
La Commedia
di Dante Alighieri
alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica
PURGATORIO - Canto XVII
nel libero commento di Giovanna Viva
Terza cornice: iracondi - esempi d'ira punita - l'angelo della mansuetudine - arrivo alla quarta cornice degli accidiosi
Quarta cornice: sosta forzata dei poeti per il sopraggiungere della notte - Virgilio spiega a Dante la teoria dell'amore e l'ordinamento morale del Purgatorio
Ricorditi, lettor, se mai ne l'alpe
ti colse nebbia per la qual vedessi
3 non altrimenti che per pelle talpe,
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Ricorda, lettore, se mai in montagna ti colse una nebbia attraverso la quale tu vedessi al modo delle talpe che hanno una membrana per ricoprire gli occhi a riparo della luce,
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come, quando i vapori umidi e spessi
a diradar cominciansi, la spera
6 del sol debilemente entra per essi;
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oppure come quando i vapori umidi e densi cominciano a diradarsi, e la luce solare li attraversa debolmente;
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e fia la tua imagine leggera
in giugnere a veder com'io rividi
9 lo sole in pria, che già nel corcar era.
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e la tua mente riuscirà ad immaginare come io da principio rividi il sole, già prossimo al tramonto.
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Sì, pareggiando i miei co' passi fidi
del mio maestro, usci' fuor di tal nube
12 ai raggi morti già ne' bassi lidi.
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Così (in quella fioca luce), procedendo di pari passo col mio maestro, uscì fuori dalla nube verso i raggi del sole, già morti nei bassi lidi.

Anche su questa cornice l'Angelo offre a Dante una frequenza di brani di vite impresse nello spazio sotto forma di luce simili a TRASMISSIONI AUDIOVISIVE DI ESPERIENZE VISSUTE, CHE RESTANO IMPRESSE NEL COSMO SUI PIANI SPIRITUALI E IN PERFETTO COLLEGAMENTO CON LE CREATURE ALLE QUALI APPARTENGONO E DELLE QUALI SONO "BAGAGLI EVOLUTIVI" (Canto XV). BAGAGLI EVOLUTIVI, QUESTI, CHE CON L'OPERA DIABOLICA DEL TRAPIANTO DEGLI ORGANI, VENGONO, COME GIA' DETTO, SCONVOLTI E CANCELLATI DALLA GRANDE LAVAGNA DELLA VITA.
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O imaginativa che ne rube
talvolta sì di fuor, ch'om non s'accorge
15 perché dintorno suonin mille tube,
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O scienza delle immagini, che tanto ci conduci al di fuori (delle nostre conoscenze umane), dove l'uomo non s'accorge (di ciò che accade nel Cosmo), anche se d'intorno a lui suonino mille trombe,
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chi move te, se 'l senso non ti porge?
Moveti lume che nel ciel s'informa,
18 per sé o per voler che giù lo scorge.
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chi ti muove (o immaginativa), se il senso umano non ti porge? Ti muove un lume vitale, che si genera in cielo, per Equilibrio Creativo, e per Divina Volontà che consente lo si scorga quaggiù.

Per "immaginativa" non s'intende immaginazione di qualcosa di inesistente, ma Scienza delle Immagini, che fa parte di quella Scienza Divina, le cui opere sono sulla Terra definite "miracoli".
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De l'empiezza di lei che mutò forma
ne l'uccel ch'a cantar più si diletta,
21 ne l'imagine mia apparve l'orma;

e qui fu la mia mente sì ristretta
dentro da sé, che di fuor non venìa
24 cosa che fosse allor da lei ricetta.
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Dell'atto empio di Progne che (per avere ucciso e dato da mangiare il figlioletto Iti al marito Tereo), fu trasformata in usignolo, nell'immagine presentatami apparve l'impronta; e qui la mia mente fu incapace di capire il significato di quella immagine ricevuta (dal momento che la mia mente non percepiva la possibilità di mutare il corpo umano in quello da bestia, poiché tali opere sono sconosciute all'uomo terrestre).
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lei che mutò forma - v. 19
La trasformazione di un corpo, quale creazione di un complesso cellulare, non è possibile sulla Terra, dove nella immatura e sconvolta energia non può esistere vibrazione positiva e creativa, né gli umani possono assorbire direttamente dall'energia psichico-creativa, irradiata dalla ghiandola endocrina "Sole", gli elementi per la formazione di un corpo. Mentre in superiori dimensioni questo è possibile.
Per superiori poteri avviene che: fissando intensamente nel pensiero una forma corporea si attrae, con la "forza di volontà", attorno a tale forma, la prima energia sottile, che inizialmente scaturisce dalla "Forza-Pensiero".
L'energia sottile si raddensa in energia più pesante, la quale va a rivestire il modello dell'immagine effettuata, in modo visibile.
Anche sulla Terra (nel nostro piccolo), prima di iniziare un'opera d'arte, sentiamo il bisogno di creare nella mente una forma, un'idea, uno schizzo. Si tratta in realtà di un'operazione da noi compiuta per istinto, ignorando l'intimo meccanismo d'azione.
Anche a noi è dato di creare nella mente entità di pensiero, incoscientemente, ma delle quali abbiamo la paternità e la responsabilità.
Badiamo bene, perciò, a non emanare pensieri cattivi.
Ogni impulso negativo o positivo, che dal nostro campo animico si sprigiona, prima o poi colpirà di ritorno il campo animico che lo generò. Anche con le parole, che sono energia, avviene il medesimo processo.
Cerchiamo, quindi, di creare entità fatte di parole e di pensieri e di forme positive, che portino nelle anime altrui soltanto il bene. Il pensiero è la più potente forza creativa esistente. E in tale mondo etereo di materia sottile, a noi invisibile e sconosciuta, dove operiamo incoscientemente, gettiamo le fondamenta del nostro prossimo domani.
Questo è un insegnamento che ci offre, fraternamente, Carlo Splendore sul bollettino: "IN CAMMINO VERSO LA LUCE".
Poi piovve dentro a l'alta fantasia
un crucifisso dispettoso e fero
27 ne la sua vista, e cotal si morìa;
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Poi piovve dall'alto (dall'alta fantasia divina, captato cioè dalle alte immagini del Cosmo) un uomo crocifisso che moriva mentre la sua espressione era di dispetto e di ferocia;

Era Aman, ministro di Assuero, re di Persia. Costui era irato contro l'ebreo Mardoceo, zio della regina Ester, il quale rifiutava di genuflettersi davanti a lui, affermando che la sua religione non permetteva di genufiettersi che di fronte a Dio. Perciò Aman decise di crocifiggere il buon Mardoceo e di sterminare gli ebrei che erano nel regno. Ma il sovrano Assuero, saputo dalla regina Ester il malvagio proposito del suo ministro, lo fece crocifiggere sulla stessa impalcatura che costui aveva fatta erigere per Mardoceo.
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intorno ad esso era il grande Assüero,
Estèr sua sposa e 'l giusto Mardoceo,
30 che fu al dire e al far così intero.
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intorno al crocifisso vi era il grande Assuero, Ester sua sposa e il giusto Mardoceo, che fu nel suo operare molto leale.
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E come questa imagine rompeo
sé per sé stessa, a guisa d'una bulla
33 cui manca l'acqua sotto qual si feo,
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E come questa immagine (che era talmente irrorata da energia negativa che non scomparve come le altre) si ruppe da sé (nel positivo del Cosmo), come bolla d'aria a cui viene a mancare l'acqua sotto la quale si è formata,
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surse in mia visïone una fanciulla
piangendo forte, e dicea: «O regina,
36 perché per ira hai voluto esser nulla?
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La seguente scena rifletteva un avvenimento che anche Virgilio ha riportato nell'Eneide: Temendo che Enea, vincitore di Turno, potesse sposare la figlia Lavinia, la madre, di nome Amanda, colta da disperata ira, si uccise ed in quella immagine trasmessa, la figlia piangeva per la madre morta e diceva: «O Regina, perché per ira hai voluto esser nulla?
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Ancisa t'hai per non perder Lavina;
or m'hai perduta! Io son essa che lutto,
39 madre, a la tua pria ch'a l'altrui ruina».
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Ti sei uccisa per non perdere Lavinia, ed ora l'hai persa! lo son Lavinia in lutto, o madre, prima per la rovina della tua anima suicida e poi per quella degli altri».

Queste parole ricordano anche che il suicida provoca il male soprattutto a sé stesso per il conseguirsi di un duro Karma, che lentamente si spegne nel tempo, di vita in vita, e tende a portare l'anima del suicida a ripetere lo stesso errore, prolungando così la sofferenza espiativa, che prevede anche il nascere ciechi per lunghi cicli, ma nessuno ci punisce, è la nostra Forza-Pensiero, che rifiuta la luce, noi siamo energia operante nell'energia.
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Come si frange il sonno ove di butto
nova luce percuote il viso chiuso,
42 che fratto guizza pria che muoia tutto;
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Come s'interrompe il sonno quando una luce improvvisa sorge ad un tratto percuotendo gli occhi chiusi del dormiente;
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così l'imaginar mio cadde giuso
tosto che lume il volto mi percosse,
45 maggior assai che quel ch'è in nostro uso.
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così l'immagine da me veduta cadde giù non appena mi colpì il volto una luce molto più intensa di quella che conosciamo.
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I' mi volgea per veder ov'io fosse,
quando una voce disse «Qui si monta»,
48 che da ogne altro intento mi rimosse;

e fece la mia voglia tanto pronta
di riguardar chi era che parlava,
51 che mai non posa, se non si raffronta.
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lo mi volgevo per vedere dove fossi, quando una voce disse: «Qui si sale», e quella voce mi distolse da ogni altro pensiero; e m'infuse una gran voglia di guardare chi parlava.
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Ma come al sol che nostra vista grava
e per soverchio sua figura vela,
54 così la mia virtù quivi mancava.
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Ma come davanti al sole che abbaglia e soverchia la sua figura, così (dinanzi a quel fulgore che proveniva dall'Angelo), la mia facoltà visiva veniva meno.
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«Questo è divino spirito, che ne la
via da ir sù ne drizza sanza prego,
57 e col suo lume sé medesmo cela.
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«Questo è lo Spirito divino, che sulla via giusta c'indirizza senza bisogno di essere pregato, e con la sua grande luce d'amore per gli altri, offusca la sua figura.
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Sì fa con noi, come l'uom si fa sego;
ché quale aspetta prego e l'uopo vede,
60 malignamente già si mette al nego.
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Quest'angelo, animato da vero spirito di carità, opera, rispetto a noi, con quell'amore spontaneo che l'uomo pratica verso sé stesso.
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Or accordiamo a tanto invito il piede;
procacciam di salir pria che s'abbui,
63 ché poi non si poria, se 'l dì non riede».
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Ora assecondiamo il suo invito amoroso, cerchiamo di affrettarci a salire prima di notte, poiché (l'energia negativa del buio notturno) non ci permetterà di salire prima del nuovo giorno».
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Così disse il mio duca, e io con lui
volgemmo i nostri passi ad una scala;
66 e tosto ch'io al primo grado fui,
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Così disse il maestro, e entrambi volgemmo i passi verso la scala, e appena io fui sul primo gradino,
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senti'mi presso quasi un muover d'ala
e ventarmi nel viso e dir: 'Beati
69 pacifici, che son sanz'ira mala!'
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sentì un muover d'ala che mi soffiava il vento sul viso e una voce mi diceva: 'Beati i pacifici, che son senza ira!'

L'ala dell'angelo aveva liberato Dante da un'altra P, altra piaga di Gesù, il cui peso incombe sull'intera umanità.
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Già eran sovra noi tanto levati
li ultimi raggi che la notte segue,
72 che le stelle apparivan da più lati.
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Gli ultimi raggi del sole erano alti nel cielo, tanto che le stelle arrivano da più lati.
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'O virtù mia, perché sì ti dilegue?',
fra me stesso dicea, ché mi sentiva
75 la possa de le gambe posta in triegue.
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'O mia energia, perché così ti dilegui col buio che avanza?', questo io dicevo mentre avvertivo la mancanza di forza nelle gambe.
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Noi eravam dove più non saliva
la scala sù, ed eravamo affissi,
78 pur come nave ch'a la piaggia arriva.
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Noi eravamo sulla sommità della scala, e puntellati, nella impossibilità assoluta di procedere che incontra una nave, la quale, giunta sull'asciutto della spiaggia, è costretta a fermarsi.
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E io attesi un poco, s'io udissi
alcuna cosa nel novo girone;
81 poi mi volsi al maestro mio, e dissi:
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lo attesi un poco, per udire se qualcosa di nuovo ci fosse su quel girone; poi rivolto al mio maestro, dissi:
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«Dolce mio padre, dì, quale offensione
si purga qui nel giro dove semo?
84 Se i piè si stanno, non stea tuo sermone».
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«Dolce padre mio, quale peccato qui si espia? Se i piedi son fermi non lo sia il tuo insegnamento».
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Ed elli a me: «L'amor del bene, scemo
del suo dover, quiritta si ristora;
87 qui si ribatte il mal tardato remo.
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Egli rispose: «Qui si purifica l'amore per il bene, che fu tardo nel suo volere; battendo più forte il remo (della "barca") si riacquista la distanza perduta (nella lentezza del sentimento).

Qui le anime cercano di compensare la loro pigrizia col fervore della Carità.
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Ma perché più aperto intendi ancora,
volgi la mente a me, e prenderai
90 alcun buon frutto di nostra dimora».
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Ma per meglio intendere, volgi a me il tuo pensiero e raccoglierai il miglior frutto d'insegnamento di questo girone».
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«Né creator né creatura mai»,
cominciò el, «figliuol, fu sanza amore,
93 o naturale o d'animo; e tu 'l sai.
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«Tutti gli esseri da Dio creati» cominciò egli, «non furono mai senza amore, sia esso innato o d'elezione (quest'ultimo nasce dalla conoscenza o dalla volontà nella libera decisione), e tu lo sai.
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Lo naturale è sempre sanza errore,
ma l'altro puote errar per malo obietto
96 o per troppo o per poco di vigore.
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L'amore innato è naturale e non può mai errare, mentre l'altro se rivolto ai beni mateliali può errare e inoltre eccedere o per troppo, o per poco vigore.
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Mentre ch'elli è nel primo ben diretto,
e ne' secondi sé stesso misura,
99 esser non può cagion di mal diletto;
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Se il primo impulso è rivolto all'amor fraterno per l'altrui bene, non può essere cagione di male;
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ma quando al mal si torce, o con più cura
o con men che non dee corre nel bene,
102 contra 'l fattore adovra sua fattura.
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ma quando esso tende ai beni terreni con eccessiva sollecitudine, trascurando il Bene di Dio, che vive in noi, contro il Creatore volge la sua vita.
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Quinci comprender puoi ch'esser convene
amor sementa in voi d'ogne virtute
105 e d'ogne operazion che merta pene.
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Quindi puoi comprendere che seminando virtù, si raccoglie il premio e che seminando il male, si raccoglie il dolore.
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Or, perché mai non può da la salute
amor del suo subietto volger viso,
108 da l'odio proprio son le cose tute;
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Ora, poiché l'amore non può allontanarsi dal bene del soggetto che lo prova (poiché ogni anima non può volere che il proprio bene), tutti gli esseri sono immuni dall'odiare sé stessi;
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e perché intender non si può diviso,
e per sé stante, alcuno esser dal primo,
111 da quello odiare ogne effetto è deciso.
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e poiché nessun essere si può concepire diviso da Dio (essendo scintilla della Sua Luce), nessuno può odiare Dio che è in sé.
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Resta, se dividendo bene stimo,
che 'l mal che s'ama è del prossimo; ed esso
114 amor nasce in tre modi in vostro limo.
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Resta il male del prossimo (il male che noi possiamo amare vivendo nell'egoismo e nella violenza); questo amore per il male nasce in tre modi sulla Terra.
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co chi, per esser suo vicin soppresso,
spera eccellenza, e sol per questo brama
117 ch'el sia di sua grandezza in basso messo;
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c'è chi ardentemente spera di vedere oppresso il suo vicino, e agogna l'eccellenza propria, mediante lo schiacciamento degli altri;
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è chi podere, grazia, onore e fama
teme di perder perch'altri sormonti,
120 onde s'attrista sì che 'l contrario ama;
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c'è chi teme di perdere la potenza e la fama, per il fatto che altri s'innalzi e lo superi, a tal punto che ama veder l'altro cadere in basso;
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ed è chi per ingiuria par ch'aonti,
sì che si fa de la vendetta ghiotto,
123 e tal convien che 'l male altrui impronti.
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c'è chi, per ingiuria ricevuta, si adira a tal punto, da divenire arido di vendetta, e prepara il male per chi lo offese.
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Questo triforme amor qua giù di sotto
si piange; or vo' che tu de l'altro intende,
126 che corre al ben con ordine corrotto.
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Questo triforme amore si piange quaggiù; ed ora voglio che tu intenda quell'altro amore, che si rivolge al bene in maniera corrotta, sconsideratamente.
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Ciascun confusamente un bene apprende
nel qual si queti l'animo, e disira;
129 per che di giugner lui ciascun contende.
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Ognuno conosce confusamente un supremo Bene, in cui l'animo si appaghi; e tutti cercano di raggiungerlo.
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Se lento amore a lui veder vi tira
o a lui acquistar, questa cornice,
132 dopo giusto penter, ve ne martira.
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Se ad acquistare tale bene supremo vi spinge un amore tiepido, questa cornice, dopo il giusto pentimento, vi castiga per questo modo di essere.
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Altro ben è che non fa l'uom felice;
non è felicità, non è la buona
135 essenza, d'ogne ben frutto e radice.
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Altro bene c'è che non dà all'uomo la felicità; Dio, perfetta essenza e origine d'ogni bene, dà la giusta ricompensa.
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L'amor ch'ad esso troppo s'abbandona,
di sovr'a noi si piange per tre cerchi;
ma come tripartito si ragiona,
139 tacciolo, acciò che tu per te ne cerchi».
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L'amore che ai beni mondani troppo s'abbandona, sopra di noi si piange per tre cerchi; ma come si triparte io non ti dico, poiché è bene che da solo lo ricerchi».

Il vero amore è un sentimento che va al di là delle umane interpretazioni.
Oggi l'uomo è nella notte e vive nella oscurità spirituale. Il suo spirito si è oscurato ed è per questo che anche il suo cielo e il suo orizzonte sono cupi. Ma molto presto una Luce brillerà così bella, che l'uomo non ne ha vista l'eguale.
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