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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto XVI

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Terza cornice: iracondi - Marco Lombardo: sua spiegazione delle cause della corruzione del mondo


        Buio d'inferno e di notte privata
      d'ogne pianeto, sotto pover cielo,
   3 quant'esser può di nuvol tenebrata,
Buio d'inferno di una notte priva di ogni chiaror di stelle sotto un povero cielo tenebroso e cupo,
        non fece al viso mio sì grosso velo
      come quel fummo ch'ivi ci coperse,
   6 né a sentir di così aspro pelo,
non si pose mai sul mio viso un velo così denso come quel fumo che qui ci avvolse, né tanta pungente asprezza,
        che l'occhio stare aperto non sofferse;
      onde la scorta mia saputa e fida
   9 mi s'accostò e l'omero m'offerse.
da non potere reggere lo sguardo; onde Virgilio mi si avvicinò e mi offerse il suo omero, perché mi appoggiassi.
        Sì come cieco va dietro a sua guida
      per non smarrirsi e per non dar di cozzo
 12 in cosa che 'l molesti, o forse ancida,
Con la stessa fiducia di un cieco che segue la sua guida, come chi vuoI preservarsi da pericolo o da morte,
        m'andava io per l'aere amaro e sozzo,
      ascoltando il mio duca che diceva
 15 pur: «Guarda che da me tu non sia mozzo».
così andavo per quell'aere sporco e amaro, ascoltando il mio maestro che mi diceva: «Bada che da me tu non sia mai diviso».

Ogni creatura che vive nel denso fumo della dimensione terrena, dovrebbe recepire e serbare in sé tale ammonimento: mai separarsi dal Bene Divino, se si vuoI liberare dalla caligine del mondo che mozza il respiro della vita.
        Io sentia voci, e ciascuna pareva
      pregar per pace e per misericordia
 18 l'Agnel di Dio che le peccata leva.
lo sentivo voci che pregavano l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Se l'ira acceca gli uomini e spezza i fraterni legami d'amore, si rivela conforme alla Legge del Contrappasso di tale colpa il fatto che coloro che, in vite passate, caddero in questo errore espiino, in vite future, avvolti dal denso vapore fumogeno che mozza il respiro. Così come l'ira mozza il respiro della pace altrui. Anche il Karma delle malattie respiratorie appartiene a quel cerchio denso di sofferenza della "terza cornice".
        Pur 'Agnus Dei' eran le loro essordia;
      una parola in tutte era e un modo,
 21 sì che parea tra esse ogne concordia.
Quelle anime, nel solo canto 'Agnus Dei', concordavano la melodia della fratellanza e della pace, di cui furono carenti.
        «Quei sono spirti, maestro, ch'i' odo?»,
      diss'io. Ed elli a me: «Tu vero apprendi,
 24 e d'iracundia van solvendo il nodo».
«Che spiriti, Maestro, son quelli che odo?», domandai. Ed elli a me: «Apprendi il vero, essi vanno espiando il peccato dell'ira che li rese nemici».
        «Or tu chi se' che 'l nostro fummo fendi,
      e di noi parli pur come se tue
 27 partissi ancor lo tempo per calendi?»
«Chi sei tu che, col passaggio del tuo corpo, tagli il nostro fumo, che a te non preclude il respiro, e parli di noi come se dividessi ancora il tempo per calende?»
        Così per una voce detto fue;
      onde 'l maestro mio disse: «Rispondi,
 30 e domanda se quinci si va sùe».
Così fu detto da una voce; e Virgilio mi disse: «Rispondile, e domanda se questa è la via per andare su».
        E io: «O creatura che ti mondi
      per tornar bella a colui che ti fece,
 33 maraviglia udirai, se mi secondi».
Ed io: «O creatura che ti mondi per tornare pura a Colui che ti creò, se mi segui, udirai da me una cosa meravigliosa».
        «Io ti seguiterò quanto mi lece»,
      rispuose; «e se veder fummo non lascia,
 36 l'udir ci terrà giunti in quella vece».
«lo ti seguirò per quanto potrò», egli rispose, «e se il fumo dell'ira impedirà la reciproca vista, l'udito ci terrà ugualmente vicini».
        Allora incominciai: «Con quella fascia
      che la morte dissolve men vo suso,
 39 e venni qui per l'infernale ambascia.
lo cominciai: «Con l'involucro del mio corpo denso che la morte della materia dissolve, venni qui attraverso l'infernale dolore.
        E se Dio m'ha in sua grazia rinchiuso,
      tanto che vuol ch'i' veggia la sua corte
 42 per modo tutto fuor del moderno uso,
E poiché Dio, nell'abbraccio della Sua Grazia, mi concede di vedere la Sua Corte Angelica in maniera tutta nuova,
        non mi celar chi fosti anzi la morte,
      ma dilmi, e dimmi s'i' vo bene al varco;
 45 e tue parole fier le nostre scorte».
non celarmi chi fosti, e dimmi se procedo bene per la quarta cornice; con l'augurio che le tue parole siano la nostra guida».

Dante si riferisce al suo viaggio, unico per quel tempo. Infatti, non era stato ancora compiuto da nessuno dopo San Paolo (Inferno Canto II v. 28-30).
        «Lombardo fui, e fu' chiamato Marco;
      del mondo seppi, e quel valore amai
 48 al quale ha or ciascun disteso l'arco.
«lo fui lombardo e fui chiamato Marco; ebbi esperienza del mondo e amai il valore della retta via, alla quale oggi nessuno più mira.

Marco Lombardo fu uomo di corte e di legge, diplomatico famoso per la sua rettitudine, alla quale, però, univa l'ira per i disonesti. Ed era questo peccato che aveva portato Marco nella stessa pena degli iracondi. Ciò insegna che chi fa giustizia per suo conto non ottiene la palma della pace, né la ghirlanda della gloria e neanche quella della Divina Giustizia.
        Per montar sù dirittamente vai».
      Così rispuose, e soggiunse: «I' ti prego
 51 che per me prieghi quando sù sarai».
Per salire su vai diritto». Così rispose, e soggiunse: «Io ti prego di pregare per me quando sarai arrivato sù».

Marco Lombardo, anima retta, aveva indicato loro la via della rettitudine per andare in Cielo.
        E io a lui: «Per fede mi ti lego
      di far ciò che mi chiedi; ma io scoppio
 54 dentro ad un dubbio, s'io non me ne spiego.
Ed io risposi: «Mi obbligo a te con la mia parola; ma io sono stretto da un dubbio, in modo tale che quasi mi sento scoppiare se non me ne libero.
        Prima era scempio, e ora è fatto doppio
      ne la sentenza tua, che mi fa certo
 57 qui, e altrove, quello ov'io l'accoppio.
La tua affermazione ha rafforzato il mio dubbio circa la causa di tanta decadenza di virtù.
        Lo mondo è ben così tutto diserto
      d'ogne virtute, come tu mi sone,
 60 e di malizia gravido e coverto;
Il mondo è dunque deserto di ogni bene, come tu mi dici, così pregno di malizia;
        ma priego che m'addite la cagione,
      sì ch'i' la veggia e ch'i' la mostri altrui;
 63 ché nel cielo uno, e un qua giù la pone».
ti prego di dirmi la ragione di tanto male, così che io possa indicarla agli altri; poiché c'è chi l'attribuisce alla Volontà Divina e chi all'umano volere».
        Alto sospir, che duolo strinse in «uhi!»,
      mise fuor prima; e poi cominciò: «Frate,
 66 lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.
Un alto sospiro, che il dolore di quella espiazione strinse in «uhi!», Marco mandò fuori prima di parlare; e poi cominciò: «Fratello, dai tuoi dubbi si vede che tu provieni da quel mondo cieco, ottenebrato dall'errore.
        Voi che vivete ogne cagion recate
      pur suso al cielo, pur come se tutto
 69 movesse seco di necessitate.
Voi terrestri attribuite la causa di tutto soltanto al Cielo, come se il cielo, col suo movimento, fosse il motore necessario di ciò che accade sulla Terra.
        Se così fosse, in voi fora distrutto
      libero arbitrio, e non fora giustizia
 72 per ben letizia, e per male aver lutto.
Se la causa del vostro procedere risiedesse negli influssi celesti, in voi uomini sarebbe annullata la Cosmica Legge del Libero Arbitrio, e non sarebbe giusto ricevere il premio o la condanna per il Bene e per il Male da voi commesso.
        Lo cielo i vostri movimenti inizia;
      non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica,
 75 lume v'è dato a bene e a malizia,
Il Cielo dà il primo influsso agli istinti umani; e neanche a tutti (dal momento che ognuno porta con sé il bagaglio delle proprie colpe non ancora smaltite in precedenti vite), ma vi è stata data la ragione per discernere il male dal bene,
        e libero voler; che, se fatica
      ne le prime battaglie col ciel dura,
 78 poi vince tutto, se ben si notrica.
vi è stato dato anche il libero volere; che incontra dura fatica nelle prime battaglie, ma dopo, con l'aiuto del Cielo (se questo in virtù del "Libero Arbitrio" viene accettato), si regge e si vince la dura lotta della vita.
        A maggior forza e a miglior natura
      liberi soggiacete; e quella cria
 81 la mente in voi, che 'l ciel non ha in sua cura.
A maggior forza ed a miglior natura liberi soggiacete; e questo crea la capacità intellettiva in voi, sulla quale gli influssi celesti non hanno potere.
        Però, se 'l mondo presente disvia,
      in voi è la cagione, in voi si cheggia;
 84 e io te ne sarò or vera spia.
Perciò, se il mondo disvia l'uomo dal bene, è in voi la causa (che v'induce a scegliere il male che dà il dolore, dal quale scaturirà un giorno la scintilla pura del divenire eterno); ed io, di ciò, vi sarò verace dimostratore ("vera spia").

[chiarificazioni purgatorio] in voi è la cagione - v. 83 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Ogni anima, in virtù del Libero Arbitrio, quale scintilla di Dio, da sé stessa condanna sé stessa. Non è il "Demonio" a torturarla, ma la Giustizia che in essa ha vita.
Iddio, Misericordia Infinita, non condanna nessuno alla dannazione eterna. Ciò è dimostrato dal Divino Concetto nelle parole trasmesse al mondo dal profeta Isaia:
"…POICHÈ IO NON CONTENDERÒ IN ETERNO E NON SARÒ ADIRATO PER SEMPRE; ALTRIMENTI VERREBBE MENO AL MIO COSPETTO LO SPIRITO E L'ALITO VITALE CHE HO CREATO.
PER LA SUA INIQUITÀ MI SONO ADIRATO PER POCO, L'HO PERCOSSO, MI SONO NASCOSTO E SDEGNATO; EPPURE EGLI È RITORNATO ALLE VIE DEL SUO CUORE. HO VISTO LE SUE VIE; LO CURO, LO GUIDO, GLI OFFRO CONSOLAZIONI". (Isaia 57:16-18).

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Esce di mano a lui che la vagheggia
      prima che sia, a guisa di fanciulla
 87 che piangendo e ridendo pargoleggia,
L'anima, al suo ritorno in Terra, esce dalle Mani di Dio, dimentica del proprio passato, a guisa di fanciulla senza esperienza, la quale ridendo e piangendo pargoleggia,
        l'anima semplicetta che sa nulla,
      salvo che, mossa da lieto fattore,
 90 volontier torna a ciò che la trastulla.
essa, priva di discernimento, poiché delle passate esperienze più nulla ricorda, volentieri ritorna a ciò che le piace.
        Di picciol bene in pria sente sapore;
      quivi s'inganna, e dietro ad esso corre,
 93 se guida o fren non torce suo amore.
Dei piccoli beni mondani ella sente il sapore; e s'inganna (credendo che nulla vi sia al di fuori delle effimere gioie terrene, le sole che essa riesca a pecepire), e ad esse corre, se una guida non cambia direzione al suo amore.
        Onde convenne legge per fren porre;
      convenne rege aver che discernesse
 96 de la vera cittade almen la torre.
Pertanto, fu necessaria una legge ed un reggente che ponesse un freno e che discernesse delle Divine Leggi del Cosmo ("de la vera cittade") almeno la torre.
        Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
      Nullo, però che 'l pastor che procede,
 99 rugumar può, ma non ha l'unghie fesse;
Le Leggi vi sono, ma chi può porre mano ad esse (in questo buio mentale della specie umana)? Nulla può il pastore che procede (sia o non sia, questo, all'altezza), ruminare egli può, ma non ha le unghie spaccate (affinché l'umanità, con lo stesso errato procedere di un tempo, possa seguire e ascoltare i suoi insegnamenti);

Marco si riferisce al Celeste divieto, trasmesso al mondo per mezzo di Mosé, avente lo scopo di preservare gli uomini dalle sostanze nocive contenute nel sangue degli animali che avevano le unghie spaccate, i quali non ruminavano l'erba pura, ma si cibavano di ogni immonda sostanza, come il maiale. A tal uopo, il divieto diceva: "L'uomo non si ciberà degli animali con l'unghia fessa". Il divieto di mangiare tali animali portò gli uomini a credere di doverli adorare e furono, infatti, adorati come divinità.
        per che la gente, che sua guida vede
      pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta,
102 di quel si pasce, e più oltre non chiede.
con lo stesso intendere errato d'un tempo, oggi la gente, che vede nei sacerdoti la loro guida indirizzata ai beni mondani, di cui essa è ghiotta, tende unicamente a questo, ed altro non chiede.
        Ben puoi veder che la mala condotta
      è la cagion che 'l mondo ha fatto reo,
105 e non natura che 'n voi sia corrotta.
Ben puoi vedere che la umana condotta materialistica (di cui si sono ammantate varie religioni, che ha indotto l'uomo a percorrere falsi sentieri lastricati di dogmi, i quali hanno immiserito nell'uomo il concetto di Dio) è la cagione che il mondo ha fatto reo, e non natura che in voi sia corrotta.
        Soleva Roma, che 'l buon mondo feo,
      due soli aver, che l'una e l'altra strada
108 facean vedere, e del mondo e di Deo.
Roma, che il buon mondo costruì, soleva avere due supreme autorità (l'imperatore e il papa), che guidavano gli uomini, il primo verso la via temporale, il secondo verso la via spirituale.
        L'un l'altro ha spento; ed è giunta la spada
      col pasturale, e l'un con l'altro insieme
111 per viva forza mal convien che vada;
Il Divino con l'umano mal s'accoppiano di fronte alla spada grondante sangue, pertanto, l'uno e l'altro insieme, contro la Forza del Superiore Volere (che ciò non consente), non convien che vadano;

Roma era illuminata da due soli: Iddio nei cieli e la Chiesa in Terra (sole divino e sole umano). Ma il sole umano ha spento nel cuore degli uomini quello divino, perché la reggenza ecclesiastica non si è dedicata alla missione apostolica affidatale dal Cristo per mezzo di Pietro, bensì alla politica e all'alta finanza; è stato spento così negli uomini il Divino Concetto fatto di UMILTA', PACE, AMORE. In egual modo, il Sole che è nei Cieli ha disconosciuto il "pasturale", la reggenza del pastore di Cristo in Terra, che ha imbracciato la spada nell'odio e nella guerra.
        però che, giunti, l'un l'altro non teme:
      se non mi credi, pon mente a la spiga,
114 ch'ogn'erba si conosce per lo seme.
se non mi credi, poni mente alla spiga (la spada semina sangue e sangue raccoglie, il Sole Divino semina Amore e Amore si raccoglierà dalla Sua Luce), come la spiga mostra ciò che è stato seminato ("ch'ogn'erba si conosce per lo seme").
        In sul paese ch'Adice e Po riga,
      solea valore e cortesia trovarsi,
117 prima che Federigo avesse briga;
Così anche in Lombardia, mia terra nativa, prima che Federico di Svevia regnasse, soleva trovarsi amore e cortesia;
        or può sicuramente indi passarsi
      per qualunque lasciasse, per vergogna
120 di ragionar coi buoni o d'appressarsi.
e chi un tempo non osava fermarsi a conversare con i galantuomini di quel posto, ora può farlo liberamente pur se sia un furfante, poiché non ci troverà che gente della sua risma.
        Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampogna
      l'antica età la nova, e par lor tardo
123 che Dio a miglior vita li ripogna:
In verità, tre vecchi soltanto son rimasti dell'antica stirpe degli onesti e, per colpa della nuova corrotta generazione, non chiedono altro che Iddio li riponga a miglior vita:
        Currado da Palazzo e 'l buon Gherardo
      e Guido da Castel, che mei si noma
126 francescamente, il semplice Lombardo.
Corrado da Palazzo, Gherardo da Camino e Guido da Castello, che ora è conosciuto semplicemente come "il Lombardo".
        Dì oggimai che la Chiesa di Roma,
      per confondere in sé due reggimenti,
129 cade nel fango, e sé brutta e la soma».
Puoi ormai concludere che la Chiesa di Roma, racchiudendo in sé la reggenza materialistica e quella spirituale, cade nella vergogna, insozza se stessa e il potere temporale materialistico che usurpa».
        «O Marco mio», diss'io, «bene argomenti;
      e or discerno perché dal retaggio
132 li figli di Levì furono essenti.
«O Marco mio», risposi, «dalle tue sagge parole comprendo perché i Leviti (ai quali presso gli Ebrei era stato affidato il compito sacerdotale), furono esclusi dalla distribuzione delle terre del Canaan.
        Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
      di' ch'è rimaso de la gente spenta,
135 in rimprovèro del secol selvaggio?»
Ma chi è quel Gherardo che tu porti ad esempio, a rimprovero della nuova generazione incivile?»
        «O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta»,
      rispuose a me; «ché, parlandomi tosco,
138 par che del buon Gherardo nulla senta.
«O io non capisco bene le tue parole, oppure esse mi spingono a parlare ancora», mi rispose Marco; «poiché tu, pur parlando in sua lingua toscana, par che non conosca nulla del buon Gherardo.
        Per altro sopranome io nol conosco,
      s'io nol togliessi da sua figlia Gaia.
141 Dio sia con voi, ché più non vegno vosco.
Con altro nome non lo conosco, se non come il padre di Gaia. Dio sia con voi, io più non vi seguo.
        Vedi l'albor che per lo fummo raia
      già biancheggiare, e me convien partirmi
      (l'angelo è ivi) prima ch'io li paia».
145 Così tornò, e più non volle udirmi.
Vedi già biancheggiare la luce che attraverso il fumo s'irradia, ed è necessario che io me ne vada, prima che appaia l'Angelo della Pace, che è già lì prima che io vi giunga». Così Marco ci lasciò senza più nulla ascoltare.

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