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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto X

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Prima cornice: superbi (la loro pena è di dover stare rannicchiati, sotto gravi pesi) - esempi d'umiltà - le anime dei superbi


        Poi fummo dentro al soglio de la porta
      che 'l mal amor de l'anime disusa,
   3 perché fa parer dritta la via torta,
Giungemmo oltre la soglia di quella porta, della quale poco uso si feceva, per via dell'errato intendere umano, che fa sembrare giusta la strada sbagliata,
        sonando la senti' esser richiusa;
      e s'io avesse li occhi vòlti ad essa,
   6 qual fora stata al fallo degna scusa?
dallo stridore, mi accorsi che la porta veniva richiusa alle mie spalle (sul passato vissuto nella dolorosa espiazione), ma se io a quel passato avessi rivolti gli occhi (dopo il divino insegnamento), come avrei potuto attendermi il perdono?
        Noi salavam per una pietra fessa,
      che si moveva e d'una e d'altra parte,
   9 sì come l'onda che fugge e s'appressa.
Noi salivamo per una pietra rotta, che si muoveva or dall'una e or dall'altra parte.

Similmente procede la vita umana. Come l'ondeggiar della pietra rotta, le Forze Cosmiche vivificano e ristabiliscono l'equilibrio nel cammino evolutivo, fino a quando le Forze Contrarie dell'umana volontà, con le loro vibrazioni negative, impediscono alla Luce Spirituale di penetrare nella Coscienza. Così, via via, come il sasso spaccato che simile all'onda fugge e s'appressa, il circuito energetico si piega oscurandosi e poi s'illumina di nuovo, mentre lo Spirito, che scorre perennemente, desidera compenetrare tutto l'uomo e dominare la materia.
        «Qui si conviene usare un poco d'arte»,
      cominciò 'l duca mio, «in accostarsi
 12 or quinci, or quindi al lato che si parte».
«Qui bisogna usare un poco d'arte», disse Virgilio, «accostarsi necessariamente un po' qua e un po' là (per mantenerci in bilico fra il Bene e il Male), seguendo l'andatura della pietra».
        E questo fece i nostri passi scarsi,
      tanto che pria lo scemo de la luna
 15 rigiunse al letto suo per ricorcarsi,

        che noi fossimo fuor di quella cruna;
      ma quando fummo liberi e aperti
 18 sù dove il monte in dietro si rauna,
Nella instabilità di quel sasso spaccato fummo costretti a rallentare il passo, tanto che, prima del calar della luna, noi fummo appena fuori da quel passaggio; ma quando giungemmo nell'aperto spazio pianeggiante, dove il monte restava dietro,
        io stancato e amendue incerti
      di nostra via, restammo in su un piano
 21 solingo più che strade per diserti.
io stanco ed ambedue incerti, restammo su quel piano che era isolato più di un sentiero nel deserto.
        Da la sua sponda, ove confina il vano,
      al piè de l'alta ripa che pur sale,
 24 misurrebbe in tre volte un corpo umano;
Il tratto che va dalla sponda del piano, che confina con il vuoto, ai piedi dell'alta ripa (che è anche un'ascesa evolutiva) misurerebbe tre volte la statura di un corpo umano (quindi all'incirca cinque metri);
        e quanto l'occhio mio potea trar d'ale,
      or dal sinistro e or dal destro fianco,
 27 questa cornice mi parea cotale.
e quando il mio sguardo poteva spaziare ora a destra ed ora a sinistra questa cornice mi pareva di tale larghezza.

Tre volte un corpo umano raggiungerebbe l'altezza di circa cinque metri. Cinquecento anni comporta, approssimativamente, il tempo di un ciclo evolutivo di sette vite. La Fenice, simbolo della Vita, campa cinquecento anni e, dopo la morte, risorge dalle sue stesse ceneri senza aver mai fine.
Pertanto, la misura "de l'alta ripa che pur sale" (sale sul monte dell'evoluzione), potrebbe avere attinenza col tempo che comporta lo svolgersi della espiazione su quella, cornice.
        Là sù non eran mossi i piè nostri anco,
      quand'io conobbi quella ripa intorno
 30 che dritto di salita aveva manco,
Non avevamo ancora mossi i piedi sopra quel ripiano, quando mi accorsi che quella ripa non aveva intorno alcuna salita,
        esser di marmo candido e addorno
      d'intagli sì, che non pur Policleto,
 33 ma la natura lì avrebbe scorno.
ed era soltanto adorna di intagliato candido marmo, tale che non soltanto Policleto (il celeberrimo scultore del V secolo a.C.) ma la natura stessa, vinta da tanta perfezione, avrebbe vergogna.
        L'angel che venne in terra col decreto
      de la molt'anni lagrimata pace,
 36 ch'aperse il ciel del suo lungo divieto,
L'Arcangelo Gabriele che venne in Terra col decreto dell'Annunciazione a Maria per la redenzione del mondo,
        dinanzi a noi pareva sì verace
      quivi intagliato in un atto soave,
 39 che non sembiava imagine che tace.
dinanzi a noi pareva così vero, intagliato in atto soave, che non sembrava immagine muta.
        Giurato si saria ch'el dicesse 'Ave!';
      perché iv'era imaginata quella
 42 ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave;
Si sarebbe giurato che dicesse: "Ave o Maria"!, anche perché lì vi era scolpita l'immagine di Colei che aprì agli uomini la porta del Cristico Amore;
        e avea in atto impressa esta favella
      'Ecce ancilla Dei', propriamente
 45 come figura in cera si suggella.
ed Ella aveva nell'atteggiamento delle labbra impresse queste parole: "Ecce AncilIa Dei". perfettamente come si imprime una figura nella cera.
        «Non tener pur ad un loco la mente»,
      disse 'l dolce maestro, che m'avea
 48 da quella parte onde 'l cuore ha la gente.
«Non fermare il tuo pensiero così a Iungo», disse Virgilio, che mi aveva alla sua sinistra.
        Per ch'i' mi mossi col viso, e vedea
      di retro da Maria, da quella costa
 51 onde m'era colui che mi movea,
Ed io, per meglio osservare, passai alla sua destra.

Nell'accettazione del grande esempio di umiltà che vedremo in appresso, anche Virgilio, creatura extraterrestre, aveva ceduto la destra al fratello che, in dimensione umana, era inferiore a lui,
        un'altra storia ne la roccia imposta;
      per ch'io varcai Virgilio, e fe' mi presso,
 54 acciò che fosse a li occhi miei disposta.
la seconda storia impressa nella roccia, per la quale avevo cambiato posto ("per ch'io varcai Virgilio"), e mi avvicinai, per vederla bene, era quella già narrata nel Vecchio Testamento, sul "Libro dei Re".
        Era intagliato lì nel marmo stesso
      lo carro e ' buoi, traendo l'arca santa,
 57 per che si teme officio non commesso.
Nello stesso marmo del precedente bassorilievo era scolpito il carro con i buoi che trascinavano l'Arca Santa, contenente le Tavole della Legge ricevute da Mosé sul Monte Sinai.

[chiarificazioni purgatorio] L'Arca Santa - v. 56 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Il trasferimento ordinato dal re David, da Gabaa a Geth lasciò un po' tutti perplessi. Si temette di aver agito contro la Volontà Divina ("per che si teme officio non commesso"). A rafforzare questo dubbio, fu la morte del levita Oza, il quale accorse per sostenere l'arca che stava per cadere. Come dall'Esodo 25-10, "l'arca era spesso circondata da scintille", perché caricata elettricamente, e Oza, non appena posò la mano sul metallo dell'arca, "come colpito da fulmine cadde morto".

[chiarificazioni purgatorio] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Dinanzi parea gente; e tutta quanta,
      partita in sette cori, a' due mie' sensi
 60 faceva dir l'un «No», l'altro «Sì, canta».
Nella scultura, il canto della gente che seguiva l'arca era talmente ben riprodotto sui volti e sulle bocche di quella moltitudine, che si sarebbe detto: "diviso in sette cori". Secondo il mio udito la gente non cantava, ma alla mia vista pareva sentirsi la voce.
        Similemente al fummo de li 'ncensi
      che v'era imaginato, li occhi e 'l naso
 63 e al sì e al no discordi fensi.
In egual modo divennero discordanti, riguardo il fumo degli incensi ivi scolpito, la mia vista e il mio olfatto, in quanto agli occhi pareva ci fosse il profumo e al naso non giungeva.
        Lì precedeva al benedetto vaso,
      trescando alzato, l'umile salmista,
 66 e più e men che re era in quel caso.
Un umile cantore precedeva il corteo: era il re David, privo di insegne reali, in veste succinta, danzava e cantava, dando così al popolo esempio di grande umiltà in presenza li quell'arca santa, "costruita per volere di Dio" e "con l'aiuto degli Dei".
        Di contra, effigïata ad una vista
      d'un gran palazzo, Micòl ammirava
 69 sì come donna dispettosa e trista.
Di fronte a questa meravigliosa figura grandemente umile di Davide che danzava nel corteo, si vedeva Micol, raffigurata sullo sfondo di un grande palazzo, la superba moglie del re Davide.

Si narra che ella avesse rimproverato il marito per l'atteggiamento assunto di fronte a tutto il popolo e che lui avesse risposto che dinanzi al Signore non c'era da vergognarsi che per il peccato e che il suo contegno di uomo religioso lo avrebbe innalzato agli occhi di tutti i sudditi.
Era una lezione da riproporre ai superbi, specie a quelli che credono che l'umiltà avvilisca e che l'orgoglio edifichi, mentre è vero il contrario, perché l'umiltà è il grande merito che accompagna tutti gli uomini più grandi.
        I' mossi i piè del loco dov'io stava,
      per avvisar da presso un'altra istoria,
 72 che di dietro a Micòl mi biancheggiava.
Io mi mossi dal luogo dove stavo, per vedere da vicino un'altra storia, che dietro a Micol mi biancheggiava.
        Quiv'era storïata l'alta gloria
      del roman principato, il cui valore
 75 mosse Gregorio a la sua gran vittoria;

        i' dico di Traiano imperadore;
      e una vedovella li era al freno,
 78 di lagrime atteggiata e di dolore.
Qui viene narrata l'alta storia del principato romano, il cui valore lo si deve all'aiuto di San Gregorio. Egli vinse le forze negative di cui era vittima l'imperatore Traiano.
Ecco il racconto, come si legge nel "Novellino": "Non molto tempo dopo la morte di Traiano, venne lo beato Gregorio papa e, trovando la sua giustizia, andò alla statua sua e con lacrime la onorò di gran lode e fecelo disseppellire. Trovarono che tutto era tornato alla terra, tranne che l'osse e la lingua, ciò dimostrava che era stato giustissimo uomo e aveva giustissimamente parlato.
Allora beato Gregorio papa orò per lui a Dio e dicesi per evidente miracolo che, alli preghi di questo santo papa, l'anima di questo imperatore fu deliberata dalle pene dell'inferno e andonne in vita eterna et era stato pagano.
Nella storia del passato, tutti coloro che riuscivano a guardare alla Verità Divina oltre al paraocchi che imponeva la Chiesa, venivano erroneamente definiti "pagani" e i pagani, come Santi e Profeti, venivano perseguitati e uccisi.
        Intorno a lui parea calcato e pieno
      di cavalieri, e l'aguglie ne l'oro
 81 sovr'essi in vista al vento si movieno.
Intorno a Traiano la scultura riproduceva una grande calca di cavalieri e le aquile nell'oro parevano muoversi al vento.
        La miserella intra tutti costoro
      pareva dir: «Segnor, fammi vendetta
 84 di mio figliuol ch'è morto, ond'io m'accoro»;
Una miserella fra tutta la gente pareva che a Traiano dicesse: «Signore fammi vendetta per mio fiolio che è morto e perciò io tanto mi dispero»;
        ed elli a lei rispondere: «Or aspetta
      tanto ch'i' torni»; e quella: «Segnor mio»,
 87 come persona in cui dolor s'affretta,
E Traiano pareva risponderle: «Ora aspetta il mio ritorno»; e quella pareva dicesse: «Signor mio» come persona alla quale il dolore non lascia spazio,
        «se tu non torni?»; ed ei: «Chi fia dov'io,
      la ti farà»; ed ella: «L'altrui bene
 90 a te che fia, se 'l tuo metti in oblio?»;
«se tu non torni?»; ed egli: «Chi sarà al mio posto ti soddisferà»; e l'altra rispondeva: «Ma se un altro avrà il merito della vendetta che ne avrai tu, se il tuo merito sarà dimenticato?»;
        ond'elli: «Or ti conforta; ch'ei convene
      ch'i' solva il mio dovere anzi ch'i' mova:
 93 giustizia vuole e pietà mi ritene».
egli rispose: «Or ti conforti sapere; che a me conviene scendere da cavallo e solvere il mio dovere, mantenendo la promessa».

Ma Dio non vuole che il debito si paghi in questo modo; però, l'uomo ostinatamente rifiuta il perdono e l'amore e non resta che l'odio. Quando si rifiuta la luce, non resta che la tenebra e la sofferenza. La moneta del riscatto consiste in ben altro.
        Colui che mai non vide cosa nova
      produsse esto visibile parlare,
 96 novello a noi perché qui non si trova.
Iddio, che mai, nella sua eternità, vide cosa nuova, produsse la perfezione di questo visibile parlare non percepibile con l'udito, "nuovo" per gli uomini, perché sulla Terra non è reperibile.
        Mentr'io mi dilettava di guardare
      l'imagini di tante umilitadi,
 99 e per lo fabbro loro a veder care,
Mentre io guardavo con diletto le immagini di tanti atti di umiltà, al loro artefice molto graditi,
        «Ecco di qua, ma fanno i passi radi»,
      mormorava il poeta, «molte genti:
102 questi ne 'nvïeranno a li alti gradi».
«In questo marmo, le anime (qui immesse) fanno i passi radi», diceva Virgilio, «ma tale espiazione dolorosa molta gente innalzerà agli alti stadi evolutivi».

La vita nella dimensione minerale si svolge in una frequenza energetica "spazio-temporale" molto Ienta, il cui processo vitale a "passi radi", si può constatare in montuosità, consolidamento e avvallamento della pietra, nella formazione del muschio, nei crepacci, ecc., in un lasso di tempo che si svolge molto più lento ("passi radi") di quello degli altri regni della Natura, essendo il Minerale sottomesso ad un iniziale campo di forza, ad una iniziale frequenza energetica.
        Li occhi miei ch'a mirare eran contenti
      per veder novitadi ond'e' son vaghi,
105 volgendosi ver' lui non furon lenti.
Io, bramoso di vedere tante cose nuove, mi rivolsi contento al mio maestro.
        Non vo' però, lettor, che tu ti smaghi
      di buon proponimento per udire
108 come Dio vuol che 'l debito si paghi.
Non voglio, però, lettore, che le mie affermazioni incredibili ti distolgano dal buon proposito di accettare come Iddio vuole che il debito si paghi.
        Non attender la forma del martìre:
      pensa la succession; pensa ch'al peggio,
111 oltre la gran sentenza non può ire.
Non badare alla forza di questo martirio, che tanto costringe le anime al dolore, pensa alla grande felicità che attende ogni creatura che in questo marmo espia, la pena non può protrarsi oltre lo stretto indispensabile che la Divina Sentenza predispone: "oltre la gran sentenza non può ire".
        Io cominciai: «Maestro, quel ch'io veggio
      muovere a noi, non mi sembian persone,
114 e non so che, sì nel veder vaneggio».
Io cominciai: «Maestro, quello che io vedo avvicinarsi al nostro sguardo (durante il nostro procedere), non mi sembrano figure fisiche, non so cosa siano tanto mi smarrisco, in quel che vedo».
        Ed elli a me: «La grave condizione
      di lor tormento a terra li rannicchia,
117 sì che ' miei occhi pria n'ebber tencione.
Egli mi rispose: «La grave condizione del loro tormento li costringe a stare rannicchiati nella pietra ("a terra") in dimensione minerale, così che, dapprima, anche i miei occhi stentarono a riconoscerli come persone.
        Ma guarda fiso là, e disviticchia
      col viso quel che vien sotto a quei sassi:
120 già scorger puoi come ciascun si picchia».
Ma guarda fisso e distingui le figure di coloro che procedono all'evoluzione sotto a quei sassi: già puoi scorgere come ognuno è tormentato, "si picchia" (viene picchiato dalla Forza della Giustizia)».
        O superbi cristian, miseri lassi,
      che, de la vista de la mente infermi,
123 fidanza avete ne' retrosi passi,
O superbi cristiani, miseri e infelici, ciechi di mente, che riponete la vostra fiducia nel camminare a ritroso,
        non v'accorgete voi che noi siam vermi
      nati a formar l'angelica farfalla,
126 che vola a la giustizia sanza schermi?
non vi accorgete che noi siamo vermi striscianti sulla Terra, ma nati a formare l'angelica farfalla, che vola senza gli umani ripari della gIoria, potenza e ricchezza, verso la Giustizia?
        Di che l'animo vostro in alto galla,
      poi siete quasi antomata in difetto,
129 sì come vermo in cui formazion falla?
E che se l'animo in alto galleggia, il processo di formazione spirituale l'interrompe e l'uomo resta paralizzato dal peso della sua presunzione ("antomata in difetto") quale insetto imperfetto, come quei bruchi che non possono trasformarsi in farfalla?
        Come per sostentar solaio o tetto,
      per mensola talvolta una figura
132 si vede giugner le ginocchia al petto,
Come, per sostenere solaio o tetto in luogo di mensole, talvolta si vede che una figura umana congiungere le ginocchia al petto,
        la qual fa del non ver vera rancura
      nascere 'n chi la vede; così fatti
135 vid'io color, quando puosi ben cura.
la quale, se pur non vera, fa nascere in chi la vede una reale compassione ("vera rancura"); così io vidi i superbi, quando, fissando la pietra, potetti osservarli.
        Vero è che più e meno eran contratti
      secondo ch'avien più e meno a dosso;
      e qual più pazïenza avea ne li atti,
139 piangendo parea dicer: 'Più non posso'.
Vero è che costoro erano, chi più e chi meno, a secondo del peso dei peccati, schiacciati e contratti dalla costrizione della pietra; e chi dimostrava maggiore rassegnazione nell'atteggiamento pareva dicesse: 'Non ne posso più'.

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