «Perché pur ardi
      sì ne l'affetto de le vive luci,
 63 e ciò che vien di retro a lor non guardi?»
La donna mi gridò (dall'altra riva): «Perché t'interessi tanto dell'aspetto delle luci, e non guardi cosa viene dietro a loro?»
        Genti vid'io allor, come a lor duci,
      venire appresso, vestite di bianco;
 66 e tal candor di qua già mai non fuci.
Vidi allora, come a guida dei candelabri, venire dietro una schiera di vestiti di bianco, di una bianchezza tale che mai quaggiù si vide l'eguale.
        L'acqua imprendea dal sinistro fianco,
      e rendea me la mia sinistra costa,
 69 s'io riguardava in lei, come specchio anco.
L'acqua (del Leté) si accendeva di quelle luci alla mia sinistra, e mi rimandava l'immagine del mio fianco, come fosse stato uno specchio.
        Quand'io da la mia riva ebbi tal posta,
      che solo il fiume mi facea distante,
 72 per veder meglio ai passi diedi sosta,
Quando dal posto da me occupato, solo il fiume mi separava dalla processione extra-terrestre, per meglio vedere mi fermai,
        e vidi le fiammelle andar davante,
      lasciando dietro a sé l'aere dipinto,
 75 e di tratti pennelli avean sembiante;
e vidi le fiamme procedere oltre, simili a stendardi, che lasciavano l'aria dipinta dalla loro scia, al par di pennellate tracciate da un pittore;
        sì che lì sopra rimanea distinto
      di sette liste, tutte in quei colori
 78 onde fa l'arco il Sole e Delia il cinto.
così che l'aria, al di sopra del corteo, rimaneva dipinta da sette colori, con i quali il Sole forma l'arcobaleno e la Luna il suo alone di luce.
        Questi ostendali in dietro eran maggiori
      che la mia vista; e, quanto a mio avviso,
 81 diece passi distavan quei di fori.
Questi stendardi si elevavano tanto che io non riuscivo a vederne la fine; e, per quanto a me pareva, le due liste esterne distavano dieci passi dalle altre.

Di "diece passi" del tempo extra-Terra, la Coscienza umana non percepisce la fine.
        Sotto così bel ciel com'io diviso,
      ventiquattro seniori, a due a due,
 84 coronati venien di fiordaliso.
Sotto così bel cielo come io descrivo, ventiquattro signori procedevano a due a due coronati di fiordaliso.

[chiarificazioni purgatorio] ventiquattro seniori - v. 83 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Thoth, il rivelatore della Sapienza Antica Iniziatica Egiziana, che già nel 500 a.C. fu chiamato "il Signore del Cuore", affermava che, dopo la morte, il cuore veniva portato al "Tribunale dei Morti" e lì, in presenza di Anubis e di "Ventiquattro giudici tutelari", veniva pesato e vagliato, poiché è nel cuore che si palesa la Coscienza di ogni uomo.
Oggi, il grande Thoth si fa risentire con espressioni più adatte all'accresciuto quoziente mentale dell'uomo del XX° secolo.
Thoth ritorna a parlare, attraverso i messaggi extraterrestri, contro il grave errore del trapianto degli organi.
I ventiquattro Seniori vestiti di bianco simboleggiavano i Giudici Tutelari di cui parla Thoth, gli stessi "ventiquattro" Spiriti Superiori, dei quali parlano a profusione le antiche scritture sacre, gli stessi operanti nell'Equilibrio Cosmico, che, nella Sua Perfezione, l'uomo della Terra chiama "Dio"; essi precedevano il Carro.

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Tutti cantavan: «Benedicta tue
      ne le figlie d'Adamo, e benedette
 87 sieno in etterno le bellezze tue!»
Tutti cantavano: «Benedicta tu sia fra le figlie d'Adamo, benedette siano in eterno le bellezze tue!»

Anche S. Giovanni Evangelista aveva veduto, come è riportato in Apocalisse, ventiquattro Seniori coronati di gigli vicino ad un carro disceso dal cielo, che egli definisce "il Trono di Dio". Era questo, dunque, un corteo proveniente dall'Extra Terra, che portava sulla Terra l'amore Divino.
        Poscia che i fiori e l'altre fresche erbette
      a rimpetto di me da l'altra sponda
 90 libere fuor da quelle genti elette,
Dopo che l'erbetta e i fiori della riva di fronte a me furono liberi da quelle gente eletta,
        sì come luce luce in ciel seconda,
      vennero appresso lor quattro animali,
 93 coronati ciascun di verde fronda.
così come una luce nel cielo segue ad un'altra, venivano dietro il corteo "quattro animali", coronati di verde fronda.

Erano questi quattro extraterrestri, i quali, per le tute che li coprivano, apparivano, all'intendere umano, simili ad animali in forma umana, come appaiono i nostri astronauti in volo nello spazio.
Di costoro Ezechiele dice: "Vidi quattro animali in forma umana, poi vidi che erano Cherubini".
        Ognuno era pennuto di sei ali;
      le penne piene d'occhi; e li occhi d'Argo,
 96 se fosser vivi, sarebber cotali.
"Ognuno era pennuto di sei ali": le loro tute erano provviste di pinne direzionali simili ad ali e piene di occhi; e gli occhi di Argo se veramente esistessero, sarebbero simili a quelli.

In Ezechiele 1:4 e 10:20 viene descritta una identica processione.

[chiarificazioni purgatorio] e li occhi d'Argo - v. 95 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

"E gli occhi erano d'Argo", cioè numerosissimi anche questi come quelli di Argo che, nella Mitologia, ne ha cento.
Il mito di Argo dai cento occhi è nato, appunto, dagli avvistamenti dei dischi volanti, che avevano numerosi oblò, che circondavano il disco ("la immensa testa di Argo").
Ed ecco, a tal proposito, come Ovidio descrive un simile "Carro", da lui veduto: "Sono occhi così vigili, che tali sarebbero i cento occhi d'Argo. Aveva d'oro il timone, l'asse e il cerchio delle ruote, d'argento i raggi e tutto gemmato il giogo". (Meth. I - 678-747; II - 107 sgg).

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        A descriver lor forme più non spargo
      rime, lettor; ch'altra spesa mi strigne,
 99 tanto ch'a questa non posso esser largo;
A descrivere le lor forme più non spargo rime, o lettore, che altra descrizione mi aspetta, tanto che a questa, non posso prolungarmi;
        ma leggi Ezechïel, che li dipigne
      come li vide da la fredda parte
102 venir con vento e con nube e con igne;
ma leggi Ezechiele che li dipinge come li vide nella fredda parte del mondo, venire con vento, con nube e con fuoco.

"Col vento", della saettante volocità, "con nube", fluttuante dell'alone elettromagnetico che avvolgeva l'oggetto, e "con fuoco", energia solare di cui il mezzo extraterrestre era compenetrato.
        e quali i troverai ne le sue carte,
      tali eran quivi, salvo ch'a le penne
105 Giovanni è meco e da lui si diparte.
così tu li troverai nelle descrizioni di Ezechiele, esattamente come io li ho descritti, salvo che alle penne. Giovanni è con me, e da lui l'argomento si diparte (si dipartirà nel nuovo messaggio "della Fine dei Tempi" nell'Apocalisse).
        Lo spazio dentro a lor quattro contenne
      un carro, in su due rote, trïunfale,
108 ch'al collo d'un grifon tirato venne.
Nel mezzo a loro quattro veniva un carro trionfale su due ruote, che era legato al collo d'un grifone.

Vari mezzi extraterrestri venivano costruiti a somiglianza dei lussuosi carri romani, per essere più graditi ed accettati dalla piccola mente umana, e sempre nella speranza che gli uomini capissero che gli Extraterrestri ci sono amici e che vengono sul nostro pianeta da fratelli e non pervasi, come noi, dall'eterno desiderio di conquista.
Essi hanno sempre scelto, come emblemi-distintivi, teste di animali; anche i romani, sia negli elmi che nelle navi, sfoggiavano ornamenti forgiati in oro e in legno raffiguranti teste di animali.
        Esso tendeva in sù l'una e l'altra ale
      tra la mezzana e le tre e tre liste,
111 sì ch'a nulla, fendendo, facea male.
Il grifone (che apparentemente tirava il carro, era un contenitore di energia solare, che noi chiameremmo "motore") aveva le grandi ali fra le liste luminose, l'una al di quà e l'altra al di là della lista di mezzo, in modo che restavano, delle sei liste, tre a destra e tre a sinistra.

Le ali erano, forse, pinne direzionali, che si alternavano ai razzi propulsori, i quali apparivano, evidentemente, come liste di fuoco o di luce, in quanto la forza propulsiva che muove i mezzi di volo extraterrestri è costituita da energia solare in collaborazione con l'energia luce ("sì ch'a nulla, fendendo, facea male").
        Tanto salivan che non eran viste;
      le membra d'oro avea quant'era uccello,
114 e bianche l'altre, di vermiglio miste.
Le ali erano così alte che non se ne vedevano le estremità (la loro altezza, quale forza propulsiva, si perdeva nell'infinito, per cui "non se ne vedeva l'estremità").
        Non che Roma di carro così bello
      rallegrasse Affricano, o vero Augusto,
117 ma quel del Sol saria pover con ello;
Neanche Roma ebbe un carro così bello che rallegrasse Scipione l'Africano, oppure Augusto. Lo stesso "carro del sole" sarebbe apparso povero di fronte a quello.

Ecco che si evidenzia il fatto che venivano usati mezzi di volo in modo tale da riuscire graditi al piccolo intendere umano, capaci di "rallegrare" Scipione l'Africano o il grande Augusto.
        quel del Sol che, sviando, fu combusto
      per l'orazion de la Terra devota,
120 quando fu Giove arcanamente giusto.
Il carro del sole era guidato da Fetonte, il quale pretese di guidarlo, ma, da inesperto guidatore, si avvicinò troppo alla Terra, fu fulminato da Giove.

Fetonte cadde nell'Eridano; le sorelle lo piansero a lungo, secondo mitologia, e furono tramutate in salici piangenti.
        Tre donne in giro da la destra rota
      venian danzando; l'una tanto rossa
123 ch'a pena fora dentro al foco nota;
Tre donne intorno alla ruota destra (lato positivo) venivano danzando nel corteo; l'una era tanto rossa, che nel fuoco appena si sarebbe distinta;
        l'altr'era come se le carni e l'ossa
      fossero state di smeraldo fatte;
126 la terza parea neve testé mossa;
l'altra era come se le carni e le ossa fossero state fatte di smeraldo; la terza era tanto bianca che pareva di neve;
        e or parean da la bianca tratte,
      or da la rossa; e dal canto di questa
129 l'altre toglien l'andare e tarde e ratte.
e or parevano attratte dalla bianca, or dalla rossa; e al canto di questa le altre parevano rallentare la danza.

Queste tre ninfe si muovevano come una bandiera che ondeggia al vento, in un saluto fraterno proveniente dalle tre Coscienze Extraterrestri, ovvero dalle tre superiori dimensioni oltre la umana, Coscienza Planetaria, Universale e Cosmica, di cui le tre ninfe erano il simbolo.
        Da la sinistra quattro facean festa,
      in porpore vestite, dietro al modo
132 d'una di lor ch'avea tre occhi in testa.
Le donne della sinistra erano quattro e tutte vestite di rosso ed una di loro aveva tre occhi sulla testa.

La Coscienza umana è raffigurata nel corteo fra le quattro ninfe vestite di rosso, simboleggianti il "Quaternario Inferiore" (Scala dell'Evoluzione) e pertanto, al contrario delle tre Superiori Coscienze, queste danzavano intorno alla "sinistra" ruota del carro. Una delle quattro ninfe aveva tre occhi sulla testa; era questa il simbolo della Coscienza Umana, la quale racchiude in sé le tre Coscienze inferiori: Minerale, Vegetale, Animale.
Le quattro ninfe, raffiguranti il "Quaternario Inferiore", sono vestite di rosso, poiché viventi nel terrestre Piano Evolutivo e pertanto, nel fuoco dell'umano dolore e nel rosso del Flegetonte che, di sangue copioso, scorre sugli inferiori pianeti.
        Appresso tutto il pertrattato nodo
      vidi due vecchi in abito dispari,
135 ma pari in atto e onesto e sodo.
Appresso al già descritto gruppo, vidi due vecchi "in abito dispari", simbolo delle due potenze opposte (polo positivo e polo negativo, che equilibrano la vita nel Bene e nel Male) in atteggiamento, entrambi, dignitoso e grave.
        L'un si mostrava alcun de' famigliari
      di quel sommo Ipocràte che natura
138 a li animali fé ch'ell'ha più cari;
L'uno, nel positivo abito da guaritore, appariva uno dei seguaci (famigliari) di quel sommo Ippocrate (nato a Coo, nel 460 a.C. e morto nel 356 a.C.) che scoprì il potere delle erbe, a beneficio degli uomini ("li animali ch'ell'ha più cari").
        mostrava l'altro la contraria cura
      con una spada lucida e aguta,
141 tal che di qua dal rio mi fé paura.
mostrava l'altro la contraria cura (non di guarire, ma di ferire) con una spada in mano lucente e acuta, così che, sebbene fossi al di qua del fiume, mi fece paura.

Costui, simbolo della "contraria cura", dimostrava, con la spada in mano, i malefici sentimenti che procurano la malattia.

[chiarificazioni purgatorio] in abito dispari, ma pari in atto - v. 134-135 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

L'Amore, il Perdono, la Comprensione, la Pace sono i sentimenti che regolarizzano la vita nei benefici influssi richiamati dall'esterno superiore Campo di Energia Vitalizzante, che regola la buona respirazione, lo scorrere del sangue puro nell'irrorare gli organi.
La pace e la concordia, anche per Ippocrate, rappresentavano la vita sana: Se l'organismo è in perfetto subordinamento agli stimoli leali che gli giungono dallo Spirito Cosmico, allora esso è perfettamente sintonizzato con l'energia del Superiore Campo di Forza Universale e ciò costituisce la buona qualità del Campo di Forza dell'uomo.
Ma se l'organismo è un vibratore caotico di effetti scaturiti dalla eccessiva emotività umana: Odio, Rancore, Ipocrisia, Egoismo, Invidia, ecc., allora la sintonia con i valori del Superiore Campo di Forza Universale è notevolmente distorto e subentra la malattia.
I due vecchi avevano entrambi un compito eguale: "in abito dispari, ma pari in atto".
L'altro con la spada in mano è il simbolo della violenza, del sangue, del disamore, di quel caotico pulsare delle cellule, che non permette l'assorbimento dell'ossigeno e degli altri elementi vitalizzanti, provenienti dal Superiore Campo Universale, che costituisce la Vita.

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Poi vidi quattro in umile paruta;
      e di retro da tutti un vecchio solo
144 venir, dormendo, con la faccia arguta.
Poi vidi quattro in umile parvenza; e dietro un vecchio solo, venir dormendo, ma con faccia arguta.

I quattro simboleggianti il pianeta Terra, ovvero i quattro continenti, umiliati dal tristo vivere terreno ("in umile paruta"), erano seguiti dalla vecchia terrestre Coscienza, che tale vivere costituiva. Questo vecchio, dormiente nella più completa incoscienza e sconoscenza, aveva la faccia arguta, poiché, la Coscienza terrestre fu creata originariamente con i perfetti attributi provenienti dal suo Creatore.
        E questi sette col primaio stuolo
      erano abitüati, ma di gigli
147 dintorno al capo non facean brolo,
E questi sette erano vestiti della stessa foggia ("abitüati") dei ventiquattro che li precedevano, ma non avevano una ghirlanda ("brolo") di gigli in testa,
        anzi di rose e d'altri fior vermigli;
      giurato avria poco lontano aspetto
150 che tutti ardesser di sopra da' cigli.
anzi di rose e di altri fiori vermigli; chi avesse guardato da molto lontano avrebbe giurato che tutti ardessero dalla fronte.

Qualcosa di vermiglio era l'aspetto del sangue che dilaga nel mondo.
        E quando il carro a me fu a rimpetto,
      un tuon s'udì, e quelle genti degne
      parvero aver l'andar più interdetto,
154 fermandosi ivi con le prime insegne.
E quando il carro a me fu dirimpetto, si udì un tuono improvviso, e quelle genti parvero avere il divieto di andare avanti, fermandosi lė con le loro insegne.

Fermate (evidentemente) dal rifiuto terrestre per le manifestazioni Celesti.

[chiarificazioni purgatorio] un tuon s'udì - v. 152 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

La Divina Legge Cosmica del "Libero Arbitrio" consente ampia libertà di scelta sulla via da seguire, ad ogni umanità sul proprio pianeta, pertanto, quelle genti degne si arrestarono tutte in quel punto, dalle ultime alle prime insegne.
In verità, tutte le manifestazioni inneggianti al Divino, quali canti, preghiere in processione per le strade, ecc., che da epoca antica sono rispettate dalla Chiesa, provengono da insegnamenti lasciati sulla Terra dai profeti d'ogni tempo. Tuttavia, lo scettico, piccolo uomo terrestre, ignora che il pensiero d'amore per l'Iddio vivente in tutto, risveglia nel nostro "io" la Divina forza della Vita. Queste manifestazioni vengono definite sciocche e puerili da chi nulla conosce della forza eterea che è Spirito benefico, che tutto inonda e compenetra. Da questo Santo Spirito l'uomo avrebbe potuto ottenere tutto il Bene dell'esistenza, se non avesse, con il suo comportamento, prettamente materialistico, instaurato una impronta negativa in tutto il suo ambiente compresi gli alimenti, che vibrano delle stesse umane vibrazioni, ed egli, pur se appare incredibile, mangia e beve le vibrazioni da lui edificate e si contamina con esse. Ed ecco il "tuono", il rifiuto del Bene Divino.

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