
La Commedia
di Dante Alighieri
alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica
PURGATORIO - Canto XX
nel libero commento di Giovanna Viva
Quinta cornice: avari e prodighi - esempi di povertà e di liberalità - Ugo Capeto - esempi di avarizia punita - il terremoto e il Gloria intonato da tutte le anime del Purgatorio
Contra miglior voler voler mal pugna;
onde contra 'l piacer mio, per piacerli,
3 trassi de l'acqua non sazia la spugna.
|
Contro una volontà superiore mal resiste un'altra inferiore; onde per fargli piacere, contro il mio desiderio (interruppi il colloquio con Adriano V), ritrassi dall'acqua la spugna (della mia mente), non ancora imbevuta (dalle notizie desiderate).
|
Mossimi; e 'l duca mio si mosse per li
luoghi spediti pur lungo la roccia,
6 come si va per muro stretto a' merli;
|
M'incamminai con Virgilio rasentando la roccia, come si cammina sullo stretto muro delle torri rasentandone i merli,
|
ché la gente che fonde a goccia a goccia
per li occhi il mal che tutto 'l mondo occùpa,
9 da l'altra parte in fuor troppo s'approccia.
|
poiché le anime degli avari, che lacrimando fondono a goccia a goccia il male che domina il mondo, sono tante che invadono tutta la cornice, avvicinandosi all'orlo esterno.
|
Maladetta sie tu, antica lupa,
che più che tutte l'altre bestie hai preda
12 per la tua fame sanza fine cupa!
|
Maledetta sei tu sin dall'antico, famelica lupa, che più degli altri mali pervadi l'animo umano, sempre proteso verso la tua cupidigia!
|
O ciel, nel cui girar par che si creda
le condizion di qua giù trasmutarsi,
15 quando verrà per cui questa disceda?
|
O Cielo, dal cui cosmico evolversi si attende il tramutarsi delle tristi condizioni di qua giù, quando avverrà la profetizzata divina discesa?

Qui troviamo il riferimento all'ormai giunta "FINE DEI TEMPI", di cui parlano tutti i messaggi Celesti, compreso quello di Fatima, del quale si riporta qui la terza parte definita "segreto" a causa del divieto di divulgarla.
|
L'ATTESA DISCESA DEL REGNO DI DIO SULLA TERRA
quando verrà per cui questa disceda? - v.15
Il nostro è il tempo in cui la profezia del Cristo si compirà:

SUBITO DOPO LA TRIBOLAZIONE DI QUEI GIORNI IL SOLE SI OSCURERÀ, LA LUNA NON DARÀ PIÙ IL SUO CHIARORE, LE STELLE CADRANNO DAL CIELO E LE POTENZE DEI CIELI SARANNO SQUASSATE. ALLORA APPARIRÀ IN CIELO IL SEGNO DEL FIGLIO DELL'UOMO E TUTTE LE GENTI DELLA TERRA SI LAMENTERANNO E VEDRANNO IL FIGLIO DELL'UOMO VENIRE SULLE NUBI DEL CIELO CON GRAN POTENZA E GLORIA. (Matteo: 24:29-30).

Per concedere all'uomo maggior lume di Conoscenza riguardo agIi imminenti eventi codificati dall'unica immutabile Legge tutelatrice dell'armonico evolversi di ogni fenomeno vitale, si dirà che: la nostra Scienza è stata incapace di appurare l'importanza ed il valore delle correnti magnetico-virtuali geocentriche procedenti da tutto l'Universo e convergenti verso un punto "X" qualsiasi dello spazio, considerato quale centro ricettivo passivo. La nostra Scienza avrebbe dovuto abbandonare l'ostilità e la diffidenza che tutt'ora riserva a quell' Arte Regale che, nello spazio e nel tempo, tutto geometrizza alla perfezione.

Non è certo casuale il fatto che, avvicinandosi il tempo designato, le Grandi Menti stiano intensificando in frequenza i punti di contatto, sul piano informativo-ispirativo, instaurate da alcune menti-ricettive terrestri.
Migliaia di cosmo-navi extraterrestri vigilano continuamente sui vari depositi di materiale offensivo atomico disseminati sui vari territori del nostro pianeta, sulle rotte di tutti i nostri aerei strategici impiegati nel trasporto di congegni nucleari pronti per un immediato impiego.
Tali cosmonavi sono particolarmente predisposte per ottenere (nel caso ricevessero l'ordine di impedire un attacco), un rapidissimo annullamento del potenziale offensivo atomico trasportato.

Negli avvertimenti extraterrestri, come sempre cestinati e derisi dalla Scienza e dai Capi di Governo terrestre, si legge fra l'altro:

"Alcune delle nostre grandi navi spaziali si trovano costantemente negli strati superiori dell'atmosfera terrestre ed altre negli hangar sotterranei che possediamo nel sottosuolo della Luna. Queste navi sono in continuo stato di allarme e pronte ad effettuare, sempre in caso di un'aperto conflitto fra le potenze nucleari, l'assorbimento totale o parziale di ogni sorta di energia prodotta sulla terra, al fine di neutralizzarla, in modo da provocare il completo oscuramento operativo, oscuramento globale del pianeta per un periodo di tempo già prestabilito".

AVVERTIMENTO

In altri messaggi ci viene comunicato che l'oscuramento e la mancanza di energia non permetterà una guerra atomica che disintegrerebbe il pianeta e sonvolgerebbe il sistema solare. Vari messaggi ricevuti dai Veggenti ci comunicano che la mancanza di energia si avrà per tre giorni e tre notti, che la luce artificiale sarà impossibile e che "Arderanno soltanto le candele benedette. Durante tali giorni di sgomento, i fedeli dovranno rimanere nelle loro case". Naturalmente, ciò comporta che nessuno potrà cercare di raggiungere i familiari che si trovassero lontani in quel momento, né i bambini andare in cerca dei genitori. "Ognuno sarà salvato nel luogo in cui si troverà - né potrebbe essere salvato alcuno che corresse per le strade - altrimenti si troveranno alla totale mercè degli elementi della natura disarmonizzati dalla nostra nefanda opera distruttiva". Questo è il significato di "Il sole si oscurerà e la luna perderà il suo splendore":
Elio e idrogeno, fra gli elementi della natura disarmonizzati dalla Scienza, si fonderanno in pezzi di materia incandescente e si riverseranno sulla Terra come "pioggia di fuoco". A questo si riferisce la profezia: "E le stelle cadranno". Anche Pietro (IIa Lettera 3:12) parla del "diluvio di fuoco".
Ma in che modo: "Le potenze dei cieli saranno scrollate?".
La Forza di Equilibrio permetterà uno scuotimento globale del pianeta Terra, allo scopo di liberarlo da tutta la forza negativa che in tanti secoli l'umanità vi aveva apportato. E sul pianeta purificato il Regno di Dio scenderà, secondo quanto Gesù c'insegnò a chiedere nella preghiera "Venga il tuo regno, come in cielo così in terra".
La Cosmica Legge del "Libero Arbitrio", che consente ampia libertà di agire ad ogni umanità sul proprio pianeta, non consentirà tale intervento d'aiuto, se non quando questo si renderà estremamente necessario.
Noi andavam con passi lenti e scarsi,
e io attento a l'ombre, ch'i' sentia
18 pietosamente piangere e lagnarsi;
|
Noi andavamo lentamente lungo la quinta cornice, mentre io ero intento ad ascoltare il piangere e il lagnarsi di quelle anime in pena;
|
e per ventura udi' «Dolce Maria!»
dinanzi a noi chiamar così nel pianto
21 come fa donna che in parturir sia;
|
e mi accadde di udire: «Dolce Maria!» invocare accoratamente, così come fa la donna che dà alla luce un figlio.

Potrebbe ciò riferirsi alla espiazione sofferta durante il parto.
|
e seguitar: «Povera fosti tanto,
quanto veder si può per quello ospizio
24 dove sponesti il tuo portato santo».
|
E il pianto continuava: «Povera fosti tanto, quanto si può immaginare dalla misera stalla dove ponesti il Tuo Fardello Santo».
|
La nascita di Gesù
dove sponesti il tuo portato santo - v. 24
Troppo poco si conosce ancor oggi di quel Fardello Santo. Oggi, epoca dell'elettronica e di tante nuove scoperte, s'ignora ancora la sostanza del "Corpus Jesus", di cui l'apostolo Giovanni ebbe a dire che posando la testa sul petto di Gesù, sentì battere un cuore, anche se sotto quella misera tunica non batteva nulla.
Il suo Corpo, "Raggio di Eterna Luce", era un corpo semifluido, composto di pure energie condensate.
Misteriosamente il Corpo di Gesù non proiettava ombra ed i Suoi piedi non producevano impronte.

Ecco qui una parte di un messaggio medianico pubblicato da Rio Spada sul Periodico "IN CAMMINO VERSO LA LUCE":

"Quando sui Piani di Luce si ritenne giunto il momento, il Corpo di Gesù fu trasmesso sottoforma di vibrazione, ricevuto e reso manifesto e visibile dalla pura e potente medianità di Maria, incarnatasi appositamente con la missione di "Madre-Spirito".
Fu un apporto supernormale, che proveniva da un corpo vivente in altre dimensioni, il quale, oltre a spiegare la natura del Corpus Jesus, il cui nome significa Sapienza e Potenza, spiega anche il perché della Resurrezione, in quanto non potevano essere seppellite in terra delle energie condensate e fatturate in una dimensione non prettamente fisica.

Ed eccoci all'ultima cena, ultimo convito:

"Avendo Egli sei discepoli a destra e sei a sinistra, compì un atto rimasto oscuro, sconvolgente, significativo:
Tremando di un tremore che mai è stato compreso, donò sottoforma del pane e del vino, a tutti gli uomini, le energie che componevano il Suo Corpo e il Suo Sangue, invitando i presenti e gli assenti a cibarsi di questo cibo sostanziale per l'anima".
Ciò significa che non basta avvicinarsi di tanto in tanto alla Santa Particola, ma che soltanto comunicando, sentendo ed assorbendo le Sue Energie con l'interiore, si può arrivare alla fusione in Spirito fra Creatura e Creatore...

Dio tese una mano sulla Terra / e da Maria una luce scaturì / che si posò per terra sulla paglia. / Il Redentor quaggiù / venne così.
Lentamente la luce prese forma. / Tutti i pastori caddero in ginocchio / nel vedere formarsi un bimbo biondo / il Bimbo Dio / il Redentor del mondo.
Nacque così, / in una fredda stalla / sotto un grande palazzo signorile. / C'era una mucca lì sopra la paglia / la mucca per il latte alla famiglia.
Così fra quella mucca e il Suo asinello / sognò il bel sogno, / il primo del Suo Cuore: / portare al mondo umano tanta pace, / ma quel bel sogno / Gli rimase in cuore.
Luce da Luce, / il Re dell'Universo / nato da Maria, Vergine e Madre, / sarebbe stato il solo, il vero Re, / la notizia volò per le contrade.
Sarebbe stato il Re dal Ciel voluto, / Qui dove re volevano esser tanti; / crebbe, portò perdono, amore, Pace, / ma fu scacciato, / trafitto sulla croce.
E ancora oggi / dei mali del mondo / porta la croce / fra rovi e sassi va, / cerca l'amor del bue e l'asinello, / ma invano, ancora invano cercherà.
Vuole trovar Veronica e Cirene, / ma trova i lupi, in questa selva oscura, / trova l'inferno dei demoni violenti, / la tigre, l'uomo / e un digrignar di denti.
E va, e va, ed ha in braccio una croce, / nelle prigioni, nei campi di sterminio, / e va nel sangue dei campi di battaglia / dove son rose rosse nei cespugli.
Solo tra i rovi e i sassi sale e sale, / l'umanità lo guarda indifferente, / trafitto ha il Cuor / Gli sanguina la fronte, / ma nessuno ha pietà del Suo soffrire.
Or che la "barca di Pietro" è frantumata, / Stirpe di traditori, Addio, addio, / a te che condannasti tanti Giusti / e sulla croce inchiodasti il tuo Dio.
Ventata di bufera / le tue vigne saranno pasto dei rossi leoni / ed il tuo mare / più alto del monte / circondato sarà di nuvoloni.
Sarà il tuo mare a lavare la Terra / dalla tua sanguinaria opera infame / sarà il fuoco di Dio a purificare / il mondo che respinse Cristo e Amore.
Seguentemente intesi: «O buon Fabrizio,
con povertà volesti anzi virtute
27 che gran ricchezza posseder con vizio».
|
Dopo (la preghiera di coloro che espiavano rivolta alla Santa Vergine) intesi: «O buon Fabrizio, che preferisti conservare la povertà con la virtù, che posseder gran ricchezza con vizio».

Si tratta del console romano Caio Fabrizio Luscinio, che nel 282 a.C. fu inviato da Pirro per trattare per conto di Roma.
Egli resistette prima ad un tentativo di corruzione mediante l'oro, poi a quello dell'intimidazione mediante gli elefanti. Respinse anche una proposta di veneficio avanzata dal medico di Pirro, il quale avrebbe detto: "È: più facile deviare il sole dalla sua orbita che Fabrizio dalla via dell'onestà".
|
Queste parole m'eran sì piaciute,
ch'io mi trassi oltre per aver contezza
30 di quello spirto onde parean venute.
|
Queste parole mi erano tanto piaciute, che io mi avvicinai a quello Spirito dal quale pareva fossero venute.
|
Esso parlava ancor de la larghezza
che fece Niccolò a le pulcelle,
33 per condurre ad onor lor giovinezza.
|
Lo spirito parlava ancora del dono che fece Niccolò alle fanciulle, per condurre in onore la loro gioventù.

Niccolò da Bari, santo e taumaturgo. Egli per salvare tre ragazze dalla prostituzione, gettò attraverso la finestra della loro camera tre palle d'oro che avevano il valore bastante per la loro dote. Esse potettero così convolare a giuste nozze.
|
«O anima che tanto ben favelle,
dimmi chi fosti», dissi, «e perché sola
36 tu queste degne lode rinovelle.
|
«O anima che tanto bene ricordi queste azioni meritevoli di lode, dimmi chi fosti», dissi, «e perché soltanto tu (tra tanti avari), richiami alla memoria queste benefiche azioni.
|
Non fia sanza mercé la tua parola,
s'io ritorno a compiér lo cammin corto
39 di quella vita ch'al termine vola».
|
Non ti sia sgradito rispondermi, dal momento che io ritorno nel mio mondo a compiere il corso della vita che vola verso il suo termine».
|
Ed elli: «Io ti dirò, non per conforto
ch'io attenda di là, ma perché tanta
42 grazia in te luce prima che sie morto.
|
Ed egli: «lo ti risponderò, non perché attenda il conforto che di là mi giunga, ma perché io vedo tanta grazia che in te riluce, prima che tu sia morto.
|
Io fui radice de la mala pianta
che la terra cristiana tutta aduggia,
45 sì che buon frutto rado se ne schianta.
|
lo fui il capostipite della malapianta della famiglia (dei Capetingi, che era dedita alla politica) che copre con la sua ombra tutta la Terra Cristiana, corrompendola a tal punto che buon frutto vi si coglie di rado.
|
Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia
potesser, tosto ne saria vendetta;
48 e io la cheggio a lui che tutto giuggia.
|
Ma se le città di Douai, Lille, Gand e Bruges potessero vendicarsi, si vendicherebbero; ed io Giustizia chiedo a Colui che tutto equlibra.
|
Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
di me son nati i Filippi e i Luigi
51 per cui novellamente è Francia retta.
|
lo fui chiamato di là Ugo Capeto; da me provengono tutti i Luigi e i Filippi (della stirpe dei Capetingi) che ressero la Francia recentemente.
|
Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi:
quando li regi antichi venner meno
54 tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi,
|
Fui figliuolo di un mercante di buoi di Parigi: allorquando gli antichi reggenti (i Carolingi), vennero meno con la morte, all'infuori di uno di loro, che si salvò perché era chiuso in convento (frate "in panni bigi", che fu l'ultimo dei Carolingi ed esattamente Carlo di Lorena),
|
trova'mi stretto ne le mani il freno
del governo del regno, e tanta possa
57 di nuovo acquisto, e sì d'amici pieno,
|
mi trovai stretto nelle mani il Governo del regno di Francia, con la mia nuova potenza e con tanti amici (come sempre avviene a chi diventa potente),
|
ch'a la corona vedova promossa
la testa di mio figlio fu, dal quale
60 cominciar di costor le sacrate ossa.
|
la corona del regno di Francia, vedova di regnanti, io potetti traslare sul capo di mio figlio, e fu da lui che cominciò la stirpe delle sacrate ossa (dei Capetingi, i quali venivano consacrati, come tutti i re precedenti, nella cattedrale di Reims).
|
Mentre che la gran dota provenzale
al sangue mio non tolse la vergogna,
63 poco valea, ma pur non facea male.
|
I miei discendenti (sangue mio) non si distinsero per particolari meriti, ma non si segnalarono neanche per malvagità.
|
Lì cominciò con forza e con menzogna
la sua rapina; e poscia, per ammenda,
66 Pontì e Normandia prese e Guascogna.
|
Da allora i miei discendenti cominciarono le rapine con la violenza e con la frode; e poi, per compensazione, furono prese la contea di Ponthieu in Piccardia e la Guascogna.

La contea di Ponthieu e la Guascogna furono tolte al re Edorado I d'Inghilterra da Filippo il Bello. Il ducato di Normandia era già stato tolto agli Inglesi da Filippo II.
|
Carlo venne in Italia e, per ammenda,
vittima fé di Curradino; e poi
69 ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.
|
Anche Carlo I d'Angiò venne in Italia e, per ammenda, fece decapitare Corradino di Svevia (nella Piazza del Mercato di Napoli), e fece anche uccidere S. Tommaso d'Aquino.
|
Tempo vegg'io, non molto dopo ancoi,
che tragge un altro Carlo fuor di Francia,
72 per far conoscer meglio e sé e' suoi.
|
lo vedo un tempo non molto lontano, in cui un altro Carlo uscirà fuori dalla Francia, per meglio far conoscere la malvagia natura sua e della sua stirpe.

Si tratta di Carlo di Valois, figlio di Filippo l'Ardito e fratello di Filippo il Bello, che, in combutta con Bonifacio VIII, fingendo di volere la pacificazione di Firenze, fece trionfare i Neri, perseguitando i Bianchi.
|
Sanz'arme n'esce e solo con la lancia
con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
75 sì ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia.
|
Egli, esperto per giostrare con la lancia di Giuda, quella del tradimento, riusci a far crepare Firenze e avvelenare la città.

Carlo di Valois entrò in Firenze come paciere di papa Bonifacio VIII, ma, ottenuto il governo della città, lo affidò a Corso Donati, che fece le sue vendette, uccidendo gli avversari e bruciando le loro case.
|
Quindi non terra, ma peccato e onta
guadagnerà, per sé tanto più grave,
78 quanto più lieve simil danno conta.
|
Quindi non guadagnerà, onore, ma peccato e vergogna.

Carlo di Valois pertanto fu chiamato: "Carlo senza terra".
|
L'altro, che già uscì preso di nave,
veggio vender sua figlia e patteggiarne
81 come fanno i corsar de l'altre schiave.
|
Poi venne l'altro (Carlo d'Angiò, detto "il ciotto" lo zoppo), il quale dette sua figlia Beatrice in moglie ad Azzo d'Este, mercanteggiando il prezzo come se si fosse trattato di una schiava.

Ugo Capeto anticipa la visione del tristo patteggiamento, perciò dice: "veggio".
Vede infatti anche una cosa più oltraggiosa, cioè il famoso episodio di Anagni, dovuto alla cupidigia di Filippo il Bello.
Papa Bonifacio VIII, che era in un primo momento favorevole ai francesi, quando s'accorse delle mire egemoniche di Filippo, seguendo la politica dell'equilibrio europeo, gli si volse contro, preparando una bolla di scomunica. Per prevenire quest'atto, che avrebbe sciolto i sudditi dal giuramento di fedeltà, Filippo il Bello decise di catturare Bonifacio, per piegarlo ai suoi voleri.
Ugo Capeto diceva di preannunciare quell'episodio che egli vedeva nel futuro, perché il passato non apparisse peggiore, per dimostrare che l'animo umano è sempre malvagio.
|
O avarizia, che puoi tu più farne,
poscia c'ha' il mio sangue a te sì tratto,
84 che non si cura de la propria carne?

Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
87 e nel vicario suo Cristo esser catto.
|
O cupidigia (dei beni terreni), quali peggiori danni tu puoi far commettere alla nostra stirpe, dopo che hai trascinato i miei discendenti a tal punto, che non si ha più rispetto per i propri figli?
Perché il passato non appaia peggiore del futuro, io vedo un'altra volta deriso il Vicario di Cristo.

Sciarra Colonna, a capo degli armati grida: "Viva il re di Francia, muoia Bonifacio", mentre il popolo lo segue feroce ed esultante.
|
Veggiolo un'altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
90 e tra vivi ladroni esser anciso.
|
E vedo rinnovellar l'aceto e il fiele e, come Cristo fra i ladroni, ucciso anche il Suo Vicario (dalla malvagità umana).

In quel tempo il papa non perse la calma, ma si presentò per essere ucciso ricoperto dalle vesti papali, con la corona sul capo e nelle mani le chiavi di San Pietro. Agli insulti di Sciarra Colonna egli rispose: "Giacché per tradimento come Cristo sono stato preso, come Cristo sono pronto a morire". Si disse che Bonifacio fu colpito da un ceffone di una mano ricoperta da un guanto di ferro, ma pare che morì dopo un mese.
|
Veggio il novo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma sanza decreto
93 portar nel Tempio le cupide vele.
|
Vedo "novello Pilato" (Filippo il Bello non si ritenne responsabile di quell'oltraggio e ipocritamente consegnò il papa nelle mani dei suoi nemici) tanto crudele, che non si contentò di questa cattiva azione, ma illegalmente ("sanza decreto") esercitò la sua cupidigia contro l'ordine dei Templari (i cui membri furono arrestati e condannati al rogo).
|
O Segnor mio, quando sarò io lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
96 fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?
|
O Signore Iddio, quando sarò io lieto di vedere la giusta punizione che, nascosta all'umano intendere, fa giusta l'ira Tua nel tuo segreto?
|
Ciò ch'io dicea di quell'unica sposa
de lo Spirito Santo e che ti fece
99 verso me volger per alcuna chiosa,
|
Ciò che io dicevo di Maria, che fu l'unica sposa dello Spirito Santo e che ti fece volgere verso di me per qualche spiegazione,
|
tanto è risposto a tutte nostre prece
quanto 'l dì dura; ma com'el s'annotta,
102 contrario suon prendemo in quella vece.
|
così abbiamo risposto a tutte le nostre preci fino a quando il giorno irradia (nel polo positivo dell'energia solare, i suoi benefici influssi captati delle esperienze che risiedono sui Piani Spirituali del Cosmo); ma avrebbe altro suono se venisse pronunciato di notte (nell'energia negativa; suono contrario al grande valore irradiato sul monte del Purgatorio, disposto a questo esempio Divino).

Con tale energia tutto il Purgatorio si arrichisce di Bene spirituale che le onde uditive, in tali proclami di esempi, riportano nell'animo umano sulla scia del tempo.
|
Noi repetiam Pigmalïon allotta,
cui traditore e ladro e paricida
105 fece la voglia sua de l'oro ghiotta;
|
Ma ora che annotta (nel buio negativo, ricordiamo i negativi esempi che l'uomo deve fuggire) parliamo di Pigmalione, traditore, ladro e parricida desideroso solo di ricchezze;

Pigmalione, re di Tiro e fratello di Didone, alla quale uccise il marito per impossessarsi delle sue ricchezze.
|
e la miseria de l'avaro Mida,
che seguì a la sua dimanda gorda,
108 per la qual sempre convien che si rida.
|
e il misero esempio dell'avaro Mida, che chiese la revoca alla sua domanda di grazia, (quando si accorse di morire, perché il cibo giunto alla sua bocca si mutava in oro), per la qual cosa convien che si rida.

Mida, re della Frigia, aveva ottenuto da Bacco il potere di trasformare in oro tutto ciò che avrebbe toccato.
|
Del folle Acàn ciascun poi si ricorda,
come furò le spoglie, sì che l'ira
111 di Iosüè qui par ch'ancor lo morda.
|
Ci si ricorda ancora del folle Acàn (che non ubbidi all'ordine di Giosuè), così che sul monte pare ancor s'aggiri l'ira di Giosuè.

Giosuè, dopo la presa di Gerico, volle che il bottino non fosse toccato da alcuno, ma venisse bruciato. Acàn, ne rubò una parte e, scoperto, fu lapidato e arso ("come furò le spoglie") insieme alla sua famiglia.
|
Indi accusiam col marito Saffira;
lodiam i calci ch'ebbe Elïodoro;
114 e in infamia tutto 'l monte gira
|
Quindi accusiamo Safira col marito; lodiamo invece i calci che ebbe Eliodoro, che gira il monte infamato.

Safira e il marito Anania amministravano i beni della Comurnità Apostolica diretta da San Pietro. Nascostamente s'impadronirono di una parte e perirono fulminati.
Eliodoro, ministro di Seleuco IV, re di Siria, su ordine di questo, si recò a Gerusalemme per depredare il tempio, ma un misterioso cavallo apparso all'improvviso lo colpì a suon di calci.
|
Polinestòr ch'ancise Polidoro;
ultimamente ci si grida: "Crasso,
117 dilci, che 'l sai: di che sapore è l'oro?"
|
Parliamo di Polinestore (re di Tracia), che uccise il giovane Polidoro (per impadronirsi delle sue ricchezze); e per ultimo si grida: "Crasso, che sapore ha l'oro?"

Il triunviro romano Licinio Grasso, famoso per la sua avarizia, fu ucciso in battaglia, combattendo contro i Parti; Orade, re dei Parti, essendogli stata portata la testa di costui, volle che gli fosse colato nella bocca dell'oro liquefatto e disse: "Avesti sete d'oro, bevine dunque".
|
Talor parla l'uno alto e l'altro basso,
secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona
120 ora a maggiore e ora a minor passo:
|
Talvolta si ricordano questi esempi a bassa voce e tal'altra ad alta voce, secondo l'intensità del sentimento che ci sprona (a procedere nella purificazione):

L'energia emanata nel ricordo di questi esempi porta sul monte purgatoriale benefici o malefici influssi, secondo la necessaria opera evolutiva a cui le anime espianti sono sottoposte.
|
però al ben che 'l dì ci si ragiona,
dianzi non era io sol; ma qui da presso
123 non alzava la voce altra persona».
|
perciò rievocando gli esempi virtuosi, non ero da solo; ma in quel luogo non alzava la voce altra persona».
|
Noi eravam partiti già da esso,
e brigavam di soverchiar la strada
126 tanto quanto al poder n'era permesso,
|
Noi eravamo già partiti; e ci affrettavamo a superare la strada, come ci era permesso,
|
quand'io senti', come cosa che cada,
tremar lo monte; onde mi prese un gelo
129 qual prender suol colui ch'a morte vada.
|
quando sentii un gran tonfo, che pareva prodotto da terremoto, che scuoteva tutto il monte; fui colto da enorme spavento come colui che viene condotto a morire.
|
Certo non si scoteo sì forte Delo,
pria che Latona in lei facesse 'l nido
132 a parturir li due occhi del cielo.
|
Di certo non si scosse così neanche l'isola di Delo, che galleggiava sul mare, prima che Latona lì vi facesse il nido per partorire i due occhi del cielo.
|
L'Isola di Delo
Nella Mitologia Delo era un'isola galleggiante, che errava nell'Egeo. Probabilmente ciò che galleggiava nell'Egeo non era un'isola, ma un'astronave-madre con proprietà subacque. Delo sarebbe stata fatta scaturire dal mare da Nettuno, perché la dea Latona, fuggendo l'ira di Giunone, potesse partorirvi Apollo e Diana, i due gemelli dei quali Giove l'avrebbe resa madre, detti "i due occhi del cielo", in quanto una notte due luci da quell'isola errante furono viste salire nello spazio, probabilmente due dischi volanti fuoriusciti dall'astronave subacquea.
Questi "due gemelli" partoriti da Latona e saliti nello spazio, parvero fermarsi sulla volta stellata nel fantasioso pensiero degli uomini di quel tempo, furono il Sole e la Luna: "i due occhi del cielo".
Poi cominciò da tutte parti un grido
tal, che 'l maestro inverso me si feo,
135 dicendo: «Non dubbiar, mentr'io ti guido».
|
Da tutte le parti del monte purgatoriale cominciò a sentirsi un grido così forte, che il mio maestro mi si avvicinò dicendo: «Non temere, mentre io ti guido».
|
'Gloria in excelsis' tutti 'Deo'
dicean, per quel ch'io da' vicin compresi,
138 onde intender lo grido si poteo.
|
'Gloria a Dio nel più alto dei Cieli' dicevano tutti gli Spiriti di quella cornice, per quanto io potetti udire da coloro che mi erano vicini.
|
No' istavamo immobili e sospesi
come i pastor che prima udir quel canto,
141 fin che 'l tremar cessò ed el compiési.
|
Noi stavamo immobili con l'animo sospeso come i pastori di Betlemme, che per primi sentirono cantare 'Gloria in excelsis' (Luca 2:14) finché il terremoto cessò e l'evento fu compiuto.
|
Poi ripigliammo nostro cammin santo,
guardando l'ombre che giacean per terra,
144 tornate già in su l'usato pianto.
|
Riprendemmo il nostro santo cammino, guardando le anime espianti che erano tornate con la faccia in giù nella loro precedente pena.
|
Nulla ignoranza mai con tanta guerra
mi fé desideroso di sapere,
147 se la memoria mia in ciò non erra,
|
Nessuna ignoranza mi fece mai desideroso di sapere con tanta ansietà, se la memoria mia non m'inganna,
|
quanta pareami allor, pensando, avere;
né per la fretta dimandare er'oso,
né per me lì potea cosa vedere:
151 così m'andava timido e pensoso.
|
quanta allora mi parve di aveme; per la fretta, non osai domandare a Virgilio, né potevo io da solo intendere alcuna cosa riguardo all'accaduto: proseguii così, timido e pensoso.
|
![[canto precedente]](frec_no1.gif) ![[canto seguente]](frec_su1.gif) ![[canti del Purgatorio]](libro_10.gif) ![[La Commedia]](libro_11.gif) ![[indice libri]](libro_12.gif)

|