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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XXV

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Tra la sesta e la settima cornice - Stazio spiega la generazione del corpo umano, la creazione dell'anima, la sua infusione nel corpo, la sua vitalità dopo la morte del corpo e la formazione delle ombre
Settima cornice: lussuriosi - esempi di castità


        Ora era onde 'l salir non volea storpio;
      ché 'l sole avëa il cerchio di merigge
   3 lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio:
Era ora in cui il salire non tollerava impedimento; poiché il sole aveva lasciato il meridiano del meriggio alla costellazione del Toro e la notte a quella dello Scorpione:
        per che, come fa l'uom che non s'affigge
      ma vassi a la via sua, che che li appaia,
   6 se di bisogno stimolo il trafigge,
perché come l'uomo procede sul cammino, qualunque cosa gli appaia, se la fretta lo sprona,
        così intrammo noi per la callaia,
      uno innanzi altro prendendo la scala
   9 che per artezza i salitor dispaia.
così noi entrammo per quel calle impervio, uno dietro l'altro lungo quell'ascesa che (secondo il grado di evoluzione raggiunto) i salitori separa gli uni dagli altri.
        E quale il cicognin che leva l'ala
      per voglia di volare, e non s'attenta
 12 d'abbandonar lo nido, e giù la cala;
E come il cicognino che si appresta a volare sollevando l'ala, e non osando abbandonare il nido, torna ad abbassarla;
        tal era io con voglia accesa e spenta
      di dimandar, venendo infino a l'atto
 15 che fa colui ch'a dicer s'argomenta.
tale ero io nella voglia accesa e spenta di rivolgere alla mia guida una domanda, arrivando ad aprire la bocca come fa chi si dispone a parlare.
        Non lasciò, per l'andar che fosse ratto,
      lo dolce padre mio, ma disse: «Scocca
 18 l'arco del dir, che 'nfino al ferro hai tratto».
Non evitando di parlare, nonostante l'andatura veloce, Virgilio disse: «Scocca l'arco del dire, che fino al ferro lo hai già tratto».
        Allor sicuramente apri' la bocca
      e cominciai: «Come si può far magro
 21 là dove l'uopo di nodrir non tocca?»
Allora gli domandai: «Come può dimagrire un uomo che per nutrirsi non abbisogna di sostanze terrene?»
        «Se t'ammentassi come Meleagro
      si consumò al consumar d'un stizzo,
 24 non fora», disse, «a te questo sì agro;
«Se ricordassi come Meleagro si consumò al consumarsi di un tizzone acceso, non sarebbe», disse, «per te difficile comprenderlo;

La Mitologia racconta che le Parche avevano predetto che la vita di Meleagro sarebbe durata quanto quella di un tizzo che era stato messo al fuoco. La madre, per allungargli la vita, prese il tizzo dal fuoco e lo nascose. Meleagro crebbe e divenne cacciatore. In una lite, durante una partita di caccia egli uccise i due fratelli della madre, la quale, colta da furore, rimise il tizzo nel fuoco. Il giovane morì rapidamente al consumarsi del tizzo.
Questo dimostra che la Vita nell'Universo è alimentata soprattutto dalla glandola endocrina "sole". Perciò il tizzo, che al contatto del fuoco aveva mutato la vibrazione cellulare del legno nel movimento molecolare della cenere, non assorbendo più dal sole quella lunghezza d'onda energetica idonea a mantenere unite le cellule legnose, finì di esistere come legno; e, avendo le Parche collegato la vibrazione del corpo di Meleagro a quella del tizzo legnoso, anche Meleagro perdette la vita.
        e se pensassi come, al vostro guizzo,
      guizza dentro a lo specchio vostra image,
 27 ciò che par duro ti parrebbe vizzo.
e se pensassi come, ad ogni movimento, guizza nello specchio la vostra immagine riflessa (così bene da sembrare l'originale), comprenderesti meglio, e ciò che ora ti appare incomprensibile, ti apparirebbe già da lungo tempo conosciuto.

Questo nell'antico concetto che, ogni vita riflette, come immagine allo specchio, gli effetti di ogni precedente causa di figure in movimento, secondo il comportamento assunto già prima in precedenti vite.
        Ma perché dentro a tuo voler t'adage,
      ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego
 30 che sia or sanator de le tue piage».
Ma, affinché tu sia pago del chiarimento, ecco qui Stazio; io lo chiamo e lo prego che sia risolvitore dei tuoi dubbi».
        «Se la veduta etterna li dislego»,
      rispuose Stazio, «là dove tu sie,
 33 discolpi me non potert'io far nego».
«Se io gli spiego lo svolgersi dell'azione divina», rispose Stazio, «in presenza di un gran maestro qual tu sei, mi discolpi il fatto di non potere rifiutare di ubbidirti».
        Poi cominciò: «Se le parole mie,
      figlio, la mente tua guarda e riceve,
 36 lume ti fiero al come che tu die.
Poi cominciò: «Se le mie parole, figlio, sono accettate dalla tua mente, ti siano lume riguardo alla tua domanda.
        Sangue perfetto, che poi non si beve
      da l'assetate vene, e si rimane
 39 quasi alimento che di mensa leve,
Il sangue perfetto, che non viene assorbito dalle assetate vene (poiché esistente in natura, per influsso solare), resta come alimento che si leva da mensa terrena (ma che, in realtà, da mensa celeste proviene),
        prende nel core a tutte membra umane
      virtute informativa, come quello
 42 ch'a farsi quelle per le vene vane.
acquista nel cuore e in tutte le membra umane facoltà formativa, similmente a quello che va a trasformarsi in quelle membra imperfette predisposte a malattia ("le vene vane").
        Ancor digesto, scende ov'è più bello
      tacer che dire; e quindi poscia geme
 45 sovr'altrui sangue in natural vasello.
Ancora predisposto al Bene ("digesto", appena scaturito dall'energia del perfetto generatore Sole), scende (nel Mondo Umano), dove per la umana incomprensione è più bello tacer che dire (di verità creative);

Questo luogo non è l'utero, né i genitali, di cui "è sconveniente parlare", come è affermato in altri commenti.

e quindi stilla ("geme") la vita nel sangue materno altrui (poiché vibrante di diversa individuale lunghezza d'onda energetica) "in natural vasello": il corpo della madre.
        Ivi s'accoglie l'uno e l'altro insieme,
      l'un disposto a patire, e l'altro a fare
 48 per lo perfetto loco onde si preme;
Ivi s'accoglie l'uno e l'altro (non insieme, frammisti, bensì: in modo uguale) in egual modo (due tipi di sangue diverso in corpi diversi), l'uno disposto a patire (per esigenza evolutiva, in corpo predisposto ad ospitare un'anima meno evoluta), e l'altro al ben fare (in altro corpo migliore, predisposto ad ospitare un'anima maggiormente evoIuta) dove imprime la giusta circolazione in vita sana ("per lo perfetto loco onde si preme";
        e, giunto lui, comincia ad operare
      coagulando prima, e poi avviva
 51 ciò che per sua matera fé constare.
e, giunto lui (l'influsso solare), apportatore di elementi formativi, coagolando prima (le strutture energetiche più dense, quali ossa, cartilagini, ecc.), dona vitalità (al nuovo agglomerato cellulare in formazione), ciò che in sua materia fa constare (stare in sintonia con la stessa frequenza energetica del corpo materno, fino a quando sarà giunto a maturazione e verrà espulso dal grembo della madre, mediante il così detto: "Fenomeno del rigetto", allorquando le due differenti frequenze d'onda, prettamente individuali della madre e del figlio, non potranno più pulsare della stessa frequenza).

[chiarificazioni purgatorio] natural vasello - v. 45 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Negli scritti sacri, il corpo fisico, contenitore dell'anima, viene definito "natural vasello", così l'apostolo Paolo viene definito "il vasello dello Spirito Santo", e ciò perché lo Spirito di una Creatura Divina si serviva del corpo di Paolo per scendere fra i fratelli della Terra; si serviva del video e dell'audio dell'apostolo e, per suo mezzo, parlava all'Umanità. Questo dimostra che il "natural vasello" è da intendersi il corpo materno e non l'utero, la cui funzione coagulante non sarebbe tale da costituire un "tanto approfondito" studio in questo messaggio dantesco. È, quindi, il corpo materno il contenitore delle nuove vibrazioni del dinamismo vitale che, in esso, si sviluppa; man mano le vibrazioni vengono modificate dall'influsso solare, nel tempo e nel processo evolutivo del corpo in formazione e in preparazione, per ricevere l'anima soltanto nel momento dell'espulsione, cioè, del parto, allorché, come già detto, le due frequenze energetiche non saranno più le stesse.
È così che l'individuo si sviluppa e diventa normalmente costituito. Quando un essere comincia la sua vita allo stato fetale, si producono certi fenomeni fisici elettronici, i quaIi seguono una legge particolare, ed è soltanto nel momento della nascita che la "vita", propriamente detta, ovvero l'anima, vi entra. Le manifestazioni di vita allo stato prenatale vengono dirette esclusivamente dalla Coscienza della madre; è la coscienza materna che dirige il feto e il suo sviluppo.
Noi uomini consideriamo un solo momento di concezione; le Creature del Cielo ci dicono, invece, che al momento stesso in cui una donna diviene incinta, un'anima, una coscienza è, per così dire, portata sulla lista d'attesa per essere pronta ad entrare al momento della nascita. Loro ci comunicano inoltre che, se anche non vi è niente da uccidere in un feto, quando qualcuno interrompe una maternità, si oppone alla evoluzione di un'anima, che era già in lista d'attesa per ritornare al mondo ad acquisire esperienze. E questo è esattamente simile al delitto, una violazione della Legge creativa.
È pertanto indispensabile discernere chiaramente il riferimento di Stazio, in tutta la sua enorme ampiezza, che illustra la procreazione dell'Essere nell'Universo, attraverso il Sole, quale ricevitore e trasmettitore di vita, collegato agli impulsi che gli giungono dalla glandola astrofisica endocrina dell'eterno trasmettitore Cosmico: DIO.

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Anima fatta la virtute attiva
      qual d'una pianta, in tanto differente,
 54 che questa è in via e quella è già a riva,
L'anima, fatta di potere attivo, come quella di una pianta, in tanto differente, in quanto questa è ancora in via (evolutiva) e quella umana è già sulla riva (per approdare al Piano Planetario, in superiore Coscienza),
        tanto ovra poi, che già si move e sente,
      come spungo marino; e indi imprende
 57 ad organar le posse ond'è semente.
tanto opera, poi, che già si muove e sente (nella sua individuale frequenza di una lunghezza d'onda che discosta dal materno sangue), come vegetazione marina; che (pur vivente nell'ambiente mare) acquista interdipendenza per organizzare le sue forze nuove, di cui diviene, a sua volta semente.
        Or si spiega, figliuolo, or si distende
      la virtù ch'è dal cor del generante,
 60 dove natura a tutte membra intende.
Or si svolge ("si spiega") e si esplica ("si distende") la forza che deriva dal Logos Eterno ("cor del generante"), dove Natura opera alla formazione di tutte le membra.
        Ma come d'animal divegna fante,
      non vedi tu ancor: quest'è tal punto,
 63 che più savio di te fé già errante,
Ma come dal regno animale si passi al regno umano, ("d'animaI divegna fante") non intendi tu ancora: questo è quel punto, che un filosofo ("che più savio di te") lasciò già perplesso,
        sì che per sua dottrina fé disgiunto
      da l'anima il possibile intelletto,
 66 perché da lui non vide organo assunto.
poiché, per sua errata dottrina, credette disgiunto dall'anima (che eternamente vive) il possibile intelletto, per il fatto che non vide mai un organo corporeo assunto da esso.

L'intelletto è la più grande forza creativa, la forza-pensiero, che accoglie ed elabora le forme universali.
        Apri a la verità che viene il petto;
      e sappi che, sì tosto come al feto
 69 l'articular del cerebro è perfetto,
Protendi il tuo acume alla verità; e sappi che, come il cervello è organizzatore del feto, il suo articolare cerebrale per tutto il corpo è perfetto,
        lo motor primo a lui si volge lieto
      sovra tant'arte di natura, e spira
 72 spirito novo, di vertù repleto,
Il potere vibratorio dell'energia creativa ("motor primo"), che ci tramanda il sole, si rivolge al cervello e, lieto, sopra tanta arte di natura, soffia spirito nuovo, ripieno della sua forza,
        che ciò che trova attivo quivi, tira
      in sua sustanzia, e fassi un'alma sola,
 75 che vive e sente e sé in sé rigira.
poiché, ciò che qui trova attiva assorbe nella sua sostanza, si forma, così, una entità completa ("un'alma sola") (costituita da corpo fisico e corpo astrale, la quale vive nell'interdipendenza, unita al Tutto-Dio, quale sua scintilla), che vive e sente, evolvendosi nel suo stesso potere energetico vitale ("e sé in sé rigira") (una potenza nella potenza del Tutto, un dio in Dio).
        E perché meno ammiri la parola,
      guarda il calor del sole che si fa vino,
 78 giunto a l'omor che de la vite cola.
E affinché non ti fermi alla parola, guarda il calore del sole che diventa vino, allorquando arriva all'umore che scende dalla vite.
        Quando Làchesis non ha più del lino,
      solvesi da la carne, e in virtute
 81 ne porta seco e l'umano e 'l divino:
Quando Lachesi (la Parca che fila lo stame della vita) non ha più lino da filare (quando l'uomo muore), l'anima si scioglie dal corpo e porta con sé sia l'umano ("energia condensata"), che il divino ("energia astrale"):
        l'altre potenze tutte quante mute;
      memoria, intelligenza e volontade
 84 in atto molto più che prima agute.
le altre potenze restano tutte inerti ("mute"); mentre la potenza intellettiva, nella sua triplice manifestazione, "memoria, intelligenza e volontà", diviene (sciolta dal corpo fisico), acuta più di prima.
        Sanza restarsi per sé stessa cade
      mirabilmente a l'una de le rive;
 87 quivi conosce prima le sue strade.
Senza arrestarsi (tale forza vitale), per sua libera scelta, mirabilmente cade in una delle due rive (nel positivo o nel negativo) dove già conosce (sin da prima del suo ritorno nel mondo espiativo), le sue strade da percorrere (secondo la evoluzione del momento).

Questa è anche la spiegazione dello svolgersi dell'opera divina, che struttura innumerevoli forme di vita nell'infinito creato.
        Tosto che loco lì la circunscrive,
      la virtù formativa raggia intorno
 90 così e quanto ne le membra vive.
Quando il corpo viene pervaso e circoscritto dall'anima, la forza fomativa (che struttura le forme corporee e le guida nella crescita) esercita la sua potenza intorno, nello stesso modo in cui vive nelle membra.
        E come l'aere, quand'è ben pïorno,
      per l'altrui raggio che 'n sé si reflette,
 93 di diversi color diventa addorno;
E come l'aria nelle goccie di pioggia, per effetto dei raggi solari che in essa si rifrangono, si adorna di diversi colori;
        così l'aere vicin quivi si mette
      in quella forma ch'è in lui suggella
 96 virtualmente l'alma che ristette;
così l'aere intorno si dispone (a mo' di aureola) e imprime la forma corporea che (il campo animico, quale strutturatore di forme) circoscrive e suggella (riflettendo, attraverso i colori, il grado evolutivo dell'individuo) intorno all'anima;
        e simigliante poi a la fiammella
      che segue il foco là 'vunque si muta,
 99 segue lo spirto sua forma novella.
e, come la fiammella segue il fuoco ovunque esso si muova, lo Spirito segue il corpo nella nuova forma.
        Però che quindi ha poscia sua paruta,
      è chiamata ombra; e quindi organa poi
102 ciascun sentire infino a la veduta.
Perciò, avendo, il corpo acquistato una parvenza fisica, chiamata ombra; come ombra riflette la precedente vita, e organizza ogni sentimento, fino a palesarlo ("infino a la veduta").
        Quindi parliamo e quindi ridiam noi;
      quindi facciam le lagrime e ' sospiri
105 che per lo monte aver sentiti puoi.
Quindi parliamo ridiamo, facciamo le lacrime e i sospiri, che lungo il monte espiativo hai potuto ascoltare.
        Secondo che ci affiggono i disiri
      e li altri affetti, l'ombra si figura;
108 e quest'è la cagion di che tu miri».
L'ombra (quale essere che torna a vivere), assume il suo esteriore comportamento, secondo i sentimenti e i desideri che la colpiscono (in base alle necessarie esperienze che essa stessa sceglie, prima di rinascere, e indispensabili alla sua maturazione spirituale); ed è questo ciò che vuoi sapere e che ti meraviglia».
        E già venuto a l'ultima tortura
      s'era per noi, e vòlto a la man destra,
111 ed eravamo attenti ad altra cura.
Giunti all'ultima curva, volgemmo alla nostra destra, ed eravamo già intenti ad altra veduta.
        Quivi la ripa fiamma in fuor balestra,
      e la cornice spira fiato in suso
114 che la reflette e via da lei sequestra;
La nostra attenzione era rivolta alle fiamme che la ripa del monte sprigionava, ma che il vento, soffiando verso l'alto, ripiegava all'indentro;
        ond'ir ne convenia dal lato schiuso
      ad uno ad uno; e io temea 'l foco
117 quinci, e quindi temeva cader giuso.
pertanto, ci conveniva andare dal lato dischiuso ad uno ad uno in fila, ed io da un lato temevo il fuoco e dall'altro temevo di cadere nel vuoto (temevo l'espiazione e pur l'annullamento).
        Lo duca mio dicea: «Per questo loco
      si vuol tenere a li occhi stretto il freno,
120 però ch'errar potrebbesi per poco».
Virgilio ci raccomandava: «In questo luogo si deve tenere lo sguardo a freno, poiché (in questa cornice dei lussuriosi) è facile cadere in errore».
        'Summae Deus clementiae' nel seno
      al grande ardore allora udi' cantando,
123 che di volger mi fé caler non meno;
'Summae Deus clementiae' in seno al grande ardore udii cantare, e questo canto mi portò a guardare, non meno che a badare ("caler") di non cadere;
        e vidi spirti per la fiamma andando;
      per ch'io guardava a loro e a' miei passi
126 compartendo la vista a quando a quando.
e vidi spiriti andar tra le fiamme; ed io guardavo a loro ed ai miei passi dividendo la vista or quà e or là (nell'intento di non incappare in cotanto male).
        Appresso il fine ch'a quell'inno fassi,
      gridavano alto: 'Virum non cognosco';
129 indi ricominciavan l'inno bassi.
Dopo la fine del canto di quell'inno, 'Virum non cognosco' udimmo forte gridare (erano le parole pronunciate dalla Vergine Maria, meravigliata dell'annuncio dell'Angelo, che le disse che avrebbe avuto un figlio); subito dopo, sentimmo cantare l'inno a voce più bassa.
        Finitolo, anco gridavano: «Al bosco
      si tenne Diana, ed Elice caccionne
132 che di Venere avea sentito il tòsco».
Finito l'inno nuovamente, ancora gridavano: «Diana rimase nelle selve, e ne cacciò Elice, perché sedotta da Giove».
        Indi al cantar tornavano; indi donne
      gridavano e mariti che fuor casti
135 come virtute e matrimonio imponne.
Quindi le anime tornavano a ripetere gli esempi che dicevano di donne e mariti esemplari, che furono casti secondo quanto virtù e matrimonio impone.
        E questo modo credo che lor basti
      per tutto il tempo che 'l foco li abbruscia:
      con tal cura conviene e con tai pasti
139 che la piaga da sezzo si ricuscia.
E questa sofferenza io credo che basti loro per tutto il tempo che il fuoco li brucia: con tal cura e con tal dieta di canti (ed esempi) la piaga della colpa sarà rimarginata.

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