
La Commedia
di Dante Alighieri
alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica
PURGATORIO - Canto XXII
nel libero commento di Giovanna Viva
Quinta cornice: avari e prodighi - l'angelo della giustizia - nuovo colloquio di Stazio e Virgilio - arrivo alla sesta cornice dei golosi
Sesta cornice: golosi - l'albero della vita - esempi di temperanza
Già era l'angel dietro a noi rimaso,
l'angel che n'avea vòlti al sesto giro,
3 avendomi dal viso un colpo raso;
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L'angelo che ci aveva avviati verso il sesto giro era rimasto dietro di noi, dopo avermi tolto il quinto P con la sua candida ala;
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e quei c'hanno a giustizia lor disiro
detto n'avea beati, e le sue voci
6 con 'sitiunt', sanz'altro, ciò forniro.
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e dopo aveva intonato l'angelico canto "Beati gli assetati di giustizia, i quali saranno dissetati", terminado il canto con 'sitiunt', senza aggiungere altro.
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E io più lieve che per l'altre foci
m'andava, sì che sanz'alcun labore
9 seguiva in sù li spiriti veloci;
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lo mi sentivo ancora più lieve di quando avevo valicato i precedenti passaggi (poiché libero di un altro P, ovvero di un altro peso di peccato), seguivo senza fatica, gli spiriti veloci di Virgilio e di Stazio;
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quando Virgilio incominciò: «Amore,
acceso di virtù, sempre altro accese,
12 pur che la fiamma sua paresse fore;
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Virgilio incominciò: «Un amore virtuoso ne genera sempre un secondo, perché porta la persona amata a corrispondere con la stessa intensità il sentimento, allorquando questo è manifestato;
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onde da l'ora che tra noi discese
nel limbo de lo 'nferno Giovenale,
15 che la tua affezion mi fé palese,
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e ciò avvenne fra noi, dal momento che Giovenale nel limbo, mi parlò del tuo affetto per me,
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mia benvoglienza inverso te fu quale
più strinse mai di non vista persona,
18 sì ch'or mi parran corte queste scale.
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e la mia benevolenza per te, che fu quale mai legò qualcuno ad un ignoto, mi farà parere più corte queste scale.
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Ma dimmi, e come amico mi perdona
se troppa sicurtà m'allarga il freno,
21 e come amico omai meco ragiona:
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Ma dimmi e, come amico, perdonami se troppa sicurezza mi allarga il freno del discorso, e come amico ti prego di dirmi:
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come poté trovar dentro al tuo seno
loco avarizia, tra cotanto senno
24 di quanto per tua cura fosti pieno?»
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come poté trovare luogo dentro di te tanta avarizia, fra tutta la saggezza di cui, per studio, eri colmo?»
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Queste parole Stazio mover fenno
un poco a riso pria; poscia rispuose:
27 «Ogne tuo dir d'amor m'è caro cenno.
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Queste parole fecero sorridere Stazio; poi rispose: «Ogni tua parola è per me cenno d'affetto.
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Veramente più volte appaion cose
che danno a dubitar falsa matera
30 per le vere ragion che son nascose.
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Veramente, a volte, appaiono delle cose che sono facilmente male interpretate perché sono nascoste le vere ragioni.
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La tua dimanda tuo creder m'avvera
esser ch'i' fossi avaro in l'altra vita,
33 forse per quella cerchia dov'io era.
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La tua domanda mi accerta essere tua opinione che io sia stato avaro in precedenti vite, forse per essere in questo luogo.
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Or sappi ch'avarizia fu partita
troppo da me, e questa dismisura
36 migliaia di lunari hanno punita.
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Ora sappi che l'avarizia fu fin troppo lungi da me, e questo eccesso (che giusto non è, mi fece cadere in opposto peccato: la prodigalità), fu punito per parecchie migliaia di mesi.
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E se non fosse ch'io drizzai mia cura,
quand'io intesi là dove tu chiame,
39 crucciato quasi a l'umana natura:
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E se non avessi diretto la mia comprensione verso i tuoi insegnamenti, quasi crucciato verso la umana natura:
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'Per che non reggi tu, o sacra fame
de l'oro, l'appetito de' mortali?',
42 voltando sentirei le giostre grame.
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'Perché non contieni tu, o sacra fame dell'oro, l'appetito dei mortali?', (sarei nel quarto cerchio) a voltar pesi e udire aspri scontri.
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Allor m'accorsi che troppo aprir l'ali
potean le mani a spendere, e pente'mi
45 così di quel come de li altri mali.
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Allora mi accorsi che le mani potevano allargarsi troppo a spendere, e mi pentii di quello come di altri mali.

Ciò smuove le energie in distonia e, nel riacquistare il perduto equilibrio energetico, tali forze colpiscono di rimando il campo animico individuale, che creò lo scompenso.
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Quanti risurgeran coi crini scemi
per ignoranza, che di questa pecca
48 toglie 'l penter vivendo e ne li stremi!
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Quanti risorgeranno in nuove incarnazioni con le chiome consunte per non aver compreso, credendo che il loro gesto altruistico che li fece poveri, avrebbe all'anima procurato il Bene!
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E sappie che la colpa che rimbecca
per dritta opposizione alcun peccato,
51 con esso insieme qui suo verde secca;
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E si deve sapere che la colpa contraria è un peccato, è come l'albero che perde il verde che natura gli diede e secca;
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però, s'io son tra quella gente stato
che piange l'avarizia, per purgarmi,
54 per lo contrario suo m'è incontrato».
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perciò tu mi hai incontrato fra gli espianti il peccato di avarizia, ma avevo esattamente operato al contrario.

La giusta forza di equilibrio non consente di eccedere né in un verso, né nell'altro.
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«Or quando tu cantasti le crude armi
de la doppia trestizia di Giocasta»,
57 disse 'l cantor de' buccolici carmi,
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«Or quando tu scrivesti la Tebaide, narrando la crudele guerra sorta fra i figli di Giocasta», disse Virgilio, cantore delle Bucoliche,

Eteocle e Polinice, figli di Giocasta, detti "doppia trestizia", in quanto furono cagione, per Giocasta, di duplice dolore; infatti, costei, dopo la loro morte, si uccise.
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«per quello che Cliò teco lì tasta,
non par che ti facesse ancor fedele
60 la fede, sanza qual ben far non basta.
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«per quello che si può constatare da ciò che canti (nella Tebaide), ispirato da Clio, non appare che tu fin d'allora fossi seguace della fede, senza la quale il ben far non basta.
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Se così è, qual sole o quai candele
ti stenebraron sì, che tu drizzasti
63 poscia di retro al pescator le vele?»
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Se è così, quale sole o quali candele ti liberarono così (dalle tenebre, portandoti sulla via giusta), che bene drizzasti le vele del tuo intendere?»
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Ed elli a lui: «Tu prima m'inviasti
verso Parnaso a ber ne le sue grotte,
66 e prima appresso Dio m'alluminasti.
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Ed egli a lui: «Tu per primo mi hai indirizzato alla poesia nel Vero, che scaturisce dalle grotte del monte Parnaso (sede di Apollo e delle Muse), e bevvi (a quelle fonti di Conoscenza) dove tu, dopo di Dio, m'illuminasti.
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Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
69 ma dopo sé fa le persone dotte,
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Facesti come colui che di notte cammina, portando il lume dietro di sé, che non giova a lui, ma a coloro che lo seguono,
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quando dicesti: 'Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano,
72 e progenïe scende da ciel nova'.
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quando tu insegnavi: 'Il secolo si rinnova; torna la Giustizia al primo tempo umano, poiché una nuova progenie scende dal Cielo'.

Qui troviamo ancora il riferimento alla nuova progenie extraterrestre, che porterà Giustizia sul pianeta Terra rinnovato, ed istituirà una nuova vita terrestre nella gioia e nell'amore.
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Per te poeta fui, per te cristiano:
ma perché veggi mei ciò ch'io disegno,
75 a colorare stenderò la mano:
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Per tuo merito io fui poeta, e divenni Cristiano: ma perché tu comprenda meglio quanto accenno, ne colorerò i particolari:
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Il ritorno del Cristo in Terra
Come è noto, Virgilio scrisse della rinnovata "Età dell'oro", della quale son pieni gli echi Messianici che, sin dal Medio Evo, cominciarono ad essere finalmente interpretati come "il Ritorno del Cristo in Terra". (Cfr. D. Comparetti, "Virgilio nel Medioevo" - Firenze, 1937-41, I, pp. 13 sgg.). Infatti, molti sermoni profetici tratti dal Vangelo confermano il certo ritorno del Cristo.

A tal proposito, è bene citare i versi più importanti tramandatici dagli Apostoli Matteo, Marco e Luca, che con molta chiarezza riportano le risposte alle domande da loro rivolte a Gesù:

Quando fu seduto sul Monte degli Ulivi, i discepoli lo avvicinarono in disparte e gli domandarono: "Dicci, quando avverrà questo e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo? (Fine dei Tempi, fine del tempo malvagio)". E Gesù, rispose loro: "Badate che nessuno vi inganni; molti, infatti, verranno in nome mio dicendo: 'lo sono il Messia' e inganneranno molta gente. Ma quando sentirete di guerre e di rumori di guerre non vi allarmate; è necessario che ciò avvenga, ma non è ancora la fine. Insorgerà, infatti, popolo contro popolo e regno contro regno. In ogni luogo ci saranno carestia, pestilenze e terremoti; ma tutto questo è soltanto l'inizio dei dolori.
Allora vi consegneranno ai supplizi e alla morte e sarete odiati da tutte le genti a causa del mio nome. Allora molti soccomberanno e si tradiranno a vicenda e a vicenda si odieranno. E sorgeranno molti falsi profeti che sedurranno molta gente e, moltiplicandosi la iniquità, si raffredderà la carità dei più. Ma chi avrà resistito fino alla fine, quello sarà salvo. E questa buona novella del regno sarà proclamata per tutta la terra, in testimonianza in tutto il mondo. Allora verrà la fine". (Matteo 24:3-14)

"Allora il fratello consegnerà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire". (Marco 13:12)

L'Apostolo Luca conferma le stesse cose di Matteo e soggiunge:

"Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli smarriti a causa del fragore del mare e dei flutti; gli uomini morranno di spavento e nell'attesa di ciò che minaccerà la terra, perché le potenze dei cieli saranno squassate. Allora si vedrà il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando tali cose cominceranno a venire, alzatevi e levatela testa perché la vostra liberazione è vicina".
E disse loro una parabola: "Vedete il fico e gli altri alberi: quando già rimettono le foglie vi rendete conto che l'estate è ormai vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere tutto questo sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto sia accaduto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". (Luca 21:25-33).
Già era 'l mondo tutto quanto pregno
de la vera credenza, seminata
78 per li messaggi de l'etterno regno;
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Tutta la terra era già colma della vera fede, seminata dai messaggeri del Regno Eterno;
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e la parola tua sopra toccata
si consonava a' nuovi predicanti;
81 ond'io a visitarli presi usata.
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e le tue parole appena citate erano consone a quelle dei nuovi predicatori; perciò io presi l'abitudine di frequentarli.
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Vennermi poi parendo tanto santi,
che, quando Domizian li perseguette,
84 sanza mio lagrimar non fur lor pianti;
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Costoro mi parvero santi, tanto che sotto la persecuzione di Domiziano, furono non senza mie lacrime pianti;
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e mentre che di là per me si stette,
io li sovvenni, e i lor dritti costumi
87 fer dispregiare a me tutte altre sette.
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e finché io vissi, li aiutai, e la loro dirittura morale mi portò a disprezzare tutte le altre sette.
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E pria ch'io conducessi i Greci a' fiumi
di Tebe poetando, ebb'io battesmo;
90 ma per paura chiuso cristian fu'mi,
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Nel tempo che precedette la narrazione dell'arrivo dei Greci ai fiumi di Tebe, nel mio poema, ricevetti il battesimo Cristiano; ma, per paura, non lo dissi,
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lungamente mostrando paganesmo;
e questa tepidezza il quarto cerchio
93 cerchiar mi fé più che 'l quarto centesmo.
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per lungo tempo mi mostrai pagano; ebbi colpa così di tiepidezza e vissi nella pena del quarto cerchio per oltre quattrocento anni.
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Tu dunque, che levato hai il coperchio
che m'ascondeva quanto bene io dico,
96 mentre che del salire avem soverchio,
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Tu dunque, che hai avuto svelato il mio segreto, che celava ciò che io ho fatto bene a dire, prima che arriviamo alla sommità del monte,
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dimmi dov'è Terrenzio nostro antico,
Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai:
99 dimmi se son dannati, e in qual vico».
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dimmi dov'è Terenzio, nostro antico amico, e Cecilio e Plauto e Varrone, se tu sai: dimmi se sono dannati e in quale cerchio».

Terenzio: celebre commediografo della letteratura latina; Cecilio Stazio: poeta drammatico anteriore a Terenzio; Plauto: famoso poeta comico di Sarsina, del quale Dante non conobbe l'opera, scoperta solo nel XV secolo; Vario Rufo, poeta amico di Orazio e Virgilio.
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«Costoro e Persio e io e altri assai»,
rispuose il duca mio, «siam con quel Greco
102 che le Muse lattar più ch'altri mai,
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«Costoro e Persio e io e molti altri», rispose il mio maestro, «siamo nelle stesse esperienze, assieme al greco Omero, che maggiormente fu illuminato dalle Muse,

Le Muse sono Coscienze superiori "extra-terrestri", che hanno assunto la missione di venire in aiuto agli uomini per tutto ciò che è arte.
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nel primo cinghio del carcere cieco:
spesse fïate ragioniam del monte
105 che sempre ha le nutrice nostre seco.
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nel primo girone del cieco carcere, pianeta Terra: spesse volte constatiamo che il "monte purgatoriale" (che è l'intendere spiritualmente più evoluto), ha sempre vicine le nostre care nutrici (sorelle superiori extraterrestri, che ci guidano costantemente nelle esperienze tristi del vivere terreno).
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Euripide v'è nosco e Antifonte,
Simonide, Agatone e altri piùe
108 Greci che già di lauro ornar la fronte.
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Anche Euripide è con noi, e Antifonte, Simonide e Agatone ed altri, che già di gloria ornarono la fronte.

Euripide: grande tragico greco, vissuto intorno al 400 a.C.; Antifonte: tragico ateniese; Simonide di Ceo: celebre per i suoi versi sulle guerre persiane, vissuto intorno al 500 a.C.; Agatone: poeta minore ateniese.
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Quivi si veggion de le genti tue
Antigone, Deïfile e Argia,
111 e Ismene sì trista come fue.
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Qui dei tuoi compagni di vita trascorsa si trovano Antìfone, Deifile, Argia ed Ismene, quest'ultima ancora triste come fu in precedenza.
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Védeisi quella che mostrò Langia;
èvvi la figlia di Tiresia, e Teti
114 e con le suore sue Deïdamia».
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Si vede Isifile, che indicò la Fonte Langia (dove era nascosto suo marito Anfiarao, che venne ucciso); vi è anche la figlia di Tìresia (Manto), Teti e Deidamia con le sue sorelle».
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Tacevansi ambedue già li poeti,
di novo attenti a riguardar dintorno,
117 liberi da saliri e da pareti;
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Tacevano già entrambi i poeti, di nuovo intenti a guardare intorno, liberi dalla fatica (dell'ascesa evolutiva) e dalle rocciose pareti (espiative),

Erano già arrivati alla sommità della scala, molto vicini, cioè, ai superiori Piani di Coscienza.
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e già le quattro ancelle eran del giorno
rimase a dietro, e la quinta era al temo,
120 drizzando pur in sù l'ardente corno,
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le prime ancelle del giorno (prime quattro ore del mattino) erano rimaste indietro, mentre la quinta era già al timone (del carro solare nel giorno che avanzava), e lo drizzava verso lo Zenit,
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quando il mio duca: «Io credo ch'a lo stremo
le destre spalle volger ne convegna,
123 girando il monte come far solemo».
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quando Virgilio: «Io credo che ci convenga di proseguire come sempre, tenendo la destra (che è il lato positivo)».
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Così l'usanza fu lì nostra insegna,
e prendemmo la via con men sospetto
126 per l'assentir di quell'anima degna.
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Ci fece dunque da guida la nostra abitudine, e con maggior sicurezza proseguimmo la via con l'assenso di Stazio.
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Elli givan dinanzi, e io soletto
di retro, e ascoltava i lor sermoni,
129 ch'a poetar mi davano intelletto.
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Essi andavano innanzi, ed io soletto li seguivo, ascoltando i loro discorsi, che elevavano il mio intelletto al loro alto livello.
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Ma tosto ruppe le dolci ragioni
un alber che trovammo in mezza strada,
132 con pomi a odorar soavi e buoni;
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Ma fummo interrotti nelle nostre meditazioni da un albero che sorgeva in mezzo alla strada, con dei frutti che dall'odore apparivano dolci e buoni;
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e come abete in alto si digrada
di ramo in ramo, così quello in giuso,
135 cred'io, perché persona sù non vada.
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e come l'abete in alto si restringe, questo al contrario (si restringeva in basso; era capovolto), io credo (fosse stato creato in tal modo), affinché l'uomo non andasse verso l'alto.
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Dal lato onde 'l cammin nostro era chiuso,
cadea de l'alta roccia un liquor chiaro
138 e si spandeva per le foglie suso.
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Dal lato che chiudeva il nostro cammino, cadevano dall'alta roccia delle gocce di liquore chiaro che si spandevano sopra tutte le foglie dell'albero.
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Li due poeti a l'alber s'appressaro;
e una voce per entro le fronde
141 gridò: «Di questo cibo avrete caro».
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I due poeti si avvicinarono a quei frutti; quando una voce tra i rami gridò: «Di questo cibo avrete carestia».
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Poi disse: «Più pensava Maria onde
fosser le nozze orrevoli e intere,
144 ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde.
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Poi disse: «La Vergine Maria, che ora intercede per voi (presso Dio), si preoccupava di più che le nozze (di Cana) fossero decorose e colme di tutto, che della sua bocca.
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E le Romane antiche, per lor bere,
contente furon d'acqua; e Danïello
147 dispregiò cibo e acquistò savere.
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E le romane antiche, per dissetarsi, contente furono dell'acqua; e Daniele disprezzò il cibo ed acquistò sapere.

Nabucodonosor, re di Babilonia, aveva ammesso nella sua corte vari giovani per allevarli come paggi. Fra costoro, vi erano degli Israeliti, i quali, capeggiati dal giovane Daniele, chiesero di non mangiare cibi impuri, quali carne e pesce, e di non bere vino. Ma i ministri temettero che quel regime avrebbe indebolito i giovani. Allora Daniele propose di fare la prova. Dopo alcuni giorni, i giovani Israeliti furono più forti e robusti. Daniele, dopo, acquistò sapere e divenne uno dei più famosi profeti d'Israele.
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Lo secol primo, quant'oro fu bello,
fé savorose con fame le ghiande,
150 e nettare con sete ogne ruscello.
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Lo secol primo, finché l'oro fu bello, dette alle ghiande il sapore squisito e fu nettare l'acqua di tutti i ruscelli.

La voce dell'albero continuava ricordando come, nell'Età dell'Oro, gli uomini si cibavano di ghiande e si dissetavano all'acqua dei ruscelli.
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Mele e locuste furon le vivande
che nodriro il Batista nel diserto;
per ch'elli è glorïoso e tanto grande
154 quanto per lo Vangelio v'è aperto».
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Mele e locuste furono le vivande che nutrirono Giovanni Battista nel deserto; ed egli è glorioso e tanto grande per quanto viene descritto nel Vangelo».

"Fra i nati di donna - è scritto - Giovanni, detto il Battista, è il più glorioso". Sono parole di Gesù, che riconosce in Giovanni Battista il Suo ardente battistrada.
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