Mentre che sì per l'orlo, uno innanzi altro,
ce n'andavamo, e spesso il buon maestro
3 diceami: «Guarda: giovi ch'io ti scaltro»;
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Mentre procedevamo l'uno dietro l'altro, lungo il margine esterno della cornice, e di quando in quando Virgilio mi avvertiva: «Guarda: è opportuno che (in quel luogo dei lussuriosi) io ti renda scaltro»;
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feriami il sole in su l'omero destro,
che già, raggiando, tutto l'occidente
6 mutava in bianco aspetto di cilestro;
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il sole m'illuminava l'omero destro, mentre l'oro del tramonto faceva impallidire l'azzurro del cielo, così da renderlo quasi bianco;
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e io facea con l'ombra più rovente
parer la fiamma; e pur a tanto indizio
9 vidi molt'ombre, andando, poner mente.
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ed io, con la mia ombra (in dimensione inferiore), facevo apparire maggiormente roventi quelle fiamme espiative; tanto che ciò attirò l'attenzione di molte di quelle ombre in cammino.
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Questa fu la cagion che diede inizio
loro a parlar di me; e cominciarsi
12 a dir: «Colui non par corpo fittizio»;
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Questo fu il motivo per cui incominciarono a parlare di me, dicendo: «Colui non pare avere un corpo fittizio»;
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poi verso me, quanto potëan farsi,
certi si fero, sempre con riguardo
15 di non uscir dove non fosser arsi.
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poi mi si avvicinarono per quanto potevano, stando bene attente di non uscire dalle fiamme, per non interrompere il loro corso di pena.
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«O tu che vai, non per esser più tardo,
ma forse reverente, a li altri dopo,
18 rispondi a me che 'n sete e 'n foco ardo.
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«O tu che vai abbreviando il tuo tempo espiativo, e che forse reverente, vai seguendo gli altri, rispondi a me che ardo in fuoco e in sete.

Qui potrebbe riferirsi anche alla sete di conoscere le supreme Leggi creative, le quali, come l' Amore, equilibrano lo Spirito e aiutano, di molto, a percorrere le dolorose vie dell'evoluzione.
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Né solo a me la tua risposta è uopo;
ché tutti questi n'hanno maggior sete
21 che d'acqua fredda Indo o Etïopo.
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Non solo a me è necessaria la tua risposta; perché tutti questi miei compagni hanno maggior sete (di Conoscenza), di quanto ne abbiano, dell'acqua Indi o Etiopi (abitanti di regioni torride).
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Dinne com'è che fai di te parete
al sol, pur come tu non fossi ancora
24 di morte intrato dentro da la rete».
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Dicci come mai il tuo corpo impedisce il passaggio dei raggi solari, proprio come se tu non fossi entrato ancora nella rete della espiazione».
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Sì mi parlava un d'essi; e io mi fora
già manifesto, s'io non fossi atteso
27 ad altra novità ch'apparve allora;
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Così mi parlava una di quelle anime; ed io avrei subito risposto, se una cosa nuova non avesse attratto la mia attenzione;
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ché per lo mezzo del cammino acceso
venne gente col viso incontro a questa,
30 la qual mi fece a rimirar sospeso.
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perché in mezzo alle fiamme venivano altre anime in direzione opposta, che destarono in me gran meraviglia.
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Lì veggio d'ogne parte farsi presta
ciascun'ombra e basciarsi una con una
33 sanza restar, contente a brieve festa;
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Lì vedevo le ombre d'ogni parte venire in fretta e baciarsi l'un l'altra senza sostare, in breve festa;

Quasi a riparare, così, al mancato amor fraterno della precedente vita.
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così per entro loro schiera bruna
s'ammusa l'una con l'altra formica,
36 forse a spïar lor via e lor fortuna.
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come fanno le formiche in lunghe schiere, quando, incontrandosi, si sfiorano col muso l'un l'altra, quasi ad indagare la loro via e la loro fortuna.
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Tosto che parton l'accoglienza amica,
prima che 'l primo passo lì trascorra,
39 sopragridar ciascuna s'affatica:
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Subito dopo la lieta accoglienza, prima d'allontanarsi ancora d'un passo, ciascuna di loro si affatica (a gridare esempi riguardanti il peccato di lussuria, che, in quella cornice, si espiava):
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la nova gente: «Soddoma e Gomorra»;
e l'altra: «Ne la vacca entra Pasife,
42 perché 'l torello a sua lussuria corra».
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la gente nuova (sopraggiunta): «Sodoma e Gomorra»; e l'altra rispondeva: «Nella vacca entra Pasife, perché il torello a sua lussuria corra».

Come già si è detto, Sodoma e Gomorra furono distrutte dagli Extraterrestri.
Ciò si rese indispensabile, perché, malgrado gli avvertimenti extraterrestri, ricevuti per mezzo dei profeti di quel tempo, i Sodomiti, oltre al loro peccato di lussuria, procreavano mostri, sia attraverso contatti sessuali fra uomini e bestie, sia tramite esperimenti scientifici in provetta. Ma ogni forma corporea, stabilita da Dio, per l'evoluzione dell'Essere non può essere mostrificata.
Così gli Extraterrestri, contenitori della Divina Sapienza, furono costretti a distruggere le due città del peccato.
In riferimento allo scoppio atomico, nelle sacre scritture si legge: "E Dio fece piovere dal cielo fumo e fiamme".
Pasife entrò in una forma di vacca dove concepì con un toro il "Mino-Tauro", cioè l'uomo toro.
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Poi, come grue ch'a le montagne Rife
volasser parte, e parte inver' l'arene,
45 queste del gel, quelle del sole schife,
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Poi, come le gru che volano verso le montagne Rifee, mentre altre verso il mare, queste per evitare il gelo, quelle il sole,
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l'una gente sen va, l'altra sen vene;
e tornan, lagrimando, a' primi canti
48 e al gridar che più lor si convene;
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l'una gente andava e l'altra veniva dalle due opposte vie; e sia l'una che l'altra gente, lacrimando tornava al punto di partenza e gridava ripetendo il grido precedente;
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e raccostansi a me, come davanti,
essi medesmi che m'avean pregato,
51 attenti ad ascoltar ne' lor sembianti.
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come prima, si avvicinarono a me, gli stessi che mi avevano già rivolta la domanda, attenti ad ascoltare.
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Io, che due volte avea visto lor grato,
incominciai: «O anime sicure
54 d'aver, quando che sia, di pace stato,
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Io, che per due volte avevo notato il loro gradimento, risposi: «O anime sicure di trovar la pace quando sarà giunto il tempo,
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non son rimase acerbe né mature
le membra mie di là, ma son qui meco
57 col sangue suo e con le sue giunture.
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le mie membra non sono rimaste sulla Terra, né acerbe (per morte immatura), né mature (per morte sopravvenuta per vecchiaia), ma sono qui con il loro sangue e con le loro articolazioni.
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Quinci sù vo per non esser più cieco;
donna è di sopra che m'acquista grazia,
60 per che 'l mortal per vostro mondo reco.
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lo vado sù per uscire dal mondo cieco (alle conoscenze del Divino e giungere a vedere la luce della Verità); una donna, da Lassù, mi dona la grazia di usare il mio corpo denso, andando per il vostro mondo.
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Ma se la vostra maggior voglia sazia
tosto divegna, sì che 'l ciel v'alberghi
63 ch'è pien d'amore e più ampio si spazia,
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Il vostro maggior desiderio possa realizzarsi presto, così che il Cielo vi accolga, nella sua ospitale vastità d'amore,
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ditemi, acciò ch'ancor carte ne verghi,
chi siete voi, e chi è quella turba
66 che se ne va di retro a' vostri terghi».
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ditemi chi siete, perché io possa scrivere di voi, e chi son quelli della schiera che procede in senso inverso al vostro».
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Non altrimenti stupido si turba
lo montanaro, e rimirando ammuta,
69 quando rozzo e salvatico s'inurba,
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Come il montanaro che, stupito si turba e rimane muto, per le cose, a lui nuove, che vede in città,
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che ciascun'ombra fece in sua paruta;
ma poi che furon di stupore scarche,
72 lo qual ne li alti cuor tosto s'attuta,
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non diversamente, stando all'aspetto ("in sua paruta") fece ogni ombra; ma quando, in loro, si spense ogni stupore, come si usa tra anime nobili,
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«Beato te, che de le nostre marche»,
ricominciò colei che pria m'inchiese,
75 «per morir meglio, esperïenza imbarche!
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«Beato te, che in queste nostre contrade», ricominciò quell'anima che aveva prima parlato, «acquisti esperienza, prima di giungere alla grazia del Padre!
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La gente che non vien con noi, offese
di ciò per che già Cesar, trïunfando,
78 "Regina" contra sé chiamar s'intese:
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Coloro che non vengono con noi (e che vanno in senso contrario: i Sodomiti), ha offeso Dio in ciò per cui già Cesare, durante un trionfo pubblico, si sentì chiamare "regina":
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però si parton 'Soddoma' gridando,
rimproverando a sé, com'hai udito,
81 e aiutan l'arsura vergognando.
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perciò, si partono gridando 'Sodoma', rimproverandosi e vergognandosi accrescono così la loro arsura, che è condizione del riscatto.
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Nostro peccato fu ermafrodito;
ma perché non servammo umana legge,
84 seguendo come bestie l'appetito,
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Il nostro peccato fu ermafrodito; ma, poiché non osservammo la umana legge, seguendo come bestie l'appetito (dei sensi),
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in obbrobrio di noi, per noi si legge,
quando partinci, il nome di colei
87 che s'imbestiò ne le 'mbestiate schegge.
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per nostra vergogna gridiamo il nome (Pasife), di colei che si fece bestia, entrando nella vacca di schegge (di legno).
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Or sai nostri atti e di che fummo rei:
se forse a nome vuo' saper chi semo,
90 tempo non è di dire, e non saprei.
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Ora sai di noi e del nostro peccato: forse tu vuoi sapere i nostri nomi, ma tempo non è di dirli e non saprei.
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Farotti ben di me volere scemo:
son Guido Guinizzelli; e già mi purgo
93 per ben dolermi prima ch'a lo stremo».
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Soddisferò il tuo desiderio: son Guido Guinizzelli e già mi purifico per essermi pentito a tempo, prima di giungere all'estremo della vita».
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Quali ne la tristizia di Ligurgo
si fer due figli a riveder la madre,
96 tal mi fec'io, ma non a tanto insurgo,
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Come nella malvagità di Ligurgo fecero i due figli (di Issifile), per salvare la loro madre, così avrei voluto (al nome di Guido Guinizzelli), lanciarmi anch'io fra le fiamme, ma non mi spinsi a tanto (per paura del fuoco),

I figli di Isifile, Roante ed Enneo, si lanciarono fra le fiamme per salvare la loro madre, condannata a morire per avere abbandonato il figlio di Ligurgo.
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quand'io odo nomar sé stesso il padre
mio e de li altri miei miglior che mai
99 rime d'amore usar dolci e leggiadre;
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sentendo fare il suo nome a colui che io considero padre mio e di tutti i migliori che mai abbiano usato dolci e fascinose rime d'amore;
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e sanza udire e dir pensoso andai
lunga fïata rimirando lui,
102 né, per lo foco, in là più m'appressai.
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e senza nulla udire e parlare, andai pensoso, a lungo rimirando lui, né, per paura del fuoco più mi appressai.
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Poi che di riguardar pasciuto fui,
tutto m'offersi pronto al suo servigio
105 con l'affermar che fa credere altrui.
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Poi che mi saziai di guardarlo, tutto mi offersi per servire a lui, con il giuramento che fa credere alle nostre parole.
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Ed elli a me: «Tu lasci tal vestigio,
per quel ch'i' odo, in me, e tanto chiaro,
108 che Leté nol può tòrre né far bigio.
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Ed elli a me: «Tu lasci nella mia memoria una tale impronta per quel che io odo, tanto chiara che l'acqua del Letè non può cancellarla né sbiadirla.
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Ma se le tue parole or ver giuraro,
dimmi che è cagion per che dimostri
111 nel dire e nel guardar d'avermi caro».
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Ma se ora le tue parole giurarono il vero, dimmi per quale ragione, nel parlarmi e nel guardarmi dimostri di avermi caro».
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E io a lui: «Li dolci detti vostri,
che, quanto durerà l'uso moderno,
114 faranno cari ancora i loro incostri».
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Ed io a lui: «I dolci scritti vostri, finché durerà l'uso della lingua volgare, faranno cari gl'inchiostri con i quali furono scritti»
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«O frate», disse, «questi ch'io ti cerno
col dito», e additò un spirto innanzi,
117 «fu miglior fabbro del parlar materno.
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«O fratello», rispose, «costui che io ti indico col dito», ed indicò uno spirito davanti, «fu il migliore poeta del nostro parlare.
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Versi d'amore e prose di romanzi
soverchiò tutti; e lascia dir li stolti
120 che quel di Lemosì credon ch'avanzi.
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Egli superò tutti in versi d'amore e in prose di romanzi; e lascia dire gli stolti, che a lui preferiscono un poeta del Limosino (Giraut de Bornelh).
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A voce più ch'al ver drizzan li volti,
e così ferman sua oppinïone
123 prima ch'arte o ragion per lor s'ascolti.
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Credono più alla fama che alla realtà e così formano la loro opinione, prima di dare ascolto agli argomenti e alla ragione.
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Così fer molti antichi di Guittone,
di grido in grido pur lui dando pregio,
126 fin che l'ha vinto il ver con più persone.
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Così avvenne per Guittone d'Arezzo, stimato molto nel passato, la cui fama è andata di grido in grido, fino a quando la verità non ha vinto il pregio a lui dato.
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Or se tu hai sì ampio privilegio,
che licito ti sia l'andare al chiostro
129 nel quale è Cristo abate del collegio,
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Or, se tu hai così ampio privilegio, di salire (prima della morte) nelle alte sfere, che sono il Chiostro di cui Cristo è l'Abate del Collegio,
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falli per me un dir d'un paternostro,
quanto bisogna a noi di questo mondo,
132 dove poter peccar non è più nostro».
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recita dinanzi a Lui un Pater noster in mio conto, soltanto quella parte che si addice a noi di questo mondo, dove il peccato, ormai non è più nostro».

Ciò significa che le anime pervenute ormai alle ultime pene del Purgatorio, sanno soltanto amare e perdonare, e pertanto non possono più cadere nel peccato contro il primo ed ultimo comandamento divino: "Ama il prossimo tuo come te stesso".
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Poi, forse per dar luogo altrui secondo
che presso avea, disparve per lo foco,
135 come per l'acqua il pesce andando al fondo.
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Poi, forse per lasciare libero il posto a colui che veniva dietro di lui, sparì in fondo al fuoco (immergendosi nel dolore espiativo), come pesce che affondi nel mare.
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Io mi fei al mostrato innanzi un poco,
e dissi ch'al suo nome il mio disire
138 apparecchiava grazïoso loco.
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lo allora mi rivolsi all'anima indicata (da Guinizzelli), e dissi che il mio desiderio di conoscerlo preparava un'accoglienza cortese al suo nome.
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El cominciò liberamente a dire:
«Tan m'abellis vostre cortes deman,
141 qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.

Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
144 e vei jausen lo joi qu'esper, denan.

Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!»
148 Poi s'ascose nel foco che li affina.
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Egli cominciò, liberamente a parlare:
«Tanto mi diletta la vostra cortese domanda,
che non mi posso, né voglio celarmi.

lo sono Arnaldo, che piango e vo' cantando;
addolorato vedo la mia passata follia,
e vedo con gioia il giorno che spero, davanti.

Ora vi prego, per quella virtù
che vi conduce al sommo della Scala,
vi sovvenga a tempo della mia pena!»
E poi si tuffò e spari nel fuoco che li purifica.

Era Armaut Daniel, italianamente Arnaldo Daniello ed era stato poeta provenzale alla corte di Riccardo Cuor di Leone; costui rispose in versi.
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