Sì come quando i primi raggi vibra
là dove il suo fattor lo sangue sparse,
3 cadendo Ibero sotto l'alta Libra,
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Come quando vibrano i primi raggi del giorno (all'alba della rinascita), là dove il Creatore sparse l'energia della Vita, dove il fiume Ebro è sotto la Libra (all'estremo Occidente),
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e l'onde in Gange da nona rïarse,
sì stava il sole; onde 'l giorno sen giva,
6 come l'angel di Dio lieto ci apparse.
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e sul Gange arde col suo calore del mezzogiorno, così stava il sole mentre andava il giorno, allorché l'Angelo di Dio lieto ci apparve.
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Fuor de la fiamma stava in su la riva,
e cantava 'Beati mundo corde!'
9 in voce assai più che la nostra viva.
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Fuor dalle fiamme in sulla riva del monte, Egli cantava: 'Beati i puri di cuore!' con voce assai più viva della nostra (che in stato inferiore è priva di bene).
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Poscia «Più non si va, se pria non morde,
anime sante, il foco: intrate in esso,
12 e al cantar di là non siate sorde»,
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Dopo diceva: «Più oltre non si va, o anime sante, senza prima il dolore del fuoco (che purifichi l'anima dal peccato): entrate in esso, e prestare orecchio al canto che udrete al di là di esso (alla voce dell'angelo, che vi guiderà per uscirne)»,
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ci disse come noi li fummo presso;
per ch'io divenni tal, quando lo 'ntesi,
15 qual è colui che ne la fossa è messo.
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questo ci disse, quando gli fummo vicini; ed io quando lo intesi, ebbi paura come il condannato messo alla fossa.
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In su le man commesse mi protesi,
guardando il foco e imaginando forte
18 umani corpi già veduti accesi.
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Protesi le mani in alto, per accettar quel fuoco, ma chiaramente ricordai altri corpi già veduti accesi.
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Volsersi verso me le buone scorte;
e Virgilio mi disse: «Figliuol mio,
21 qui può esser tormento, ma non morte.
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Le mie buone scorte si volsero verso di me; e Virgilio disse: «Figliol mio, qui puoi trovar tormento, ma non morte.

Il "fuoco eterno" non eternamente brucia, è detto "eterno", perché eterno esiste sulla Scala Evolutiva della vita universale, dove anime entrano ed escono purificate. Con le sue parole, Virgilio incoraggiava Dante a non ritrarsi, ma a ritornare a nascere nel "fuoco" delle umane esperienze.
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Ricorditi, ricorditi! E se io
sovresso Gerïon ti guidai salvo,
24 che farò ora presso più a Dio?
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Ricordati, ricordati! E come io entrai per te nel fuoco (della tua vita) e per salvarti mi servii di Gerione, cosa pensi che farei io ora che più vicini siamo a Dio?
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Credi per certo che se dentro a l'alvo
di questa fiamma stessi ben mille anni,
27 non ti potrebbe far d'un capel calvo.
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Stai pur certo che, se nel cuore di queste fiamme tu restassi più di mille anni, neanche un capello ti verrebbe bruciato.
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E se tu forse credi ch'io t'inganni,
fatti ver lei, e fatti far credenza
30 con le tue mani al lembo d'i tuoi panni.
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E se credi ch'io t'inganni, avvicinati ad esse e per credere, prendi con le mani un lembo dei tuoi panni (e mettilo in quel fuoco).

Virgilio invitava Dante a rinascere in nuova esperienza di vita umana, ad andare incontro alla morte e incontro ad altra nascita, poiché ciò lo avrebbe aiutato a procedere più in fretta verso il Divino Traguardo, ma egli aveva paura di quel fuoco di fronte al quale aveva già ritirato le mani.
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Pon giù omai, pon giù ogni temenza;
volgiti in qua e vieni: entra sicuro!»
33 E io pur fermo e contra coscïenza.
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Poni giù ogni paura; volgiti in qua: entra sicuro!» E io restavo immobile contro la stessa voce della mia coscienza (che mi diceva di seguire il saggio consiglio del mio maestro).
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Quando mi vide star pur fermo e duro,
turbato un poco disse: «Or vedi, figlio:
36 tra Bëatrice e te è questo muro».
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Quando mi vide restare fermo e duramente immobile (di fronte alle alte fiamme), un pò turbato egli soggiunse:«Or vedi, figliolo: tra te e Beatrice sta questo muro di fuoco».
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Come al nome di Tisbe aperse il ciglio
Piramo in su la morte, e riguardolla,
39 allor che 'l gelso diventò vermiglio;
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Come Priamo, nel suicidarsi, al nome di Tisbe aprì gli occhi, e la guardò, allorché il gelso (sotto cui per lei si uccise), si colorò del suo sangue vermiglio;
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così, la mia durezza fatta solla,
mi volsi al savio duca, udendo il nome
42 che ne la mente sempre mi rampolla.
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così, la mia fermezza divenne accondiscendenza, mi volsi a Virgilio udendo il nome che mi ritorna sempre alla memoria.
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Ond'ei crollò la fronte e disse: «Come!
volenci star di qua?»; indi sorrise
45 come al fanciul si fa ch'è vinto al pome.
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Egli scrollò la fronte e disse: «Come! potevi ancor voler restare qui?»; quindi mi sorrise, come si sorride ad un bimbo che tende le manine per cogliere un frutto.
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Poi dentro al foco innanzi mi si mise,
pregando Stazio che venisse retro,
48 che pria per lunga strada ci divise.
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Poi egli entrò davanti a me nel fuoco (di quella vita), pregando Stazio di seguirci, poiché per tanto tempo ci aveva divisi (essendo egli stato ammesso a far parte della Suprema Corte del Paradiso).
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Sì com' fui dentro, in un bogliente vetro
gittato mi sarei per rinfrescarmi,
51 tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro.
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Quando fui nel fuoco (del tumulto doloroso di quella vita), fu tanto intenso l'ardore che, per rinfrescarmi, mi sarei gettato in una sfera ardente.
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Lo dolce padre mio, per confortarmi,
pur di Beatrice ragionando andava,
54 dicendo: «Li occhi suoi già veder parmi».
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Il dolce padre, per farmi coraggio, mi parlava di Beatrice, dicendo: «Mi pare già di vedere i suoi occhi lucenti».
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Guidavaci una voce che cantava
di là; e noi, attenti pur a lei,
57 venimmo fuor là ove si montava.
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Una divina voce ci guidava e cantava dolcemente (in quel dolore), e poiché noi eravamo intenti ad ascoltarla (quale richiesta d'aiuto proveniente dal Cielo), potemmo più presto giungere alla fine di quel fuoco, verso l'ascesa.
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'Venite, benedicti Patris mei',
sonò dentro a un lume che lì era,
60 tal che mi vinse e guardar nol potei.
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'Venite, Benedetti dal Padre mio', disse, ed era così splendente, che non potetti alzare verso di lui il mio sguardo e non lo vidi.

Quella triste esperienza di vita era stata superata, il passaggio per quel "muro di fuoco" era stato rapido quanto doloroso e, ormai purificati, furono chiamati dall'Angelo con le parole di Gesù: "Benedetti da Dio".
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«Lo sol sen va», soggiunse, «e vien la sera;
non v'arrestate, ma studiate il passo,
63 mentre che l'occidente non si annera».
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«Il sole se ne va», soggiunse l'Angelo, «e viene la sera; non vi arrestate, badate al passo, finché l'occidente non si annera».

La vita si svolge in un alternarsi di positivo e negativo, albe e tramonti, fra onde di Bene e onde di Male. Nell'alternarsi continuo, quando l'onda negativa avanza, non c'è posto per il positivo e sul monte dell'esistenza, quando regna il negativo dell'energia notturna, è quasi impossibile procedere verso l'ascesa evolutiva.
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Dritta salia la via per entro 'l sasso
verso tal parte ch'io toglieva i raggi
66 dinanzi a me del sol ch'era già basso.
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La via della vita (che porta dalla Terra al Cielo), saliva dritta per il pianeta Terra ("per dentro il sasso", che è simile ad un sasso nell'energia del Cosmo) verso tal parte io annullavo, proiettando l'ombra davanti a me, i raggi del sole, che era ormai basso sull'orizzonte.
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E di pochi scaglion levammo i saggi,
che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense,
69 sentimmo dietro e io e li miei saggi.
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Facemmo appena in tempo a salire pochi gradini, che io e i miei poeti ci accorgemmo che il sole era tramontato, la mia ombra si era spenta.
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E pria che 'n tutte le sue parti immense
fosse orizzonte fatto d'uno aspetto,
72 e notte avesse tutte sue dispense,
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E prima che la notte col suo immenso aspetto fosse tutta color bruno, e avesse tutte le concessioni datele dalla natura,
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ciascun di noi d'un grado fece letto;
ché la natura del monte ci affranse
75 la possa del salir più e 'l diletto.
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ciascuno di noi si distese su un gradino; anche perché le forze negative dell'energia della notte ci tolsero il piacere di salire.
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Quali si stanno ruminando manse
le capre, state rapide e proterve
78 sovra le cime avante che sien pranse,
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Così come le capre stanno a ruminare tranquille, protese sulle cime prima che siano sazie,
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tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve,
guardate dal pastor, che 'n su la verga
81 poggiato s'è e lor di posa serve;
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e tacite all'ombra, mentre brucia il sole, sono guardate dal pastore che è poggiato sul bastone e garantisce il loro riposo;
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e quale il mandrïan che fori alberga,
lungo il pecuglio suo queto pernotta,
84 guardando perché fiera non lo sperga;
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e come il mandriano che riposa fuori all'aperto, vicino al proprio gregge, badando che una fiera non lo disperda;
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tali eravamo tutti e tre allotta,
io come capra, ed ei come pastori,
87 fasciati quinci e quindi d'alta grotta.
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così eravamo allora tutti tre, io come capra e loro come pastori, al riparo delle due pareti.
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Poco parer potea lì del di fori;
ma, per quel poco, vedea io le stelle
90 di lor solere e più chiare e maggiori.
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Poco io potevo guardare di fuori (da dentro la roccia); ma, per quel poco che vedevo, notavo che le stelle parevano più grandi e più lucenti del solito.
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Sì ruminando e sì mirando in quelle,
mi prese il sonno; il sonno che sovente,
93 anzi che 'l fatto sia, sa le novelle.
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Così guardando e ruminando nella mente, mi prese il sonno; sonno che sovente è premonitore.
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Ne l'ora, credo, che de l'orïente,
prima raggiò nel monte Citerea,
96 che di foco d'amor par sempre ardente,
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Nell'ora in cui si leva dalla parte d'Oriente Citerea (il pianeta Venere) e che appare sempre di fuoco ardente come la dea dell'Amore,
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giovane e bella in sogno mi parea
donna vedere andar per una landa
99 cogliendo fiori; e cantando dicea:
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vidi in sogno una giovane e bella donna che andava per una distesa di prati cogliendo dei fiori e che cantando diceva:
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«Sappia qualunque il mio nome dimanda
ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno
102 le belle mani a farmi una ghirlanda.
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«Se qualcuno volesse sapere il mio nome io sono Lia, e vado muovendo intorno le belle mani per farmi una ghirlanda.

Lia opera solo per sé.
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Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno;
ma mia suora Rachel mai non si smaga
105 dal suo miraglio, e siede tutto giorno.
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Per piacermi allo specchio, qui mi adorno, ma mia sorella Rachele mai non si scuote dal suo specchio, e siede tutto il giorno.

Anche Rachele vive per sé stessa.
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Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga
com'io de l'addornarmi con le mani;
108 lei lo vedere, e me l'ovrare appaga».
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Ella è desiderosa soltanto di guardare i suoi begli occhi come sono io desiderosa soltanto di adornarmi con le mie belle mani; a lei il vedere a me l'operare appaga».

È evidente che entrambe rappresentano l'esaltazione dell'io nel mondo umano. Infatti, delle due sorelle, l'una si muove solo per sé stessa, e l'altra, allo specchio, ammira solo sé stessa. È questo il mondo dell'Ego; per cui "al di fuori di me non c'è nessuno". È questa la corta vista dell'intelletto umano nelle opere: "io, soltanto io".
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E già per li splendori antelucani,
che tanto a' pellegrin surgon più grati,
111 quanto, tornando, albergan men lontani,
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E già, per gli splendori che precedono l'alba, e che ai pellegrini sorgono graditi, quanto più, tornando, si avvicinano alla patria,
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le tenebre fuggìan da tutti lati,
e 'l sonno mio con esse; ond'io leva'mi,
114 veggendo i gran maestri già levati.
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le tenebre fuggivano da tutti i lati, e il sogno mio con esse; onde io mi alzai, vedendo i miei maestri già levati.

Il sogno che fugge col negativo delle tenebre, alle prime luci dell'alba, rafforza il concetto che le due sorelle rappresentino la matrice degli errori umani: "io e soltanto io".
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«Quel dolce pome che per tanti rami
cercando va la cura de' mortali,
117 oggi porrà in pace le tue fami».
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«Quel dolce frutto che per tante strade del mondo viene ricordato dai mortali, oggi potrà soddisfare i tuoi desideri».
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Virgilio inverso me queste cotali
parole usò; e mai non furo strenne
120 che fosser di piacere a queste iguali.
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Virgilio disse a me queste parole; ed io non ebbi mai gioie così grandi che fossero uguali a queste.
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Tanto voler sopra voler mi venne
de l'esser sù, ch'ad ogne passo poi
123 al volo mi sentia crescer le penne.
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Al mio volere (di superare gli ultimi gradini dopo il sogno all'aperto e al bagno nel fuoco) si aggiunse altro volere (ancor più grande) mi sentivo leggero sempre più, che ad ogni passo mi sembrava che mi stessero per crescere le penne per volare.
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Come la scala tutta sotto noi
fu corsa e fummo in su 'l grado superno,
126 in me ficcò Virgilio li occhi suoi,
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Come la scala fu tutta percorsa e giungemmo all'ultimo ripiano, Virgilio mi guardò profondamente,
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e disse: «Il temporal foco e l'etterno
veduto hai, figlio; e se' venuto in parte
129 dov'io per me più oltre non discerno.
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e disse: «Il fuoco temporale e l'eterno esistere hai veduto, figlio, e sei venuto in parte dove io più oltre non posso guidarti ("non discerno").
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Tratto t'ho qui con ingegno e con arte;
lo tuo piacere omai prendi per duce;
132 fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte.
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Ti ho tratto fin qui con ingegno e con arte (per non farti cader nell'altrui male); prendi ora per guida ciò che ti piace; fuori sei dai pericoli, fuori dall'arte (di doverti preservare dal peccato, poiché già sei maturo).
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Vedi lo sol che 'n fronte ti riluce;
vedi l'erbette, i fiori e li arbuscelli
135 che qui la terra sol da sé produce.
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Vedi il sole che in fronte ti riluce; vedi l'erbetta, i fiori e gli arboscelli, che qui la terra sol da sé produce.
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Mentre che vegnan lieti li occhi belli
che, lagrimando, a te venir mi fenno,
138 seder ti puoi e puoi andar tra elli.
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Incontro ti verranno gli occhi belli, che, lacrimando, mi spinsero da te, sedere ti puoi (tra i fiori) e puoi andar tra quelli.
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Non aspettar mio dir più né mio cenno;
libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
e fallo fora non fare a suo senno:
142 per ch'io te sovra te corono e mitrio».
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Non aspettar né il dire, né il cenno mio; libero e sano è il tuo arbitrio, e sarebbe errore non operare secondo volontà: ed il mio amore già ti corona a Dio».

Virgilio dice Il Dante che la sua volontà è ormai libera dal peccato, volta verso la rettitudine e purificata, che sarebbe errore non assecondarla ("fare a suo senno"). "Per la qual cosa, io ti costituisco signore e maestro di te stesso", gli dice Virgilio nel commiato definitivo. Egli lo lascerà, quando apparirà Beatrice. Dante lo cercherà tre volte con lo sguardo; la prima, lo vedrà sorridere; la seconda, vedrà in lui l'amico, non più il maestro; la terza volta, quando più che mai di lui avrà bisogno, i suoi occhi non lo troveranno.
Questo può accadere sul cammino della vita. Quando più impervio appare il cammino, più si sentirà la mancanza dell'aiuto divino. Questo forse è bene che accada, poiché è necessario che l'uomo, seguendo i saggi insegnamenti, sia in grado di operare da solo.
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