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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XXVIII

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

La foresta e il fiume Lete - Matelda spiega a Dante l'origine del vento, la virtù generativa e la natura dei due fiumi, il Lete e l'Eunoè


        Vago già di cercar dentro e dintorno
      la divina foresta spessa e viva,
   3 ch'a li occhi temperava il novo giorno,
Desideroso di scoprire dentro e d'intorno la divina foresta viva di anime vegetali, che di bei colori agli occhi raddolcivano il nuovo giorno,
        sanza più aspettar, lasciai la riva,
      prendendo la campagna lento lento
   6 su per lo suol che d'ogne parte auliva.
senza attendere oltre, lasciai la riva (che confinava col nuovo stato evolutivo fin dove il mio saggio e buon maestro mi aveva accompagnato), e mi inoltrai lento per la campagna lungo quel suolo che olezzava da ogni parte.
        Un'aura dolce, sanza mutamento
      avere in sé, mi feria per la fronte
   9 non di più colpo che soave vento;
Un'aura dolce, senza mutamento, dove anche un colpo di vento distoglieva la serenità, mi carezzava la fronte;
        per cui le fronde, tremolando, pronte
      tutte quante piegavano a la parte
 12 u' la prim'ombra gitta il santo monte;
per cui le foglie di quella foresta (immersa in un'atmosfera che pareva incantata), tremolavano pronte, tutte protendendosi dove il santo monte purgatoriale distendeva la prima ombra;
        non però dal loro esser dritto sparte
      tanto, che li augelletti per le cime
 15 lasciasser d'operare ogne lor arte;
pur se leggermente piegate, offrivano riposo agli uccelli, che in quella pace non erano disturbati dal vento;
        ma con piena letizia l'ore prime,
      cantando, ricevieno intra le foglie,
 18 che tenevan bordone a le sue rime,
il quale, al contrario, col suo soave stormire accompagnava l'amonia dei loro canti,
        tal qual di ramo in ramo si raccoglie
      per la pineta in su 'l lito di Chiassi,
 21 quand'Eolo scilocco fuor discioglie.
tale quale di ramo in ramo si raccoglie la melodia dell'ondeggiare della pineta sul litorale di Classe, quando il vento di scirocco carezza le fronde dei pini.
        Già m'avean trasportato i lenti passi
      dentro a la selva antica tanto, ch'io
 24 non potea rivedere ond'io mi 'ntrassi;
I miei lenti passi mi avevano portato nell'interno della "antica selva" tanto, che io non potevo più riconoscere il punto per il quale ero entrato;

Come nell'aura morta della selva infernale tre malefiche fiere impedirono il passo di Dante, così, in quest'aura viva, palpitante di paradisiaco preludio, un benefico fiume gli sbarrava il passaggio.

[chiarificazioni purgatorio] non potea rivedere ond'io mi 'ntrassi - v. 24 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Gli uomini della Terra, passo per passo, secolo dopo secolo, si sono tanto allontanati dalla Verità, che non riconoscono più il punto da cui entrarono nel mondo del pianto.
La dimenticanza, proveniente dalla negatività della vita umana, ha spento, negli uomini, il ricordo del dolce antico "Paradiso Terrestre", che la Potenza Divina aveva inizialmente creato affinché gli uomini vi vivessero in pace. Ma del Paradiso terrestre essi hanno fatto un inferno, dove ogni uomo, simile a tizzone ardente, alimenta il fuoco in cui esso stesso brucia.

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        ed ecco più andar mi tolse un rio,
      che 'nver' sinistra con sue picciole onde
 27 piegava l'erba che 'n sua ripa uscìo.
ed ecco che un rio mi vietò il passo, le sue piccole onde, scorrendo verso il lato sinistro, piegavano l'erba che usciva dalla riva.
        Tutte l'acque che son di qua più monde,
      parrieno avere in sé mistura alcuna,
 30 verso di quella, che nulla nasconde,
Tutte le acque terrestri più pure, in confronto alla sua purezza, sarebbero apparse tinte da misture,
        avvegna che si mova bruna bruna
      sotto l'ombra perpetüa, che mai
 33 raggiar non lascia sole ivi né luna.
essa ondeggiava e pareva bruna sotto quell'ombra che la copriva, e non faceva passare né il positivo dei raggi del sole, né il negativo del chiarore lunare.
        Coi piè ristretti e con li occhi passai
      di là dal fiumicello, per mirare
 36 la gran varïazion d'i freschi mai;
Pertanto, io mi fermai su quella riva e volli guardare oltre il fiumicello, per ammirare la grande varietàdi rami fioriti nel mese di maggio ("freschi mai".
        e là m'apparve, sì com'elli appare
      subitamente cosa che disvia
 39 per maraviglia tutto altro pensare,
e là m'apparve, come appare all'improvviso una cosa che disvia per meraviglia ogni altro pensiero,
        una donna soletta che si gia
      e cantando e scegliendo fior da fiore
 42 ond'era pinta tutta la sua via.
una donna soletta che andava cantando e scegliendo dei fiori di cui la sua via era tutta variopinta.
        «Deh, bella donna, che a' raggi d'amore
      ti scaldi, s'i' vo' credere a' sembianti
 45 che soglion esser testimon del core,
«Deh, bella donna, che ai raggi del sole ti scaldi, se io voglio credere alle tue sembianze che sogliono essere testimoni del cuore,
        vegnati in voglia di trarreti avanti»,
      diss'io a lei, «verso questa rivera,
 48 tanto ch'io possa intender che tu canti.
vogliti trarti più avanti», dissi io a lei, «verso questa riva, tanto che io possa intendere le tue parole.
        Tu mi fai rimembrar dove e qual era
      Proserpina nel tempo che perdette
 51 la madre lei, ed ella primavera».
Tu mi fai ricordare Proserpina, quando (rapita da Plutone) perdette il canto della primavera di sua vita, e sua madre perdette lei».
        Come si volge, con le piante strette
      a terra e intra sé, donna che balli,
 54 e piede innanzi piede a pena mette,
Come si gira, donna che balli, e si muove a passi leggeri,
        volsesi in su i vermigli e in su i gialli
      fioretti verso me, non altrimenti
 57 che vergine che li occhi onesti avvalli;
rivolse in su i fiori rossi e i fiori gialli (simbolo del positivo nell'energia dei colori) verso di me, come fa una giovane pura che timidamente gli occhi abbassi;
        e fece i prieghi miei esser contenti,
      sì appressando sé, che 'l dolce suono
 60 veniva a me co' suoi intendimenti.
e assecondando la mia preghiera, mi si avvicinò, così che io potessi comprendere il significato del suo canto.
        Tosto che fu là dove l'erbe sono
      bagnate già da l'onde del bel fiume,
 63 di levar li occhi suoi mi fece dono.
Quando ella fu dove I'erba è bagnata dalle acque del fiume, alzò gli occhi verso di me.
        Non credo che splendesse tanto lume
      sotto le ciglia a Venere, trafitta
 66 dal figlio fuor di tutto suo costume.
Non credo che splendesse tanta luce sotto le ciglia di Venere, quando venne colpita dagli strali di Cupido (e s'innamorò di Adone) senza volerlo.
        Ella ridea da l'altra riva dritta,
      trattando più color con le sue mani,
 69 che l'alta terra sanza seme gitta.
Ella rideva ritta sul fiumicello, recando nelle mani i fiori che la terra del Paradiso Terrestre produce spontaneamente.

La donna stringeva nelle mani quei fiori, che in quel luogo benefico crescevano, al pari della vegetazione tutta, che rigogliosamente prolifica nei superiori pianeti con l'aiuto del sole, e non dell'opera umana. Lo stesso avveniva sulla Terra, quando la pena del lavoro dei campi non era ancora conosciuta dall'uomo terrestre.
        Tre passi ci facea il fiume lontani;
      ma Elesponto, là 've passò Serse,
 72 ancora freno a tutti orgogli umani,
Il fiume ci separava di soli tre passi; ma (a me sembrava distante) più del mare Ellesponto, lì dove passò Serse, che non ebbe alcun freno all'orgoglio umano (che spinge alla battaglia),

Serse, re di Persia, fece costruire un ponte di barche per la famosa spedizione contro la Grecia.
        più odio da Leandro non sofferse
      per mareggiare intra Sesto e Abido,
 75 che quel da me perch'allor non s'aperse.
di più non dovette odiare l'Ellesponto Leandro per il forte ondeggiare tra Sesto e Abido (neanche quando, per attraversarlo continuamente, per raggiungere Ero, alla fine vi annegò), di quanto odio sofferse da me quel rio che mi separava da Matelda.
        «Voi siete nuovi, e forse perch'io rido»,
      cominciò ella, «in questo luogo eletto
 78 a l'umana natura per suo nido,

        maravigliando tienvi alcun sospetto;
      ma luce rende il salmo Delectasti,
 81 che puote disnebbiar vostro intelletto.

        E tu che se' dinanzi e mi pregasti,
      dì s'altro vuoli udir; ch'i' venni presta
 84 ad ogne tua question tanto che basti».
«Voi siete nuovi, e forse e forse vi meraviglierete del mio riso», disse ella, «in questo luogo eletto, un giorno, a nido della natura umana, ma luce vi farà il salmo Delectasti, che potrà togliere dal dubbio il vostro intelletto.
E tu che mi sei d'avanti e mi pregasti, dimmi se vuoi sapere altro; poiché io venni subito al tuo invito e posso delucidarti finché a te basti».

Il salmo Delectasti esalta l'Opera Divina: "Loderò il Signore con tutto il cuore, nel Consiglio dei retti e nelle adunanze. Grandi sono le opere del Signore, da studiarsi da quanti se ne compiacciono. Splendore e maestà è la Sua Opera e la Sua Giustizia rimane in eterno".

Se la Giustizia di Dio rimane in eterno, il luogo infernale ritornerà ad essere il Paradiso Terrestre di un tempo felice.
        «L'acqua», diss'io, «e 'l suon de la foresta
      impugnan dentro a me novella fede
 87 di cosa ch'io udi' contraria a questa».
«L'acqua», dissi io, «e il vento ("suon de la foresta") contraddicono la recente credenza ("novella fede") di cosa che io udii contraria a questa (Stazio, nel Canto XXI - v. 43, gli aveva detto che oltre le porte del Purgatorio non si hanno alterazioni atmosferiche)».
        Ond'ella: «Io dicerò come procede
      per sua cagion ciò ch'ammirar ti face,
 90 e purgherò la nebbia che ti fiede.
E lei: «Io ti dirò come qui nasce la vita spontaneamente e come questo succede, e libererò la tua mente dalla nebbia che la offusca.
        Lo sommo Ben, che solo esso a sé piace,
      fé l'uom buono e a bene, e questo loco
 93 diede per arr'a lui d'etterna pace.
Il sommo Bene, che in sé stesso è perfetto, creò l'uomo buono e rivolto al bene, e gli donò questo pianeta, dove egli avrebbe vissuto nell'eterna pace.
        Per sua difalta qui dimorò poco;
      per sua difalta in pianto e in affanno
 96 cambiò onesto riso e dolce gioco.
Per i suoi errori l'uomo qui dimorò poco; e mutò in sofferenza e in pianto la tranquillità della sua vita.

L'energia malefica, emanata dall'uomo nel suo male operare, venne assorbita dal suo pianeta, il quale è una cellula nell'astrofisico dell'immenso Macrocosmo, e pertanto assorbe per sua natura l'energia vitale emanata dai suoi "enzimi" uomini.
        Perché 'l turbar che sotto da sé fanno
      l'essalazion de l'acqua e de la terra,
 99 che quanto posson dietro al calor vanno,
Le perturbazioni interne, assorbite dalla Terra durante il tristo vivere umano, vengono esaltate dall'acqua e dalla terra, e pertanto assorbite dal calore del sole,
        a l'uomo non facesse alcuna guerra,
      questo monte salìo verso 'l ciel tanto,
102 e libero n'è d'indi ove si serra.
se l'uomo non facesse alcuna guerra (vivendo in amor fraterno), questo monte purgatoriale (di energia benefica) salirebbe verso il cielo, libero oltre i confini nei quali il suo male lo racchiude.
        Or perché in circuito tutto quanto
      l'aere si volge con la prima volta,
105 se non li è rotto il cerchio d'alcun canto,
Ora poiché in circuito il Tutto gira in eterno come nel principio della Creazione, se non gli viene rotto dalla disarmonia nessun canto,
        in questa altezza ch'è tutta disciolta
      ne l'aere vivo, tal moto percuote,
108 e fa sonar la selva perch'è folta;
in questo aere puro del Paradiso Terrestre, equilibrato da Amore, tale circuito percuote e fa risuonare tutta la selva folta (di anime in evoluzione);
        e la percossa pianta tanto puote,
      che de la sua virtute l'aura impregna,
111 e quella poi, girando, intorno scuote;
così la pianta, percossa da benefica forza vitalizzante, tanta forza acquista che della sua potenza impregna l'aria, poi, alitando intorno, scuote sopra la vicina vegetazione la sua forza energetica vitalizzante;
        e l'altra terra, secondo ch'è degna
      per sé e per suo ciel, concepe e figlia
114 di diverse virtù diverse legna.
e l'altra terra vicina, secondo la forza vitale che in sé racchiude, e secondo la forza che racchiude il suo ambiente vicino (e che dall'energia solare assorbe la specie qualitativa), concepisce spontaneamente e, spontaneamente, produce, diverse piante di diverse qualità.
        Non parrebbe di là poi maraviglia,
      udito questo, quando alcuna pianta
117 sanza seme palese vi s'appiglia.
Non parrebbe di là gran meraviglia, udito questo, quando ciascuna pianta, senza seme palese, attecchisce.
        E saper dei che la campagna santa
      dove tu se', d'ogne semenza è piena,
120 e frutto ha in sé che di là non si schianta.
Devi sapere che la campagna santa dove tu sei ora, è piena (nell'aria) di ogni sementa, e frutto ha in sé che di là (nel mondo del male), non si trova.
        L'acqua che vedi non surge di vena
      che ristori vapor che gel converta,
123 come fiume ch'acquista e perde lena;
L'acqua, che vedi, non sorge da vapori condensati dal freddo, né è come quella dei fiumi, che ora acquista ed ora perde la forza;
        ma esce di fontana salda e certa,
      che tanto dal voler di Dio riprende,
126 quant'ella versa da due parti aperta.
ma scaturisce da fonte (solare) eterna ed immutabile, che dal volere di Dio acquista tanta acqua quanta ne riversa da due parti.

Scaturisce da fonte solare come quella offerta da Gesù alla samaritana che attingeva l'acqua dal pozzo. Egli porse alla donna una ciotola vuota, che sotto agli occhi attoniti di lei, si riempi e traboccò di acqua.
        Da questa parte con virtù discende
      che toglie altrui memoria del peccato;
129 da l'altra d'ogne ben fatto la rende.

        Quinci Letè; così da l'altro lato
      Eünoè si chiama, e non adopra
132 se quinci e quindi pria non è gustato:
Da una parte, la fonte solare discende con il potere di togliere all'uomo ogni ricordo del peccato; dall'altra ha il potere di ricordare il bene.
Questa fonte si chiama Leté (dal greco "Léthe=dimenticanza"); dall'altro lato, si chiama Eunoé (dal greco: "Eunos=memoria"), e non produce il suo effetto se non è gustata da entrambe le parti:

La prima fonte toglie all'uomo ogni ricordo del peccato delle vite passate, affinché l'uomo liberamente viva le sue esperienze evolutive, come fossero nuove, come se egli fosse nato sulla Terra per la prima volta. La seconda fonte di energia (qui presentata come acqua) inonda l'uomo del suo scorrere benefico, quando, giunto alla riva del Celeste Traguardo, potrà liberamente ricordare, consapevole ormai di essere eterna scintilla divina, nell'eternità della Vita.
        a tutti altri sapori esto è di sopra.
      E avvegna ch'assai possa esser sazia
135 la sete tua perch'io più non ti scuopra,
a tutti gli altri sapori, quest'acqua è al di sopra. E avviene che essa sazi la tua sete di sapere al punto che io non debba più svelarti altre verità,
        darotti un corollario ancor per grazia;
      né credo che 'l mio dir ti sia men caro,
138 se oltre promession teco si spazia.
ti offrirò un corollario per grazia; e non credo che il mio dire ti sia meno gradito, per il fatto che si spazia oltre la tua richiesta.
        Quelli ch'anticamente poetaro
      l'età de l'oro e suo stato felice,
141 forse in Parnaso esto loco sognaro.
Coloro che anticamente poetarono, profetizzando l'età dell'oro, forse la sperarono nel Parnaso (per l'impossibilità della sua residenza in Terra).
        Qui fu innocente l'umana radice;
      qui primavera sempre e ogne frutto;
144 nettare è questo di che ciascun dice».
Qui fu innocente l'umana radice; qui è sempre primavera e ogni frutto è il nettare degli dei (la felicità) di cui ciascuno parla».
        Io mi rivolsi 'n dietro allora tutto
      a' miei poeti, e vidi che con riso
      udito avean l'ultimo costrutto;
148 poi a la bella donna torna' il viso.
lo allora mi rivolsi indietro ai miei poeti, e vidi che con un sorriso avevano udito l'ultima parte del discorso; poi, alla bella donna mi rivolsi ancora.

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