«Chi è costui che 'l nostro monte cerchia
prima che morte li abbia dato il volo,
3 e apre li occhi a sua voglia e coverchia?»
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«Chi è costui che va liberamente in giro per il nostro monte, prima che morte lo abbia involato, che può aprire e chiudere gli occhi e far tutto a sua volontà?»
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«Non so chi sia, ma so ch'e' non è solo:
domandal tu che più li t'avvicini,
6 e dolcemente, sì che parli, acco'lo».
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«Non so chi sia, ma so che non è solo: interrogalo tu che gli sei più vicino (nella pietra più esterna) e parlagli dolcemente, in modo da indurlo a conversare con noi».
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Così due spirti, l'uno a l'altro chini,
ragionavan di me ivi a man dritta;
9 poi fer li visi, per dirmi, supini;
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Così dicevano due spiriti, chini in una pietra ricurva, poi, per parlarmi, si fecero attenti dalla parte in cui la pietra era supina;
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e disse l'uno: «O anima che fitta
nel corpo ancora inver' lo ciel ten vai,
12 per carità ne consola e ne ditta
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ed uno di loro mi disse: «O anima che, ancora racchiusa nel tuo corpo, verso il Cielo prosegui il cammino, per carità confortaci e dicci
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onde vieni e chi se'; ché tu ne fai
tanto maravigliar de la tua grazia,
15 quanto vuol cosa che non fu più mai».
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da dove vieni e chi sei, tu che tanto susciti meraviglia per la grazia concessati, quanto esige una cosa che non fu mai vista».
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E io: «Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
18 e cento miglia di corso nol sazia.
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Ed io: «Attraverso la Toscana si stende un fiumicello, che nasce dal monte Falterona e cento miglia di corso non gli bastano.
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Di sovr'esso rech'io questa persona:
dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno,
21 ché 'l nome mio ancor molto non suona».
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Sono nato in un luogo situato su questo fiume ed io vengo da lì: dirvi chi io sia, sarebbe inutile, perché il mio nome non è conosciuto nel mondo».
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«Se ben lo 'ntendimento tuo accarno
con lo 'ntelletto», allora mi rispuose
24 quei che diceva pria, «tu parli d'Arno».
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«Se bene afferro ciò che intendi dire», allora mi rispose quello che parlava prima, «tu parli dell'Arno».
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E l'altro disse lui: «Perché nascose
questi il vocabol di quella riviera,
27 pur com'om fa de l'orribili cose?»
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E l'altro a lui domandò: «Perché questo nasconde, tacendo, il nome di quella riviera, come fa l'uomo che intende tacere orribili cose?»
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E l'ombra che di ciò domandata era,
si sdebitò così: «Non so; ma degno
30 ben è che 'l nome di tal valle pèra;
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Colui che ricevette la domanda, così rispose: «Non so; ma sarebbe bene che il nome di tal valle perisca, cancellato per sempre;
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ché dal principio suo, ov'è sì pregno
l'alpestro monte ond'è tronco Peloro,
33 che 'n pochi luoghi passa oltra quel segno,
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poiché dalla sorgente dell'Arno, dove è così ricca d'acqua la catena dell'Appennino, da cui in Sicilia si stacca il monte Peloro, che in pochi altri luoghi supera quell'altezza,
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infin là 've si rende per ristoro
di quel che 'l ciel de la marina asciuga,
36 ond'hanno i fiumi ciò che va con loro,
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fino alla foce, dove per compenso il cielo restituisce l'acqua che il sole prosciuga dal mare e che costituisce il corso dei fiumi che di essa si alimentano,
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vertù così per nimica si fuga
da tutti come biscia, o per sventura
39 del luogo, o per mal uso che li fruga:
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la virtù come biscia viene sfuggita dagli abitanti, o per sventura del luogo, o per malanimo che li pervade:
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ond'hanno sì mutata lor natura
li abitator de la misera valle,
42 che par che Circe li avesse in pastura.
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gli uomini di quella misera valle hanno così mutato la loro natura, che più non paiono esseri umani, ma pare che Circe li tenga in pastura.
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Tra brutti porci, più degni di galle
che d'altro cibo fatto in uman uso,
45 dirizza prima il suo povero calle.
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Tra brutti porci, più degni di ghiande che di cibo in uso agli umani, drizza prima il suo misero percorso.
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Botoli trova poi, venendo giuso,
ringhiosi più che non chiede lor possa,
48 e da lor disdegnosa torce il muso.
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Poi, proseguendo il suo cammino, si appressa ad Arezzo. Qui trova cani ringhiosi più che non consenta la loro forza, e da loro disdegnosa torce il muso, invertendo il suo corso.
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Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa,
tanto più trova di can farsi lupi
51 la maladetta e sventurata fossa.
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Prosegue poi in discesa; e quanto più la maledetta e sventurata fossa (il corso del fiume) ingrossa, tanto di più trova i cani farsi lupi.
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Discesa poi per più pelaghi cupi,
trova le volpi sì piene di froda,
54 che non temono ingegno che le occùpi.
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Discesa per tortuosi sentieri, trova le volpi così piene di frode, che non temono congegno che le catturi.
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Né lascerò di dir perch'altri m'oda;
e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta
57 di ciò che vero spirto mi disnoda.
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Non lascerò di parlare per il fatto che altri mi ascolti; oda costui le mie parole, poiché gioverà udire ciò che un verace Spirito profetico mi svela.
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Io veggio tuo nepote che diventa
cacciator di quei lupi in su la riva
60 del fiero fiume, e tutti li sgomenta.
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lo vedo tuo nipote (Fulcieri) che diventa persecutore di quei lupi sulla riva di quel fiume feroce, e li sgomenta e terrorizza.

Fulcieri da Calboli, nipote di Rinieri, podestà di Firenze nel 1303, uomo senza scrupoli, che favorì in vari modi le rappresaglie dei Neri contro i Fiorentini di parte bianca e ghibellina.
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Vende la carne loro essendo viva;
poscia li ancide come antica belva;
63 molti di vita e sé di pregio priva.
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Vende la carne delle sue vittime ancora vive (pattuendo il prezzo del riscatto); poi le uccide come belva inveterata nella sua ferocia; egli priva molti della vita, ma priva di Bene anche sé stesso.
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Sanguinoso esce de la trista selva;
lasciala tal, che di qui a mille anni
66 ne lo stato primaio non si rinselva».
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Lordo di tanto sangue, Fulcieri se ne va da Firenze ("trista selva"); e la lascia in tale condizione, che non rifiorirà come prima, neanche dopo mille anni».
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Com'a l'annunzio di dogliosi danni
si turba il viso di colui ch'ascolta,
69 da qual che parte il periglio l'assanni,
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Come nelle dolorose previsioni si turba il viso di colui che ascolta, quasi che da qualche parte il pericolo lo travolga,
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così vid'io l'altr'anima, che volta
stava a udir, turbarsi e farsi trista,
72 poi ch'ebbe la parola a sé raccolta.
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così io vidi l'altra anima che stava ascoltando, turbarsi e farsi triste, dopo aver sentito tali parole.
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Lo dir de l'una e de l'altra la vista
mi fer voglioso di saper lor nomi,
75 e dimanda ne fei con prieghi mista;
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Le parole dell'uno e l'aspetto dell'altro m'indussero a domandare i loro nomi;
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per che lo spirto che di pria parlòmi
ricominciò: «Tu vuo' ch'io mi deduca
78 nel fare a te ciò che tu far non vuo'mi.
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perciò, lo spirito che per primo aveva parlato mi rispose: «Tu vuoi che io m'induca a fare ciò che tu non vuoi farmi.
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Ma da che Dio in te vuol che traluca
tanto sua grazia, non ti sarò scarso;
81 però sappi ch'io fui Guido del Duca.
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Ma dal momento che Dio vuole che in te rifulga tanta Sua grazia, ti dirò che io fui Guido del Duca.
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Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso,
che se veduto avesse uom farsi lieto,
84 visto m'avresti di livore sparso.
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Il mio sangue fu così assetato d'invidia, che se tu mi avessi veduto mentre guardavo un uomo farsi lieto, mi avresti visto pervaso da livore.
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Di mia semente cotal paglia mieto;
o gente umana, perché poni 'l core
87 là 'v'è mestier di consorte divieto?
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Si raccoglie il frutto di ciò che si è seminato ed io della mia semina tal paglia mieto; o gente umana, perché poni il cuore in quelle cose il cui possesso allontana l'anima dal fraterno bene?
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Questi è Rinier; questi è 'l pregio e l'onore
de la casa da Calboli, ove nullo
90 fatto s'è reda poi del suo valore.
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Questo è Rinieri, il pregio e l'onore della casa dei Calboli, nella sua famiglia nessuno in seguito ne ha ereditato il valore.
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E non pur lo suo sangue è fatto brullo,
tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno,
93 del ben richiesto al vero e al trastullo;
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Non soltanto il suo sangue è divenuto spoglio di ogni virtù necessaria alla vita civile e agli svaghi cortesi, ma nella terra di Romagna, tra il Po e il monte e la marina e il Reno;
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ché dentro a questi termini è ripieno
di venenosi sterpi, sì che tardi
96 per coltivare omai verrebber meno.
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il territorio tutto è ricolmo dei velenosi sterpi delle famiglie degenerate e, per coltivarlo, ormai ogni buon proponimento verrebbe meno.
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Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi?
Pier Traversaro e Guido di Carpigna?
99 Oh Romagnuoli tornati in bastardi!
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Dov'è ora il buon Lizio di Valbona e Arrigo Mainardi delle passate generazioni? E Piero Traversaro e Guido di Carpigna? Oh Romagnoli trasformati in bastardi!
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Quando in Bologna un Fabbro si ralligna?
quando in Faenza un Bernardin di Fosco,
102 verga gentil di picciola gramigna?
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Quando in Bologna nascerà di nuovo un uomo come Fabbro de Lambertazzi? ed in Faenza un uomo come Bernardino di Fosco, anima nobile, grande fusto nato da umile erba?
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Non ti maravigliar s'io piango, Tosco,
quando rimembro con Guido da Prata,
105 Ugolin d'Azzo che vivette nosco,
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Non meravigliarti, Toscano, se io piango quando ricordo con Guido da Prato, Ugolino d'Azzo che, pur toscano, visse tra noi romagnoIi,
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Federigo Tignoso e sua brigata,
la casa Traversara e li Anastagi
108 (e l'una gente e l'altra è diretata),
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Federico Tignoso e sua brigata, la casa Traversara e gli Anastagi (tutta la gente che non ha eredi maschi, ed è in via d'estinzione),
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le donne e ' cavalier, li affanni e li agi
che ne 'nvogliava amore e cortesia
111 là dove i cuor son fatti sì malvagi.
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le gentildonne e i cavalieri, le imprese guerresche e i nobili svaghi che invogliavano all'amore e alla cortesia non vi sono più; ora lì gli animi sono diventati malvagi.
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O Bretinoro, ché non fuggi via,
poi che gita se n'è la tua famiglia
114 e molta gente per non esser ria?
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O Bretinoro, perché non fuggi via anche tu, ora che le tue famiglie sono fuggite assieme a tanta gente che non voleva restare in un luogo così perverso?

Bretinoro era aIlora un castello, l'unico cinto da muri ed era in quel tempo quanto un piccolo paese, dove non vi erano né trattorie, né alberghi. Sulla piazza vi era una colonna con tante piccole campane, ognuna delle quali corrispondeva ad una delle famiglie che vivevano nel castello. Quando un forestiero giungeva a Bretinoro, veniva accompagnato da coloro che erano alle porte nei pressi della colonna e gentilmente invitato a legare il proprio cavallo ad una di quelle campane; se il cavallo lasciava il posto, per mangiare o riposare, il forestiero vi appendeva il proprio cappello, Da quel momento, egli diventava ospite della famiglia alla quale la campana corrispondeva.
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Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;
e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,
117 che di figliar tai conti più s'impiglia.
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Fa bene la famiglia Bagnacavallo, a non far figli; e fanno male i conti di Castrocaro, e peggio quelli di Conio, a mettere al mondo eredi così degeneri.
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Ben faranno i Pagan, da che 'l demonio
lor sen girà; ma non però che puro
120 già mai rimagna d'essi testimonio.
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Bene faranno i Pagani, signori di Faenza, a non far figli, poiché dopo che sarà morto Maghinardo, il demonio della famiglia, non rimarrà testimonianza del loro malvivere.
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O Ugolin de' Fantolin, sicuro
è il nome tuo, da che più non s'aspetta
123 chi far lo possa, tralignando, scuro.
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O Ugolino dei Fantolini, sicuro è il nome tuo, dal momento che non ci sarà chi, tralignando, potrà oscurarlo.
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Ma va via, Tosco, omai; ch'or mi diletta
troppo di pianger più che di parlare,
126 sì m'ha nostra ragion la mente stretta».
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Ma ora vai, Toscano, mi piacerebbe star solo, il nostro ragionamento mi ha tanto stretto la mente di dolore, che desidero piangere».
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Noi sapavam che quell'anime care
ci sentivano andar; però, tacendo,
129 facean noi del cammin confidare.
|
Noi sapevamo che quelle anime care, pur non vedendoci, ci sentivano allontanare e, pertanto, tacendo, ci rendevano sicuri del cammino.
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Poi fummo fatti soli procedendo,
folgore parve quando l'aere fende,
132 voce che giunse di contra dicendo:
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Quando fummo soli, una voce, improvvisa come folgore, parve fendere l'aria giungendo a noi; essa gridò:
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'Anciderammi qualunque m'apprende';
e fuggì come tuon che si dilegua,
135 se sùbito la nuvola scoscende.
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'Mi ucciderà chiunque mi troverà'; e (la voce di Caino) fuggì via come tuono che si dilegua allo sprigionarsi della saetta.

Caino, dopo avere ucciso per invidia il fratello Abele, fuggì dicendo: "Sarò ramingo e fuggiasco nel mondo, chiunque mi troverà mi ucciderà". Ma la Voce di Jahve disse allora: "Non così! Chiunque ucciderà Caino subirà una vendetta sette volte maggiore!" Jahve pose su Caino un segno, così che chiunque lo incontrasse non lo uccidesse. (Genesi 4:15)
"Sette volte": si riferisce al ciclo di sette vite, successivo ad un omicidio. Chiunque uccide, verrà ucciso per sette vite. Solo così l'Anima riacquisterà l'equilibrio perduto e dalla Divina Intelligenza del Cosmo giungerà il perdono.
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Come da lei l'udir nostro ebbe triegua,
ed ecco l'altra con sì gran fracasso,
138 che somigliò tonar che tosto segua:
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Come il nostro udito ebbe tregua da quella voce, eccone un'altra, con sì gran fragore da somigliare al tuono che segue la folgore. Questa gridò:
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«Io sono Aglauro che divenni sasso»;
e allor, per ristrignermi al poeta,
141 in destro feci e non innanzi il passo.
|
«lo sono Aglauro che divenni sasso»; allora, per stringermi a Virgilio, indietreggiai alla mia destra.

Nella Mitologia, Aglauro, figlia di Cecrope, re di Atene, ostacolò per invidia l'amore fra sua sorella Erse e Mercurio; questo la punì mutandola in sasso, ovvero: per Equilibrio karmico, ritornò in dimensione minerale, come le anime di questa cornice.
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Già era l'aura d'ogne parte queta;
ed el mi disse: «Quel fu 'l duro camo
145 che dovria l'uom tener dentro a sua meta.
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L'aria era appena tornata quieta, e Virgilio mi disse: «I duri richiami dovrebbero frenaIe gli uomini dal sentimento d'invidia.
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Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo
de l'antico avversaro a sé vi tira;
148 e però poco val freno o richiamo.
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Invece, poco vale per loro questo ammonimento; voi prendete l'esca che vi tende l'antico avversario che a sé vi tira.
|
Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira,
mostrandovi le sue bellezze etterne,
e l'occhio vostro pur a terra mira;
152 onde vi batte chi tutto discerne».
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Vi chiama il Cielo che intorno vi si gira, mostrandovi le sue bellezze eterne, eppure, l'occhio vostro sempre in Terra mira; ma vi percuote Chi tutto discerne».
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