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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PURGATORIO - Canto VIII

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Antipurgatorio: la valletta dei principi - due angeli guardiani della valletta - i tre poeti scendono nella valletta - Nino Visconti - la biscia messa in fuga dagli angeli


        Era già l'ora che volge il disio
      ai navicanti e 'ntenerisce il core
   3 lo dì c'han detto ai dolci amici addio;
Era già l'ora che desta la nostalgia agli uomini, "naviganti" sperduti nei marosi del mondo terreno; l'ora in cui il primo biancheggiar delle stelle fa riaffiorare, nell'inconscio, il ricordo di mondi lontani e del dì che ai dolci amici essi dissero addio;
        e che lo novo peregrin d'amore
      punge, se ode squilla di lontano
   6 che paia il giorno pianger che si more;
e che l'uomo nuovo pellegrino, lontano dalla sua Patria Celeste, in mondo nuovo, si strugge di nostalgia se ode una campana lontana, che pare piangere il giorno, nel tempo che muore (nella dimensione del tempo finito e dello spazio limitato "il giorno che si more");
        quand'io incominciai a render vano
      l'udire e a mirare una de l'alme
   9 surta, che l'ascoltar chiedea con mano.
Fu allora che io, risvegliato nei ricordi del lontano felice passato, incominciai a "render vano", ad annullare il mio senso uditivo umano ed a vedere in dimensione vegetale, nel vero intendere sensitivo fra l'erba e i fiori, lo svolgersi della vita nella valletta. Vidi una delle anime "surta" che, come a staccarsi completamente dalle cose della Terra, sorgeva nella pace e la serenità che si tempra nella penitenza e si raffina nella preghiera, "che l'ascoltar chiedea con mano" (che a mani giunte chiedeva di essere ascoltata).
        Ella giunse e levò ambo le palme,
      ficcando li occhi verso l'orïente,
 12 come dicesse a Dio: 'D'altro non calme'.
Ella congiunse e levò al cielo ambo le palme, protesa verso l'oriente, come dicesse a Dio: "Altro non chiedo che il vostro aiuto".
        'Te lucis ante' sì devotamente
      le uscìo di bocca e con sì dolci note,
 15 che fece me a me uscir di mente;
Ed iniziò il canto con così dolci note che "fece me a me uscir di mente" (uscire dalla mia concezione umana);
        e l'altre poi dolcemente e devote
      seguitar lei per tutto l'inno intero,
 18 avendo li occhi a le superne rote.
mentre le altre anime, dolcemente devote, accompagnavano il canto, anch'esse protese verso le "superne note" (verso le celesti sfere dei superiori mondi).
        Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
      ché 'l velo è ora ben tanto sottile,
 21 certo che 'l trapassar dentro è leggero.
Protendi qui, lettore, il tuo acume al vero (senza dubbio il riferimento va alle anime dei principi che espiavano in dimensione vegetale), poiché il velo dell'incomprensione è ora, dopo tante delucidazioni, ben sottile che certo il trapassarlo è facile ormai.
        Io vidi quello essercito gentile
      tacito poscia riguardare in sùe
 24 quasi aspettando, palido e umìle;
Io vidi quell'esercito gentile guardare verso il cielo, quasi in attesa del Celeste intervento;
        e vidi uscir de l'alto e scender giùe
      due angeli con due spade affocate,
 27 tronche e private de le punte sue.
e vidi scendere dal cielo due angeli con due spade fiammeggianti di energia luminosa, che avevano le punte Arrotondate, "non fatte per ferire".

Le Creature di altri mondi viventi, nel perdono e nella fratellanza, non usano armi, ma verghette energetiche, atte a fermare eventuali attacchi provenienti da esseri ancora involuti di inferiori pianeti. Gli Extraterrestri, se pur animati dalle più pacifiche intenzioni, si sono spesso trovati costretti a dover fronteggiare reazioni irrazionali e violente.
        Verdi come fogliette pur mo nate
      erano in veste, che da verdi penne
 30 percosse traean dietro e ventilate.
I due angeli erano vestiti di verdi fogIioline (come le anime che in dimensione vegetale popolavano la valletta) che, mosse dal vento, ondeggiavano a tratti.
        L'un poco sovra noi a star si venne,
      e l'altro scese in l'opposita sponda,
 33 sì che la gente in mezzo si contenne.
L'uno si fermò a poca distanza al di sopra di noi, l'altro discese al punto opposto, così che le anime furono racchiuse in mezzo, protette dal male che l'energia notturna avrebbe apportato.
        Ben discernëa in lor la testa bionda;
      ma ne la faccia l'occhio si smarria,
 36 come virtù ch'a troppo si confonda.
Riconoscevo la loro testa bionda, ma nel fulgore del viso il mio occhio si smarriva.
        «Ambo vegnon del grembo di Maria»,
      disse Sordello, «a guardia de la valle,
 39 per lo serpente che verrà vie via».
«Vengono inviati dall'amor di Maria», disse Sordello, «a guardia del serpente che verrà, via via che l'ombra avanza».

Questo avviene anche nel corso della nostra vita, dove il serpente, quale ombra malefica, verrà via via che la notte annera nel male operare terrestre, non essendo l'umanità sorretta da un sufficiente bagaglio di natura spirituale. La notte annera e la sua forza negativa, contraria ad ogni umano anelito evolutivo, concorrerà a condurre quella parte dell'Umanità non predisposta all'Amore e alla Conoscenza delle Leggi del Cosmo verso effetti deleteri. Sarà allora che l'Amor di Maria invierà gli Angeli Suoi in soccorso dei "ciechi" e dei "sordi", incapaci di seguire gl'insegnamenti che ci portò Gesù a prezzo del Suo Sacrificio sulla Croce.
Ricordiamo, a tal proposito, la frase pronunciata dai discepoli di Emmaus: "Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno già sta per finire" (Marco 16:12-13 e Luca 24:13).
Se la Luce di Dio è presente, le tenebre non perverranno!
        Ond'io, che non sapeva per qual calle,
      mi volsi intorno, e stretto m'accostai,
 42 tutto gelato, a le fidate spalle.
Onde io, non sapendo da quale parte sarebbe venuto il serpente, mi accostai spaventato al mio maestro.
        E Sordello anco: «Or avvalliamo omai
      tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;
 45 grazïoso fia lor vedervi assai».
E Sordello disse: «Scendiamo fra coloro che furono grandi personaggi nella storia umana e parleremo loro, che di ciò saranno lieti».
        Solo tre passi credo ch'i' scendesse,
      e fui di sotto, e vidi un che mirava
 48 pur me, come conoscer mi volesse.
Dopo tre passi di discesa io fui di sotto e vidi un tale che mi guardava insistentemente come se volesse conoscermi.
        Temp'era già che l'aere s'annerava,
      ma non sì che tra li occhi suoi e' miei
 51 non dichiarisse ciò che pria serrava.
Già l'aria imbruniva, ma non tanto che fra noi lo spazio non mostrasse ciò che prima la lontananza nascondeva.
        Ver' me si fece, e io ver' lui mi fei:
      giudice Nin gentil, quanto mi piacque
 54 quando ti vidi non esser tra' rei!
Ci avvicinammo l'un l'altro ed io, riconoscendolo, esclamai: "Giudice Nino, anima nobile, come son lieto di saperti qui in salvo e non tra i rei!".
        Nullo bel salutar tra noi si tacque;
      poi dimandò: «Quant'è che tu venisti
 57 a piè del monte per le lontane acque?»
Non ci astenemmo dal rivolgerci le più affettuose espressioni di saluto, poi egli mi domandò: «Da quanto sei giunto qui per le lontane acque?»

Nino, come Sordello, non si accorse subito che Dante era in dimensione umana.
        «Oh!», diss'io lui, «per entro i luoghi tristi
      venni stamane, e sono in prima vita,
 60 ancor che l'altra, sì andando, acquisti».
«Oh», gli risposi, «venni stamani attraverso luoghi tristi e sono nella mia dimensione precedente e, così andando, acquisto l'altra successiva».
        E come fu la mia risposta udita,
      Sordello ed elli in dietro si raccolse
 63 come gente di sùbito smarrita.
Udita la mia risposta, Sordello e Nino si raccolsero in sé stessi all'improvviso, increduli e stupiti.
        L'uno a Virgilio e l'altro a un si volse
      che sedea lì, gridando: «Sù, Currado!
 66 vieni a veder che Dio per grazia volse».
Sordello si volse a Virgilio, mentre Nino, rivolgendosi ad uno che gli era accanto, gridò: «Su, Corrado, vedi quale cosa Iddio concesse per grazia!»
        Poi, vòlto a me: «Per quel singular grado
      che tu dei a colui che sì nasconde
 69 lo suo primo perché, che non lì è guado,
Ed a me disse: «Per qual merito ti è stata concessa tanta misericordia,
        quando sarai di là da le larghe onde,
      dì a Giovanna mia che per me chiami
 72 là dove a li 'nnocenti si risponde.
quando sarai fuori da queste sfere, di' a mia figlia Giovanna che per me invochi dal Cielo la grazia, poiché a lei, anima pura, verrà la risposta.
        Non credo che la sua madre più m'ami,
      poscia che trasmutò le bianche bende,
 75 le quai convien che, misera!, ancor brami.
Non credo che sua madre più mi ami, da quando tolse dal capo le bianche bende di lutto, che (secondo l'uso fiorentino) dovrebbe indossare ancora.
        Per lei assai di lieve si comprende
      quanto in femmina foco d'amor dura,
 78 se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.
Per lei è facile comprendere che, quando si è lontani dagli occhi lo si è anche dal cuore.
        Non le farà sì bella sepultura
      la vipera che Melanesi accampa,
 81 com'avria fatto il gallo di Gallura».
Non credo che (nel suo secondo matrimonio) sarà felice più di quanto lo sarebbe stata se fosse rimasta sotto l'emblema del Gallo dei Visconti sardi, invece di finire la sua vita sotto la Vipera dello stemma dei Visconti di Milano».
        Così dicea, segnato de la stampa,
      nel suo aspetto, di quel dritto zelo
 84 che misuratamente in core avvampa.
Così egli diceva, mentre l'aspetto evidenziava in lui il sentimento di quel "diritto zelo", che misuratamente il cuore avvampa.

Il sentimento, che avvampa il cuore di Nino Visconti verso la moglie dimentica, non era gelosia, ma un sentimento a cui più appropriato sarebbe il nome di "zelosia". Noi abbiamo perduto il sentimento di "zelosia", ovvero di "diritto-zelo", che misuratamente avvampa i cuori d'amore vero, verso la persona amata e abbiamo attribuito il nome di gelosia ad una passione egoistica ed esclusivistica, capace di farci diventare ingiusti e crudeli. Questo sentimento di Nino era invece "diritto-zelo", nella interpretazione del vero amore che, nella sua più elevata concezione, significa altruismo nel senso più completo della parola, significa essere pronti a rinunciare a tutto ciò che è connesso al proprio io con la persona amata, pur di consentire a questa la gioia desiderata e poi gioire nel saperla felice.
Beatrice d'Este, vedova del Visconti, si risposò con un altro Visconti, Galeazzo, allora duca di Milano, col quale ella fu infelice; era questo che rammaricava Nino.
        Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
      pur là dove le stelle son più tarde,
 87 sì come rota più presso a lo stelo.
Mentre Visconti parlava, i miei occhi, avidi di vedere nuovi segni in cielo, scrutavano lassù e, "pur" (precisamente) dove le stelle lentamente si muovono "come rota più presso a lo stelo" (come fa la parte interna della ruota che gira intorno al suo asse).
        E 'l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?»
      E io a lui: «A quelle tre facelle
 90 di che 'l polo di qua tutto quanto arde».
Virgilio mi domandò: «Figliuolo, perché scruti lassù?» E io a lui: «Guardo a quelle tre faville, della cui luce questo polo tutto s'illumina».
        Ond'elli a me: «Le quattro chiare stelle
      che vedevi staman, son di là basse,
 93 e queste son salite ov'eran quelle».
Ed egli a me: «Le quattro stelle che vedesti dianzi son le più basse, mentre queste sono salite al posto di quelle».

È evidente che anche queste tre stelle, che ora illuminavano il cielo, erano l'astronave e i dischi volanti, che avevano accompagnato gli angeli in corpo fisico pesante, fio alla valletta dei principi, come quelle "quattro luci sante" che accompagnarono Catone.
        Com'ei parlava, e Sordello a sé il trasse
      dicendo: «Vedi là 'l nostro avversaro»;
 96 e drizzò il dito perché 'n là guardasse.
Mentre Virgilio parlava, Sordello lo chiamò, alzò il dito perché guardasse in quella direzione e disse: «Vedi di là il nostro avversario».
        Da quella parte onde non ha riparo
      la picciola vallea, era una biscia,
 99 forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
Dalla parte in cui la piccola valle non aveva riparo, vi era una biscia (la forza che spinge al Male), forse la stessa che porse "ad Eva" (intesa come "umanità") l'amaro pomo della Scienza perversa.
        Tra l'erba e' fior venìa la mala striscia,
      volgendo ad ora ad or la testa, e 'l dosso
102 leccando come bestia che si liscia.
Tra l'erba e i fiori (simboleggianti gli agi della vita), avanzava la mala striscia volgendosi qua e là e leccandosi il dorso come bestia sicura di sé, (che accarezza la sua potenza, che tanto ha presa sull'animo umano).
        Io non vidi, e però dicer non posso,
      come mosser li astor celestïali;
105 ma vidi bene e l'uno e l'altro mosso.
Io non vidi e non posso dire, perciò, in che modo gli angeli respinsero quel rettile tentatore, ma ben li vidi muoversi l'uno e l'altro.
        Sentendo fender l'aere a le verdi ali,
      fuggì 'l serpente, e li angeli dier volta,
108 suso a le poste rivolando iguali.
Sentendo le verdi ali fendere l'aria, il serpente malefico fuggì e li angeli ritornarono su, insieme, come erano venuti.
        L'ombra che s'era al giudice raccolta
      quando chiamò, per tutto quello assalto
111 punto non fu da me guardare sciolta.
L'anima, che si era accostata a noi, non aveva mai cessato di guardarmi (era stata quella di Corrado Malaspina, uno dei feudatari più potenti della Lunigiana):
        «Se la lucerna che ti mena in alto
      truovi nel tuo arbitrio tanta cera
114 quant'è mestiere infino al sommo smalto»,
«Se la lucerna che t'illumina la via trova tanta forza nel tuo libero arbitrio che ti accompagna fino al più alto stadio dell'evoluzione terrestre»,
        cominciò ella, «se novella vera
      di Val di Magra o di parte vicina
117 sai, dillo a me, che già grande là era.
cominciò l'anima: «ti prego, se sai, di darmi notizie di Valdimagra e dei dintorni, poiché io in quella terra fui molto potente.
        Fui chiamato Currado Malaspina;
      non son l'antico, ma di lui discesi;
120 a' miei portai l'amor che qui raffina».
Fui chiamato Corrado Malaspina, non son l'antico, ma da lui provengo e portai alla mia gente il vero amore che qui ci spiritualizza».
        «Oh!», diss'io lui, «per li vostri paesi
      già mai non fui; ma dove si dimora
123 per tutta Europa ch'ei non sien palesi?
«Oh!», io gli risposi, «Non conosco i vostri paesi, ma quale luogo è in Europa dove non siano conosciuti?
        La fama che la vostra casa onora,
      grida i segnori e grida la contrada,
126 sì che ne sa chi non vi fu ancora;
La fama che onora il vostro casato è conosciuta in ogni contrada, così che ne è a conoscenza anche chi non vi e ancora stato;
        e io vi giuro, s'io di sopra vada,
      che vostra gente onrata non si sfregia
129 del pregio de la borsa e de la spada.
Ed io vi giuro che la vostra famiglia non ha mai perduto la sua generosità; né il suo amore per il prossimo.
        Uso e natura sì la privilegia,
      che, perché il capo reo il mondo torca,
132 sola va dritta e 'l mal cammin dispregia».
Il suo buon vivere la privilegia tanto, che pur se la gente malvive, ella procede sola lungo la diritta via e disprezza il malefico cammino del mondo».
        Ed elli: «Or va; che 'l sol non si ricorca
      sette volte nel letto che 'l Montone
135 con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,

        che cotesta cortese oppinïone
      ti fia chiavata in mezzo de la testa
      con maggior chiovi che d'altrui sermone,
139 se corso di giudicio non s'arresta».
E Malaspina: «Ora va, affrettati, prima che il sole si "ricorchi" sette volte non sostare mai, perché il Montone (energia negativa) afferra e travolge nella sua malefica spirale, ed io ti auguro che il sentimento che riponi in te e che dimostri con codesta gentile opinione che hai per la mia gente, ti sia ben confitto nella mente più di ogni altro insegnamento e ti sia di sprone, se il corso del Supremo Giudizio non s'arresta».

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Il riferimento va ai sette tramonti dimensionali, che conducono lo Spirito dalla Coscienza Minerale alla Coscienza Cosmica: DIO.
E poiché lo Spirito è corredato da valori eterni e vive fuori dal Tempo-Spazio, mentre l'uomo vivente nel negativo dell'entità fisica è soggetto a ricadere sotto le influenze del "montone", significa che ogni creatura deve rifuggire dalle soste.
L'uomo è veicolo dello Spirito e come tale è un "trasformatore" evolutivo dell'anima offuscata dalla colpa.
L'energia quindi, che vitalizza l'uomo si trasforma gradatamente mediante le sette dimensioni, man mano che, per legge di evoluzione, l'uomo attinge esperienze nella dimensione materiale del Polo Negativo e gradatamente, attraverso le "ricorcate" del sole, si allontana dalle sue influenze per ricadere progressivamente nel campo delle influenze esercitate dal Polo Positivo.
Questa trasformazione attraverso i sempre progredienti influssi solari è possibile unicamente in virtù della Reincarnazione, grazie alla quale l'uomo è strumentalizzato quale veicolo materiale dello Spirito.
Le esperienze fatte dall'uomo sono altrettanti impulsi energetici solari, che spingono la Coscienza dell'individuo verso la progressiva sintonizzazione sul Polo Positivo. cioè Dio.
"Non sostare, ora vai". raccomanda Malaspina, "che il sol non si ricorca sette volte nel letto". Non compia, cioè, il percorso evolutivo prima che tu ne sia dentro.

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