
La Commedia
di Dante Alighieri
alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica
PURGATORIO - Canto XIX
nel libero commento di Giovanna Viva
Quarta cornice: accidiosi - sogno di Dante - la femmina balba - risveglio e ripresa del cammino - l'angelo della sollecitudine - Virgilio spiega a Dante il significiato del sogno - arrivo alla quinta cornice degli avari e prodighi
Quinta cornice: avari e prodighi stanno bocconi per terra, in dimensione animale - papa Adriano V
Ne l'ora che non può 'l calor diurno
intepidar più 'l freddo de la luna,
3 vinto da terra, e talor da Saturno
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Prima dell'alba, nell'ora in cui il calore solare rimasto non riesce a mitigare il freddo della luna, e viene vinto dalla freddezza naturale della Terra, e dal freddo irradiato da Satumo, giunto all'orizzonte
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- quando i geomanti lor Maggior Fortuna
veggiono in orïente, innanzi a l'alba,
6 surger per via che poco le sta bruna -,
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- gli 'indovini vedevano in oriente i segni della fortuna (attraverso le figure geometriche tracciate sulla sabbia, messe in rapporto con le figure della costellazione di quella parte dell'orizzonte), che nell'attesa del sole, ancor per poco resta oscuro -,
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mi venne in sogno una femmina balba,
ne li occhi guercia, e sovra i piè distorta,
9 con le man monche, e di colore scialba.
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mi venne in sogno una femmina pallida, deforme, guercia, bulbuziente, con i piedi storti e le mani monche (essa raffigurava il vizio in tutta la sua bruttura).
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Io la mirava; e come 'l sol conforta
le fredde membra che la notte aggrava,
12 così lo sguardo mio le facea scorta
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lo la guardavo; e come si guarda il sole che conforta le membra intirizzite dal freddo della notte, continuavo a seguirla con gli occhi
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la lingua, e poscia tutta la drizzava
in poco d'ora, e lo smarrito volto,
15 com' amor vuol, così le colorava.
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il suo linguaggio, e poi tutto in lei in poco tempo, la raddrizzò al mio sguardo, e il suo volto smarrito, acquistò ai miei occhi un armonioso colore.
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Poi ch'ell' avea 'l parlar così disciolto,
cominciava a cantar sì, che con pena
18 da lei avrei mio intento rivolto.
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Poiché aveva il parlare così disciolto, cominciò a cantare, che fui preso dalla sua malia.

La donna brutta e deforme si trasformò in una sirena. Il merito del canto la rese affascinante agli occhi di Dante.
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«Io son», cantava, «io son dolce serena,
che' marinari in mezzo mar dismago;
21 tanto son di piacere a sentir piena!
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«Io sono», cantava, «lo son dolce sirena, che in mezzo al mare i marinai attraggo; tanto son io di piaceri piena!
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Io volsi Ulisse del suo cammin vago
al canto mio; e qual meco s'ausa,
24 rado sen parte; sì tutto l'appago!».
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Col mio canto soggiogai Ulisse (e lo resi assetato della gloria); chi si abitua a me, raramente se ne allontana; poiché io l'appago completamente!».

Ulisse cadde nell'errore e vi trovò la morte. Egli volle attraversare i confini di divieto segnati dalle famose "Colonne d'Ercole", che, secondo le antiche credenze, erano state innalzate da Ercole, inondato da forza divina.
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Le Colonne d'Ercole e il triangolo di energie sotterranee (Piramidi)
Le colonne d'Ercole, costituite dai monti Abila da un lato e dai Calpi dall'altro, si diceva fossero sorte in breve tempo per volere degli Dei, i quali non consentivano agli umani di inoltrarsi oltre quel versante marino e che pertanto uccidevano tutti gli uomini che disubbidivano al loro volere.
Questa antica errata credenza dava la spiegazione alla sparizione degli equipaggi che, in tal posto, venivano disintegrati.
In realtà esiste nell'interno del pianeta, un gigantesco triangolo di energia il cui vertice è costituito dal complesso delle tre grandi Piramidi d'Egitto, mentre la sua base attraversa la zona del Polo Nord, all'altezza dello stesso parallelo delle Piramidi, del Triangolo delle Bermude e del Triangolo delle Filippine. Si tratta del 30° parallelo Nord, connesso appunto da un lato alle Bermude e dall'altro alle Filippine.
In questo triangolo sotterraneo, una perfetta simmetria costituisce forti correnti di energia che vengono dirette dalle Piramidi, in particolare dalla piramide troncata, detta "di Cheope", in tutta la Terra e soprattutto nelle zone maggiormente positive e sugli Esseri più positivi, predisposti a riceverla, al fine di abituare queste strutture terrestri a sopportare più facilmente la nuova energia che sarà quella del futuro sul pianeta Terra rinnovato, dopo l'apocalittica "ripulita".
Queste piramidi non furono costruite dai Faraoni come le piccole d'intorno, ma dagli Extraterrestri, migliaia di anni or sono. Tale energia resta ancora oggi sconosciuta al carente pensiero umano e oggi mette in allarme gli scienziati, specie quella della grande piramide troncata, chiamata di Cheope, ma che troncata più non è, per via della Scienza umana, la quale, non conoscendo il perché di quella apertura superiore, ha deciso di restaurarla. Sta di fatto, però, che mentre tale restauro deve essere rinnovato spesso, la struttura delle tre Grandi Piramidi rimane intatta nei secoli.

Per una maggiore spiegazione riporto qui una piccola parte di un documento del "Centro operativo contatti interplanetari" di Milano:

"Ogni struttura fisica delle tre grandi piramidi si appoggia su un corrispondente volume di sostanza "wrillica", ad alto potenziale d'intensità, sostenuta da una serie di macroonde che costituiscono una piramide di "Cristallo Solare" con la punta orientata verso il basso (nell'interno del sottosuolo) e direttamente corrispondente alla struttura piramidale stessa. La sostanza wrillica: il wrilli è una terza polarità umanamente sconosciuta, che ha il potere di aumentare o diminuire una delle polarità oppure di annullarle entrambi.
Tale sostanza wrillica, che forma la struttura interna di ognuna delle tre grandi piramidi, permise di elaborare le gigantesche costruzioni dei famosi macroliti egiziani, partendo da una preesistente struttura energetico-cristallina, vuota interiormente, che poi è stata proiettata all'esterno della superficie, catalizzando la disposizione delle pietre secondo linee predeterminate.

Ecco, quindi, come la pavimentazione di ognuna delle tre grandi piramidi del Nilo è in contatto diretto con un vasto tempio sotterraneo a forma piramidale, orientata verso il basso".

Gli antichi egiziani affermavano che gli dei, che di quando in quando scendevano sulla Terra con i "Clipeus Ardens", scudi ardenti (ora da noi chiamati dischi volanti), avevano messo di guardia nell'interno delle piramidi i loro guerrieri, che uccidevano tutti gli uomini che vi si addentravano, poiché nelle piramidi si trovavano le porte attraverso le quali gli dei scendevano sulla Terra.

"Esiste in realtà una potente energia cosmorigeneratrice solare posta dagli Extraterrestri, allo scopo di effettuare, nel momento opportuno, una importante opera di soccorso per l'umanità, che avanza a passi da gigante verso la disintegrazione del suo pianeta".

Tale aiuto non può giungerci se non nel momento in cui cesserà la "legge del Libero Arbitrio", che consente ampia libertà di agire nel bene e nel male ad ogni umanità sul proprio mondo.
Questa Legge Cosmica cesserà di esistere, per il pianeta Terra, quando i macchinari extraterrestri, posti già da tempo sulle astronavi, in attesa nei nostri cieli, cominceranno a registrare l'avvicinarsi dei primi movimenti apocalittici globali.

DA MESSAGGIO EXTRATERRESTRE
(L'EVOLUZIONE PLANETARIA DEL VOSTRO MONDO È ATTUALMENTE SUL PUNTO DI TRASPOLARIZZARE LE STRUTTURE BIO-VITALI DAL PIANO DELLA 3a DIMENSIONE A QUELLO DELLA 4a DIMENSIONE.
È IN CORSO UN GRADUALE PROCESSO DI ACCELERAZIONE DEL LIVELLO DI ESPRESSIONE DELLA MATERIA.
L'EVOLUZIONE GENETICA DEL PIANETA "SARAS" (Terra) È SUL PUNTO DI RAGGIUNGERE IL MASSIMO LIVELLO DI SATURAZIONE WRILLICA-ENZIMATICA PER PRODURRE LA. NECESSARIA SELEZIONE BIOLOGICA-ETICA, NECESSARIA AD INTRODURRE NEL NUOVO RITMO GLI ELEMENTI QUALITATIVI DELLA RAZZA UMANA E AD ELIMINARE PER MANCANZA DI INTERAZIONE LA CONFUSA MASSA QUANTITATIVA INCAPACE DI UNO SVILUPPO PIU' AMPIO".

Dalla cima della Piramide Troncata sul pianeta rinnovato risplenderà l'energia interna e darà vita e benessere a tutta l'umanità.
El Dorado non avrà più motivo di rimanere nascosta agli occhi degli uomini, che allora capiranno finalmente di far parte della Grande Famiglia Universale; e quando i Fratelli del Cielo verranno a visitare la Terra non saranno più considerati invasori, bensì Fratelli che ci hanno sempre amati, perdonati, compresi, aiutati.
Esiste un perfetto equilibrio nella Legge del Cosmo, a cui ogni pianeta è strettamente condizionato ed è alla violazione di questa Legge suprema che si deve lo squilibrio terrestre.
Molti messaggi ammonitori sono, da tempo, stati inviati a scienziati, a capi di Governo della Terra con i quali, fra l'altro, si avvertiva che le strutture terrestri, sia navali che aeree, trovandosi in vicinanza delle Bermude, a breve distanza dai luoghi indicati, rischiavano di venire disintegrati dalla potente forza energetica superiore. Ma gli uomini di Scienza e di Governo sono rimasti stoltamente sordi a tali avvertimenti ed ancora oggi avvengono "inspiegablli" sparizioni di mezzi navali e aerei.
Ancor non era sua bocca richiusa,
quand' una donna apparve santa e presta
27 lunghesso me per far colei confusa.
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La brutta donna del sogno, trasformata in sirena, non aveva ancora finito di parlare, quando apparve un'altra donna confusa dal canto della prima.
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«O Virgilio, Virgilio, chi è questa?»,
fieramente dicea; ed el venìa
30 con li occhi fitti pur in quella onesta.
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«O Virgilio, Virgilio, chi è questa?», ella esclamò con tono di rimprovero, per non avere egli impedito il malefico canto.
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L'altra prendea, e dinanzi l'apria
fendendo i drappi, e mostravami 'l ventre;
33 quel mi svegliò col puzzo che n'uscia.
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Poi, afferrata la donna brutta (simbolo del seducente vizio), le sbrandellò la veste, mettendole a nudo il ventre; io fui svegliato dal gran puzzo che da quel ventre usciva.
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Io mossi li occhi, e 'l buon maestro: «Almen tre
voci t'ho messe!», dicea, «Surgi e vieni;
36 troviam l'aperta per la qual tu entre».
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Io girai gli occhi verso il mio buon maestro: «T'ho chiamato per ben tre volte!», diceva, «Alzati e vieni, troveremo la via per la quale passare».
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Sù mi levai, e tutti eran già pieni
de l'alto dì i giron del sacro monte,
39 e andavam col sol novo a le reni.
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Su mi levai, e vidi che i gironi del sacro monte erano tutti illuminati dal sole, sorto da poco alle nostre spalle.
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Seguendo lui, portava la mia fronte
come colui che l'ha di pensier carca,
42 che fa di sé un mezzo arco di ponte;
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Seguivo Virgilio, a fronte bassa, come colui che cammina con la testa carica di pensieri ed ero curvo tanto, da formare col mio corpo un mezzo arco di ponte;
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quand' io udi' «Venite; qui si varca»
parlare in modo soave e benigno,
45 qual non si sente in questa mortal marca.
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quando udii una voce dolcissima che diceva: «Venite; qui si varca».
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Con l'ali aperte, che parean di cigno,
volseci in sù colui che sì parlonne
48 tra due pareti del duro macigno.
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Con le ali candide, che parevano di cigno, ci fece vogere in su colui che aveva parlato fra quei grigi muri (del dolore espiativo).
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Mosse le penne poi e ventilonne,
'Qui lugent' affermando esser beati,
51 ch'avran di consolar l'anime donne.
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Egli mosse le penne e ci fece vento, affermando che 'Qui lugent' quelli che soffrono sono beati, e avranno l'anima consolata.

Egli, ventilando le ali, fece cadere il quarto P dalla fronte di Dante; dal quarto peccato, della quarta piaga di Gesù, che grava sull'umanità, Dante fu liberato.
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«Che hai che pur inver' la terra guati?»,
la guida mia incominciò a dirmi,
54 poco amendue da l'angel sormontati.
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«Perché continui a guardare in terra?», domandò Virgilio allorché superammo di poco il punto dov'era l'angelo.
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E io: «Con tanta sospeccion fa irmi
novella visïon ch'a sé mi piega,
57 sì ch'io non posso dal pensar partirmi».
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Ed io: «Il sogno mi tiene ancora nella riflessione, così che mi riesce difficile distogliere la mente da quel pensiero».
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«Vedesti», disse, «quell'antica strega
che sola sovr' a noi omai si piagne;
60 vedesti come l'uom da lei si slega.
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«Hai visto», disse, «come l'uomo si libera dalla cupidigia dei beni terreni, e come la ragione dimostra la imperfezione della falsa felicità.
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Bastiti, e batti a terra le calcagne;
li occhi rivolgi al logoro che gira
63 lo rege etterno con le rote magne».
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Ti basti ormai quello che hai veduto, batti in terra le calcagne e rivolgi il tuo pensiero al "Logos" che gira e sostiene, il Tutto eterno con le Ruote Magne».
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batti a terra le calcagne; li occhi rivolgi al logoro che gira - v. 61-62
Il battere in terra i piedi e il rivolgersi al "Logos Eterno", dal quale proviene l'energia benefica vitale, ricorda i due movimenti usati dopo un'imposizione fluidica, per liberarsi dall'energia negativa assorbita dal guaritore durante l'imposizione. Virgilio consiglia Dante di scaricare in terra la forza negativa, assorbita in sogno alla vista del male. Ciò non significa che una qualcosa vista in sogno possa dare negativi impulsi, ma significa che l'uomo può, se anche dormiente, assorbire con la forza-pensiero e spinto da suggestione, l'energia negativa che, assieme alla positiva, alita sempre e comunque intorno a noi.
Questo spesso avviene nell'errata credenza che uno pseudo iettatore porti la famosa "iella", la disgrazia.
Ma, in realtà, è la stessa persona suggestionata dal sopraggiungere del "Malocchio" immaginario, che involontariamente assorbe il negativo esistente intorno.
Quale 'l falcon, che prima a' pié si mira,
indi si volge al grido e si protende
66 per lo disio del pasto che là il tira,
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Come il falco che prima si guarda i piedi e poi si protende verso il pasto desiderato,
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tal mi fec' io; e tal, quanto si fende
la roccia per dar via a chi va suso,
69 n'andai infin dove 'l cerchiar si prende.
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così feci io, superando rapidamente la costa rocciosa (di quel peccato) e corsi dove l'altro cerchio porta alla salita.

Ciò potrebbe intendersi come l'accettazione di una espiazione, che porti alla via per andare su "infin dove 'l cerchiar si prende".
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Com'io nel quinto giro fui dischiuso,
vidi gente per esso che piangea,
72 giacendo a terra tutta volta in giuso.
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Quando fui fuori dal quinto girone, vidi una moltitudine di anime che piangeva, giacendo a terra tutta rivolta in giù.

Gli avari e i prodighi sono puniti in egual maniera, perché colpevoli di un comune errore, come gli avari, legati ai beni terreni, così i prodighi, i quali dispensano i loro averi per emergere sugli altri, fanno cattivo uso della ricchezza.
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'Adhaesit pavimento anima mea'
sentia dir lor con sì alti sospiri,
75 che la parola a pena s'intendea.
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'Adhaesit pavimento anima mea' sentivo dir loro con così alti sospiri, che la parola a stento s'intendeva.

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Adhaesit pavimento anima mea - v. 73
"L'anima mia sta attaccata al suolo": questa confessione ben si confà a quelle anime che volsero il loro pensiero alle ricchezze terrene e le spalle ai beni Celesti. Ma nessuno ci giudica quando siamo sull'altra sponda; siamo noi stessi, quali scintille del Tutto-Dio e quali energia operante nell'energia, ad operare in tal senso. La nostra "forza-pensiero", la più grande potenza creativa, predispone il nostro futuro, che costituisce la nostra espiazione. E quale forma corporea può creare il pensiero che rivolge in giù la propria energia pensante ed al Bene Divino volge le spalle, se non quella da bestia? Le anime di questa cornice "volti hanno i dossi al suso" e sono "a giacere a terra, tutti rivolti in giuso".
«O eletti di Dio, li cui soffriri
e giustizia e speranza fa men duri,
78 drizzate noi verso li alti saliri».
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«O eletti da Dio, le cui sofferenze sono mitigate dal pensiero che esse sono giustamente inflitte, e dalla speranza della prossima beatitudine, indirizzateci verso la scala per salire in alto».
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«Se voi venite dal giacer sicuri,
e volete trovar la via più tosto,
81 le vostre destre sien sempre di fori».
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«Se voi siete esenti dalla pena di giacere bocconi, e volete trovar la via, procedete in modo che le vostre destre (polo positivo, che ha sede nel corpo fisico) sian sempre lontane da questo peccato».
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Così pregò 'l poeta, e sì risposto
poco dinanzi a noi ne fu; per ch'io
84 nel parlare avvisai l'altro nascosto,
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Così pregò Virgilio, e così gli fu risposto poco avanti a noi; mentre io, udita la voce, individuavo il corpo di chi parlava che mi era nascosto (dal suo involucro fisico inferiore, onde anche la parola mi fu nascosta da qualcosa di inespresso, consentita alle bestie),
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e volsi li occhi a li occhi al segnor mio:
ond' elli m'assentì con lieto cenno
87 ciò che chiedea la vista del disio.
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e mi volsi a guardare Virgilio negli occhi: egli, avendo letto in me il desiderio, acconsentì di buon grado alla mia richiesta.
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Poi ch'io potei di me fare a mio senno,
trassimi sovra quella creatura
90 le cui parole pria notar mi fenno,
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Poiché potetti fare a mio modo, mi rivolsi a quella creatura che aveva parlato,
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dicendo: «Spirto in cui pianger matura
quel sanza 'l quale a Dio tornar non pòssi,
93 sosta un poco per me tua maggior cura.
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dicendo: «Spirito, in cui il pianto matura la purificazione senza la quale non si ritorna a DIO, sospendi un po' per me la tua principale cura guaritrice.
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Chi fosti e perché vòlti avete i dossi
al sù, mi dì, e se vuo' ch'io t'impetri
96 cosa di là ond' io vivendo mossi».
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Dimmi chi fosti e perché siete tutti curvi verso terra e avete la schiena rivolta in su, affinché ti porga il mio aiuto nel chiedere qualcosa per te di là, donde, ancor vivo, mi son partito».
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Ed elli a me: «Perché i nostri diretri
rivolga il cielo a sé, saprai; ma prima
99 scias quod ego fui successor Petri.
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Ed eglia me: «Il perché noi il dorso rivolgiamo al cielo, tu (dopo) saprai, ma prima lascia ch'io ti dica che fui successore dell'apostolo Pietro.

Quelle anime espiavano in corpo da bestia oppure costrette a restare carponi e, pertanto, avevano tutte il dorso rivolto in su ed il corpo prostrato verso terra.
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Intra Sïestri e Chiaveri s'adima
una fiumana bella, e del suo nome
102 lo titol del mio sangue fa sua cima.
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Tra Sestri e Chiavari scende il torrente Lavagna, dal quale ha preso il nome il titolo nobiliare della mia famiglia.
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Un mese è poco più prova' io come
pesa il gran manto a chi dal fango il guarda,
105 che piuma sembran tutte l'altre some.
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Io provai, per poco più di un mese, (trentotto giorni), quanto è gravoso il compito (di chi volesse conservare l'onestà) papale, (lottando contro gl'interessi dell'entourage ecclesiastico), per salvarsi dal fango degli interessi terreni, tanto che, in confronto, ogni altra fatica sembra lievissima.
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La mia conversïone, omè!, fu tarda;
ma, come fatto fui roman pastore,
108 così scopersi la vita bugiarda.
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La mia conversione, ohimé!, fu tarda; ma quando divenni papa, subito scopersi quanto è bugiarda la vita terrena (vidi che nemmeno in quella suprema carica esisteva l'amore di Dio).
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Vidi che lì non s'acquetava il core,
né più salir potiesi in quella vita;
111 per che di questa in me s'accese amore.
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Vidi che neanche lì si poteva elevare il pensiero in quella vita (al Cielo); perché si accese in me l'amore di questa (per i beni terreni).
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Fino a quel punto misera e partita
da Dio anima fui, del tutto avara;
114 or, come vedi, qui ne son punita.
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Perfino in quel luogo fu divisa da Dio l'anima mia, totalmente cupida di ricchezze e onori; ora, come vedi, sono qui punita.
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Quel ch'avarizia fa, qui si dichiara
in purgazion de l'anime converse;
117 e nulla pena il monte ha più amara.
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Gli effetti di quegli errori appaiono chiari qui nell'espiazione delle anime "converse" (in forma di bestia e "converse" in giù, capovolte), tanto che nessuna altra pena del monte è più amara di questa.

Qui ricordiamo il riferimento di Ciacco alla sua espiazione: "s'altra è maggio, nulla è sì spiacente" (Inferno Canto VI - v. 48).
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Sì come l'occhio nostro non s'aderse
in alto, fisso a le cose terrene,
120 così giustizia qui a terra il merse.
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Così come l'occhio nostro non s'alzò in alto verso il Ciel, e restò fisso in giù alle cose terrene, così Giustizia Divina in terra ci pose.
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Come avarizia spense a ciascun bene
lo nostro amore, onde operar perdési,
123 così giustizia qui stretti ne tene,
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Come l'avarizia ci spense nell'animo l'amore per il Bene, e ci perdemmo nel male operare, così Giustizia qui ci tiene stretti,
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Nessuno ci punisce dall'alto
Siamo energia operante nell'energia, e la forza pensiero è la Divina forza più potente della vita. Possiamo pertanto accettare queste verità dall'apparenza assurda, come tutte le cose di grande potere Celeste che regolano l'Equilibrio vitale. Gli avari, la cui forza mentale li portò ad intendere maggiormente le terrene gioie ed essere ad esse legati, spinti dal loro stesso potere mentale, rinascono legati in forme di bestie, oppure prone per terra e col pensiero rivolto in giù. Quella giustizia da temere è in noi stessi, nel nostro stesso pensiero che è parte di Dio, nella Sua Forza Divina operante in eterno.
ne' piedi e ne le man legati e presi;
e quanto fia piacer del giusto Sire,
126 tanto staremo immobili e distesi».
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legati e impegnati ("e presi") a reggere con mani e piedi (il nostro corpo); per tutto il tempo occorrente a smaltire la colpa ("e quanto fia piacer del giusto Sire"), tanto staremo immobili e distesi».
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Io m'era inginocchiato e volea dire;
ma com' io cominciai ed el s'accorse,
129 solo ascoltando, del mio reverire,
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Io mi ero prostrato e volevo parlare; ma come cominciai egli si accorse, solo ascoltando, della mia riverenza,

L'anima del papa Adriano V stava prona a terra, con mani e piedi legati a sorreggere il suo corpo da bestia.
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«Qual cagion», disse, «in giù così ti torse?»
E io a lui: «Per vostra dignitate
132 mia coscïenza dritto mi rimorse».
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«Quale ragione», egli mi domandò, «in giù così ti piegasti?» E io a lui: «Per vostra dignità, la mia coscienza non mi permise di star ritto di fronte ad un papa».
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«Drizza le gambe, lèvati sù, frate!»,
rispuose; «non errar: conservo sono
135 teco e con li altri ad una podestate.
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«Drizza le gambe, alzati, fratello!», egli rispose; «non errare: siam tutti uguali, siam tutti figli dello stesso Padre.
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Se mai quel santo evangelico suono
che dice 'Neque nubent' intendesti,
138 ben puoi veder perch'io così ragiono.
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Se mai tu intendesti quell'angelica voce che dice 'Neque nubent', ben puoi capire perché io (papa Ottobono Fieschi), ragiono così.
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Vattene omai: non vo' che più t'arresti;
ché la tua stanza mio pianger disagia,
141 col qual maturo ciò che tu dicesti.
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Vattene ormai: non voglio che più qui tu rimanga; perché la tua presenza m'impedisce di piangere, ed è col pianto che maturo l'anima mia.
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Nepote ho io di là c'ha nome Alagia,
buona da sé, pur che la nostra casa
non faccia lei per essempro malvagia;
145 e questa sola di là m'è rimasa».
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Ho una nipote di nome Alagia, che ha la bontà innata in sé, ed io spero che l'esempio della famiglia Fieschi non renda anche la sua anima malvagia; questa sola creatura mi è rimasta».
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L'uomo crede che Dio esista al di fuori di lui
È da notare che quest'anima, che Dante ci presenta nella triste espiazione in corpo di bestia, non dice "avevo", ma "ho" una nipote, nel significato che, in qualsiasi forma noi ci si trovi durante il cammino nell'Universo, si ha sempre un "Io" individuale. Non si diventa mai energia sperduta in altra energia, senza più nome né ricordi, ma una personalità propria, ben distinta dalle altre, ci accompagna sempre sul cammino della Vita nel Tutto.

L'uomo crede che Dio esista al di fuori di lui; Gli ha dato l'aspetto di un vecchio severo, che troneggia sopra le nuvole, che abita a distanze incommensurabili, lontano dai Suoi figli e che guarda giù, corrucciato, per punirli a seconda delle loro colpe. L'uomo ignora che Dio è Spirito e che lo Spirito abita in lui, in ogni cellula del suo corpo e che le cellule reagiscono, come l'anima, ad ogni impulso, sia esso negativo o positivo. Il potere del pensiero non viene ancora studiato dall'uomo, che non conosce quale risonanza abbiano i pensieri, sia nell'anima che nel corpo fisico. Ed è per questo che l'umanità, male informata sulla Legge Karmica di Causa-Effetti, crede che Dio, col dito puntato, minaccioso, gli mandi dall'alto or questa, or quell'altra pena. "Ma il giusto Sire" è nell'uomo stesso, il quale, come ogni cosa esistente, deve essere, a sua volta, una trinità.

La S.S. Trinità: Padre - Figlio - Spirito Santo è anche nell'essere umano che, come ogni cellula vivente, ha in sé:
il "Padre", ovvero, l'energia creante,
il "Figlio", energia creata (e creante a sua volta),
lo "Spirito Santo" lo Spirito Divino, che tutto afflatta, unifica, armonizza.

L'uomo, quindi, crea, con la sua " forma-pensiero" (la più potente forza creativa), il suo stesso domani.
L'energia pensante dell'uomo, che rifiuta di elevare al Cielo le sue vibrazioni e al Cielo volge le spalle, protendendosi in giù verso l'energia terrena, rinasce in corpo fisico da bestia, protesa verso terra, con le spalle rivolte al Cielo.
Tutto ciò all'uomo ignaro appare, né più né meno, come un'assurda tavoletta.
In altre parole, l'uomo è quell'agglomerato bio-fisico-molecolare, strutturato da un'energia polimagnetica, il cui campo di forza è in stretto rapporto con il campo di forza creativa del sole, che svolge, su scala macrocosmica, la medesima funzione di equilibrio creativo, al quale sono strettamente legati tutti gli altri campi di forza delle ghiandole contenute in ogni organismo vivente, pensante, creante.
Ciò significa che, in virtù dell'attività enzimatica, un determinato campo magnetico, che opera sul piano astro-fisico, è bene in grado di esprimere la forma materiale strutturata dal potere dell'energia, sia essa espressa in valori più elevati, sia in valori più infimi. Tutti i valori, però, sono destinati, presto o tardi, a manifestare un giorno la grande e sconfinata Potenza dell'Intelligenza Suprema.

Anche la "forza-pensiero" del drogato, nella sua inibizione delle facoltà intellettive, può portare l'anima a retrocedere verso la struttura animale, poichè l'equilibrio bio-fisico alterato, pervenuto alla perdita della coscienza, grava sulla intelligenza. Questa retrocessione porta l'anima umana a reincarnarsi in forma di uomo-bestia, in quei corpi fisici che noi terrestri definiamo "scimmie".

Che la scimmia sia la risultante dell'uomo drogato, ci viene affermato da un messaggio extraterrestre.

A questo punto, allargando il discorso a livello galattico, possiamo intuire come ogni nucleo planetario (Sole), in virtù della propria specifica funzione, alimenta le Cellule Pianeti, ne nutre la popolazione enzimatica (Regno Minerale, Vegetale, Animale, Umano) ne attinge energia potenziata, elaborata, concorrendo in tal modo al potenziamento del campo di forza del Nucleo Galattico, che, a sua volta, equilibrato e armonizzato da una miriade di onde di energia polimagnetica (emanata da altrettanti Nuclei Galattici), si inserisce attivamente nel possente coro della sinfonia della Vita, scaturita dalla energia primaria emessa dal Nucleo Cosmico.

Anche a livello galattico l'equilibrio si autodota della adeguata energia vitale; tutto ciò, in un perenne processo dinamico bivalente, nel quale l'energia fluisce e rifluisce:

- fra il polo positivo e il polo negativo, con l'interrelazione dell'elettromagnetismo;
- fra l'energia e la materia, con l'interrelazione dei fenomeni fisico-chimici;
- fra lo Spirito e il corpo, con l'interrelazione dell'anima;
- fra la nascita e la morte, con l'interrelazione della Vita;
- fra l'enzima e il substrato, con l'interrelazione della reazione elettrochimica;
e così via.

Questa è la funzione dell'inesauribile Generatore Cosmico, autoalimentantesi e autopotenziantesi, che noi, nella nostra limitatezza e semplicità, chiamiamo umilmente: Dio Padre.
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